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Osservatorio sul Commercio Mondiale promosso da Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Roba dell'Altro Mondo, Mani Tese, Crocevia e Gruppo di Appoggio al Movimento Contadino Africano, tra le organizzazioni promotrici della Campagna Questo Mondo Non è In Vendita e aderenti al network internazionale Our World Is Not For Sale. Un blog per informarsi e capire, ma soprattutto per r-ESISTERE e re-AGIRE
TradeWatch

giovedì, 21 ottobre 2004
 

Falliti i negoziati UE - Mercosur: se ne riparla l'anno prossimo
Un'agenzia Reuters di oggi segnala che gli accordi tra UE e Mercosur (l'alleanza economica di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) si sono interrotti. Questi negoziati si ponevano come obiettivo finale la creazione della più grande zona di libero scambio al mondo, che coinvolgerebbe oltre 680 milioni di cittadini. A questo punto sembra che un'eventuale ripresa dei negoziati non potrà avvenire prima che la nuova Commissione UE sia pienamente operativa, e quindi difficilmente ci saranno nuovi incontri ufficiali tra i due blocchi prima del 2005. In particolare i negoziatori hanno proposto di incontrarsi verso fine anno per fissare una data per riprendere ufficialmente a trattare nei primi mesi del prossimo anno.


posted by tradewatch | 13:41 | commenti
 

L'UE propone incentivi commerciali per i paesi "buoni"
Il Financial Times di oggi riporta la notizia secondo la quale l'UE vorrebbe aprire i propri mercati ai paesi poveri che sottoscrivono politiche in materia di tutela amientale e sociale e di diritti del lavoro, con un approccio "soft power" con il quale fare valere il proprio peso economico.
La Commissione Europea, per bocca di Pascal Lamy, ha dichiarato che applicherà tariffe commerciali più leggere ai paesi che ratificheranno e applicheranno 27 trattati internazionali sullo sviluppo sostenibile e la buona Governance, tra i quali il protocollo di Kyoto, quello di Cartagena sugli organismi geneticamente modificati, e diverse convenzioni sulle specie a rischio di estinzione, la lotta alla droga, il lavoro forzato e quello minorile, la discriminazione sessuale, i diritti dei lavoratori e alla costituzione di sindacati ed il trasporto di rifiuti pericolosi.
Le nuove procedure dovrebbero applicarsi a partire dal gennaio del 2006, garantendo delle preferenze commerciali ai paesi più "virtuosi", tra i quali non sono però compresi i grandi esportatori quali Brasile, India, Cina o Russia. I paesi che beneficeranno di queste misure devono impegnarsi ad applicare le direttive in oggetto entro il 2008.
Lamy ha dichiarato che si tratta di un percorso di politica estera basato sugli incentivi e sulla presuasione più che sulle minacce e le richieste. Il programma prevede l'accesso a tariffe zero per circa 7.200 prodotti, inclusi molti prodotti agricoli.
Una misura che sembra in se positiva, anche se è ancora tutta da verificare la relazione con gli accordi di libero commercio (come gli Economic Partnership Agreements negoziati con i paesi di Africa Caraibi e Pacifico), nei quali la stessa UE sta cercando di forzare un'agenda liberista estremamente aggressiva per la completa apertura dei mercati dei paesi più poveri, anche oltre quanto previsto dallo stesso Wto, e che potrebbe avere conseguenze disastrose per questi stessi paesi. Si tratta veramnte di una nuova via verso la sostenibilità e per il rispetto dei trattati internazionali o di una nuova chiave per allargare ulteriormente i mercati europei?






posted by tradewatch | 11:09 | commenti
mercoledì, 20 ottobre 2004
 
Ancora più potere nel Gats per la Commissione UE!
Il gruppo di ricerca DAPSE (Democracy and Public Services in Europe) ha pubblicato uno studio sugli effetti della direttiva Bolkenstein sui negoziati Gats. La direttiva in oggetto riguarda una liberalizzazione completa di tutti i servizi all'interno dell'UE, ed è stata duramente criticata per le sue possibili conseguenze. Tra queste, il DAPSE fa notare come ci sarebbero anche degli effetti diretti e molto gravi sui rapporti di potere tra i diversi organismi europei.
In primo luogo, infatti, la competenza sui negoziati Gats verrebbe trasferita quasi interamente sulla Commissione, ancora più di quanto non accada oggi, quando la stessa Commissione è comunque chiamata a coordinare i lavori e le proposte dei diversi paesi membri, ad esempio tramite l'organo tecnico denominato Comitato 133.
In secondo luogo la Commissione sarebbe ulteriormente rafforzata nei negoziati in quanto potrebbe offrire qualcosa di molto più appetibile per gli altri membri del Wto: l'intero "mercato" dei servizi europeo, nei diversi settori.
Questo significa che l'attuale potere di controllo ed indirizzo del Parlamento sui negoziati Gats, che già ora è assolutamente insufficiente, verrebbe praticamente azzerato, visto che lo stesso Parlamento Europeo non ha poteri per correggere la Commissione durante i negoziati in corso. In pratica i parlamenti nazionali e quello europeo, organi sovrani, eletti dai cittadini europei, non avrebbero più alcun potere in materie quali l'istruzione, la sanità, i trasporti, l'energia, le poste e telecomunicazioni, il trattamento dei rifiuti, la gestione delle acque. In tutti questi e nei molti altri settori oggetto del Gats si rischia di avere unicamente la Commissione, ed al suo interno il Commissario al commercio, non eletto, a decidere per conto delle centinaia di milioni di cittadini europei.
Il rapporto completo si può scaricare alla pagina:
http://www.dapse.org/articles/IntMarket_Submissions.html




posted by tradewatch | 13:00 | commenti
 

Aperta la corsa per il posto di Direttore Generale del Wto
Diversi membri del Wto hanno già proposto loro candidati per la poltrona di Direttore Generale del Wto, attualmente di Supachai Panitchpadki. Il mandato di quest'ultimo scadarà ufficialmente a fine Agosto del 2005, ma entro Dicembre sarà necessario formalizzare i nomi dei candidati alla successione, che inizieranno poi la loro "campagna elettorale". La nomina ufficiale del nuovo Direttore Generale dovrebbe quindi essere ufficializzata per fine Maggio 2005.
Il Ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorin ha invitato ufficialmente ieri i membri del G20 a sostenere la candidature dell'Ambasciatore brasiliano Felipe Sexias Correa. Questa candidatura si somma a quelle già annunciate di Perez De Castillo (Uruguay) attualmente Presidente del General Council e del Ministro del Commercio delle Mauritius Jaykrishna Cuttaree.



