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mercoledì, 30 giugno 2004
Si riducono ancora le speranze di un accordo per fine luglio? La Sessione Speciale di tre giorni del Comitato sull'Agricoltura del Wto si è chiusa con pochi passi in avanti e grosse divergenze tra i principali protagonisti. Ricordiamo che il negoziato sull'agricoltura è cruciale per cercare di trovare entro la fine di luglio un "accordo quadro" al General Council del Wto per rilanciare i negoziati sul commercio. Secondo diversi osservatori rimangono delle differenze sostanziali in tutti e tre i pilastri della questione agricola: sostegno domestico, sussidi all'export e accesso al mercato. Molti paesi hanno inoltre duramente protestato per la mancanza di trasparenza dei negoziati, e per l'esclusione dagli stessi negoziati di molti paesi. La nota di ottimismo con cui si era chiusa la XI conferenza dell'UNCTAD sembra non essersi tradotta in progressi concreti. Questa nota era stata pubblicata dalle "cinque parti interessate" - Five interested parties o FIP - ovvero l'Australia per il gruppo di Cairns, Brasile e India per il G20, UE e Usa. Evidentemente l'esclusione di quasi tutti i paesi più poveri, e dei paesi africani in particolare, che non sono nemmeno stati considerati come parte interessata malgrado dipendano in maniera decisiva dall'agricoltura, sta portando alle prevdibili conseguenze. Le proteste circa la mancanza di trasparenza e le decisioni prese di nascosto dalla maggior parte dei paesi membri ha sucitato però le ire di molti altri paesi: l'Oman in rappresenzanza di sei nuovi paesi membri, la Svizzera per conto del G10 (paesi importatori di prodotti agricoli che include ad esempio Israele, il Giappone o la Norvegia) e diversi paesi latino americani, come il Cile o l'Ecuador hanno duramente criticato i recenti incontri ristretti. Anche l'Indonesia, a nome di 42 paesi ha dichiarato che una maggiore inclusione e trasparenza era critica, cosi come la Nigeria, a nome dei paesi africani, ha sostenuto che poteva accettare l'esistenza di gruppi di lavoro ristretti solo a patto che includessero rappresentanti di tutte le posizioni negoziali presenti. Il neozelandese Tim Groser, che presiede i lavori in agricoltura, ha cercato di minimizzare queste differenze, ma rimane il fatto che a meno di un mese dall'appuntamento cruciale del General Council, le speranze di arrivare al famigerato "accordo quadro" appaiono sempre di meno. L'ultima possibilità per giungere ad un qualche compromesso è a questo punto la prossima Sessione Speciale sull'Agricoltura, prevista dal 14 al 16 luglio prossimi.
Nel 2004 gli scambi arriveranno a 130 miliardi di euro La Cina contro la Ue « Siamo trasparenti » Pechino: sbagliato negarci lo status di economia di mercato Dal Corriere della Sera di oggi - Federico Fubini Più interessata a far crescere l’economia senza intoppi che ad asserire la sua potenza, di rado Pechino alza la voce. Questa volta però lo ha fatto, di fronte al rifiuto dell’Ue di riconosce che la Cina sia un’ « economia di mercato » . « È contraddittorio e irragionevole » , ha commentato ieri la portavoce del ministero degli Esteri Zhang Qiyue. « I prezzi di più del 90% dei prodotti di questo Paese sono fissati dal mercato — ha insistito — e l’economia privata costituisce ormai una parte notevole di quella totale » . « Il problema non è chi fissa i prezzi — ha replicato a stretto giro di posta la portavoce della Commissione europea, Arancha Gonzàlez — ma l’ingerenza dello Stato nel sistema produttivo » . Di chiunque sia l’argomento più solido, la disputa di colpo rimette a nudo i nervi dell’Europa per il boom commerciale cinese e quelli di Pechino per i riflessi protezionistici dei Paesi ricchi. Perché, almeno per ora, la Commissione di Bruxelles è decisa a negare alla Repubblica popolare lo statuto di « economia di mercato » . Con un effetto pratico al di là del simbolismo: in base alle regole dell’Organizzazione mondiale del Commercio ( Wto), per gli europei sarà facile imporre sui cinesi dazi supplementari « anti- dumping » . Questi ultimi scattano quando chi importa può dimostrare che certi beni gli vengono venduti sotto il livello « leale » del