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sabato, 31 luglio 2004
L'UE pronta a firmare l'accordo agricolo
Il commissario all'agricoltura Franz Fischler ha dichiarato pochi minuti fa che l'UE è soddisfatta dell'accordo agricolo raggiunto.
Sembra che ormai il maggior scoglio per concludere l'accordo-quadro di luglio, l'agricoltura, sia stato superato, come confermato anche dal ministro brasiliano Celso Amorim che ha ammesso che: "nella situazione in cui siamo è difficle non concludere [positivamenete]".
Le ultime difficoltà che rimangono sono relative al negoziato sulle tariffe dei prodotti industriali.
Ok l’accordo è fatto ?
E’ di pochi minuti fa la notizia che i paesi in via di sviluppo siano pronti per dare l’ok all’Accordo-quadro di luglio.
Celso Amorim, il ministro degli esteri brasiliano che sta guidando i negoziati del G20, ha dichiarato all'agenzia AFP che rispetto a Cancun sono stati fatti molti passi avanti e che ormai si è vicini alla conclusione.
Anche il gruppo G90, composto dai PVS più piccoli sembra soddisfatto della parte agricola ma rimane insoddisfatto per la parte relativa alla liberalizzazione dei prodotti industriali.
Amorim ha affermato che "Ora abbiamo un accordo equilibrato. Molto migliore di quello di ieri (venerdì) e della prima bozza del WTO”, aggiungendo che su alcuni punti il negoziato è avanzato del 20%, su altri del 70 o del 90%.
"In generale l’accordo è soddisfacente” ha concluso il ministro.
Ancora nessuna novità ma si continua a trattare
Dopo 14 ore di negoziato non-stop alle 7,30 di stamane i negoziatori hanno sospeso i lavori per consultare i rispettivi governi prima di riprendere i lavori verso le 11:00.
In realtà gli incontri notturni non hanno coinvolto tutti i 147 paesi ma poco più di una ventina.
Il punto più difficle da risolvere pare sia rimasto quello dei cosiddetti "prodotti sensibili" che Giappone e Svizzera vogliono difendere con tariffe doganali elevate.
La sensazione è che il negoziato andrà avanti ad oltranza fino al raggiungimento di un accordo.
L'accordo recupererebbe il fallimento di Cancun e rilancerebbe l'ottavo ciclo di negoziati GATT/WTO.
Prorogata di un giorno la scadenza dei negoziati.
Si protrarranno anche nella giornata odierna i tentativi di trovare un accordo che permetta il rilancio del ciclo di negoziati noto come Doha Development Round.
"complessivamente la reazione [al nuovo testo proposto ieri] è moderata. Deve essere fatto un ulteriore lavoro e noi ci dedicheremo tutta la notte" ha dichiarato ieri sera l'ambasciatore UE a Ginevra Carlo Trojan.
La dichiarazione è stata rilasciata dopo il primo incontro di tutti i capi delegazione a commento della versione rivista della proposta di accordo.
Il direttore del WTO, Supachai Panitchpakdi ha fatto appello a tutti i 147 paesi membri per un "costruttivo coinvolgimento" per superare la situazione di blocco.
Secondo Supachai "chiaramente il testo [rivisto] è bilanciato e risolve le preoccupazioni di tutti".
In realtà le reazioni dei paesi membri sono molto diverse fra loro ed alcune sono negative.
Ad esempio l'Argentina ieri sera ha dichiarato per bocca del suo ministro per il commercio estero, Martin Redrado, che anche nella sua nuova versione il testo dell'accordo risultava insoddifacente.
Secondo il Kenya rimane da risolvere il problema dell'accesso al mercato per i prodotti industriali (NAMA).
Un maggior accesso ai mercati industriali dei PVS costituisce in effetti una delle richieste occidentali in cambio del taglio dei sussidi agricoli all'esportazione.
Notte di passione
Si annuncia un notte di passione per i negoziatori WTO.
Ma il WTO è abituato a questo genere di maratone, l'unica eccezione
avvenne proprio a Cancun lo scorso anno, quando Derbez, il ministro messicano presidente della ministeriale,
mandò tutti a casa nel pomeriggio dell'ultimo giorno.
Nel frattempo si cominciano a registrare i commenti dei vari paesi membri.
Gli unici soddisfatti, (almeno parzialmente) risultano USA ed UE; fortemente contraria l'India, più moderato e possibilista il Brasile.
Poco soddisfatto il Canada, che attraverso il suo ministro per il commercio Jim Peterson e di quello all'agricoltura
Andy Mitchell ha dichiarato di essere impegnato in intensi negoziati per migliorare il testo perchè rifletta gli interessi canadesi.
La Canadian Chamber of Commerce e il Canadian Council for International Business (CCIB), due lobby imprenditoriali
hanno invitato il governo a non abbandonare i negoziati ricordando che il nuovo testo
costituisce comunque una buona base di partenza per perseguire gli interessi del Canada.
Osmar Benitez, consigliere del presidente della Rep. Dominicana,
ha definito l'accordo agricolo come: "ingiusto, sfavorevole, deludente, squilibrato e anche immmorale."
Choi Kyong-lin, ambasciatore della Corea del Sud, alla domanda se fosse soddisfatto del testo, ha risposto: "per nulla", evitando qualsiasi commento.
venerdì, 30 luglio 2004
I ministri europei giudicano positivamente la bozza di accordo.