posted by tradewatch | 10:37 | commenti
 

Fissata la data per la prossima Conferenza Ministeriale del Wto
Il Washington Trade Daily di ieri riporta la notizia che la prossima Conferenza Ministeriale del Wto, ad Hong Kong, si terrà durante la terza settimana di dicembre del 2005.
Questa Conferenza segue quella fallimentare di Cancun, ed è dunque da molti considerata come un momento cruciale per cercare di avanzare nella Doha Development Agenda. Interessante che il Presidente del gruppo negoziale in Agricoltura, il neozelandese Tim Groser, ha invece dichiarato che la prossima ministeriale dovrebbe essere considerata com "un'ipotesi di lavoro" per finalizzare le modalità negoziali. Diversi altri funzionari del Wto stanno spiegando in questi giorni che la conferenza non andrà probabilmente oltre il fissare nuove date e stabilire alcune modalità negoziali.
In queste dichiarazioni probabilmente si può leggere anche il timore di non sovraccaricare l'agenda e le aspettative verso Hong Kong, proprio per evitare un nuovo effetto Cancun.




posted by tradewatch | 10:36 | commenti
martedì, 19 ottobre 2004
 
Accordo di libero commercio tra Mercosur e CAN
Il Mercosur (l'alleanza economica di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e la Comunidad Andina de Naciones (CAN, raggruppamento di molti degli altri paesi latinoamericani) hanno firmato lunedi scorso un accordo di libero commercio che pone le basi per la creazione del quinto spazio economico del mondo, in termini di Prodotto Interno Lordo dei paesi partecipanti, con oltre 800 miliardi di dollari.
Le conseguenze di questo accordo dovranno essere valutate nei prossimi anni. Secondo diversi osservatori, infatti, da una parte i paesi e le popolazioni più deboli, come in ogni accordo di libero commercio, potrebbero essere quelli che pagheranno i costi maggiori per questa liberalizzazione del commercio, mentre ad esempio il Brasile, vero gigante della regione, potrebbe uscirne avvantaggiato. D'altra parte, però, un accordo che riunisca tutti i paesi dell'America Latina potrebbe essere fondamentale per rispondere in maniera più efficace allo strapotere (non solo economico) degli Stati Uniti nel continente. Questo accordo tra Mercosur e CAN deve quindi essere messo in relazione con le difficoltà statunitensi per cercare di chiudere un accordo di libero commercio delle americhe (ALCA), tentativo che sembra al momento per lo meno fortemente rallentato.


posted by tradewatch | 10:21 | commenti
lunedì, 18 ottobre 2004
 

Le imprese Usa chiedono nuove misure contro il tessile cinese
Secondo il Financial Times, le imprese Usa dei settori tessile e abbigliamento hanno dichiarato che chiederanno ufficialmente al Governo di Washington di imporre nuove misure e quote su una vasta gamma di prodotti cinesi. Ricordiamo che alla fine dell'anno scadra', dopo 50 anni, il sistema di quote globali sull'import-export del tessile noto come Accordo Multifibre. Con questa scadenza, secondo diversi osservatori, la Cina potrebbe vedere le proprie esportazioni aumentare enormemente, mentre per molti altri paesi le cnoseguenze potrebbero essere disastrose. Per questo, in una strana alleanza, 54 paesi tra i quali il Bangladesh, il Messico e la Turchia hanno gia' dichiarato che sosterranno in diversi modi eventuali nuove quote, ed hanno chiesto agli Usa di attivarsi in tal senso.
L'Amministrazione Usa deve decidere se accettare queta petizione entro il primo novembre, proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali, anche se le nuove quote non verrebbero in ogni caso applicate prima di gennaio 2005. In quest'ultimo caso, però, gli Usa si esporrebbero ad eventuali dispute commerciali da parte della Cina in sede Wto. Pechino ha già fatto notare che gli Usa non hanno nessun diritto di imporre nuove quote in assenza di un effettivo e consistente aumento delle importaizoni, che ancora non si è verificato.
Quello che sembra certo è che la scadenza dell'accordo multifibre rischia di avere conseguenze pesantissime, in primo luogo per i moltissimi addetti del settore nei paesi del sud del mondo ma anche da noi, ed in parallelo creando nuove frizioni commerciali tra i diversi paesi coinvolti.




posted by tradewatch | 14:32 | commenti
 

FERMIAMO LA WTO, FERMIAMO GLI ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO TRA L'UNIONE EUROPEA E I PAESI PIU' POVERI DI AFRICA, CARAIBI E PACIFICO

DAL FORUM SOCIALE DI LONDRA DICIAMO "STOP AI NEGOZIATI NASCOSTI"
Nelle stesse ore in cui tra le strade di Londra i movimenti sociali europei si preparano a manifestare per la pace, l'Unione Europea e le istituzioni di Bretton Woods come la Wto stanno forzando negoziati commerciali che rischiano di mettere in ginocchio le economie fragili dei paesi piu' poveri del Pianeta. Come Tradewatch, rappresentato a Londra da delegati di CRBM, ROBA dell'Altro Mondo, Mani Tese all'interno della Rete Lilliput e delle piattaforme europee come Seattle to Brussels e mondiali come la federazione del commercio equo Ifat e il network anti-Wto Our World is Not For Sale, crediamo sia importante promuovere e sostenere le mobilitazioni prossime venture che si pongono l'obiettivo di una drastica revisione dei fondamentali di questa globalizzazione economica.

Global Week of Action dal 10 al 16 aprile, incontro interministeriale del Wto ad Hong Kong nel 2005 e, soprattutto, gli Accordi di Partnership Economica (EPAs) che si stanno negoziando tra UE e Paesi ACP sono le tappe fondamentali della nostra corsa per fermare il commercio ingiusto e la politica oppressiva dell'UE.