mercato. Per provare l’accusa, il compratore deve però verificare il sistema dei prezzi e dei costi di chi vende. Ed è qui che si consuma lo strappo Pechino- Bruxelles. « Possiamo credere ai prezzi e ai costi della Cina? La risposta è: per ora no » , accusa la spagnola Gonzàlez, collaboratrice di Pascal Lamy. Per quest’ultimo, commissario europeo al Commercio, troppe sono le interferenze delle banche e del fisco a favore dei conglomerati di Stato, troppo poche le certezze nel diritto societario o nei bilanci stessi delle aziende. In queste condizioni l’Ue si sente libera di controllare la « lealtà » dei prezzi cinesi come vuole: cioè, comparandoli a quelli di Paesi emergenti ma meno competitivi come Taiwan o le Filippine. E così già ha messo sotto schiaffo il 5% dell’export cinese, prodotti di base della chimica soprattutto. « Una quota da niente » per Arancha Gonzalez, benché gli scambi fra Europa e Cina raggiungeranno nel 2004 i 130 miliardi di euro ( secondi soltanto a quelli con gli Usa). « Lo statuto di economia di mercato? Per noi è importante, non cruciale » , taglia corto adesso Han Qiang, vice- direttore del dipartimento per l’Europa occidentale del ministero degli Esteri di Pechino. « A noi interessava soprattutto che l’Europa levasse l’embargo sulla vendita di armi » . E questo risultato il premier Wen Jiabao lo ha centrato nel suo viaggio a maggio a Bruxelles. Lì, per la verità, Wen Jiabao aveva insistito molto anche sul riconoscimento del sistema « di mercato » . Contava, il premier cinese, sugli ordini da 10 miliardi in energia, trasporti, macchinari, turismo o telecomunicazioni che ha piazzato con la sua visita in Europa. Contava su scambi con l’Ue da 39,3 miliardi di dollari nel primo trimestre, appena sotto quelli da 40,5 con gli Usa. O sulle commesse a Francia e Germania per i treni veloci. E si capisce come il no di Bruxelles questa settimana gli sia parso, appunto, « contraddittorio e irragionevole » . Fonte: www.corriere.it
Si bloccano i negoziati sui sussidi all'acciaio I maggiori produttori di acciaio al mondo hanno interrotto ieri i negoziati formali, avviati l'anno scorso in sede OCSE, per cercare un accordo sui sussidi, dichiarando che hanno bisogno di più tempo per risolvere le dispute esistenti. I 38 paesi coinvolti, tra cui Usa, UE, Giappone, Cina, Brasile e Russia hanno deciso di incontrarsi nuovamente l'anno prossimo per concludere i negoziati, senza però fissare una data. Se le dichiarazioni ufficiali sono comunque moderatamente ottimistiche, il Financial Times segnala che uno dei partecipanti avrebbe dichiarato in privato che il "progetto probabilmente va incontro ad una morte prolungata".
martedì, 29 giugno 2004
Battaglia in Europa sui sussidi allo zucchero Il Commissario all'Agricoltura dell'UE Franz Fischler dovrebbe presentare il mese prossimo una proposta di revisione dei sussidi allo zucchero, che rappresenta forse il prodotto più sussidiato ed il simbolo attuale del dumping europeo in agricoltura. Il sistema di sussidi combina oggi prezzi artificialmente alti, quote di produzione e alte tariffe per bloccare le importazioni, con la conseguenza che il prezzo dello zucchero in Europa è circa tre volte più alto che nel mercato mondiale. Malgrado questo però, grazie ai generosi sussidi all'export, i produttori europei esportano diversi milioni di tonnellate di zucchero ogni anno. Ci si aspetta quindi una dura battaglia con la potente lobby del settore. Per molti produttori europei, questa revisione significherebbe probabilmente la fine della produzione. Il motivo essenziale della decisione presa è il tentativo di rafforzare il peso negoziale dell'UE, sotto pressione per i suoi 43 miliardi di Euro di sussidi, oltre a cercare di prevenire una disputa attualmente pendente in sede Wto, e presentata da Brasile, Australia e Tailandia, proprio sulla questione dello zucchero. Secondo le prima indiscrezioni, la proposta prevederebbe un taglio di un terzo del prezzo garantito allo zucchero entro il 2007 ed una riduzione delle quote di produzione da 17,4 a 14, 6 milioni di tonnellate. Gli agricoltori sarebbero compensati con pagamenti diretti, che coprirebbero circa la metà delle perdite subite.
