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lunedì, 14 febbraio 2005
Perché il CAFTA non può salvare il Centro America dalla fine della “quota tessile”
Todd Tucker/IRC 7 gennaio 2005
I promotori del Trattato di Libero Commercio del Centro America (CAFTA, nella sua sigla in inglese) – un accordo commerciale tra Stati Uniti, Costa Rica, ElEstados Unidos, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, e possibilmente la Repubblica Dominicana –ritengono che il CAFTA potrà, in qualche modo, aiutare queste piccole nazioni a superare lo shock che comporterà, il primo gennaio 2005, la fine del sistema delle quote tessili. Alcuni tra gli ‘entusiasti’ del CAFTA arrivano addirittura ad affermare che il CAFTA è l’unico modo di “salvare” le industrie tessili e di capi di vestiario in questi paesi. Un’analisi più approfondita della questione dimostra però che, lungi dal salvare le industrie del Centro America, il CAFTA girerà solo il coltello nella piaga.
L’articolo completo (in inglese) su http://www.americaspolicy.org/articles/2005/0501cafta.html
L’articolo completo (in spagnolo) su http://www.americaspolicy.org/articles/2005/0501cafta-esp.html
mercoledì, 09 febbraio 2005
Nei primi 10 anni di WTO aumenta il dumping agricolo statunitense Lo afferma uno studio edito oggi dall'Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP). Il suo presidente, Mark Ritchie ha dichiarato il report "mostra chiaramente che l'accordo sull'agricoltura non ha fatto nulla per ridurre il dumping in agricoltura e risolvere i problemi degli agricoltori di tutto il mondo". Utilizzando i dati del Dipartimento americano all'agricoltura e dell'OCSE, IATP ha rilevato che nel 2003 le imprese USA hanno esportato: Il frumento ad un prezzo mediamente inferiore del 28 per cento al costo di produzione; soia e mais del 10 per cento al di sotto del costo di produzione; Il cotone a meno del 47; Il riso del 26 per cento meno del costo di produzione. Il report è disponibile sul sito: www.iatp.org.
Crescono gli ipermercati in Cina La francese Carrefour e l'americana Wal-Mart, rispettivamente seconda e prima rete di supermercati del mondo, aumentano vigorosamente le vendite sul mercato cinese. In particolare Carrefour, che ha già aperto 62 ipermercati in terra cinese, nel 2004 ha fatto registrare un incremento di quasi il 21% nelle vendite rispetto all'anno precedente, totalizzando un incasso di 16,24 miliardi di yuan (quasi 2 miliardi di dollari). Le vendite Wal-Mart sono salite del 30,5%, ma la presenza del colosso americano in Cina è inferriore al concorrente francese e il fatturato 2004 è arrivato "solo" a 7,63 miliardi di yuan. Carrefour punta molto sul mercato cinese e conta di aprire altri 40 ipermercati nel giro di cinque anni. Anche la tedesca METRO AG (quarto retailer del mondo) ha annunciato l'intenzione di aprire altri 40 punti vendita che andranno ad aggiungersi agli attuali 23. Le nuove catene di supermercati straniere hanno comunque generato proteste da parte degli agricoltori locali per le loro pratiche commerciali che prevedono l'importazione di verdura e frutta dall'estero piuttosto che sui mercati locali.
La Norvegia intende far causa all'UE per le restrizioni alle sue esportazioni di salmone Una nuova causa commerciale si avvia ad essere risolta da una delle corti del WTO. Il primo ministro norvegese Kjelle Magne Bondevik ha infatti annunciato martedì 8 febbraio che il suo paese sta considerando la possibilità di chiedere l'intervento del WTO per risolvere la disputa con l'UE sui salmoni. L'UE ha imposto una tassa doganale di 2.70 euro per chilo di salmone importato dalla Norvegia in modo da proteggere i produttori Scozzasi e irlandesi. Per il ministro Bondevik si tratta di misure protezionistiche, contrarie alle clausole di non discriminazione regolate dal WTO.
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