Vi inviamo di seguito l'appello "FERMA GLI EPA" lanciato a Londra e da sottoscrivere quanto prima, invitandovi a leggere (e, ancor meglio, linkare sul vostro sito) http://tradewatch.splinder.com , l'Osservatorio sul Commercio Internazionale promosso da Mani Tese, Crocevia, CRBM, Rete Lilliput e ROBA dell'Altro Mondo, sul quale troverete tutti gli aggiornamenti sia sullo stato dei negoziati che delle mobilitazioni.

Tutte le oltre 50 citta' che si sono mobilitate nel settembre 2003 per fermare la Wto a Cancun sono invitate a mettersi nuovamente in moto, a contattarci e a proporre sul proprio territorio incontri, seminari, iniziative di sensibizzazione e mobilitazione. Al piu' presto come Tradewatch produrremo i primi materiali di supporto al lavoro di informazione e mobilitazione.

STOP WTO, STOP EPA

Per ulteriori informazioni:
Monica Di Sisto - ROBA dell'Altro Mondo/Rete Lilliput - moni.disisto@iol.it
Andrea Baranes - CRBM/Rete Lilliput -
abaranes@crbm.org

Se i lavori della WTO e tutti i negoziati multilaterali sono più facilmente sotto i riflettori dei media e dell'opinione pubblica, ci sono altre trattative che invece si stanno svolgendo più discretamente, e delle quali la maggior parte dei cittadini resta all'oscuro. Dal 2002 l'Unione Europea e i Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, (definiti gruppo ACP), stanno negoziando Accordi di Partnership Economica (Economic Partnership Agreements, o più brevemente EPAs), come tappe dell'Accordo di Cotonou, trattato di cooperazione politica ed economica che nel 2000 ha raccolto l'eredità della prima convenzione di cooperazione (Convenzione di Yaoundé) sottoscritta nel 1964 e proseguita con le quattro convenzioni di Lomé, l'ultima delle quali è scaduta il 29 febbraio 2000. L'obiettivo degli EPAs è di stabilire "nuovi aggiustamenti negli scambi, compatibili con le regole della WTO, che rimuovano progressivamente le barriere agli scambi tra Unione Europea e Paesi ACP", e che dovrebbero
 costruire "iniziative di integrazione regionale tra I Paesi ACP" e promuovere "sviluppo sostenibile contribuendo in quegli stessi Paesi allo sradicamento della povertà".

Gli Accordi di Partnership Economica attualmente in discussione sono essenzialmente accordi di libero scambio.

L'Unione Europea ha spinto perché questi accordi fossero fondati su una rigida interpretazione delle regole della WTO, prevedendo l'eliminazione di tutte le barriere commerciali su più del 90% degli scambi tra Europa e Paesi ACP, e nel più breve tempo possibile. Per di più l'Europa sta chiedendo di aprire nuovi negoziati in tema di investimenti, concorrenza, facilitazioni commerciali, commesse governative, protezione dei dati e servizi. I negoziati sui primi quattro tra questi temi in sono stati respinti ambito WTO dai Paesi ACP per il loro impatto negativo sullo sviluppo. Dietro la maschera di una "cooperazione per lo sviluppo" l'Unione Europea sta, di fatto, riproponendo attraverso gli EPA la propria agenda liberista sostenuta in ambito WTO.

Nonostante la forte riluttanza manifestata dai Paesi ACP, la Commissione Europea ha fatto pesanti pressioni politiche ed economiche per affrettare gli accordi di libero scambio senza un sufficiente approfondimento. Tutte le voci che si sono levate in Europa e nei Paesi ACP per indurre la Commissione a considerare altre opzioni sono state ignorate. Per colpa di una pesante dipendenza dagli aiuti internazionali, i Paesi ACP hanno poche possibilità di resistere alla richiesta dell'Unione di aprire i loro mercati alle merci ed ai servizi europei. L'enfasi schiacciante posta sulla liberalizzazione nei negoziati EPA prova che il loro obiettivo è quello di ampliare l'accesso dell'Europa ai mercati ACP, piuttosto che l'accesso dei Paesi ACP allo sviluppo.

I tentativi di realizzare un'integrazione regionale sono centrali nelle strategie di sviluppo dei Paesi ACP. Gli Accordi di Partnership Economica con l'Europa mettono in pericolo il fragile processo di integrazione regionale ed espongono i produttori di quei Paesi a un'impari concorrenza con l'Europa nei mercati interni e dell'area. Il risultato sarà una disoccupazione più forte, la perdita di mezzi di sostentamento, l'insicurezza alimentare e la disuguaglianza sociale. I Governi dei Paesi ACP si troveranno a dover affrontare perdite significanti nelle entrate pubbliche a causa dell'eliminazione delle tasse sulle importazioni e continueranno a subire il problema della volatilità dei capitali che si accompagna alla liberalizzazione. Mentre la Commissione Europea sostiene quindi che gli EPA sono strumenti di sviluppo, tutte le analisi indicano che il peso dei cambiamenti introdotti dagli EPA sarà scaricato esclusivamente sulle spalle dei Paesi di Africa, Carabi e Pacifico, inclusi i Paesi meno sviluppati (LDC).

L'Unione Europea ha ridotto gli obiettivi di Cotonou, che puntavano allo sradicamento della povertà e allo sviluppo sostenibile, a un'agenda di investimenti e liberalizzazioni a proprio uso e consumo. Gli Accordi di Partnership Economica aumenteranno il predominio e la concentrazione di società, beni e servizi europei. Così come sono, gli EPA aggraveranno e prolungheranno il declino socio-economico e la fragilità politica che caratterizza molti dei Paesi ACP. Degli Accordi di Partnership Economica basati su trattati di reciprocità commerciale non hanno senso per i Paesi ACP sia da un punto di vista economico che di sviluppo.

E' per queste ragioni che rigettiamo questi "Accordi di Partnership Economica" così come si prospettano al momento.

