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Osservatorio
sul Commercio Mondiale
promosso
da Rete
Lilliput, Campagna
per la Riforma della Banca Mondiale, Roba
dell'Altro Mondo, Mani
Tese, Crocevia
e Gruppo di Appoggio al Movimento Contadino Africano, tra le organizzazioni
promotrici della Campagna
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giovedì, 21 ottobre 2004
Falliti i negoziati UE - Mercosur: se ne riparla l'anno prossimo L'UE propone incentivi commerciali per i paesi "buoni" mercoledì, 20 ottobre 2004
Ancora più potere nel Gats per la Commissione UE!
Il gruppo di ricerca DAPSE (Democracy and Public Services in Europe) ha pubblicato uno studio sugli effetti della direttiva Bolkenstein sui negoziati Gats. La direttiva in oggetto riguarda una liberalizzazione completa di tutti i servizi all'interno dell'UE, ed è stata duramente criticata per le sue possibili conseguenze. Tra queste, il DAPSE fa notare come ci sarebbero anche degli effetti diretti e molto gravi sui rapporti di potere tra i diversi organismi europei. In primo luogo, infatti, la competenza sui negoziati Gats verrebbe trasferita quasi interamente sulla Commissione, ancora più di quanto non accada oggi, quando la stessa Commissione è comunque chiamata a coordinare i lavori e le proposte dei diversi paesi membri, ad esempio tramite l'organo tecnico denominato Comitato 133. In secondo luogo la Commissione sarebbe ulteriormente rafforzata nei negoziati in quanto potrebbe offrire qualcosa di molto più appetibile per gli altri membri del Wto: l'intero "mercato" dei servizi europeo, nei diversi settori. Questo significa che l'attuale potere di controllo ed indirizzo del Parlamento sui negoziati Gats, che già ora è assolutamente insufficiente, verrebbe praticamente azzerato, visto che lo stesso Parlamento Europeo non ha poteri per correggere la Commissione durante i negoziati in corso. In pratica i parlamenti nazionali e quello europeo, organi sovrani, eletti dai cittadini europei, non avrebbero più alcun potere in materie quali l'istruzione, la sanità, i trasporti, l'energia, le poste e telecomunicazioni, il trattamento dei rifiuti, la gestione delle acque. In tutti questi e nei molti altri settori oggetto del Gats si rischia di avere unicamente la Commissione, ed al suo interno il Commissario al commercio, non eletto, a decidere per conto delle centinaia di milioni di cittadini europei.
Il rapporto completo si può scaricare alla pagina: http://www.dapse.org/articles/IntMarket_Submissions.html Aperta la corsa per il posto di Direttore Generale del Wto Fissata la data per la prossima Conferenza Ministeriale del Wto martedì, 19 ottobre 2004
Accordo di libero commercio tra Mercosur e CAN
Il Mercosur (l'alleanza economica di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) e la Comunidad Andina de Naciones (CAN, raggruppamento di molti degli altri paesi latinoamericani) hanno firmato lunedi scorso un accordo di libero commercio che pone le basi per la creazione del quinto spazio economico del mondo, in termini di Prodotto Interno Lordo dei paesi partecipanti, con oltre 800 miliardi di dollari. Le conseguenze di questo accordo dovranno essere valutate nei prossimi anni. Secondo diversi osservatori, infatti, da una parte i paesi e le popolazioni più deboli, come in ogni accordo di libero commercio, potrebbero essere quelli che pagheranno i costi maggiori per questa liberalizzazione del commercio, mentre ad esempio il Brasile, vero gigante della regione, potrebbe uscirne avvantaggiato. D'altra parte, però, un accordo che riunisca tutti i paesi dell'America Latina potrebbe essere fondamentale per rispondere in maniera più efficace allo strapotere (non solo economico) degli Stati Uniti nel continente. Questo accordo tra Mercosur e CAN deve quindi essere messo in relazione con le difficoltà statunitensi per cercare di chiudere un accordo di libero commercio delle americhe (ALCA), tentativo che sembra al momento per lo meno fortemente rallentato. lunedì, 18 ottobre 2004