Si è svolto in mattinata a Ginevra, a latere dei negoziati WTO, il consiglio dei ministri per analizzare il nuovo testo proposto come accordo di luglio.
Il ministro dell'economia olandese Jan
Brinkhorst, presidente di turno del Consiglio, ha affermato che "notiamo un deciso miglioramento nella nuova revisione del testo", aggiungendo però che saranno necessarie ancora alcune modifiche prima dell'accordo finale.
Brinkhorst ha dichiarato che "vi è un forte sostegno per la posizione europea nella Commissione Europea".
I negoziatori UE, sempre secondo il ministro olandese, sono impegnati non solo su posuzioni difensive [agricoltura] ma anche offensive, come per la liberalizzazione delle tariffe relative ai prodotti industriali.
Il ministro francese dell'agricultura, Herve Gaymard, ha dichiarato che nel nuovo testo ci sono elementi positivi ma permangono punti che non funzionano.
Pare che la Francia sia comunque rimasta isolata e che alla domanda di chi fosse contrario al nuovo testo, quella francese sia risultata la sola mano alzata.
L'India dice NO, Brasile unico soddisfatto per la bozza sul cotone Dalle ultime notizie diffuse dalle liste internazionali sembra che l'India (pur facendo parte insieme a Usa, UE, Brasile e Australia del cosiddetto Non-Gruppo dei 5 che ha guidato fino ad ora i poco trasparenti negoziati di Ginevra) si sia messa di traverso. L'India infatti sembra aver rifiutato la bozza di accordo rivista e (poco) corretta, diffusa nella serata di ieri, perché avrebbe "fallito nell'obiettivo di raggiungere il consenso, in particolare sull'agricoltura", seconto quanto affermato da fonti ufficiali. Sembra anche che il ministro per il commercio e l'industria Kamal Nath, che era arrivato a Bangkok in serata per partecipare ai negoziati bilaterali per l'apertura di un'area di libero scambio Indo-Thailandese, sia corso precipitosamente indietro a Ginevra per capire se fosse possibile rimettere mano al testo. Qualora questo dovesse accadere, l'accordo potrebbe slittare ancora di qualche giorno. Per correttezza d'informazione dobbiamo ricordare, tuttavia, che il presidente di turno del consiglio generale Shotaro Oshima aveva definito stamane questo ultimo testo "non negoziabile", semmai solo suscettibile di miglioramenti "estetici" (li ha definiti proprio così)
Intanto ieri il ministro brasiliano Lula, intervenendo al Congresso di Capo Verde, avrebbe invece citato l'accordo raggiunto nel testo in discussione sul tema del cotone "un successo emblematico". Peccato però che, ad un attento esame del testo diffuso oggi, le campagne internazionali, come anche le nostre realtà impegnate nella campagna di comunicazione "La via del Cotone", concordino nel vivere come un grave pericolo il permanere del tema cotone all'interno del negoziato agricolo, pur avendo incassato qualche riga di raccomandazioni di buon senso. Trattato al pari di qualsiasi altro prodotto della terra, i negoziatori non hanno minimamente tenuto in considerazione il particolare ruolo del cotone per la sopravvivenza dei produttori in molte delle aree agricole più povere, dell'Africa come anche della nostra Europa. E la necessità, manifestata dai Paesi africani all'inizio dei negoziati, di dedicargli uno spazio politico "su misura".
Disponibile la nuova bozza di accordo Finalmente è stata distribuita la seconda e con ogni probabilità definitiva bozza del cosiddetto accordo di luglio. Difficile valutare i cambiamenti senza una attenta lettura. Balza all'occhio che l'allegato sui prodotti industriali (NAMA) non è cambiato ed è lo stesso che a Cancun i PVS avevano rifiutato; c'è solo una premessa di 7 righe che riconosce la necessità di ulteriori negoziati per trovare un accordo su vari elementi contenuti nel testo allegato. Il cotone rimane all'interno del negoziato agricolo anche se guadagna qualche riga di raccomandazione. Appare comunque beffarda la citazione tratta pari pari dal testo del ministro messicano Derbez di Cancun, in cui si invita il direttore generale a consultarsi con altre organizzazioni internazionali per trovare risorse e progettare programmi di aiuto eocnomico nei paesi interessati dal cotone. I servizi guadagnano un pizzico di visibilità emergendo come singolo punto nell'elenco dei temi concordati. L'allegato agricolo è quello più modificato rispetto alla prima bozza. Non vogliamo anticipare una analisi ragionata, ma brutalemente sembra di capire che gli USA guadagnino la possibilità di ampliare l'utilizzo della Blue Box e che l'UE sia stata accontentata sul tema dei crediti all'esportazione (USA) attraverso una definizione più precisa di questi. La più grande modifica appare quella dei cosiddetti "prodotti sensibili" (prodotti di particolare interesse per un determinato paese). La bozza iniziale era vergognosa su questo punto poiche' stabiliva che quelli di interesse dei PVS sarebbero stati definiti e negoziati dopo l'accordo di liglio mentre definitva subito quelli occidentali e dettagliava come difenderli. Nella bozza appena diffusa è scomparso il punto che rimandava la definizione di quelli dei PVS a data da stabilire Ora si attendono le reazioni dei paesi che non hanno partecipato alla definizione di questa seconda bozza.