Dalla Russia dure critiche al Wto In una recente intervista, il Ministro dell'Agricoltura russo, Alexei Gordeyev, ha espresso alcune posizioni molto dure, proprio mentre la Russia sta cercando di superare le ultime difficoltà negoziali per accedere al Wto. Ecco un brano dell'intervista: "perchè l'UE può destinare 40 volte più soldi per ettaro per sostenere i propri produttori di qualunque altro paese del Wto, Russia inclusa? Perchè le misure di protezione dell'UE sorpassano quelle russe di molte volte, come avviene ad esempio per le tariffe sulle importazioni che sono 3 - 4 volte superiori? Perchè l'UE può restringere l'importazione di prodotti alimentari da altri paesi e applicare più di 80 diversi tipi di quote, e alla Russia sono negate queste possibilità? Tutte queste domande mi permettono di arrivare alla conclusione che il Wto ha raggiunto il limite delle proprie risorse. E' incapace di proteggere i paesi in via di sviluppo dall'arbitrarietà dei paesi sviluppati. Non può perseguire il suo ruolo di liberalizzare il commercio mondiale consentendo una distribuzione razionale delle forze produttive in una economia globalizzata", ha dichiarato il Ministro alla Rossiiskaya Gazeta, in un'intervista pubblicata lo scorso 24 giugno.
Proposta informale degli Usa nei negoziati agricoli Gli Usa hanno provato a proporre un compromesso nel negoziato agricolo nel Wto per avvicinarsi alle posizioni di Brasile, India e Australia. L'offerta è stata presentata ad una riunione che ha visto questi tre paesi confrontaris con gli stessi USa e l'UE per cercare di sbloccare la difficile situazione, ma non è ancora stato presentato agli altri membri del Wto. La proposta è stata comunque classificata come un "non-documento", mentre il presidente dell'incontro dei cinque paesi dichiarava che "non siamo assolutamente vicini" a produrre una bozza di testo che i membri possano approvare per la fine del mese prossimo. Il "non-documento" sembra avere suscitato più critiche che apprezzamenti da parte di Brasile, India e Australia, ma anche da parte della maggioranza dei paesi membri del Wto che sono stati, ancora una volta, esclusi dai negoziati preliminari. La scadenza di fine luglio per trovare un accordo e rilanciare i negoziati del Wto si avvicina intanto rapidamente. Secondo molti osservatori, è sempre più difficile potere trovare un accordo quadro soddisfacente in tutti i negoziati, e l'ipotesi al momento più probabile è quella della pubblicazione di un documento molto vago e non impegnativo, con lo scopo più che altro di mostrare che i negoziati commerciali non sono completamente bloccati.
UE e Usa puntano ad eliminare le barriere commerciali La stampa internazionale ha dedicato ampio spazio ai colloqui UE Usa, soprattutto per quanto riguarda il futuro dell'Iraq. In realtà, al di là di queste discussioni, sono stati trattati anche molti altri temi, ed in particolare il futuro del commercio tra le due sponde dell'Atlantico. Alcuni gruppi di lobby avevano chiesto nelle scorse settimane che in questo meeting si lanciasse l'ipotesi di un mercato unico tra Usa ed UE (barrier free Transatlantic marketplace) entro il 2010 o 2015 al massimo. L'incontro non è andato cosi in là, ma sono state poste le basi per esplorare le possibilità di eliminazione degli impedimenti in materia di commercio, regolamenti e investimenti e per una futura integrazione economica". Ecco il passaggio più interessante, disponibile alla pagina: http://www.eu2004.ie/templates/document_file.asp?id=20275: "We also ask senior officials from the EU and the U.S. Government to assess on each side of the Atlantic our bilateral economic relationship and to explore means to eliminate trade, regulatory and investment impediments to further economic integration. This effort may include relevant regulatory agencies as appropriate. We will in early 2005 develop a forward-looking strategy to enhance our economic partnership and eliminate barriers. The Senior Level Group will present these ideas to Leaders before the next EU-U.S. Summit." In un articolo di ieri, il Financial Times dichiara esplicitamente che "i leader di Usa ed UE hanno dichiarato l'intenzione di smantellare le barriere commerciali transatlantiche, in risposta alle domande di una rinata alleanza di 30 grandi imprese nei due continenti". Questa alleanza è rappresentata dal Trans Atlantic Business Dialogue (www.tabd.com) una delle più potenti lobby di multinazionali al mondo, i cui delegati sono stati riccevuti direttamente dai leader politici, a partire dal presidente Usa Bush. Il gruppo che riunisce 65 organizzazioni di consumatori di UE e Usa, il TACD, ha invece clamorosamente deciso di boicottare gli incontri previsti, in quanto i suoi delegati non sarebbero stati ricevuti dai leader, ma unicamente da loro portavoce. In una nota, i rappresentanti del TACD hanno dichiarato che non hanno accettato un ruolo di secondo piano per i consumatori, mentre le imprese presentavano le loro richieste direttamente al presidente Usa ed alla Commissione Europea.