Le imprese Usa chiedono nuove misure contro il tessile cinese FERMIAMO LA WTO, FERMIAMO GLI ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO TRA L'UNIONE EUROPEA E I PAESI PIU' POVERI DI AFRICA, CARAIBI E PACIFICO DAL FORUM SOCIALE DI LONDRA DICIAMO "STOP AI NEGOZIATI NASCOSTI" Global Week of Action dal 10 al 16 aprile, incontro interministeriale del Wto ad Hong Kong nel 2005 e, soprattutto, gli Accordi di Partnership Economica (EPAs) che si stanno negoziando tra UE e Paesi ACP sono le tappe fondamentali della nostra corsa per fermare il commercio ingiusto e la politica oppressiva dell'UE. Vi inviamo di seguito l'appello "FERMA GLI EPA" lanciato a Londra e da sottoscrivere quanto prima, invitandovi a leggere (e, ancor meglio, linkare sul vostro sito) http://tradewatch.splinder.com , l'Osservatorio sul Commercio Internazionale promosso da Mani Tese, Crocevia, CRBM, Rete Lilliput e ROBA dell'Altro Mondo, sul quale troverete tutti gli aggiornamenti sia sullo stato dei negoziati che delle mobilitazioni. Tutte le oltre 50 citta' che si sono mobilitate nel settembre 2003 per fermare la Wto a Cancun sono invitate a mettersi nuovamente in moto, a contattarci e a proporre sul proprio territorio incontri, seminari, iniziative di sensibizzazione e mobilitazione. Al piu' presto come Tradewatch produrremo i primi materiali di supporto al lavoro di informazione e mobilitazione. STOP WTO, STOP EPA Per ulteriori informazioni:Monica Di Sisto - ROBA dell'Altro Mondo/Rete Lilliput - moni.disisto@iol.it Andrea Baranes - CRBM/Rete Lilliput - abaranes@crbm.org Se i lavori della WTO e tutti i negoziati multilaterali sono più facilmente sotto i riflettori dei media e dell'opinione pubblica, ci sono altre trattative che invece si stanno svolgendo più discretamente, e delle quali la maggior parte dei cittadini resta all'oscuro. Dal 2002 l'Unione Europea e i Paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, (definiti gruppo ACP), stanno negoziando Accordi di Partnership Economica (Economic Partnership Agreements, o più brevemente EPAs), come tappe dell'Accordo di Cotonou, trattato di cooperazione politica ed economica che nel 2000 ha raccolto l'eredità della prima convenzione di cooperazione (Convenzione di Yaoundé) sottoscritta nel 1964 e proseguita con le quattro convenzioni di Lomé, l'ultima delle quali è scaduta il 29 febbraio 2000. L'obiettivo degli EPAs è di stabilire "nuovi aggiustamenti negli scambi, compatibili con le regole della WTO, che rimuovano progressivamente le barriere agli scambi tra Unione Europea e Paesi ACP", e che dovrebbero Gli Accordi di Partnership Economica attualmente in discussione sono essenzialmente accordi di libero scambio. L'Unione Europea ha spinto perché questi accordi fossero fondati su una rigida interpretazione delle regole della WTO, prevedendo l'eliminazione di tutte le barriere commerciali su più del 90% degli scambi tra Europa e Paesi ACP, e nel più breve tempo possibile. Per di più l'Europa sta chiedendo di aprire nuovi negoziati in tema di investimenti, concorrenza, facilitazioni commerciali, commesse governative, protezione dei dati e servizi. I negoziati sui primi quattro tra questi temi in sono stati respinti ambito WTO dai Paesi ACP per il loro impatto negativo sullo sviluppo. Dietro la maschera di una "cooperazione per lo sviluppo" l'Unione Europea sta, di fatto, riproponendo attraverso gli EPA la propria agenda liberista sostenuta in ambito WTO. Nonostante la forte riluttanza manifestata dai Paesi ACP, la Commissione Europea ha fatto pesanti pressioni politiche ed economiche per affrettare gli accordi di libero scambio senza un sufficiente approfondimento. Tutte le voci che si sono levate in Europa e nei Paesi ACP per indurre la Commissione a considerare altre opzioni sono state ignorate. Per colpa di una pesante dipendenza dagli aiuti internazionali, i Paesi ACP hanno poche possibilità di resistere alla richiesta dell'Unione di aprire i loro mercati alle merci ed ai servizi europei. L'enfasi schiacciante posta sulla liberalizzazione nei negoziati EPA prova che il loro obiettivo è quello di ampliare l'accesso dell'Europa ai mercati ACP, piuttosto che l'accesso dei Paesi ACP allo sviluppo. I tentativi di realizzare un'integrazione regionale sono centrali nelle strategie di sviluppo dei Paesi ACP. Gli Accordi di Partnership Economica con l'Europa mettono in pericolo il fragile processo di integrazione regionale ed espongono i produttori di quei Paesi a un'impari concorrenza con l'Europa nei mercati interni e dell'area. Il risultato sarà una disoccupazione più forte, la perdita di mezzi