Rush finale Si tratterà fino alla mezzanotte di oggi per raggiungere il fatidico accordo di luglio. Dopo una settimana di incontri serrati, il direttore generale del WTO, Supachai Panitchpakdi, e quello del Consiglio generale, il giapponese Shotaro Oshima, hanno consegnato alle 147 delegazioni governative le 20 pagine che costituiscono la versione finale del testo da approvare. Il testo agricolo è frutto soprattutto dell'accordo fra USA, UE, il G20 (rappresentato da India e Brasile) e dal gruppo dei paesi esportatori, guidato dall'Australia. Ieri molti paesi in via di sviluppo hanno mostrato delusione per il metodo utilizzato per negoziare e per la loro totale esclusione. Soprattutto i paesi africani sono stati marginalizzati e ignorati. All'avvio della settimana di negoziati, i PVS avevano chiesto che la nuova bozza fosse resa disponibile con un congruo anricipo e non alla fine in modo da avere il tempo per una valutazione e concordare modifiche. La pratica, molto usuale in seno WTO, di diffondere il testo di accordo solo all'ultimo momento costringe i paesi meno sviluppati a poter solo accettare o rifiutare, accollandosi in questo secondo caso l'onere del fallimento del vertice.
giovedì, 29 luglio 2004
Accordo fra i 5? Secondo l'agenzia Reuters il gruppo dei 5, composto da USA, UE, Brasile, Australia ed India, avrebbe trovato un accordo sull'agricoltura. Se confermato, si tratterebbe di un passo fondamentale poiché un accordo fra USA, UE e il G20 avrebbe ampie possibilità di annullare le resistenze dei paesi minori. Nel pomeriggio e' attesa la nuova proposta di accordo che Supachai Panitchpakdi, direttore generale e Shotaro Oshima, presidente del Consiglio generale, stanno rifinendo.
I Paesi africani insistono sul cotone Ieri i paesi dell’Africa occidentale sono tornati a premere l’acceleratore sul tema del cotone. Nel corso di una conferenza stampa, i ministri del commercio di Senegal e Benin hanno spiegato che si attendono che l’accordo finale, che dovrebbe scaturire da questa settimana di negoziati, contenga una soluzione "ambiziosa ed efficace" al problema sei sussidi ai produttori di cotone occidentali. All’incontro fra i capi delegazione svoltosi a Ginevra il 23 luglio, i paesi africani interessati dalla questione avevano espresso il loro consenso all’inserimento dell’argomento cotone all’interno del negoziato agricolo, ieri hanno riconfermato questa posizione ma hanno aggiunto di aspettarsi che il testo (sull’agricoltura) contenga una formulazione precisa ed efficace.
Imminente la nuova bozza del July package ? Si attende in mattinata la nuova bozza del cosiddetto accordo di luglio. Ieri i negoziati sono proseguiti attraverso innumerevoli incontri. La sensazione è di grande confusione. I due punti che rimangono da risolvere sono l’agricoltura e il negoziato NAMA, quello delle tariffe dei prodotti industriali. Su questo secondo punto appare assolutamente poco chiaro se il testo attuale rimarrà immutato e sarà integrato da una lettera di accompagnamento contenete i dubbi presentati da vari PVS o se il testo sarà riscritto. Sull’agricoltura si prospetta di un annacquamento del contenuto dell’accordo; i PVS rimangono però molto critici sul prospettato allargamento della Blue box a favore degli USA.
mercoledì, 28 luglio 2004
L'India insiste per cambiare il testo sull'agricoltura
Il ministro indiano per l'industria e il comemrcio, Kamal Nath, ha dichiarato oggi (28 luglio) che per essere approvato, l'accordo per il rilancio del Doha Round, dovrà essere migliorato sensibilmente nella parte che si occupa di agricoltura.
Nath ha partecipato ad incontri ristretti con Pascal Lamy, Robert Zoellick e il ministro brasiliano Celso Amorim.
L'India, in particolare, chiede che i paesi in via di sviluppo possano decidere autonomamente i prodotti agricoli da proteggere e su cui non applicare riduzioni tariffarie.
Anche l'Argentina ha assunto una posizione decisa dicendosi disposta a lasciare i negoziati piuttosto che firmare un accordo insoddisfacente.
Via libera alla Libia
Il Consiglio generale del WTO ieri, nella sua giornata di apertura, ha dato il via libera alla creazione del gruppo di lavoro che negozierà l'adesione della Libia al WTO.
Del gruppo faranno parte tutti i paesi interessati a negoziare accordi col nuovo candidato.
La giornata di ieri ha visto il Consiglio generale riunirsi in maniera ufficiale per alcune decisioni di routine; da oggi via libera agli incontri informali in attesa di una nuova bozza di accordo.
