...

Osservatorio sul Commercio Mondiale promosso da Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Roba dell'Altro Mondo, Mani Tese, Crocevia e Gruppo di Appoggio al Movimento Contadino Africano, tra le organizzazioni promotrici della Campagna Questo Mondo Non è In Vendita e aderenti al network internazionale Our World Is Not For Sale. Un blog per informarsi e capire, ma soprattutto per r-ESISTERE e re-AGIRE
TradeWatch

giovedì, 31 marzo 2005
 

WTO: avviato un programma di lavoro sul cotone.

I paesi membri del WTO hanno formalmente  adottato un programma di lavoro  per la nuova sottocomissione sul cotone. Essa fu istituita dal Consiglio Generale di Ginevra di fine luglio dello scorso anno, con l'obiettivo di far avanzare l'agenda di Doha, in risposta alla richiesta dei paesi africani produttori di cotone   di eliminare gli  effetti economici negativi generati dai sussidi alla produzione erogati dai principali paesi produttori come gli Stati Uniti. L'accordo sul programma di lavoro è stato raggiunto nell'incontro del 22 marzo dopo il fallimento avvenuto nella riunione del 16 febbraio quando i paesi africani rifiutarono la proposta degli Stati Uniti di allargare la discussione, oltre che ai sussidi alla produzione, anche alle barriere tariffarie e non tariffarie. Per i paesi africani è invece necessario focalizzare l'attenzione sui sussidi all'esportazione e su quelli alla produzione al fine di raggiungere al più presto un accordo per la loro eliminazione.
Il programma di lavoro verte su tre temi: valutare  gli avanzamaneti all'interno del gruppo di lavoro del WTO sull'agricoltura; assicurare la coerenza tra gli aspetti del commercio e  dello sviluppo sul tema del cotone; porre l'attenzione su altre tematiche, inerenti alla liberalizzazione del commercio, che hanno forti implicazioni sul cotone come il NAMA (nonagricoltural market acces) e le facilitazioni al commercio. I paesi partecipanti alla sottocommissione sono d'accordo su fatto che essa "dovrebbe lavorare in profondità su tutte le politiche commerciali distorsive che danneggiano  il settore nei suoi tre elementi fondamentali: accesso al mercato, sussidi interni e competizione sull'esportazioni.
Secondo il presidente della sottocommissione, l'ambasciatore neozelandes Tim Groser, è "inconcepibile che si possa raggiungere con successo un accordo sull'agricoltura - come previsto dall'agenda di Doha - senza una seria riforma del sistema di sussidi interni alla produzione del cotone". Essa dovrebbe comprendere, ad esempio, l'eliminazione di tutta una serie di programmi che gli Stati Uniti hanno adottato a favore dei propri produttori. L'obiettivo dei paesi africani è quello di raggiungere un accordo definitivo per la conferenza ministeriale di Hong Kong che si svolgerà nel dicembre di quest'anno.

Fonte:International Trade Daly 23 marzo 2005

posted by tradewatch | 10:39 | commenti
 

Edward Kennedy: gli Stati Uniti impediscono l'accesso ai farmaci ai paesi in via di sviluppo.

Il senatore statunitense, in una dichiarazione rilasciata al Senato lo scorso 16 febbraio, ha criticato l'amministrazione Bush per utilizzare gli accordi bilaterali di libero commercio al fine di limitare l'accesso ai farmaci generici da parte dei paesi in via di sviluppo (PVS). Kennedy ha affermato che  il governo contravveniene  alla Dichiarazione di Doha su Trips e salute pubblica, la quale afferma che l'accordo Trips ((trade-related aspects of intellectual property rights)  "non impedisce e non deve impedire ai paesi di attuare misure al fine di proteggere la salute pubblica". Impedendo l'utilizzo di farmaci generici ai paesi in via di sviluppo, gli Stati Uniti privano i popoli del Sud della possibilità  di accedere a trattamenti più efficaci e molto meno cari per la cura di malattie gravi come, ad esempio, l'AIDS. Il senatore democratico ha denunciato gli accordi realizzati dal suo Paese, in deroga alla dichiarazione di Doha, con Australia, Giordania, Marocco, Singapore. Inoltre, lo stesso schema è  previsto all’interno CAFTA (Central American Free Trade Agreement), il trattato di libero commercio con i paesi del Centro America, tutt'ora in fase di ratifica.