Chiediamo una verifica ed una revisione della politica estera commerciale neoliberale dell'Unione Europea, particolarmente rispetto ai Paesi in via di sviluppo. Chiediamo che la cooperazione commerciale tra Unione Europea e Paesi di Africa Carabi e Pacifico si fondi su un approccio che sia

·        Basato su un principio di non reciprocità, come previsto in ambito Wto rispetto ai prodotti di particolare interesse (GSP) e al trattamento speciale e differenziale;

·        Che protegga i produttori dei Paesi ACP, i loro mercati interni e regionali;

·        Che inverta la pressione verso la liberalizzazione degli scambi e dei mercati;

·        Che consenta il necessario spazio politico e aiuti i Paesi ACP a perseguire le proprie strategie di sviluppo

Sottoscrivi l'appello al sito internet www.stopepa.org






posted by tradewatch | 12:54 | commenti
sabato, 16 ottobre 2004
 
Libero commercio all'Europea
Diversi seminari sul commercio, oltre ad un seminario e due workshop dedicati per parlare e confrontarsi a Londra sul tema degli Economic Partnership Agreements (EPA). Si tratta di accordi che l'Unione Europea ha avviato nel 2002 con i 77 paesi di Africa Caraibi e Pacifico (ACP). Dietro il nome di EPA si nascondono in realta' degli accordi di libero commercio su moltissime tematiche. Tra le maggiori critiche rivolte all'UE e vissute come una forte preoccupazione dai gruppi del Sud del mondo giunti all'ESF, il fatto che l'UE intende reintrodurre in questi accordi anche le stesse tematiche che sono state respinte in sede Wto. Solo per fare un esempio, i paesi del Sud, uniti, erano riusciti nei mesi scorsi ad escludere finalmente un accordo sugli investimenti dall'Agenda del Wto. Ora l'apertura dello stesso accordo verra' nuovamente proposta in sede di EPA. In pratica l'UE, malgrado le fortissime pressioni non e' riuscita a fare passare i Singapore Issues agli oltre 140 paesi membri del Wto. Ci riprova ora su base regionale, negoziando diversi accordi con piccoli blocchi di paesi che ben difficilmente potranno resistere, una volta divisi. Gli accordi EPA sono infatti sei, in quanto i 77 paesi ACP non negozieranno uniti un unico accordo, ma sono stati divisi in sei zone geografiche. Con questa tattica l'UE spera di portare a buon termine nei prossimi anni un'agenda commerciale estremamente aggressiva, basata su una liberalizzazione spinta in tutti i settori. Questi accordi sono infatti per definizione "Wto plus", ovvero vanno molto piu' in la' di quanto gia' previsto dall'Organizzazione di Ginevra. Al di la' dello stesso Wto, che rimane comunque l'emblema ed il luogo centrale per definire le politiche commerciali internazionali, si affiancano quindi nuove concrete minacce per i paesi piu' deboli.
Anche per questo gruppi di tutto il mondo stanno discutendo qui a Londra su come potere denunciare questi tentativi e rilanciare le proprie proposte. Un appuntamento fondamentale e condiviso da organizzaizoni provenienti da tutto il mondo sara' sicuramente quello della Global Week of Action, una settimana di mobilitazione globale sul commercio dal 10 al 16 Aprile del 2005. Questo evento, lanciato in India l'anno scorso durante il Forum mondiale, e' stato ripreso in Italia dalle organizzazioni che hanno promosso il Tradewatch, che chiamano tutte le organizzazioni interessate a mobilitarsi per rendere anche in Italia questa settimana di Aprile come la piu' grande mobilitazione globale mai fatta sui temi del commercio.


posted by tradewatch | 19:43 | commenti
 
ESF, seconda giornata. Il seminario sul GATS
Uno dei seminari piu' affollati della seconda giornata dell'European Social forum londinese e' quello sul GATS. Posti a sedere esauriti, tante persone in piedi, attentissime all'esposizione dei relatori. E' evidente che c'e' tanta voglia di capire, di informarsi sul destino dei servizi pubblici. Le attese non vanno deluse. Kenneth Haar di Attac Danimarca, organizzazione tra le promotrici del Network Seattle to Brussels, fornisce un buon excursus storico sul WTO, sottolineando come, dopo il fallimento di Cancun, Usa ed Ue siano tornati alla carica con l'accordo raggiunto a Ginevra a fine luglio. La strategia utilizzata dai paesi del Nord del mondo e' consistita nel fare alcune concessioni ai paesi in via di sviluppo piu' grandi ed a cercare di dividere i paesi piu' piccoli. Haar ha spiegato come dopo Ginevra sia in fase di progresso anche il negoziato sui GATS. E proprio sul GATS in maniera piu' diffusa hanno parlato Susan George, di Attac France, e Herve Mazure di G10 Solidaires, ribadendo come l'accordo sui servizi preveda la liberalizzazione, privatizzazione e commercializzazione "irreversibile" dei servizi. L'idea, ripetuta piu' volte da Susan George in altre occasioni, e' che bisogna agire localmente per poi influenzare la politica negoziale dei governi. In Francia sono gia' decine le municipalita' che si stanno mobilitando per dire no al GATS.
posted by tradewatch | 14:39 | commenti
venerdì, 15 ottobre 2004
 
WORLD FOOD DAY: COTONE E SOVRANITA' ALIMENTARE AL SOCIAL FORUM DI LONDRA

E' possibile costruire una catena di produzione equa e sostenibile per i prodotti in cotone, che rispetti i diritti del lavoro e la salute degli agricoltori e dei produttori, dal campo all'armadio di casa nostra?
E' possibile, attraverso il lavoro quotidiano di ong di sviluppo e movimenti per un commercio giusto in tutto il mondo, garantire la sovranita' alimentare agli oltre 800 milioni di persone che in tutto il mondo soffrono quotidianamente la fame?
Domani sabato 16 ottobre, Giornata mondiale dell'Alimentazione, al Social Forum di Londra si parlera' di sovranita' alimentare e di quali esperienze concrete stanno promuovendo le realta' di commercio equo e di sviluppo nel mondo insieme ai loro partners nei Paesi piu' colpiti dalle regole diseguali del commercio internazionale.
Pesticide Action Network Uk, la federazione internazionale di commercio equo ifat, Etical Fashion Forum insieme a ROBA dell'Altro Mondo disegneranno la filiera del cotone e i suoi punti deboli nel quadro in evoluzione delle regole della Wto a Bloomsbury Birkbeck 541 dalle ore 14.00 alle ore 16.00.
Ad Alexandra Palace GH7, dalle ore 16.30 alle 18.30, Imelda Lacandazo (Peoples' Caravan for Food Sovereignty), Davuluri Venkateswarlu (Action Aid Partner, India), Marcial A.Lopez Herrera (Nicaragua Farmer, CIIR), Cristina Ortega (Platform Rural), Claude Giraud (CPE), Fabien Kervadec (Artisans du monde), Alberto Zoratti (ROBA dell'Alreo Mondo), Patrick Mulvany (Chair - UK ITDG/Food Group) parleranno di Sovranita' alimentare, commercio equo e solidale e diversita': come sfidare il controllo delle corporations