Non è stato approvato il mais transgenico della Monsanto Con nove voti a favore e nove contrari i Ministri dell'ambiente dell'UE non hanno trovato un accordo (a maggioranza qualificata) in merito alla proposta della Commissione Eurpoea di approvare l'importazione del mais geneticamente modificato prodotto dalla Monsanto (nome in codice NK 603). Il prossimo voto sarà ora affidato ai ministri dell'agricoltura europei. Se neanche questi riusciranno a trovare un accordo, sarà la Commissione Europea a decidere, anche senza il consenso degli stati membri. Il voto sull'introduzione del mais transgenico è stata divisa in due: questa tornata riguarda il suo utilizzo come mangime per animali, mentre tra tre mesi si dovrebbe votare in merito al suo utilizzo direttamente come cibo.
lunedì, 28 giugno 2004
Una nuova ricerca contesta l'Agenda per lo sviluppo del Wto Una ricerca commissionata qualche mese fa dal ministero olandese per gli affari economici era giunta alle conclusioni che il programma di liberalizzazione commerciale del Wto avrebbe portato benefici alle nazioni più povere. Questa ricerca era stata spesso citata a giustificazione della politica olandese ed europea negli attuali negoziati. In questi giorni lo stesso istituto di ricerca ha presentato i risultati di un nuovo studio, intitolato "conseguenze del Round commerciale di Doha per l'Africa". E' stata eseguita una simulazione per tre possibili scenari di liberalizzazione: "piccola", "modesta", e "completa". Sono stati presi in considerazione dei parametri supplementari rispetto alla ricerca precedente, come ad esempio la differenza tra tariffe negoziate e tariffe realmente applicate dai diversi paesi. Ecco le principali conclusioni dello studio: negli scenari di "piccola" e "modesta" liberalizzazione, le conseguenze per l'Africa subsahariana sarebbero di perdite di entrate per centinaia di milioni di dollari, crescita della disoccupazione e tendenza alla deindustrializzazione in tutte le regioni africane (diminuzione dell'attività industriale tra il 2 ed il 4% annuo). Nello scenario di "piena liberalizzazione", il tasso di perdita di attività industriale potrebbe arrivare al 9% annuo per alcune regioni dell'Africa subsahariana. Simili anche le conseguenze dell'applicazione del negoziato NAMA, che potrebbe avere un impatto devastante sul già fragile ed insufficiente stato sociale della maggior parte dei paesi africani.
Le discussioni sui sussidi all'agricoltura entrano nella fase finale I negoziatori sul commercio in agricoltura al Wto inizieranno a riunirsi oggi, in una corsa contro il tempo per arrivare entro la fine di Luglio ad un accordo di massima, in particolare per quanto riguarda i sussidi e l'accesso al mercato. Il Financial Times di oggi riporta alcune dichiarazioni dei diversi rappresentanti, che segnalano la necessità di risolvere il prima possibile le loro divergenze per permettere al Presidente del comitato sull'agricoltura, il neozelandese Tim Groser, di riuscire a delineare una bozza negoziale che possa rilanciare gli accordi nel Wto. Se alcuni passi aanti sembrano essere stati fatti negli ultimi giorni, ed in particolare nelle riunioni informali tenute a margine dell'UNCTAD XI di San Paolo, il tempo a disposizione sembra davvero esiguo per riuscire a superare le ancora profonde differenze, in primo luogo tra i paesi occidentali e dil blocco del G20, i grandi paesi del sud. La decisione del "tribunale del Wto" dello scorso venerdi che ha dato ragione al Brasile e confermato la condanna agli Usa per i loro sussidi al cotone potrebbe inoltre complicare ulteriormente le cose. Questa decisione potrebbe infatti spostare il peso negoziale dei diversi attori, in particolare dando un valido argomento ai paesi del sud che da anni dichiarano che i sussidi all'export andrebbero eliminati senza chiedere contropartite in altri negozaiti, e servendo da precedente per altre dispute analoghe. Ricordiamo che lo stesso Brasile ha ad esempio una disputa in corso con l'UE sul tema dei sussidi allo zucchero. Anche per questo i cinque maggiori protagonisti di questi negoziati, Usa, UE, Brasile e India in rappresentanza del G20 e Australia a nome del gruppo di paesi esporetatori di prodotti agricoli (il cosiddetto gruppo di Cairns) hanno già iniziato ieri le riunioni in materia di agricoltura, per cercare di fare qualche passo in avanti sui tre pilastri dell'accordo: i sussidi all'export, i sussidi interni e l'accesso al mercato. Spicca la completa assenza di qualche rappresentante dei paesi più poveri, cosi come quella di paesi fortemente protezionisti come Svizzera e Giappone, in questi incontri prleiminari che potrebbero fissare i punti base di un eventuale futuro accordo.