Extra EU Trade Council domani a Ginevra Si svolgerà domani a partire dalle 15 un Consiglio per gli Affari generali e le Relazioni Esterne per fare il punto sui negoziati WTO. Lamy farà il punto della situazione dei negoziati per il cosiddetto accordo di luglio che dovrebbe rilanciare il ciclo di negoxiati avviato a Doha nel 2001 e sospeso a Cancun lo scorso anno. Il Consiglio sarà presieduto dal ministro degli esteri olandese Brinkhorst mentre il ministro olandese del commercio parteciperà in rappresentanza del governo. Nella sede del WTO sono in corso frenetiche trattative per giungere a un accordo ed e' attesa una nuova bozza entro la serata.
martedì, 27 luglio 2004
Secondo Urso solo l'UE ha sinora fatto concessioni. IL vice ministro Adolfo Urso, a margine del Consiglio che ieri ha dato mandato a Pascal Lamy di negoziare con successo un rilancio del Doha Round nel consiglio generale WTO che si apre oggi a Ginevra, ha affermato che anche per la pressione dell'Italia, il Consiglio ha giudicato l'attuale bozza di accordo "non sufficientemente bilanciata". Il viceministro al commercio estero ha dichiarato che l'UE si attende concessioni in agricoltura e prodotti industriali da parte di altri paesi. Oltre all'Italia, Francia, Irlanda, Portogallo e Polonia concordano su questa posizione, mentre la Germania, sempre secondo Urso, ha espresso la propria insoddisfazione per la parte relativa alel tariffe sui prodotti industriali.
Ok dell'UE alla bozza di accordo di luglio Il Consiglio dei ministri degli esteri dei 25 paesi UE approva l'operato di Lamy ma chiede un maggiore bilanciamento del testo sull'agricoltura. E' questo in sintesi quanto è scaturito dal vertice svoltosi ieri (26 luglio) a Bruxelles. Nei giorni scorsi la Francia aveva formulato critiche alla bozza di accordo diffusa dal presidente del Consiglio generale del WTO, il giapponese Oshima, e sostanzialmente approvata dal Commissario europeo al commercio Lamy. Lo stesso Prodi aveva scritto al primo ministro francese Raffarin per chiedergli di moderare la propria posizione. Ieri la Francia non è riuscita a trovare alleati ma ha comunque ottenuto che nel testo finale fosse definita la richiesta per un maggiore bilanciamento del possibile accordo WTO che dovrebbe rilanciare il ciclo di negoxiati lanciato a Doha nel 2001. Oggi a Ginevra si apre infatti un consiglio generale del WTO che rappresenta l'ultima possibilità per superare il fallimento di Cancun. Nella conferenza stampa, Lamy ha risposto a chi gli chiedeva che cosa significava negoziare con uno degli stati membri più importanti in posizione di disaccordo, dichiarando che nell'Unione allargata a 25 stati sarà sempre più difficile trovare l'unanimità fra tutti i paesi.
giovedì, 22 luglio 2004
Dure critiche della Francia alla bozza di accordo quadro E' sceso in campo direttamente il Presidente Jacques Chirac, per dichiarare che la bozza di accordo quadro è "inaccettabile" nella sua forma attuale, ed è necessario "riscriverla nella sostanza". Secondo il Presidente francese, il testo è "profondamente sbilanciato", e contrario agli interessi dell'UE. "La Francia vuole vedere la conclusione del Round di Doha, ma non può approvare dei negoziati su questa base" ha aggiunto Chirac. la Francia è preoccupata essenzialmente per le concessioni che l'UE dovrebbe dovere fare in materia di sussidi all'agricoltura, visto che è il primo beneficiario degli aiuti europei, ma secondo il Presidente anche "gli interessi dei paesi più poveri, ed in particolare dei coltivatori di cotone africani, non sono stati presi sufficentemente in considerazione". Secondo diversi osservatori, però, le dure dichiarazioni di Chirac hanno anche e soprattutto una natura tattica: tutte le parti in causa si stanno lamentando in questi giorni del testo proposto, in modo da non dare vantaggi negoziali agli altri paesi o blocchi, ed arrivare all'eventuale firma dell'accordo quadro in posizione vantaggiosa. Tra le tante voci in diversa misura negative, spicca il silenzio degli Stati Uniti, da diverse parti visti come il paese che ancora una volta potrebbe portare a casa i risultati migliori, tanto in agricoltura quanto sulle tariffe industriali.
Supachai non accetterà modifiche sostanziali alla bozza di accordo Secondo l'agenzia stampa giapponese Kyodo News, il Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi ha dichiararo ieri che la prima bozza di accordo quadro preparata in vista del General Council di fine mese è "ben bilanciata" e che "non accetterà cambiamenti sostanziali al testo proposto". Il testo, preparato dal Presidente del General Council, Shotaro Oshima, sta suscitando in questi giorni forti critiche, così come queste dichiarazioni del Direttore Generale del Wto. Secondo diversi osservatori infatti, il testo non solo è pessimo e fortemente sbilanciato sulle posizioni dei paesi occidentali - Usa ed UE - ma riprende quasi integralmente in alcune parti le proposte già avanzate prima di Cancun, e duramente respinte dalla maggioranza dei membri del Wto. Ad esempio per l'accordo sulle tariffe industriali (accordo NAMA), il testo assunto come base negoziale è praticamente lo stesso già presentato in vista del vertice messicano, dove aveva rappresentato uno dei motivi sostanziali del collasso del vertice stesso. Analogamente, le richieste ormai decennali dei paesi più poveri per un trattamento Speciale e Differenziato sono ancora una volta completamente marginalizzate. In queste condizioni, ed a una settimana dal cruciale appuntamento del General Council, le dichiarazioni del Direttore Generale, che dovrebbe garantire l'imparzialità del Wto, appaiono quanto meno inopportune e fuori luogo.