posted by tradewatch | 20:13 | commenti
 
PRESENTATO A LONDRA PORTALE DI VIDEO SUI MISFATTI DELLA GLOBALIZZAZIONE
Oggi viene ufficialmente presentato allo European Media and Communication Rights Forum, consesso parallelo allo European Social Forum, il video portale www.ifiwatch.tv, 'Eyes on the International Financial Institutions'. Un portale mai visto prima con film e video indipendenti, tra cui uno prodotto dalla CRBM, sui risultati, troppo spesso disastrosi, delle politiche e delle attività della Banca mondiale, del Fondo monetario e delle altre banche regionali di sviluppo. Un primo lancio del portale si era avuto sempre a Londra ad inizio ottobre, allorché il sito era stato accolto con toni trionfalistici da registi, esponenti del mondo accademico e della società civile.
I film a disposizione sono ben 60, così come 60 sono gli anni dalla creazione delle istituzioni di Bretton Woods, Banca mondiale e fondo monetario. Il loro scopo principale è rivelare misfatti spesso volutamente ignorati e sconosciuti al grande pubblico e dar voce alle comunità locali, troppo spesso impattate da mega-progetti che promettono sviluppo ma che poi acuiscono solo i problemi legati alla povertà. Il video realizzato da Jaroslava Colajacomo della CRBM e da Diego Marras nel 2002 lungo la rotta dell’oleodotto OCP in Ecuador è l’ennesima dimostrazione di questo stato di cose.
Ifiwatch.tv è un progetto di IFIwatchnet - network internazionale di Ong che monitorano le attività delle istituzioni finanziarie internazionali, di cui CRBM è membro - e di Exequo.
posted by tradewatch | 19:13 | commenti
 
PLENARIA SUL WTO ALL'ESF
Una delle plenarie piu' importanti della prima giornata dell'ESF londinese e' stata quella sulla WTO, intitolata “L'economia europea e l'economia mondiale, la WTO e la giustizia nel commercio”. Tra gli speakers Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL, che sebbene non abbia dato un giudizio netto di critica sull'accordo raggiunto dalla WTO lo scorso fine luglio, ha comunque ribadito che lo stesso accordo e' comunque insoddisfacente perche' non ha preso minimamente in considerazione la questione del cotone, infischiandosene quindi degli interessi di milioni di contadini africani. Epifani ha inoltre manifestato tutti i suoi timori in merito al proseguimento dei negoziati sui servizi. Molto apprezzato anche l'intervento di Claire Joy, “anima” del World Development Movement, una delle organizzazioni di punta del network Seattle to Brussels. La Joy ha evidenziato come il successore di Pascal Lamy alla carica di commissario europeo al commercio sara' Peter Mandelson. Ovvero il principale spin doctor di Tony Blair, e protagonista della svolta neo-liberista del governo guidato dal primo ministro inglese. “Nonostante l'esecutivo inglese abbia poi deciso di revocare l'incarico di ministro a Mandelson per bene due volte” ha affermato ancora Clare Joy “ora lo stesso Mandelson guidera' i negoziati in ambito Wto per conto dell'UE”. Come dire, dubbi su quale sara' la politica della nuova Commissione europea sul commercio proprio non ce ne sono.
posted by tradewatch | 19:07 | commenti
 
10-16 APRILE: I CANTIERI PER LA GLOBAL WEEK OF ACTION SONO APERTI!

Nella prima mattinata di lavori all'Esf londinese, prima plenaria dei movimenti e delle ong di tutto il mondo, co-organizzata da CRBM, ROBA dell'Altro Mondo e altre organizzazioni promotrici di Tradewatch, coinvolte nell'organizzazione e pianificazione della Settimana di mobilitazione globale sul commercio internazionale, che dal 10 al 16 aprile 2005 vedra'il concentrarsi di azioni simboliche, incontri e manifestazioni contro le attuali politiche della Wto e degli scambi globali.
Le prime iniziative di cui si ha gia' conferma dai contact point in tutto il mondo sono gia' numerosissime. Marce e manifestazioni itineranti per i villaggi in oltre 20 regioni indiane; mobilitazioni gia'programmate con seggi volanti e un referendum popolare per un commercio giusto in Bangladesh, Sri Lanka, Filippine e Thailandia; la mobilitazione in America Latina delle reti contro l'Alca, del network Jubilee South e di molte organizzazioni aderenti all'Americas Social Forum; pianificazione di incontri nel corso del prossimo Africa Social Forum. A domenica, per il programma definitivo di tutte le iniziative e le prossime tappe della campagna.
posted by tradewatch | 19:05 | commenti
giovedì, 07 ottobre 2004
 

Apc-WTO/ USA DENUNCIA L'EUROPA PER I SUSSIDI A CONSORZIO AIRBUS
Denuncia presentata da caponegoziatore Robert Zoellick
New York, 6 ott. (Apcom) - Gli Stati Uniti hanno presentato denuncia questo pomeriggio presso l'Organizzazione mondiale per il commercio nei confronti dell'Unione Europea accusandola di fornire sussidi illeciti al consorzio Airbus. La denuncia e' stata presentata dal caponegoziatore commerciale Robert Zoellick. "Si tratta di garantire a tutti la possibilita' di competere ad armi pari - ha detto Zoellick - da quando Airbus e' nata 35 anni fa, alcuni europei hanno giustificato il fatto di garantirle sussidi perché si trattava di un'azienda appena nata. Se quella era la ragione, allora ha perso da tempo motivo di esistere. L'Airbus vende ora piu' aerei civili della stessa Boeing".