mercoledì, 23 giugno 2004
Nuova politica per lo sviluppo del Governo svedese Il Governo svedese ha dichiarato ieri l'adozione di una legge denominata "condivisione di responsabilità: la politica svedese per uno sviluppo globale", e di essere quindi il primo paese al mondo a promuovere una politica di sviluppo completa. Secondo quanto dichiarato da Carin Jämtin, Ministro per la cooperazione internazionale e lo sviluppo, "gli obiettivi di uno sviluppo equo e sostenibile dovranno essere ora applicati a tutte le politiche del paese, ovvero non solo in termini di assitenza e aiuto allo sviluppo, ma anche per quanto riguarda ad esempio il commercio internazionale, la sicurezza e le politiche ambientali". Un secondo obiettivo della legge è che le politiche dovranno ora essere fondato su due obiettivi: i diritti e gli interessi dei più poveri.
martedì, 22 giugno 2004
Continua la campagna contro gli OGM Forte delle firme di oltre 100.000 cittadini e 544 organizzazioni in tutto il mondo, continua la campagna Bite Back!, lanciata da Friends of The Earth e da diverse altre Ong internazionali contro la causa presentata al Wto all'UE in materia di Organismi Geneticamente Modificati. Secondo i promotori, il "tribunale" Wto non ha nessun diritto di decidere quello che dovremo mangiare tra qualche anno. E' anche forte il rischio che questa causa costituisca un precedente in tutto il mondo per i governi che volessero difendere la slaute dei propri cittadini e la tutela ambientale dall'aggressione degli OGM. Tutte le informazioni sulla campagna, con la possibilità di firmare la petizione, sono disponibili alla pagina: http://www.bite-back.org Tra le diverse azioni, è anche possibile scrivere all'Ambasciatore argentino per chiedere al suo paese di ritirare il proprio sostegno alla disputa, presentata dagli Usa. Per farlo si può andare direttamente alla pagina: http://www.foe.co.uk/campaigns/global_trade/press_for_change/email_ambassador_argentina/index.html
lunedì, 21 giugno 2004
L'UNCTAD XI chiude con l'adozione dellla dichiarazione finale, il "San Paulo Consensus" Il documento di 24 pagine che chiude il vertice dell'UNCTAD XI è stato adottato dopo diverse controversie, in particolare tra paesi in via di sviluppo e paesi occidentali. Il "San Paulo Consensus" contiene un'analisi politica e suggerimenti rispetto a quattro temi: strategie di sviluppo in un mondo globalizzato; costruzione di capacità produttive e competitività internazionale; assicurare vantaggi di sviluppo dal sistema commerciale internazionale; e la partnership per lo sviluppo. Tra gli argomenti più dibattuti in primo luogo lo spazio politico, poi la govrenance, la responsabilità sociale di impresa, i meccanismi finanziari innovativi, le azioni commerciali unilaterali e coercitive, ed il ruolo dell'UNCTAD nel processo di riforma dell'ONU. I rappresentanti dei paesi in via di sviluppo si sono detti piuttosto sodisfatti di questo testo, in particolare per quanto riguarda lo "spazio politico", ovvero il fatto che i PVS necessitano di adeguata flessibilità e spazio per perseguire le proprie politiche, e che questo spazio era stato eroso dai recenti accordi commerciali internazionali e potrebbe esserlo ulteriormente in futuro. I paesi occidentali, USA in testa, erano preoccupati dal fatto che questa dichiarazione finale avrebbe potuto influenzare i futuri negoziati per una ulteroire liberalizzazione e privatizzazione, in primo luogo nel Wto ma poi anche in riferimento ai piani di aggiustamento strutturale ed alle condizionalità per i prestiti di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale. Il testo finale da ragione ai paesi in via di sviluppo, e al paragrafo 8, viene per la prima volta riconosciuto che "it is particularly important for developing countries, bearing in mind their development goals and objectives, that all countries take into account the need