martedì, 20 luglio 2004
Prime reazioni alla bozza di accordo quadro Diversi paesi - o gruppi di paesi - stanno iniziando a rendere pubbliche le proprie reazioni alla prima bozza di accordo quadro, licenziata dal segretariato del Wto lo scorso venerdi. C'era molta attesa in particolare per la posizione del G90, che secondo diversi osservatori è il gruppo che ha ottenuto di meno rispetto alle richieste e alle attese. I paesi più poveri del pianeta, in particolare, vedrebbero con questa bozza ancora una volta messe a margine le loro richieste, ormai decennali, su un trattamento speciale e differenziato e su una migliore implementazione degli accordi esistenti. Poche le concessioni anche in agricoltura e sulle tariffe industriali, mentre la bozza di accordo prevede l'apertura immediata del negoziato sulle facilitazioni al commercio, malgrado il fatto che il G90 abbia più volte dichiarato la necessità di trovare prima un accordo sulle modalità di negoziazione. Nella sua prima uscita pubblica in risposta alla bozza, però, è prevalsa la prudenza, e i diversi portavoce hanno dichiarato di avere ancora bisongo di tempo per analizzare a fondo il testo. Decisamente contraria invece la prima risposta dell'India, il cui Governo ha ufficialmente dichiarato che la bozza è "deludente" e che "è necessario un ulteriore lavoro per poterla rendere accettabile", in particolare in materia di agricoltura. La commissione UE non ha ancora diffuso comunicati ufficiali, ma sembra confermato che il prossimo 26 di Luglio, il giorno prima dell'inizio del General Council di Ginevra, si terrà una sessione del Consiglio Europeo sul commercio, per definire una posizione condivisa.
Panitchpakdi si appella alla responsabilità dei governi Trovare un accordo adesso o aspettare anni. E' questa l'accorata dichiarazione del Direttore Generale del Wto all'indomani della diffusione della prima bozza di accordo quadro sui negoziati, e a due settimane dall'appuntamento cruciale del General Council di Ginevra per fare ripartire il Wto. Dopo le critiche piovute da quasi tutti i paesi in gioco sul testo di questa prima bozza, Panitchpakdi ha ricordato che "solo i governi a questo punto possono trovare un accordo", e che questo accordo è fondamentale per non ripetere il clamoroso fallimento di Cancun e rischiare di bloccare ancora per anni i negoziati sul commercio. I prossimi giorni si annunciano decisivi per capire quali possibilità reali ci sono di firmare questo accordo quadro, già giudicato, non solo dalle reti internazionali della società civile ma anche da diversi paesi come pessimo.
Wto - presentata la prima bozza di accordo quadro E' stata diffusa nei giorni scorsi la prima bozza dell'accordo quadro che i 147 membri del Wto dovranno discutere nel corso del General Council di Ginevra, a fine mese. Le prime reazioni ufficiali sono piuttosto negative, anche se i governi ed i diversi gruppi di paesi tendono ovviamente al solito comportamento: tutti si lamentano per non scoprire le proprie carte e per mantenere un certo peso negoziale, salvo poi "sacrificarsi" ed accettare questa bozza, in nome della necessità di riavviare i negoziati internazionali. Al di là delle prese di posizione "tattiche" le prime analisi indipndenti criticano duramente questa bozza, che (una volta di più) sembra ignorare completamente le richieste dei paesi più poveri e ricalca invece quasi integralmente le richieste dei blocchi occidentali. In alcuni casi sono addirittura stati rispolverati i testi già presentati a Cancun, e ancora una volta questioni cruciali come un trattamento speciale e differenziato per i paesi più deboli sono state completamente marginalizzate. I diversi negoziatori si sono affretati a dichiarare che si tratta unicamente di una primissima bozza, che deve servire da base per ulteriori negoziati, anche se non è ancora chiaro, a due settimane dal General Council di Ginevra, se e quando verrà presentata una seconda versione. Il testo integrale della prima bozza di accordo quadro è disponibile alla pagina: http://www.tradeobservatory.org/library.cfm?refid=36540
giovedì, 15 luglio 2004
I paesi poveri sotto pressione Il Financial Times di ieri riporta la notizia di una "offensiva diplomatica dell'ultimo minuto da parte delle maggiori potenze commerciali" per respingere la decisione dei paesi in via di sviluppo di assumere una linea negoziale dura per difendere le proprie poizioni, in vista del General Council di Luglio del Wto. I rappresentanti di Usa, UE, Brasile e India hanno chiesto urgentemente un incontro ai ministri del G90 per spingerli a rivedere le proprie posizioni ed accettare un accordo alla fine del mese. Sembra che in particolare sia stato chiesto al G90 di riscrivere il proprio comunicato per ridimensionare delle richieste giudicate inaccettabili. Al termine dell'incontro, che si è svolto la scorsa notte, i toni dei principali negoziatori di Usa e UE, ed in particolare di Zoellick e Lamy, sembravano nuovamente improntati all'ottimismo, anche se non è dato sapere quali sono stati gli argomenti utilizzati e quanto i paesi più poveri abbiano deciso di - o siano stati costretti a - rivedere la propria posizione.