posted by tradewatch | 15:33 | commenti
 
Il Commissario allo Sviluppo contro la privatizzazione dei servizi pubblici
Continuano in questi giorni le audizioni del Parlamento Europeo ai candidati ai posti di Commissari Europei nella nuova Commissione Barroso, che dovrebbe insediarsi il prossimo primo Novembre. Oggi è stato il turno del Commissario designato per lo Sviluppo, Louis Michel. Tra le diverse domande, Gabi Zimmer, Parlamentare tedesca del gruppo GUE/NGL ha domandato a Michel di spiegare la sua posizione rispetto alle crescenti pressioni dell'UE per la liberalizzazione dei servizi pubblici e dei cosiddetti servizi di interesse generale (acqua, educazione, sanità), nel quadro dell'accordo Gats e nei negoziati di libero scambio avviati con i paesi ACP (Africa Caraibi Pacifico).
Louis Michel ha risposto di condividere molte delle preoccupazioni esposte dalla Zimmer, dichiarando che "sono con quelli che non credono che tutto debba diventare merce, e che questi servizi dovrebbero essere esentati da pressioni di mercato". Michel ha anche sottolineato l'importante ruolo dei servizi pubblici per soddisfare i bisogni fondamentali delle popolazioni e che questo ruolo dovrebbe essere ancora più forte nei paesi in via di sviluppo rispetto all'UE, per permettergli di risolvere i loro problemi.
A questo punto si profila già all'orizzone una seria divergenza di punti di vista ed anche un possibile scontro di competenze con il Commissario al Commercio Mandelson, che non hai mai fatto mistero di appoggiare con decisione il libero mercato. La Zimmer e altri parlamentari europei hanno infatti già dichiarato che se il presente round di negoziati di Doha fosse davvero un round di Sviluppo, al di là del nome, allora la competenza sui negoziati non dovrebbe spettare unicamente alla Commissione per il Commercio, ma anche e soprattutto a quella per lo Sviluppo. Analogamente i negoziati con i paesi ACP, i famigerati Economic Partnership Agreements (EPA), dovrebbero ricadere nelle competenze di quest'ultima commissione.

posted by tradewatch | 15:31 | commenti
martedì, 05 ottobre 2004
 

Mandelson verso la conferma
Peter Mandelson, che dovrebbe sostituire Lamy al ruolo di Commissario Europeo al Commercio, e' stato ascoltato ieri dal Parlamento Europeo, durante tre ore di domande e risposte circa la sua futura gestione del delicato e potente ruolo. Prima che la nuova Commissione si insedi dovrà ancora superare il voto del Parlamento Europeo, anche se questo voto sembra ormai poco più di una formalità.
La nomina di Mandelson è stata duramente criticata da numerose parti, sia per i trascorsi del futuro commissario (si è dovuto dimettere per ben due volte da posti di responsabilità nel Governo Britannico in seguito a scandali), sia per il suo sostegno al più completo libero commercio.
Un riassunto di alcune preoccupazioni sollevate in questi giorni dalla società civile è disponibile, a cura di Friends of the Earth, all'indirizzo: www.foe.co.uk/resource/media_briefing/mandelsontradebrief.pdf

 




posted by tradewatch | 15:06 | commenti
lunedì, 04 ottobre 2004
 
Il Wto alle prese con la fine dell'Accordo Multifibre
Un articolo pubblicato ieri sul quotidiano indiano The Telegraph segnala che il Wto ha riconosciuto venerdi scorso la necessità di prendere in considerazione le crescenti preoccupazioni per la fine dell'accordo Multifibre. Questo accordo, in vigore da decenni e che scadrà il prossimo 31 dicembre, regolava le quote di prodotti tesili che ogni paese poteva esportare. Molti paesi, nel sud come nel nord del mondo sono decisamente preoccupati che la fine di questo accordo possa gravemente danneggiare le industrie tessili locali. Tutte le ricerche effettuate sui possibili effetti di questa scadenza indicano che la Cina in primo luogo ma anche l'India potrebbero aumentare in modo impressionante le proprie quote di mercato, a scapito degli altri paesi. I due giganti asiatici possono infatti contare su mano d'opera e materia prime a bassissimo costo ma anche su impianti produttivi ed infrastrutture (trasporti, energia, ecc...) molto migliori dei diretti concorrenti nei paesi del sud. 
Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche in primo luogo per la perdita di milioni di posti di lavoro in paesi già molto poveri e sono decine i paesi che hanno chiesto di affrontare la questione in sede Wto. Quest'ultimo, la cui missione è esattamente opposta, ovvero quella di abbattere le barriere commerciali, si trova quindi in una posizione decisamente inusuale.
Tra i paesi che hanno avanzato la richiesta si trovano in primo luogo paesi del Sud, quali Turchia, Messico, Bangladesh, Mauritius, ma anche gli stessi Usa, che pure avevano appoggiato l'idea di chiudere l'accordo Multifibre hanno dichiarato che "sono aperti a nuove discussioni su come affrontare queste difficoltà".
Per alcuni paesi del sud i prodotti tessili e di abbigliamento rappresentano una quota fondamentale dell'export di prodotti industriali, arrivando a più del 70% per paesi come il Bangladesh, la Cambogia o il Pakistan.


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venerdì, 01 ottobre 2004
 
Giriamo di seguito un comunicato e commento di Via Campesina in merito agli accordi UE - Mercosur, che stanno vivendo in questi goirni una fase cruciale.

I negoziatori brasiliani stanno tradendo gli interessi del popolo brasiliano nei negoziati Mercosur - UE

Durante tutta la settimana dal 20 al 24 di settembre si sono riuniti a Bruxelles i negoziatori del Mercosud, tra di loro il Brasile, e i negoziatori dell¹Unione Europea, per presentare le offerte di tariffe e processi di integrazione. Gli accordi, negoziati ora nelle commissioni di tecnici, saranno poi controfirmati in una riunione Ministeriale dal 20 al 24 ottobre a Brasilia. La fretta, nella stesura di questi accordi, realizzati senza nessuna trasparenza o consultazioni della società brasiliana, si deve a pressioni degli Europei, che hanno il mandato per negoziare fino al 31 ottobre e quindi, prima di cambiare i negoziatori, vogliono chiudere l¹accordo con il Mercosud. 
Se nei negoziati sull¹ALCA, i diplomatici brasiliani si sono comportati prudentemente, nel caso dell¹Unione Europea si sono comportati come mercanti di seconda categoria, vendendo la patria senza rispettare o consultare nessun settore della nostra società. 
Pare che i nostri ³negoziatori² o ³liquidatori², capitanati da rappresentanti del Ministero dell¹Industria e Commercio e da gruppi economici che sognano soltanto di esportare un po¹ di zucchero, un po¹ di alcool, un po¹ di carne di pollo in più,   non abbiano tuttavia ottenuto nessun vantaggio in più. E, in cambio, hanno ceduto all¹apertura di tutti i nostro mercati. Le transnazionali europee sono soddisfatte. I posti di lavoro dei brasiliani, che vadano in malora. Il grado di  arrendevolezza è stato tale che, vergognandosene, il rappresentante del Ministero dello sviluppo Agrario si è ritirato dai negoziati per protesta. 
Leggete qui sotto i risultati.