Fonte: Red del Tercer Mundo :http://www.redtercermundo.org.uy/texto_completo.php?id=2700

posted by tradewatch | 10:35 | commenti
mercoledì, 30 marzo 2005
 


 Il Pakistan annuncia  l'apertura del proprio mercato interno dei servizi agli altri paesi membri del WTO  entro il mese di maggio.
 
 Durante una riunione del Planning Commission del WTO, tenutasi martedì scorso, il ministro del commercio pakistano ha annunciato la decisione di aprire il paese agli investimenti esteri nei principali settori del mercato dei servizi  tra i quali l'educazione, la finanza, la salute, le telecomunicazioni, i trasporti e l'ambiente.
 Tale decisione, arrivata con un anno e mezzo di ritardo rispetto agli altri paesi membri del WTO, nasce dalla consapevolezza, ha affermato il ministro pakistano, che il paese ha bisogno di aprirsi alla concorrenza estera per aumentare la propria competitività sul mercato dei servizi, il cui volume di esportazioni risulta essere molto inferiore a quello di Cina e India, tra gli altri.
 Secondo il ministro l'apertura del proprio mercato interno dei servizi, necessario per accedere a quello degli altri paesi appartenenti al WTO, permetterà l'aumento dell' efficienza, della qualità e dell' impiego nel settore terziario.
 Alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti delle principali aziende private dei settori finanziario e delle telecomunicazioni del paese.

Fonte: http://www.dailytimes.com.pk/default.asp?page=story_23-3-2005_pg5_2
 

 

posted by tradewatch | 10:48 | commenti
giovedì, 24 marzo 2005
 

L'Unione Europea accetta la candidatura di Wolfowitz alla presidenza della Banca Mondiale.
 
L'Europa, nel summit tenutosi mercoledì scorso a Bruxelles, ha sciolto ogni residuo dubbio su Paul Wolfowitz, il falco dell'amministrazione Bush ed architetto della guerra in Iraq. In cambio spera di ottenere  una distensione dei rapporti con gli Stati Uniti e la nomina di Lamy, ex commissario al commercio dell' UE, alla presidenza dell'OMC.
A parte le entusiastiche prese di posizione dei più stretti alleati degli Stati Uniti, come Italia e Polonia, è da rilevare  quella della Germania, paese fin dall'inizio contrario all'invasione irachena. Il cancelliere tedesco Gerard Schroeder ha dichiarato di aver comunicato al presidente Bush di essere convinto che, nonostante il limitato entusiasmo dimostrato dall'Europa nei confronti della nomina di Wolfowitz, non sorgeranno problemi,  Molte sono state le organizzazioni non governative europee che hanno apertamente manifestato la loro assoluta contrarietà  nei confronti di Wolfowitz anche alla luce della recente nomina di John Bolton, un altro falco, come ambasciatore USA presso le Nazioni Unite.
Avendo le nazioni europeee nel loro complesso il 30% dei voti all'interno della Banca Mondiale, a fronte del 17% statunitense, è chiaro che gli Stati Uniti non possono prescindere dal consenso europeo per la candidatura dell'architetto della guerra preventiva.

Fonte: Reuters 24 marzo 2005
Per ulteriori informazioni : ww.crbm.org

posted by tradewatch | 15:45 | commenti
mercoledì, 23 marzo 2005
 

UNCTAD. La riduzione delle barriere tariffarie per i beni industriali, attualmente in discussione all'interno del WTO,  genererà pochi benefici per i paesi in via di sviluppo (PVS), a fronte di una serie di conseguenze negative soprattutto nel breve periodo.