Piattaforma comune del G90 in vista del General Council di fine luglio Il G90, gruppo che riunisce i paesi dell'Unione Africana, di Africa Caraibi e Pacifico ed i paesi meno sviluppati, ha pubblicato un suo documento al termine dell'incontro tenuo alle Mauritius il 12 e 13 luglio, con le posizioni sui dversi negoziati. Tra le principali richieste, la necessità di considerare il cotone come un argomento a se stante, al di fuori dell'accordo agricolo, il rifiuto del testo Derbez come base negoziale per l'eventuale accordo quadro di Luglio, e la disponibilità a considerare un ulteriore lavoro sulle facilitazioni al commercio, a patto di rinunciare definitivamente agli altri tre temi di Singapore (investimenti, concorrenza, trasparenza negli appalti pubblici).
mercoledì, 14 luglio 2004
Il WWF porta il Consiglio D'Europa in tribunale Il WWF ha deciso pochi giorni fa di citare in giudizio il Consiglio dei Ministri d'Europa per la sua mancanza di trasparenza e per il reiterato rifiuto di permettere la consultazione di alcuni documenti. Nel dettaglio, il Consiglio d'Europa avrebbe ripetutamente negato al WWF la possibilità di accedere ad alcuni documenti riguardanti la politica commerciale europea elaborati dal Comitato 133. Questo comitato riunisce gli esperti in questioni di commercio estero dei rispettivi ministeri dei paesi dell'UE e rappresenta uno degli organi più incisivi ed influenti, anche se uno dei meno conosciuti, nel delineare le politiche commerciali europee nel Wto, nei negoziati bilaterali e regionali ed in altri ambiti.
NAMA: nessun passo avanti, si riparte da Cancun? Dopo tre giorni di incontri e negoziati informali, i diversi paesi che hanno cercato di arrivare ad un accordo sulle tariffe industriali (accordo NAMA), sembrano essere in vicolo cieco. Le posizioni sembrano davvero troppo distanti tra le richieste di liberalizzazione di Usa ed UE ed il desiderio dei paesi più poveri di potere tutelare le loro industrie. Come tutta risposta, il Presidente del gruppo di lavoro su questo negoziato ha dichiarato, al termine della tre giorni di negoziati, che il gruppo di lavoro sarebbe ripartito dal famigerato testo Derbez. Questo testo era quello già presentato alla vigilia di Cancun, e giudicato inaccettabile dalla maggioranza dei paesi in via di sviluppo, contribuendo in maniera decisiva al collasso finale del vertice messicano. A dieci mesi di distanza, tutto torna incredibilmente al punto di partenza, come se il clamoroso fallimento di Cancun non fosse mai avvenuto, anche se ovviamente il Presidente del gruppo di lavoro ha dovuto ammettere che "il testo è ancora aperto a futuri negoziati e non rappresenta una posizione condivisa".
Massima incertezza in vista di fine Luglio Alla vigilia del fondamentale appuntamento del General Council di fine luglio a Ginevra per cercare di rilanciare i negoziati, le notizie che filtrano sono sempre più contraddittorie. Da una parte le dichiarazioni ufficiali continuano ad essere improntate ad un cauto ottimismo, ma dall'altra le posizioni sembrano ancora decisamente lontane. In particolare il G90, il gruppo dei paesi africani, di Africa Caraibi Pacifico e dei Paesi meno sviluppati, continua ad accusare Usa ed Ue di ignorare le loro richieste e di portare avanti negoziati informali ne trasparenti ne democratici. Dall'altra sembra che i rappresentanti dei paesi occidentali stiano già preparando la loro strategia mediatica per gettare l'intera colpa di un eventuale fallimento proprio sui paesi del G90. In questo Usa ed UE sembrano appoggiati dal Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi, che con notevole tempismo ha diffuso ieri un accorato appello pubblico allo stesso G90 perché "diminuisca le proprie richieste", dando così un prezioso aiuto alla coppia Lamy & Zoellick. I nodi da sciogliere sembrano davvero tanti, dal negoziato sulle tariffe industriali ai servizi, a - soprattutto - l'agricoltura. Secondo diversi osservatori una ipotesi probabile è quella di concludere il General Council con un accordo quadro molto debole e senza nessuna scadenza o passo avanti concreto nei negoziati, ma che permetta di salvare la faccia ed evitare il secondo collasso consecutivo dopo Cancun.
La Francia accusa gli Usa sui farmaci per l'Aids Aspra disputa tra Francia e Usa dopo che il Presidente Chirac ha sostenuto ieri che Washington vorrebbe utilizzare i negoziati bilaterali per ridurre l'accesso ai farmaci per la cura dell'AIDS ai paesi più poveri. Nel corso della conferenza internazionale sull'AIDS di Bangkok, Chirac ha accusato gli Usa di ricatto e di minacciare di fare fallire un accordo raggiunto l'anno scorso in sede Wto che autorizzava i paesi poveri a ignorare gli accordi sulla tutela dei brevetti per ottenere farmaci essenziali a minore prezzo. Il rappresentanto al commercio degli Usa, Zoellick, ha ovviamente respinto ogni accusa e dichiarato che il suo paese rispetta questo accordo, anche se "incoraggia" gli altri paesi ad adottare misure per la tutela dei brevetti. In una intervista al Financial Times, Zoellick ha dichiarato che "la mia risposta alla Francia è che vorrei che la smetessero di cercare di distruggere l'economia mondiale con i loro sussidi all'export in agricoltura, invece di distogliere l'attenzione con questioni come questa".