1. NATURA dell¹ACCORDO CHE SI STA NEGOZIANDO  
L¹accordo biregionale tra il Mercosud e l¹Unione Europea presenta, dal momento della sua concezione, uno ³scambio² tra gli interessi offensivi del Mercosud in agricoltura - di coloro che sognano di accrescere le loro vendite in Europa - e l¹abbandono dei nostri mercati alle imprese industriali e di servizi dell¹Europa. L¹interesse offensivo dei negoziatori brasiliani si concentra su alcune materie prime agricole, come: carni, zucchero, alcool e caffè. A sua volta l¹interesse degli europei si concentra su prodotti di maggior valore aggiunto e sui temi degli investimenti, servizi,acquisti dei governi, proprietà intellettuale, vini e beni industriali.
 Il Presidente della Commissione Europea   Romano Prodi, e i suoi commissari, termineranno il loro mandato il 31 ottobre, quando una nuova équipe, in rappresentanza dell¹Europa dei 25 assumerà i negoziati. Per questo motivo c¹è fretta nel chiudere un Accordo prima di questa data. 
Poiché la società brasiliana concentra la sua attenzione sulle elezioni e c¹è una certa dispersione dei movimenti sociali, i ³rappresentanti² del governo hanno approfittato di questo clima per accelerare il processo di negoziazione tra Mercosud e Unione Europea a spron battuto, senza nessuna trasparenza, senza nessuna legittimità politica e senza nessuna consultazione previa dei settori produttivi della società. Non crediamo che la potente FIESP sia d¹accordo con questi procedimenti che porteranno alla liquidazione di parte della nostra industria nazionale. 
Non sono stati portati avanti dialoghi settoriali con coloro che saranno particolarmente colpiti dall¹Accordo, né ci sono studi tecnici che valutino il suo impatto  sul mercato del lavoro brasiliano. 
Leggete i casi più emblematici di  arrendevolezza nell¹Accordo che è in corso di negoziazione.

2. ACCESSO AI MERCATI
Il Brasile ha offerto il 90% di accesso al nostro mercato, il che implica, nella pratica, che i prodotti europei entreranno senza pagare dazi, ossia tariffa zero di importazione in Brasile in 10 anni. Uno dei casi più preoccupanti e patetici è quello del latte, che è considerato prodotto sensibile dal Mercosud e prevedeva oggi una tassa del 27% per l¹ingresso in Brasile e nel Mercosud del latte europeo. Tuttavia la lista delle eccezioni rispetto a prodotti riconosciuti come sensibili del Mercosud non viene applicata all¹Accordo biregionale.L¹agricoltura familiare/contadina brasiliana è responsabile dell¹82% degli 1,8 milioni di stabilimenti produttori di latte in Brasile e almeno dell¹80% della produzione. Se l¹Accordo fosse firmato oggi, l¹aliquota di importazione del latte, che è del 27% passerebbe allo 0%. L¹importazione che oggi è già alta, soprattutto rispetto al latte in polvere e al siero in polvere, sarebbe disastrosa e colpirebbe gravemente i prezzi nazionali e la vita di milioni di piccoli agricoltori. Certamente, più di un milione di piccoli agricoltori che producono oggi circa 30 litri al giorno, non avrebbero condizioni di produttività per competere con gli europei e fallirebbero, perdendo il lavoro e ingrossando le fila dell¹esodo rurale. Lo stesso si può applicare alla produzione di cipolle, aglio, vini e pesche, tra gli altri. Tutto prodotto da piccoli proprietari. Con la firma dell¹Accordo, avremo un incremento dell¹esodo rurale in Brasile.  
Altro esempio dei vantaggi disuguali che possono derivare dall¹Accordo riguarda il settore delle carni: gli europei ci offrono quote minori rispetto a quanto abbiamo già esportato oggi, cioè 116 mila tonnellate, quando già abbiamo esportato 275.000 tonnellate. Se non bastasse questo, questa quota è offerta non in una volta sola ma in tappe, lungo 10 anni, per i quattro soci del Blocco. Ossia,  anche consegnando i nostri mercati, nella illusione che gli europei aprano il loro mercato per quote maggiori di esportazioni agricole, rispetto alle quali abbiamo migliori condizioni di produzione, anche lì loro si proteggono mentre il governo brasiliano consegna tutto.
  Oltre a questo, propongono inoltre un meccanismo che aumenta la tariffa quando le esportazioni vanno crescendo. Questo significa che, quanto più esportiamo maggiore sarà la tariffa. Di questa situazione beneficia solo chi già esporta carni verso l¹Europa; guadagnerà di più per esportare meno, non essendoci una reale apertura di mercati per nuovi produttori e nessuna differenza nella quantità esportata in funzione dell¹accordo.

Un altro punto grave della negoziazione è il tema dei sussidi all¹esportazione. Il sussidio europeo per l¹esportazione di latte è di 1,7 miliardi di euro per quest¹anno (2004) e 1,2 miliardi di euro per il 2005. Non c¹è nessun accordo nel negoziato su come affrontare questo tema, su come proteggere la nostra Agricoltura Familiare da questo volume di sussidi. Non c¹è nessun accordo neanche sulle salvaguardie contro i colpi della importazione di prodotti agricoli sussidiati.


3. SETTORE DEI SERVIZI
Nel settore dei servizi la situazione è ancora più grave e ci interessa come brasiliani anche se non c¹è una relazione diretta con l¹agricoltura. Ma il Brasile si sta aprendo totalmente, nei settori delle telecomunicazioni, servizi ambientali, finanziari, bancari e delle assicurazioni. Questo significa che le imprese transnazionali potranno operare senza nessuna restrizione o condizionamento in tutte le aree, controllare questi mercati che sono strategici per il futuro del paese. E quel che è peggio è che flessibilizziamo aree di alto valore aggiunto. Non c¹è nessuna apertura degli europei che permetta l¹accesso dei nostri prodotti con valore aggiunto   in concorrenza con loro.   