di sostentamento, l'insicurezza alimentare e la disuguaglianza sociale. I Governi dei Paesi ACP si troveranno a dover affrontare perdite significanti nelle entrate pubbliche a causa dell'eliminazione delle tasse sulle importazioni e continueranno a subire il problema della volatilità dei capitali che si accompagna alla liberalizzazione. Mentre la Commissione Europea sostiene quindi che gli EPA sono strumenti di sviluppo, tutte le analisi indicano che il peso dei cambiamenti introdotti dagli EPA sarà scaricato esclusivamente sulle spalle dei Paesi di Africa, Carabi e Pacifico, inclusi i Paesi meno sviluppati (LDC). L'Unione Europea ha ridotto gli obiettivi di Cotonou, che puntavano allo sradicamento della povertà e allo sviluppo sostenibile, a un'agenda di investimenti e liberalizzazioni a proprio uso e consumo. Gli Accordi di Partnership Economica aumenteranno il predominio e la concentrazione di società, beni e servizi europei. Così come sono, gli EPA aggraveranno e prolungheranno il declino socio-economico e la fragilità politica che caratterizza molti dei Paesi ACP. Degli Accordi di Partnership Economica basati su trattati di reciprocità commerciale non hanno senso per i Paesi ACP sia da un punto di vista economico che di sviluppo. E' per queste ragioni che rigettiamo questi "Accordi di Partnership Economica" così come si prospettano al momento. Chiediamo una verifica ed una revisione della politica estera commerciale neoliberale dell'Unione Europea, particolarmente rispetto ai Paesi in via di sviluppo. Chiediamo che la cooperazione commerciale tra Unione Europea e Paesi di Africa Carabi e Pacifico si fondi su un approccio che sia · Basato su un principio di non reciprocità, come previsto in ambito Wto rispetto ai prodotti di particolare interesse (GSP) e al trattamento speciale e differenziale; · Che protegga i produttori dei Paesi ACP, i loro mercati interni e regionali; · Che inverta la pressione verso la liberalizzazione degli scambi e dei mercati; · Che consenta il necessario spazio politico e aiuti i Paesi ACP a perseguire le proprie strategie di sviluppo Sottoscrivi l'appello al sito internet www.stopepa.org sabato, 16 ottobre 2004
Libero commercio all'Europea
Diversi seminari sul commercio, oltre ad un seminario e due workshop dedicati per parlare e confrontarsi a Londra sul tema degli Economic Partnership Agreements (EPA). Si tratta di accordi che l'Unione Europea ha avviato nel 2002 con i 77 paesi di Africa Caraibi e Pacifico (ACP). Dietro il nome di EPA si nascondono in realta' degli accordi di libero commercio su moltissime tematiche. Tra le maggiori critiche rivolte all'UE e vissute come una forte preoccupazione dai gruppi del Sud del mondo giunti all'ESF, il fatto che l'UE intende reintrodurre in questi accordi anche le stesse tematiche che sono state respinte in sede Wto. Solo per fare un esempio, i paesi del Sud, uniti, erano riusciti nei mesi scorsi ad escludere finalmente un accordo sugli investimenti dall'Agenda del Wto. Ora l'apertura dello stesso accordo verra' nuovamente proposta in sede di EPA. In pratica l'UE, malgrado le fortissime pressioni non e' riuscita a fare passare i Singapore Issues agli oltre 140 paesi membri del Wto. Ci riprova ora su base regionale, negoziando diversi accordi con piccoli blocchi di paesi che ben difficilmente potranno resistere, una volta divisi. Gli accordi EPA sono infatti sei, in quanto i 77 paesi ACP non negozieranno uniti un unico accordo, ma sono stati divisi in sei zone geografiche. Con questa tattica l'UE spera di portare a buon termine nei prossimi anni un'agenda commerciale estremamente aggressiva, basata su una liberalizzazione spinta in tutti i settori. Questi accordi sono infatti per definizione "Wto plus", ovvero vanno molto piu' in la' di quanto gia' previsto dall'Organizzazione di Ginevra. Al di la' dello stesso Wto, che rimane comunque l'emblema ed il luogo centrale per definire le politiche commerciali internazionali, si affiancano quindi nuove concrete minacce per i paesi piu' deboli. Anche per questo gruppi di tutto il mondo stanno discutendo qui a Londra su come potere denunciare questi tentativi e rilanciare le proprie proposte. Un appuntamento fondamentale e condiviso da organizzaizoni provenienti da tutto il mondo sara' sicuramente quello della Global Week of Action, una settimana di mobilitazione globale sul commercio dal 10 al 16 Aprile del 2005. Questo evento, lanciato in India l'anno scorso durante il Forum mondiale, e' stato ripreso in Italia dalle organizzazioni che hanno promosso il Tradewatch, che chiamano tutte le organizzazioni interessate a mobilitarsi per rendere anche in Italia questa settimana di Aprile come la piu' grande mobilitazione globale mai fatta sui temi del commercio. ESF, seconda giornata. Il seminario sul GATS