Si sblocca l'accordo di libero scambio tra UE e i paesi del Golfo? Rappresentanti sia dell'UE sia del Gulf Cooperation Council (GCC), blocco che racchiude Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, hanno dichiarato che sono ripresi i negoziati per concludere un accordo di libero commercio, e che questi negoziati potrebbero anche chiudersi in pochi mesi. Il tentativo di siglare questo accordo era nato già nel 1998, ma era fallito poco dopo. Ora i due blocchi sono tornati a trattare su una base che prevede accordi monetari già dall'anno prossimo e l'avvio di un mercato unico a partire dal 2007
venerdì, 09 luglio 2004
L’ex Direttore Generale del WTO scettico su un possibile rilancio del Doha Round
In un articolo apparso oggi sul Financial Times, l’ex Direttore Generale del WTO Peter Sutherland si dice molto preoccupato per le sorti del Round negoziale lanciato a Doha nel 2001 ed afferma che al riguardo saranno decisive le prossime quattro settimane. L’eventuale fallimento nel rilanciare il Doha Round, si legge sempre nell’articolo di Sutherland, causerebbe un danno enorme sia per il WTO che per il multilateralismo nel commercio internazionale. Sebbene tutti gli addetti ai lavori si stiano impegnando a Ginevra, sede del WTO, per rivitalizzare il negoziato e raggiungere un accordo entro fine mese, il calendario politico internazionale appare così congestionato che le possibilità per un esito positivo sono praticamente nulle. Questi i forti timori di Sutherland.
giovedì, 08 luglio 2004
Gli USA ricorrono al WTO contro la tassa messicana sui dolcificanti
Ieri gli Stati Uniti hanno avuto la conferma che il WTO esaminerà il loro ricorso contro una tassa messicana sulle bevande analcoliche che usano dolcificanti ai cereali, ritenuta contraria alle regole del commercio internazionale. Le esportazioni statunitensi di high-fructose corn syrup (HFCS) si sono praticamente arrestate del tutto nel gennaio 2002, allorché il Messico impose una tassa del 20% sulle bevande analcoliche e sugli sciroppi che usavano dolcificanti anziché zucchero di canna. La tassa fu adottata dal Messico al fine di tutelare la propria produzione di zucchero e come risposta ai tagli sulle importazioni Usa di zucchero messicano avvenuti negli anni passati. Lo scorso anno le esportazioni statunitensi di dolcificanti ammontavano a 1,5 milioni di dollari, contro i 63 milioni del 1997. Washington sostiene che la tassa messicana sui dolcificanti viola le regole di non discriminazione presenti nel WTO, che richiedono che beni importati siano trattati come quelli prodotti all’interno dei confini nazionali.
lunedì, 05 luglio 2004
Nuovo incontro a cinque sull'agricoltura Ue, Usa, India e Brasile in rappresentanza del G20 e Australia a nome del gruppo di Cairns dovrebbero riunirsi nuovamente a Parigi i prossimi 10 e 11 luglio per un nuovo, forse ultimo tentativo di superare le divergenze reciproche in materia di agricoltura, e potere presentare un documento comune in vista del General Council del Wto previsto a fine mese. Il "non gruppo dei 5" come è stato rinominato, si è già incontrato diverse volte dalla conferenza dell'Unctad di San Paolo ad oggi, per cercare di trovare una posizione di compromesso ed arrivare a siglare un accordo quadro per rilanciare i negoziati del Wto. Fino ad ora, però, le differenze su tutti e tre i pilastri dell'accordo agricolo, sussidi interni, sussidi all'export e accesso ai mercati, sono apparse davvero notevoli. Diverse critiche sono inoltre arrivate dagli altri paesi membri del Wto, per il fatto che questi cinque non rappresentano assolutamente tutte le parti in causa. In particolare sia i paesi importatori (come Giappone o Norvegia) sia i paesi africani ed i paesi meno sviluppati si sentono completamente esclusi da questi negoziati informali. Il timore è che, come molte volte in passato, i grandi raggiungano un accordo tra di loro che diventi poi la base negoziale per un accordo complessivo tra tutti i paesi membri del Wto, con una sorta di "prendere o lasciare". Nell'ultima riunione del Wto da molte parti si erano levate voci che chiedevano maggiore trasparenza e inclusione in questi negoziati. Per tutta risposta, i cinque grandi hanno fissato un nuovo incontro ristretto, escludendo nuovamente i rappresentanti degli altri paesi e parti negoziali. E' in questo clima di divergenze, sospetti e malumori che ci si avvicina rapidamente al General Council di fine luglio del Wto, nelle parole degli stessi negoziatori un appuntamento fondamentale perchè "il 2004 non diventi un anno sprecato per il commercio internazionale".