4. AREA DEGLI INVESTIMENTI
L¹Accordo Mercosud ­ UE sarebbe il primo impegno internazionale che il Brasile assumerebbe nel settore degli investimenti. Al di là del fatto che il Brasile sia oggi un paese aperto agli investimenti stranieri, un Accordo in questo senso sottrarrebbe il potere di decisione del Governo di legislare e controllare per proteggere gli interessi nazionali  quando fosse necessario. 
Nella offerta iniziale, il Governo brasiliano ha introdotto restrizioni agli investimenti stranieri in agricoltura che potessero, eventualmente, compromettere le politiche nazionali per la realizzazione della riforma agraria, puntando soprattutto a proteggere il PRONAF (Programma Nazionale di Rafforzamento dell¹Agricoltura Familiare) e ha mantenuto misure restrittive rispetto all¹acquisizione di terre da parte di stranieri. Tuttavia, la UE ha consegnato un documento a Itamaraty in cui chiede la rimozione della restrizione relativa alla ³riforma agraria² e all¹agricoltura , tra le altre. 
   
5. PROPRIETA¹ INTELLETTUALE
La proposta comunitaria già supera e di molto i livelli stabiliti nei   TRIPs, decisi nell¹ambito dell¹ OMC. Per esempio: la UE fa pressione perché sia inclusa nell¹Accordo la protezione di prodotti come il formaggio parmigiano. Vogliono obbligarci a seguire regole di proprietà intellettuale al di là di quel che il paese può accettare.
E¹ importante ricordare che la legislazione comunitaria sulla protezione delle Indicazioni Geografiche è oggi oggetto di un painel del WTO promosso dagli USA e dall¹Australia contro la UE, con Brasile e Argentina come terze parti interessate. 
Gli europei vogliano anche garantire la proprietà intellettuale relativa alla indicazione geografica di vini, formaggi, prosciutti ecc; Questo equivale a dire che non potremo produrre nessun tipo di formaggio parmigiano, gorgonzola ecc. poiché queste Indicazioni Geografiche sarebbero già brevetti  europei. Né potremo commercializzare la nostra ³mortadella² perché ³mortadella Bologna² è protetta attraverso l¹Identificazione Geografica. 
Così, quello che gli europei non sono riusciti ad ottenere nell¹ambito del WTO, che stabilisce più restrizioni e  condizioni migliori per tutti i paesi, nel caso dell¹Accordo UE-Mercosud, sono riusciti ad imporci tutte le restrizioni per proteggere  i loro interessi e remunerare i loro prodotti. Ossia l¹Accordo è peggiore rispetto a quel che avevamo negoziato al WTO.

5. ACQUISTI DEI GOVERNI
Il Mercosud ha privilegiato gli europei, in relazione a altri paesi e regioni, rispetto agli acquisti pubblici per mezzo del meccanismo di consultazione e trasparenza. Questo significa che ogni volta che ci sarà un acquisto pubblico, gli europei avranno il diritto di sollecitare una consultazione. Se la partecipazione degli europei sarà rifiutata nella   licitazione, dovranno essere informati formalmente. A prima vista, il meccanismo sembra inoffensivo, ma sarà che, dopo alcuni rifiuti, sopporteremo la pressione degli europei nei confronti dell¹apertura  dei nostri acquisti governativi? 
Questo significa che dopo la firma dell¹accordo, tutti gli acquisti pubblici, al di sopra di un certo valore, dovranno avere non solo una gara d¹appalto internazionale ma l¹Accordo dà il diritto agli Europei di avere una preferenza nella gara rispetto agli altri. 

E ovviamente in diverse aree di forniture essi possono competere in migliori condizioni rispetto alla nostra industria e cosi disputare gli investimenti pubblici in infrastrutture.  

6. CONCLUSIONI
Se la diplomazia brasiliana ha saputo fermare i negoziati sull¹ALCA perché  non rispondevano alle attese e alle necessità dei brasiliani come progetto di sviluppo sostenibile e indipendente, perché lasciamo che vada avanti l¹Accordo con gli europei, che nella pratica sta diventando molto peggio dell¹ALCA? 
Ma al di là dei confronti con l¹ALCA, questo accordo mette a rischio settori importanti dell¹agricoltura familiare, della nostra industria e dei servizi. Mette a rischio i posti di lavoro di milioni di brasiliani. E non ci guadagnamo niente, solo l¹illusione del libero commercio. Si tratta in realtà di un neo-colonialismo vergognoso che esige una immediata reazione della società brasiliana, dei settori sociali organizzati. 

Non possiamo tacere di fronte a questo vergognoso assoggettamento degli interessi del popolo brasiliano al capitale europeo, praticato dai negoziatori che dovrebbero essere chiamati ³liquidatori², ai quali non compete nessuna legittimità di rappresentarci.  

A New York, il Presidente Lula ha affermato l¹importanza della sicurezza alimentare e della giustizia sociale. Tuttavia, l¹Accordo Mercosud - Unione Europea mette in discussione la nostra sicurezza alimentare e, quindi la nostra sovranità. Una volta di più l¹uomo delle campagne e il popolo brasiliano, i posti di lavoro dei nostri lavoratori pagano il prezzo dell¹apertura commerciale, in cambio di dubbiosi vantaggi per alcuni, pochi settori esportatori. 

Speriamo che il governo brasilano onori i suoi impegni della campagna elettorale con il popolo brasiliano e sostenga almeno il nostro lavoro. Quel che è in gioco sono la nostra sovranità e il nostro futuro come paese. E¹ in gioco un progetto di sviluppo nazionale.

La parola al governo brasiliano

Brasília, 27 settembre 2004.

VIA CAMPESINA BRASIL
- Movimento dos trabalhadores rurais sem terra- MST
- Movimento dos pequenos agricultores- MPA
- Movimento das mulheres camponesas- MMC
- Movimento dos atingidos por barragens
- Comissão pastoral da Terra- CPT





























































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