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Osservatorio sul Commercio Mondiale promosso da Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Roba dell'Altro Mondo, Mani Tese, Crocevia e Gruppo di Appoggio al Movimento Contadino Africano, tra le organizzazioni promotrici della Campagna Questo Mondo Non è In Vendita e aderenti al network internazionale Our World Is Not For Sale. Un blog per informarsi e capire, ma soprattutto per r-ESISTERE e re-AGIRE
TradeWatch

giovedì, 28 aprile 2005
 

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posted by tradewatch | 16:54 | commenti (1)
sabato, 09 aprile 2005
 

Comicato stampa

 

 

Firenze, 9 aprile 2005

 

 

Una riforma democratica per il commercio internazionale

 

 

Lanciata oggi la Global week of Action.

 

Al finto tavolo delle trattative Wto inscenato oggi nella piazzetta dei Beni Comuni, a Terra Futura, la società civile italiana pretende la democratizazione del commercio internazionale.

 

Il Wto ha fallito”, ha sancito Antonio Tricarico, direttore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale/Mani Tese. “A 10 anni dall’entrata in vigore del trattato istitutivo dell’organizzazione mondiale del commercio, c’è più povertà ovunque. Nel Sud ma anche nel Nord del mondo”.

 

Interi settori industriali sono oggi a rischio: il libero commercio ha fallito anche economicamente. “Noi siamo pronti a discutere quali alternative proporre, cosa che i governi non sono in grado di fare”, conclude Tricarico.

 

Il senatore Francesco Martone, intervenuto al tavolo, ha denunciato il Governo italiano, che – nonostante una mozione parlamentare – a quasi due anni dalla ministeriale di Cancun ancora non ha informato le Commissioni competenti circa lo stato d’avanzamento dei negoziati del Doha Round, in vista di Hong Kong.

 

Una riforma profonda delle regole che governano il commercio mondiale è richiesta da Sindacati, Organizzazioni non governative, realtà del Commercio equo e solidale, piccoli produttori del Sud del mondo.

 

Le risposte ai problemi del commercio internazionale trovate negli Stati Uniti d’America e nell’Unione Europea sono vantaggiose per questi paesi. Se trasferite in Africa, diventano grandi problemi”, dice  Mahamat Abakar di Acord Nairobi, una rete di Ong africane.

 

Una democratizzazione che è essenziale, per iniziare a negoziare senza muri, in modo trasparente. “Bisogna scrivere un nuovo diritto del commercio internazionale che obbedisca alle norme di tutela sociale e ambientale delle Nazioni Unite”, riprende Tricarico. 

 

 

A partire da domani e per tutta la settimana, iniziative e centinaia di mobilitazioni ‘invaderanno’ le piazze italiane e di tutto il mondo. Per dire

 

Sì!, al diritto di ognuno al cibo, all’acqua, alla salute, ad una vita dignitosa ed all’istruzione!

 

No!, all’imposizione di accordi commerciali ingiusti, liberalizzazioni e privatizzazioni indiscriminate!

 

 

posted by tradewatch | 15:26 | commenti (1)
venerdì, 08 aprile 2005
 
 Negoziato sui servizi: tempo di crisi?

In un documento redatto da Alexandra Strickner di IATP (Istitute for agricoltural and trade policy), viene fatto il punto sull'avanzamento dei negoziati sulla liberalizzazione dei servizi (Accordo Gats).
Secondo il presidente del comitato di negoziazione sui servizi, l'ambasciatore cileno Jara, si sta verificando una crisi all'interno delle trattative.
Dal 7 a 25 febbraio scorso, si è svolta l'ultima sessione formale di discussione per la presentazione  delle nuove offerte di servizi da liberalizzare ed aprire agli investimenti esteri da parte dei paesi membri del Wto. Dai negoziati di febbraio è emerso un quadro abbastanza chiaro sullo stato delle trattative che risultano essere in ritardo, rispetto alla tabella di marcia prevista per Hong Kong, e in crisi, rispetto al merito della discussione.
Secondo il documento di IATP, la crisi è però una creazione artificiale dei principali paesi sviluppati, i più interessati alla privatizzazione dei servizi in quanto le loro economie dipendono principalmente da questo settore.  In particolare, lo spettro di una crisi sarebbe stato evidenziato al fine di mettere pressione sui paesi del Sud affinché aprano il più possibile il loro mercato interno dei servizi.
Le trattative in corso vedono un disequilibrio di forze notevole tra  i paesi sviluppati ed i singoli e deboli paesi del Sud del mondo che  sono costretti in trattative bilaterali, con forti pressioni da parte dei governi e delle lobbying al seguito, anziché, come previsto in sede Wto, a trattative multilaterali all'interno delle quali potrebbero crearsi coalizioni capaci di tener maggior testa all'invadenza delle potenze occidentali e di alcuni grandi paesi del Sud come l'India. A ciò va aggiunto che la negoziazione dei servizi è quella meno trasparente e democratica tra tutte le trattative in sede WTO.
La crisi economica che si sta verificando in molti paesi sviluppati  spinge i loro governi a cercare di garantire nuovi mercati, e quindi nuovi investimenti, alle proprie aziende del settore dei servizi. I paesi del Sud non possono  reggere alla concorrenza di queste potenze   e le conseguenze negative sul piano economico, sociale e ambientale di questa liberalizzazione saranno enormi. Ne è un esempio il Nafta, il trattato di libero commercio che lega Canada, Stati Uniti e Messico. In quest’ultimo paese, dopo dieci anni dall'entrata in vigore dell'accordo,  il 95% dell’attività bancaria nazionale è gestita da istituti di credito stranieri. Inoltre, molte leggi  nazionali e regionali, promulgate dalle autorità competenti in difesa dell’ambiente e della popolazione, sono state portate in giudizio con l’accusa di essere degli ostacoli al libero commercio tutelato dal Trattato.
Il Gats, affermano gli estensori del documento, è in sostanza un accordo sugli investimenti. Esso contempla, tra gli altri, i settori finanziario, delle telecomunicazioni, dell’energia, dell’ambiente, dell’educazione e della salute. Il Sud del mondo ha poco da guadagnare, ma molto da perdere, con questa liberalizzazione e dovrebbero comunque, parallelamente, riuscire ad ottenere accordi vantaggiosi sul tema dell’agricoltura, nel quale ambito le trattative sono complesse e vedono i paesi sviluppati arroccati in posizioni difensive, soprattutto l’Europa.
Il prossimo appuntamento rilevante nell’agenda del Wto sarà il Consiglio Generale di luglio, durante il quale dovrà essere raggiunto un risultato concreto in termini di fissazione di obiettivi e criteri in merito all’evoluzione sull’accordo dei servizi in vista di Hong Kong.

Fonte: Alianza Social Continental  http://www.asc-hsa.org/article.php3?id_article=266
posted by tradewatch | 18:42 | commenti