for appropriate balance between national policy space and international disciplines and commitments”. Viene inoltre segnalato che "the increasing interdependence in a globalizing world and the emergence of rule-based international economic regimes have meant that the space for national economic policy (especially in trade, investment and industrial development) is now often framed by international disciplines, commitments and global market considerations" . " It is for each government to evaluate the trade-off between the benefits of accepting international rules and commitments and the constraints posed by the loss of policy space.” Anche sul ruolo futuro dell'UNCTAD, nel commercio internazionale e nell'ambito della riforma dell'ONU il testo rifletto in gran parte le aspettative dei PVS, seppure con qualche modifica rispetto al testo origniariamente proposto. Un altro aspetto essenziale riguardava il tema della responsabilità sociale di impresa (RSI). I PVS chiedevano all'UNCTAD il riconoscimento della responsabilità delle imprese multinazionali. Secondo diverse Ong, il testo originale era troppo debole, rispetto ad esempio al piano di azione deciso durante il summit di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Anche questo testo è stato però duramente criticato dagli Usa, il che ha portato ad un ulteriore indebolimento del testo, che nella sua versione finale riporta che “corporate actors, especially TNCs, have an important role in technology transfer, supplier linkages and the provision of access to export markets for developing countries. Corporate responsibility was recognized at the Johannesburg World Summit on Sustainable Development”, ed aggiunge che "a positive role in stimulating economic development of host countries, and in supporting social and environmental development and competitiveness of local enterprises. “There are various voluntary international instruments that could be improved and made more coherent to increase the contribution of corporate actors especially TNCs to advance development goals.” Qualcosa in più è riportato nel paragrafo 89 del testo finale "efforts should be made to prevent and dismantle anti-competitive structures and practices and promote responsibility and accountability of corporate actors at both the national and international level, thereby enabling developing countries’ producers, enterprises and consumers to take advantage of trade liberalization.” Gli Usa si sono anche opposti ai paragrafi 22, 69 e 80, proposti dal G77, sulla necessità di eliminare l'utilizzo continuo di misure economiche e commerciali coercitive contro i PVS, come ad esempio delle sanzioni, ed in violazione della Carta dell'ONU e dei regolamenti Wto. Il testo finale in questo caso recepisce, almeno in parte, le richieste del gruppo di PVS. Nel paragrafo 20, anche questo a lungo discusso, viene riconosciuta la necessità che i paesi sviluppati assistino i PVS fornendo adeguato aiuto tecnico e finanziario e rispettino l'obiettivo dello 0,7% di aiuto pubblico allo sviluppo. E' esplicitamente dichiarato che questo aiuto pubblico allo sviluppo non dovrebbe comprendere le misure di annullamento del debito estero (vedi caso italiano...). I PVS avrebbero anche voluto aggiungere, al termine del paragrafo, una dichiarazione secondo la quale: “in addition, national and international innovative financial mechanisms supportive of efforts to achieve sustained growth, development and poverty eradication in developing countries should be supported”, ma gli Usa si sono nuovamente opposti, argomentando che "meccanismi innovativi finanziari" avrebbe potuto includere meccanismi come la Tobin Tax. Alla fine è passato un testo molto più morbido, che recita che "In addition, voluntary financial mechanisms supportive of efforts to achieve sustained growth, development and poverty eradication should be explored.”