venerdì, 02 luglio 2004
Il Brasile potrebbe presentare nuove dispute in agricoltura Il Ministro dell'Agricoltura brasiliano Roberto Rodrigues ha dichiarato che il Brasile, primo produttore al mondo di zucchero e caffè, sta prendendo in considerazione la possibilità di presentare nuove denunce in sede Wto contro le barriere ed i sussidi di UE e Usa ai prodotti agricoli. Il Brasile sarebbe in attesa dell'appello sulla questione nel Wto dei sussidi al cotone degli Usa, prima aprire nuove dispute. Queste dichiarazioni rischiano comunque di inasprire ulteriormente i rapporti tra i due paesi, dopo che il Brasile ha già manifestato la propria resistenza alle pressioni Usa per aprire un area di libero commercio delle americhe (ALCA), e per la posizione di guida dello stesso Brasile nel gruppo dei G20 nel Wto. Lula ha già dichiarato che entro dieci anni il Brasile potrebbe essere il primo esportatore di cibo al mondo, e che per questo obiettivo è cruciale una apertura dei mercati. Il Brasile ufficialmente cerca ancora di arrivare ad un accordo quadro nel Wto entro fine luglio, anche se lo stesso Rodrigues ha sostenuto che "non ho molte speranze che gli accordi nel Wto quest'anno potranno risolvere le principali questioni del commercio mondiale".
NASCE MERCATO REGIONALE DI 350 MILIONI DI PERSONE - Misna Da oggi l’America del Sud è meno divisa e le sue possibilità d’integrazione più forti. È entrato in vigore, infatti, un accordo economico tra i Paesi della Comunità andina (Bolivia, Colombia, Ecuador, Perú e Venezuela) e quelli del Mercosur (Mercato comune del cono sud: Argentina, Brasil, Paraguay e Uruguay, più Bolivia, Cile e Perú in qualità di Stati associati) che prevede degli importanti passi avanti nella creazione di un grande mercato regionale comune con circa 350 milioni di consumatori. Com’è accaduto per decenni (e tutt’oggi succede) in Europa, anche in Sudamerica si è aperto un dibattito su quale livello di integrazione dare alla regione. Allan Wagner Tizón, segretario generale della Comunità andina, è convinto che l’accordo che entra in vigore oggi debba essere considerato "in una prospettiva molto più ampia di quella di un trattato di libero commercio". In futuro, dunque, secondo Tizón, l’integrazione sudamericana dovrà fondarsi su "cinque pilastri: il primo è quello commerciale, il secondo quello delle infrastrutture e dello sviluppo, terzo e quarto quelli della cooperazione finanziaria oltre che politica e sociale; il quinto, infine, è quello delle questioni istituzionali". In attesa di studiare tempi e modalità per una più forte e profonda integrazione regionale, tuttavia, gli accordi che entrano oggi in vigore si basano principalmente su questioni tariffarie: sono, infatti, circa 6.000 i prodotti, dai tessili alla frutta alle medicine, che a partire da questo momento saranno commercializzati nei 10 Paesi parti dell’accordo a tariffa doganale zero. Per tutti gli altri beni prodotti in questi Paesi le tariffe saranno abolite in un lasso di tempo che va dai 6 ai 15 anni; ultimi prodotti a venire sgravati dalle tasse d’importazione saranno quelli automobilistici e metalmeccanici. Attualmente, l’interscambio annuo tra i Paesi del Mercosud e quelli aderenti alla Comunità andina è di circa 5,5 miliardi di euro l’anno; secondo gli analisti, si tratta di una cifra decisamente inferiore alle possibilità dei 10 Paesi in questioni, considerando che tra gli Stati interessati vi sono colossi come Brasile, Argentina e Cile, quest’ultimo finalmente decisosi a uscire dal suo storico auto-isolamento. Fonte: Misna - www.misna.org
giovedì, 01 luglio 2004
Bruxelles prova a difendere la sua industria tessile Il Financial Times di oggi riporta la notizia che la Commissione Europea starebbe studiando dei piani per ridurre l'accesso preferenziale di prodotti tessili da paesi quali l'India e la Cina, oltre a prendere dei provvedimenti per combatttere la contraffazione dei marchi e difendere la proprietà intellettuale. Ricordiamo che fino ad oggi l'industria tessile europea e degli Usa è stata protetta dall'Accordo Multifibre, che regola le quote di import - export in materia e che scadrà alla fine di quest'anno. I timori di vedere le proprie produzioni crollare sotto la forza dei bassi prezzi e della concorrenza cinese e indiana è molto forte, non solo per i paesi occidentali ma anche per diversi paesi in via di sviluppo, che non possono competere con i costi di produzoine dei due giganti aisatici. Nei settori dove le quote sono già state abolite la Cina in particolare ha guadagnato in pochissimo tempo enormi fette di mercato. In un incontro a Bruxelles alla fine del mese scorso, alcuni studiosi ed esponenti governativi hanno dichiarato che la fine delle quote potrebbe portare alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro nel mondo, e hanno chiesto di prorogare questo regime di quote. Pascal Lamy ha già respinto questa ipotesi, dichiarando che "l'UE manterrà i propri impengi, di uscire dal sistema delle quote per il settore tessile". Malgrado queste dichiarazioni si stanno comunque studiando delle contromosse, come quella di garantire un accesso preferenziale in futuro unicamente "ai paesi più deboli e vulnerabili".
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