Secondo uno studio condotto dall'UNCTAD ( Agenzia dell'ONU che si occupa di commercio e sviluppo) dal titolo "Coping with trade reforms: Implications of the WTO Industrial Tariff Negotiations for Developing Countries",  la riduzione delle barriere tariffarrie per i beni industriali (NAMA: Negotiations on non-agriculturale access) determinerà, per i PVS, " benefici importanti in materia di esportazioni, impiego ed efficenza economica [ma], nonostante ciò, nel breve periodo si avranno conseguenze negative come la perdita di posti di lavoro, la diminuzione della produzione in settori chiave fino ad ora protetti dalla concorrenza estera ed un calo notevole delle entrate fiscali".
Sempre secondo questo studio, l'aumento delle importazioni di beni industriali per PVS non determinerà un proporzionale accrescimento delle loro esportazioni, causando effetti negativi sulla bilancia commerciale. Inoltre, la perdita delle entrate fiscali derivanti dai dazi applicati sui prodotti in ingresso, che per i PVS rappresentano una percentuale notevole delle entrate complessive, potrà determinare una diminuzione della spesa pubblica.
Insomma, a fronte di alcuni possibili benefici nel lungo periodo, i costi nel breve sono garantiti. Il rapporto conclude  affermando che  è preferibile l'adozione di un criterio di riduzione delle tariffe  più cauto e misurato, come afferma anche la Dichiarazione di Doha,  che reclama la non piena reciprocità per i paesi in via di sviluppo, al fine di  realizzare di un accordo che contempli chiare strategie anche per la riduzione dei costi che ne deriveranno .

Fonte: Third World Network
http://www.redtercermundo.org.uy/texto_completo.php?id=269

posted by tradewatch | 14:41 | commenti
 

Conferenza ministeriale dei G-20. I paesi partecipanti chiedono l'eliminazione totale dei sussidi all'esportazione sui prodotti agricoli entro cinque anni.

Nella dichiarazione finale della Conferenza Ministeriale dei G-20, tenutasi a New Dheli il 18 e 19 marzo, i principali paesi in via di sviluppo, tra i quali Brasile, Cina, India, tornano a chiedere una sostanziale diminuzione dei sussidi agricoli che i paesi industrializzati applicano alle produzioni nazionali, con il fine di proteggerli dalla concorrenza dei prodotti agricoli provenienti dai paesi del Sud e per facilitarne l'esportazione.
In merito alla questione dell'accesso ai mercati, la dichiarazione sottolinea che la formula per determinare le riduzioni tariffarie dovrebbe essere progressiva - permettendo di colpire le tariffe più alte - proporzionale - facendo sì che l'impegno alla riduzione delle tariffe sia lo stesso nei paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati - flessibile - per tenere conto della natura sensibile di alcuni prodotti senza che essi vadano a inficiare sulla formula complessiva della riduzione.
Inoltre, la dichiarazione evidenzia come lo speciale e differente trattamento nei confronti dei paesi in via di sviluppo debba essere parte integrante di una strategia atta a garantire la sicurezza alimentare, lo sviluppo rurale e la vita di milioni di persone che dipendono dalla produzione agricola.

Fonte: Third World Network, 21 marzo 2005

posted by tradewatch | 14:07 | commenti
venerdì, 18 marzo 2005
 

Bush ha scelto il senatore repubblicano dell'Ohio Rob Portman come rappresentante del commercio per gli Stati Uniti. Portman andrà a sostituire  Robert Zoellick passato al Dipartimento di Stato.

"Per mantenere la nostra crescita economica e creare nuovi posti di lavoro è necessario aprire i mercati esteri ai prodotti statunitensi. Rob sa bene che fin quando le regole saranno giuste gli agricoltori americani possono competere con chiunque, in qualsiasi momento e ovunque nel mondo". Con queste parole il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha annunciato la sua scelta di nominare Portman come sostituto di Zoellick.
"L'apertura dei mercati e migliori relazioni commerciali - ha affermato Portman - sono condizioni fondamentali per un mondo più pacifico, stabile e prospero". Il prossimo rappresentante nazionale per il commercio condurrà una forte battaglia al Congresso per l'approvazione del Central American Free Trade Agreement (CAFTA), l'accordo di libero commercio con i paesi del Centroamerica. Inoltre,  dovrà  accellerare le negoziazioni per l'ALCA (Trattato di libero commercio delle Americhe) e terminare  il round negoziale avviato dall'OMC a Doha nel 2001.
Gli avversari degli sforzi dell'amministrazione per liberalizzare il commercio affermano che tali politiche hanno fallito, non riuscendo a proteggere i lavoratori statunitensi dalla scorretta concorrenza di quei paesi dove il lavoro costa molto di meno e le leggi in materia di tutela dell'ambiente sono molto più permissive. Nell'agenda del presidente Bush c'è anche il progetto di creare un'area di libero scambio con i paesi del Medioriente. L'espansione del commercio e la crescita economica che ne deriverebbe per i paesi dell'area permetterebbe all'amministrazine americana di raggiungere i suoi obiettivi di lotta al terrorismo e di "diffusione" della democrazia.