Le responsabilità di Banca Mondiale e Fondo Monetario nella crisi dei piccoli agricoltori L'agenzia ONU UN Wire riporta oggi un'intervista fatta in occasione del vertice dell'UNCTAD ad un dirigente ONU, che ha chiesto di mantenere l'anonimato. Secondo questo dirigente, i contadini nei paesi in via di sviluppo stanno soffrendo oggi a cuasa delle politiche che i loro governi sono stati costretti ad adottare come condizioni essenziali per ottenere i prestiti di Banca Mondiale (BM) e Fondo Monetario Internazionale (FMI), soprattutto nel corso degli anni '70 e '80. Il problema non è tanto come favorire l'export di prodotti agricoli dei paesi poveri, oggi strangolati dai sussidi, quanto il mercato interno di questi paesi. Dopo tutto quasi l'80% dei contadini lavora per la sussitenza, non per l'esportazione. "Quello che abbiamo visto negli ultimi vent'anni - ha dichiarato il dirigente - sono state pressioni per l'apertura dei mercati interni a prodotti fortemente sussidiati, con la conseguenza di rendere molto difficile la produzione per la sussitenza ed il mercato interno. Questa è forse la principale ragione dell'aumento della povertà in alcuni paesi". Questa apertura dei mercati è stata imposta da BM e FMI, in particolare chiedendo tagli alle spese sociali, ai sussidi interni per i piccoli agricoltori e con la privatizzazione dei servizi, in cambio di una rinegoziazione del debito estero o per ottenere nuovi prestiti. "Sappiamo che quasi tutti i paesi africani non hanno deciso di liberalizzare il proprio mercato interno, ma sono stati costretti a farlo. Queste politiche sbagliate di BM e FMI hanno portato ad un collasso delle produzioni agricole in molti paesi. E' totalmente ridicolo pensare che un paese povero possa competere con paesi dove gli agricoltori ed il grande business per l'esportazione ricevono tanti sussidi".
Stiglitz: è tempo di un vero round commerciale che aiuti veramente lo sviluppo dei più poveri In una lettera pubblicata dal Financial Times, il premipo Nobel per l'economia 2001 ed ex direttore della Banca Mondiale Joseph Stiglitz fa il punto sullo stato del commercio internazionale. Secondo Stiglitz, dopo Cancun la maggior parte dei paesi si sono scambiati accuse reciproche per il fallimento dei negoziati. Il Commonwealth ha invece cercato di risalire alle cause e vedere quali misure fossero necessarie per arrivare ad un vero round di sviluppo, in particolare cercando di identificare le priorità per i paesi più poveri. Cosi l'organizzazione ha chiesto allo stesso Stiglitz di identificare queste priorità, scrivendo un rapporto che è stato pubblicato oggi, a nome dello stesso Stiglitz e di Andrew Charlton di Oxford. Nel rapporto si chiarisce subito che non è possibile chiamare il Round di Doha come un round di sviluppo, perchè i negoziati hanno fallito questo obiettivo, ed avrebbero avuto conseguenze negative per i paesi più poveri. E' il caso ad esempio dei servizi, e di quelli finanziari in particolare, la cui liberalizzazione è stata chiesta a gran voce dai paesi occidentali, Usa in testa. Secondo gli autori del rapporto, una misura molto più efficace e di maggiore aiuto per i paesi poveri sarebbe stata un'apertura delle frontiere per la mano d'opera non-specializzata, cosa che però non è nemmeno in agenda. Particolarmente interessante la descrizione dell'accordo agricolo: "Molta attenzione è stata posta sull'agricoltura, il nord ha chiesto al sud di aprire i suoi mercati ed eliminare i sussidi sui suoi prodotti, mentre manteneva enormi sussidi e mercati chiusi. I paesi in via di sviluppo hanno capito che i paesi industrializzati avevano promesso di tagliare i loro sussidi agricoli; gli Usa li hanno raddoppiati". La differenza tra i reale round di sviluppo e quello che è successo da Doha ad oggi è lampante - prosegue l'articolo - c'è un consenso crescente sul fatto che "nessun accordo è meglio di un cattivo accordo"; questo rapporto ha messo dei pesi economici dietro lo scetticismo dei paesi in via di sviluppo.
Il Wto conferma la condanna agli Usa per i sussidi al cotone. Il panel del Wto ha confermato venerdi scorso la decisione preliminare presa ad Aprile, dando ragione al Brasile ed agli altri paesi che avevano presentato la disputa, e condannando gli Usa per i loro sussidi, accusati di violare le regole internazionali sul commercio e di danneggiare i coltivatori brasiliani. Il capo delegazione brasiliano ha commentato così la sentenza "non avremmo potuto sperare in una decisione migliore, siamo estremamente soddisfatti". Le consultazioni sulla questione tra Brasile e Usa erano iniziate nel 2002, e la decisione di venerdi arriva dopo una delle dispute più lunghe e complicate mai arrivate in sede Wto. Adesso questo risultato potrebbe aprire le porte a moltissime altre dispute su quasi tutti i prodotti agricoli e sui sussidi ad essi collegati. In ogni caso questa decisione avrà un peso decisamente importante nell'ambito dei negoziati previsti nelle prossime settimane per fare ripartire la macchina del Wto. A fine luglio è infatti previsto un General Council determinante per il rilancio dei negoziati. I paesi occidentali sembravano intenzionati a fare delle concessioni sui sussidi in agricoltura per chiedere in cambio una ulteriore liberalizzazione dei servizi e delle tariffe industriali (accordo NAMA). La decisione di venerdi potrebbe ora sbilanciare i negoziati in favore dei paesi del sud, che hanno dimostrato di potere riuscire a contrastare i sussidi all'export senza fare concessioni dolorose in altri settori. E' da notare che il panel del Wto non ha condannato solo i sussidi diretti degli Usa sul cotone, ma il programma di crediti all'esportazione degli stessi Usa che riguarda anche altri prodotti, e che ammonta a 3,5 miliardi di dollari all'anno. Il panel ha considerato anche questi come sussidi illeggittimi ed ha dato tempo agli Usa fino al primo luglio 2005 per eliminarli. Gli Usa hanno comunque già dichiarato che ricorreranno in appello contro questa prima sentenza.
