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mercoledì, 23 marzo 2005
UNCTAD. La riduzione delle barriere tariffarie per i beni industriali, attualmente in discussione all'interno del WTO, genererà pochi benefici per i paesi in via di sviluppo (PVS), a fronte di una serie di conseguenze negative soprattutto nel breve periodo.
Secondo uno studio condotto dall'UNCTAD ( Agenzia dell'ONU che si occupa di commercio e sviluppo) dal titolo "Coping with trade reforms: Implications of the WTO Industrial Tariff Negotiations for Developing Countries", la riduzione delle barriere tariffarrie per i beni industriali (NAMA: Negotiations on non-agriculturale access) determinerà, per i PVS, " benefici importanti in materia di esportazioni, impiego ed efficenza economica [ma], nonostante ciò, nel breve periodo si avranno conseguenze negative come la perdita di posti di lavoro, la diminuzione della produzione in settori chiave fino ad ora protetti dalla concorrenza estera ed un calo notevole delle entrate fiscali".
Sempre secondo questo studio, l'aumento delle importazioni di beni industriali per PVS non determinerà un proporzionale accrescimento delle loro esportazioni, causando effetti negativi sulla bilancia commerciale. Inoltre, la perdita delle entrate fiscali derivanti dai dazi applicati sui prodotti in ingresso, che per i PVS rappresentano una percentuale notevole delle entrate complessive, potrà determinare una diminuzione della spesa pubblica.
Insomma, a fronte di alcuni possibili benefici nel lungo periodo, i costi nel breve sono garantiti. Il rapporto conclude affermando che è preferibile l'adozione di un criterio di riduzione delle tariffe più cauto e misurato, come afferma anche la Dichiarazione di Doha, che reclama la non piena reciprocità per i paesi in via di sviluppo, al fine di realizzare di un accordo che contempli chiare strategie anche per la riduzione dei costi che ne deriveranno .
Fonte: Third World Network
http://www.redtercermundo.org.uy/texto_completo.php?id=269
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