Fonte: The associated Press, 17 marzo 2005

posted by tradewatch | 17:05 | commenti
 

Forti preoccupazioni di USA e UE per il notevole incremento delle esportazioni tessili cinesi sui loro mercati. La Cina chiede tempo per stabilizzare la situazione.

Wang Shenyang, presidente della Camera di Commercio Cinese per l'import-export di prodotti tessili (CCCT), ha annunciato l'invio di delegazioni a Washington e Brussels nel tentativo di bloccare l'eventuale attuazione di restrizioni alle esportazioni cinesi da parte di questi paesi.
Secondo la CCCT, nel solo mese di gennaio di quest'anno le esportazioni di vestiario sul mercato statunitense hanno regitrato un aumento dell'80% rispetto all'anno precedente (989 milioni di dollari), mentre l'esportazione tessile complessiva è aumentata del 43% (540 milioni di dollari). Per quanto riguarda i paesi dell'Unione Europea, l'aumento complessivo registrato nel mese di gennaio è invece stato del 47% (1.5 miliardi di dollari).
I rappresentanti delle industrie tessili americane ed europee stanno facendo pressioni sui loro governi affinché adottino misure di salvaguardia delle produzioni nazionali. Wang afferma che "è inappropiato [per gli USA e l'UE] prendere decisioni sulla base di statistiche relative ad un solo mese [in quanto] è molto probabile che dopo l'impulso iniziale, le esportazioni si ridurranno". Sempre secondo il presidente della CCCT, l'improvviso aumento concerne alcune categorie di prodotti tessili soggetti a precedenti ingiuste quote di esportazione (prima della liberalizzazione avvenuta con la scadenza dell'Accordo Multifibre all'inizio di quest'anno).
Il commissario per il commercio europeo, Peter Mandelson, smorza i toni in merito ad una sua precedente presa di posizione su una possibile adozione di misure restrittive sull'importazione di prodotti tessili cinesi. "Tali misure di salvaguardia saranno utilizzate solamente come risorsa estrema nel caso in cui questo disequilibrio commerciale si verificasse su larga scala e fosse ampiamente dimostrato", ha dichiarato Mandelson. La Cina, fortemente interessata a mantenere i vantaggi derivanti dalla sua partecipazione al WTO, sta valutando l'adozione di misure per limitare il volume delle sue esportazioni tessili.

Fonte: International Trade Daily, mercoledì 17 marzo

posted by tradewatch | 14:09 | commenti
giovedì, 17 marzo 2005
 

"La fornitura di farmaci accessibili per i Paesi poveri rischia di
interrompersi. Conseguenze dell’introduzione dei brevetti farmaceutici
in India"


In un rapporto di sette pagine, Medici senza frontiere (MSF) analizza le possibili conseguenze per i paesi in via di sviluppo dell’implementazione della legge sui brevetti, prevista dall’accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights, norme internazionali in materia di brevetti sui farmaci fissate dall'OMC) a partire dal gennaio 2005. MSF denuncia le conseguenze disastrose per milioni di poveri del Sud del mondo derivanti dalla brevettazione di farmaci salvavita. L'India è uno dei più grandi produttori mondiali di farmaci generici, destinati sia al mercato interno che a quello dei paesi più poveri. Il costo di tali farmaci è di molto inferiore a quelli brevettati. "Per esempio, la tripla terapia per l’AIDS - che in Occidente costa 10.000 dollari l’anno per paziente - da qualche anno è disponibile per meno di 200 dollari annui nei Paesi in via di sviluppo" si legge nel rapporto. Nel suo documento MSF analizza le proposte di modifica al Patrioct ACT indiano del 1970 atte a recepire le indicazioni dell'accordo TRIPS. Tali emendamenti finiranno per impedire alle industrie farmaceutiche nazionali di esportare i propri farmaci generici nei paesi che non possono assolutamente sostenere i costi derivanti dai brevetti. MSF esorta il Parlamento indiano a "garantire che gli emendamenti al Patent Act del 1970 comprendano le flessibilità e le tutele previste dall’accordo TRIPS e riflettano il risultato della dichiarazione di Doha su TRIPS e Sanità Pubblica". In questo modo, secondo gli estensori del documento, l'India potrebbe continuare a produrre farmaci essenziali a prezzi accessibili.