Uno dei seminari piu' affollati della seconda giornata dell'European Social forum londinese e' quello sul GATS. Posti a sedere esauriti, tante persone in piedi, attentissime all'esposizione dei relatori. E' evidente che c'e' tanta voglia di capire, di informarsi sul destino dei servizi pubblici. Le attese non vanno deluse. Kenneth Haar di Attac Danimarca, organizzazione tra le promotrici del Network Seattle to Brussels, fornisce un buon excursus storico sul WTO, sottolineando come, dopo il fallimento di Cancun, Usa ed Ue siano tornati alla carica con l'accordo raggiunto a Ginevra a fine luglio. La strategia utilizzata dai paesi del Nord del mondo e' consistita nel fare alcune concessioni ai paesi in via di sviluppo piu' grandi ed a cercare di dividere i paesi piu' piccoli. Haar ha spiegato come dopo Ginevra sia in fase di progresso anche il negoziato sui GATS. E proprio sul GATS in maniera piu' diffusa hanno parlato Susan George, di Attac France, e Herve Mazure di G10 Solidaires, ribadendo come l'accordo sui servizi preveda la liberalizzazione, privatizzazione e commercializzazione "irreversibile" dei servizi. L'idea, ripetuta piu' volte da Susan George in altre occasioni, e' che bisogna agire localmente per poi influenzare la politica negoziale dei governi. In Francia sono gia' decine le municipalita' che si stanno mobilitando per dire no al GATS. venerdì, 15 ottobre 2004
WORLD FOOD DAY: COTONE E SOVRANITA' ALIMENTARE AL SOCIAL FORUM DI LONDRA
E' possibile costruire una catena di produzione equa e sostenibile per i prodotti in cotone, che rispetti i diritti del lavoro e la salute degli agricoltori e dei produttori, dal campo all'armadio di casa nostra? E' possibile, attraverso il lavoro quotidiano di ong di sviluppo e movimenti per un commercio giusto in tutto il mondo, garantire la sovranita' alimentare agli oltre 800 milioni di persone che in tutto il mondo soffrono quotidianamente la fame? Domani sabato 16 ottobre, Giornata mondiale dell'Alimentazione, al Social Forum di Londra si parlera' di sovranita' alimentare e di quali esperienze concrete stanno promuovendo le realta' di commercio equo e di sviluppo nel mondo insieme ai loro partners nei Paesi piu' colpiti dalle regole diseguali del commercio internazionale. Pesticide Action Network Uk, la federazione internazionale di commercio equo ifat, Etical Fashion Forum insieme a ROBA dell'Altro Mondo disegneranno la filiera del cotone e i suoi punti deboli nel quadro in evoluzione delle regole della Wto a Bloomsbury Birkbeck 541 dalle ore 14.00 alle ore 16.00. Ad Alexandra Palace GH7, dalle ore 16.30 alle 18.30, Imelda Lacandazo (Peoples' Caravan for Food Sovereignty), Davuluri Venkateswarlu (Action Aid Partner, India), Marcial A.Lopez Herrera (Nicaragua Farmer, CIIR), Cristina Ortega (Platform Rural), Claude Giraud (CPE), Fabien Kervadec (Artisans du monde), Alberto Zoratti (ROBA dell'Alreo Mondo), Patrick Mulvany (Chair - UK ITDG/Food Group) parleranno di Sovranita' alimentare, commercio equo e solidale e diversita': come sfidare il controllo delle corporations PRESENTATO A LONDRA PORTALE DI VIDEO SUI MISFATTI DELLA GLOBALIZZAZIONE
Oggi viene ufficialmente presentato allo European Media and Communication Rights Forum, consesso parallelo allo European Social Forum, il video portale www.ifiwatch.tv, 'Eyes on the International Financial Institutions'. Un portale mai visto prima con film e video indipendenti, tra cui uno prodotto dalla CRBM, sui risultati, troppo spesso disastrosi, delle politiche e delle attività della Banca mondiale, del Fondo monetario e delle altre banche regionali di sviluppo. Un primo lancio del portale si era avuto sempre a Londra ad inizio ottobre, allorché il sito era stato accolto con toni trionfalistici da registi, esponenti del mondo accademico e della società civile. I film a disposizione sono ben 60, così come 60 sono gli anni dalla creazione delle istituzioni di Bretton Woods, Banca mondiale e fondo monetario. Il loro scopo principale è rivelare misfatti spesso volutamente ignorati e sconosciuti al grande pubblico e dar voce alle comunità locali, troppo spesso impattate da mega-progetti che promettono sviluppo ma che poi acuiscono solo i problemi legati alla povertà. Il video realizzato da Jaroslava Colajacomo della CRBM e da Diego Marras nel 2002 lungo la rotta dell’oleodotto OCP in Ecuador è l’ennesima dimostrazione di questo stato di cose. Ifiwatch.tv è un progetto di IFIwatchnet - network internazionale di Ong che monitorano le attività delle istituzioni finanziarie internazionali, di cui CRBM è membro - e di Exequo. PLENARIA SUL WTO ALL'ESF
Una delle plenarie piu' importanti della prima giornata dell'ESF londinese e' stata quella sulla WTO, intitolata “L'economia europea e l'economia mondiale, la WTO e la giustizia nel commercio”. Tra gli speakers Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL, che sebbene non abbia dato un giudizio netto di critica sull'accordo raggiunto dalla WTO lo scorso fine luglio, ha comunque ribadito che lo stesso accordo e' comunque insoddisfacente perche' non ha preso minimamente in considerazione la questione del cotone, infischiandosene quindi degli interessi di milioni di contadini africani. Epifani ha inoltre manifestato tutti i suoi timori in merito al proseguimento dei negoziati sui servizi. Molto apprezzato anche l'intervento di Claire Joy, “anima” del World Development Movement, una delle organizzazioni di punta del network Seattle to Brussels. La Joy ha evidenziato come il successore di Pascal Lamy alla carica di commissario europeo al commercio sara' Peter Mandelson. Ovvero il principale spin doctor di Tony Blair, e protagonista della svolta neo-liberista del governo guidato dal primo ministro inglese. “Nonostante l'esecutivo inglese abbia poi deciso di revocare l'incarico di ministro a Mandelson per bene due volte” ha affermato ancora Clare Joy “ora lo stesso Mandelson guidera' i negoziati in ambito Wto per conto dell'UE”. Come dire, dubbi su quale sara' la politica della nuova Commissione europea sul commercio proprio non ce ne sono. 10-16 APRILE: I CANTIERI PER LA GLOBAL WEEK OF ACTION SONO APERTI!
Nella prima mattinata di lavori all'Esf londinese, prima plenaria dei movimenti e delle ong di tutto il mondo, co-organizzata da CRBM, ROBA dell'Altro Mondo e altre organizzazioni promotrici di Tradewatch, coinvolte nell'organizzazione e pianificazione della Settimana di mobilitazione globale sul commercio internazionale, che dal 10 al 16 aprile 2005 vedra'il concentrarsi di azioni simboliche, incontri e manifestazioni contro le attuali politiche della Wto e degli scambi globali. Le prime iniziative di cui si ha gia' conferma dai contact point in tutto il mondo sono gia' numerosissime. Marce e manifestazioni itineranti per i villaggi in oltre 20 regioni indiane; mobilitazioni gia'programmate con seggi volanti e un referendum popolare per un commercio giusto in Bangladesh, Sri Lanka, Filippine e Thailandia; la mobilitazione in America Latina delle reti contro l'Alca, del network Jubilee South e di molte organizzazioni aderenti all'Americas Social Forum; pianificazione di incontri nel corso del prossimo Africa Social Forum. A domenica, per il programma definitivo di tutte le iniziative e le prossime tappe della campagna. giovedì, 07 ottobre 2004
Apc-WTO/ USA DENUNCIA L'EUROPA PER I SUSSIDI A CONSORZIO AIRBUS Il Commissario allo Sviluppo contro la privatizzazione dei servizi pubblici
Continuano in questi giorni le audizioni del Parlamento Europeo ai candidati ai posti di Commissari Europei nella nuova Commissione Barroso, che dovrebbe insediarsi il prossimo primo Novembre. Oggi è stato il turno del Commissario designato per lo Sviluppo, Louis Michel. Tra le diverse domande, Gabi Zimmer, Parlamentare tedesca del gruppo GUE/NGL ha domandato a Michel di spiegare la sua posizione rispetto alle crescenti pressioni dell'UE per la liberalizzazione dei servizi pubblici e dei cosiddetti servizi di interesse generale (acqua, educazione, sanità), nel quadro dell'accordo Gats e nei negoziati di libero scambio avviati con i paesi ACP (Africa Caraibi Pacifico).