Il rapporto è disponibile al link: www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/news/brevetti_farmaci_india.pdf

posted by tradewatch | 16:10 | commenti
 
Ieri C133 sui servizi, domani C133 su facilitazione al commercio: l'UE procede verso Hong Kong
Non Trapela nulla della revisione delle offerte dei settori da liberalizzare che l'UE intende ripresentare nell'ambito del negoziato GATS.
Ma ieri ne ha discusso l'apposito Comitato 133, composto dai rappresentanti dei 25 paesi dell'Unione).  Domani sarà la volta dei membri delegati che discuteranno dello stato complessivo del round, della prossima sessione di negoziati per il futuro accordo WTO sulle regole di facilitazione per il commercio (22-24 marzo) e dei preparativi per la prossima trasferta di Hong Kong, sede del prossimo incontro ministeriale WTO.
posted by tradewatch | 12:07 | commenti
 

L'Unione Europea continua a premere per accedere ai servizi idrici dei paesi in via di sviluppo (PVS)
Euroobserver del 16 marzo 2005, riporta delle dichiarazioni sconcertanti sul negoziato per la liberalizzazione dei servizi in ambito WTO.
La Commissione europea continua a far pressione sui PVS per ottenere l'apertura dei loro mercati nei servizi idrici; in cambio offre maggiori opportunità di esportazione al proprio interno in altri settori in corso di negoziato nell'ambito del ciclo di negoziati denominato Doha Round.
Anders Jennsen, della Direzione al Commercio, il 15 marzo ha dichiarato che "stiamo negoziando per ottenere maggiori opportunità per l'industria europea", Jennsen parlava ad un symposium sulla partecipazione estera nei mercati dell'acqua, a margine dei negoziati in corso a Ginevra per il rinnovo dell'accordo generale sui servizi, conosciuto con l'acronimo di GATS.
E' curioso notare che apparentemente l'ostinazione della direzione al commrcio non appare supportata dalle lobby imprenditoriali che negli ultimi tempi si sono un po defilate. Jennsen ha aggiunto che:"pensiamo che sia nel loro interesse [dei PVS ndr]", ed ha parlato delle partecipazioni estere nella distribuzione di acqua potabile già esistenti e dell'importanza di "fissarle" attraverso un accordo internazionale (il GATS appunto), che, sempre per usare le sue parole, "è una garanzia contro improvvisi cambiamenti di politica".
Richard Aylard, tresponsabile di "corporate development and external affairs" per la tedesca RWE Thames Water, una delle principali multi-utility, ha però ammesso di non pensare che "aprendo il mercato dei servizi idrici dei PVS sotto il GATS, si possano raggiungere gli obiettivi necessari per aiutare i paesi poveri a garantire l'accesso all'acqua potabile". Aylard ha evidenziato che l'acqua è un servizio gestito localmente mentre i negoziati GATS avvengono a livello nazionale e questo è un problema.
L'UE preme sui PVS da tre anni ma non ha ancora ricevuto risposte positive nell'ambito del negoziato in corso.
Jennsen ha ammesso che l'Europa non può premere su paesi come India e Brasile per ottenere concessioni che questi paesi non vogliono, ma può farlo sui paesi meno sviluppati, "quello che devono essere preparati ad offrire deve essere relativo a quello che stiamo chiedendo loro", ha dichiarato.
Più arrogante di così!
Article >> http://euobserver.com/?aid=18673&rk=1

posted by tradewatch | 11:47 | commenti