Louis Michel ha risposto di condividere molte delle preoccupazioni esposte dalla Zimmer, dichiarando che "sono con quelli che non credono che tutto debba diventare merce, e che questi servizi dovrebbero essere esentati da pressioni di mercato". Michel ha anche sottolineato l'importante ruolo dei servizi pubblici per soddisfare i bisogni fondamentali delle popolazioni e che questo ruolo dovrebbe essere ancora più forte nei paesi in via di sviluppo rispetto all'UE, per permettergli di risolvere i loro problemi.
A questo punto si profila già all'orizzone una seria divergenza di punti di vista ed anche un possibile scontro di competenze con il Commissario al Commercio Mandelson, che non hai mai fatto mistero di appoggiare con decisione il libero mercato. La Zimmer e altri parlamentari europei hanno infatti già dichiarato che se il presente round di negoziati di Doha fosse davvero un round di Sviluppo, al di là del nome, allora la competenza sui negoziati non dovrebbe spettare unicamente alla Commissione per il Commercio, ma anche e soprattutto a quella per lo Sviluppo. Analogamente i negoziati con i paesi ACP, i famigerati Economic Partnership Agreements (EPA), dovrebbero ricadere nelle competenze di quest'ultima commissione. martedì, 05 ottobre 2004
Mandelson verso la conferma
lunedì, 04 ottobre 2004
Il Wto alle prese con la fine dell'Accordo Multifibre
Un articolo pubblicato ieri sul quotidiano indiano The Telegraph segnala che il Wto ha riconosciuto venerdi scorso la necessità di prendere in considerazione le crescenti preoccupazioni per la fine dell'accordo Multifibre. Questo accordo, in vigore da decenni e che scadrà il prossimo 31 dicembre, regolava le quote di prodotti tesili che ogni paese poteva esportare. Molti paesi, nel sud come nel nord del mondo sono decisamente preoccupati che la fine di questo accordo possa gravemente danneggiare le industrie tessili locali. Tutte le ricerche effettuate sui possibili effetti di questa scadenza indicano che la Cina in primo luogo ma anche l'India potrebbero aumentare in modo impressionante le proprie quote di mercato, a scapito degli altri paesi. I due giganti asiatici possono infatti contare su mano d'opera e materia prime a bassissimo costo ma anche su impianti produttivi ed infrastrutture (trasporti, energia, ecc...) molto migliori dei diretti concorrenti nei paesi del sud. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche in primo luogo per la perdita di milioni di posti di lavoro in paesi già molto poveri e sono decine i paesi che hanno chiesto di affrontare la questione in sede Wto. Quest'ultimo, la cui missione è esattamente opposta, ovvero quella di abbattere le barriere commerciali, si trova quindi in una posizione decisamente inusuale. Tra i paesi che hanno avanzato la richiesta si trovano in primo luogo paesi del Sud, quali Turchia, Messico, Bangladesh, Mauritius, ma anche gli stessi Usa, che pure avevano appoggiato l'idea di chiudere l'accordo Multifibre hanno dichiarato che "sono aperti a nuove discussioni su come affrontare queste difficoltà".
Per alcuni paesi del sud i prodotti tessili e di abbigliamento rappresentano una quota fondamentale dell'export di prodotti industriali, arrivando a più del 70% per paesi come il Bangladesh, la Cambogia o il Pakistan.
venerdì, 01 ottobre 2004
Giriamo di seguito un comunicato e commento di Via Campesina in merito agli accordi UE - Mercosur, che stanno vivendo in questi goirni una fase cruciale.
I negoziatori brasiliani stanno tradendo gli interessi del popolo brasiliano nei negoziati Mercosur - UE posted by tradewatch
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