venerdì, 18 giugno 2004
Unctad XI al fotofinish, verso la proclamazione del Consenso di San Paolo San Paolo, 18 giugno – Chiuderà oggi i battenti, con il lancio del documento finale chiamato Consenso di San Paolo, l’XI conferenza ministeriale Unctad. Dopo giorni di lavori a porte chiuse della Plenaria, sembra si sia raggiunto un accordo abbastanza ampio sulle posizioni e il linguaggio da assumere, sulla base della proposta elaborata in circa un anno di lavoro nella sede di Ginevra. Sembra che si sia riusciti a raggiungere un punto d’equilibrio che soddisfi le istanze, avanzate dai Paesi in via di sviluppo, rispetto allo spazio riservato alle politiche nazionali che i Paesi più ricchi devono concedere perché i primi non finiscano strangolati da politiche e accordi commerciali internazionali. Aspro è stato, invece il confronto Nord-Sud sulla richiesta da parte dei Paesi poveri di eliminare le sanzioni coercitive unilaterali e l’applicazione extraterritoriale di legislazioni nazionali. Al centro del dibattito, inoltre, una menzione della vulnerabilità delle piccole economie, e il riconoscimento esplicito di responsabilità delle imprese transnazionali rispetto all’impatto ambientale e sociale delle proprie attività nei Paesi in quali operano. Appuntamento a quando il testo finale sarà precisato e definitivo e Rubens Ricupero, segretario generale Unctad, lo presenterà alla stampa nella grande conferenza di chiusura.
Banca Mondiale: gli Obiettivi del Millennio possono pregiudicare uno sviluppo sostenibile Concentrare le attenzioni della comunità internazionale per raggiungere gli Obiettivi del Millennio previsti dalle Nazioni Unite potrebbe essere controproducente. Lo ha detto all’agenzia stampa Ips Kirk Hamilton, economista e studioso di problematiche ambientali per la Banca Mondiale: “Immagini un Paese che lanci una politica di agricoltura intensiva per eradicare povertà e fame entro il 2015? Tale politica sarebbe sostenibile? L’esperienza ci ha insegnato di no”, ha detto a Ips. 50 anni è l’orizzonte minimo nel quale programmare una politica di sviluppo sostenibile, e prima di questo tempo gli obiettivi non potranno realisticamente essere raggiunti, ha decretato l’esperto. “La crescita a qualunque costo non è sostenibile. C’è bisogno di una crescita responsabile”, ha sottolineato ancora. Hamilton è coautore di un documento pubblicato dalla Banca Mondiale la scorsa settimana, “Crescita responsabile del nuovo millennio”, secondo il quale la programmazione di politiche di sviluppo sostenibile è più importante del raggiungimento degli obiettivi delle Nazioni Unite, e che propone linee d’azione su agricoltura, energia, servizi idrici, ambiente e commercio, che considera cruciali per lo sviluppo. Seguendo le indicazioni del documento, assicura l’esperto, il prodotto interno lordo dei Paesi a medio e basso reddito potrebbe aumentare di un 3% annuo, cosicché il Prodotto interno lordo globale potrebbe superare, sempre il 2050, i 135 miliardi di dollari, e il 40% potrebbe essere assicurato proprio da questi Paesi, che raggiungerebbero i 6.300 dollari di reddito procapite, sufficienti ad assicurare le necessità fondamentali. Naturalmente a condizione che si intervenga radicalmente nella distribuzione delle ricchezze. E che si calcolino bene i costi ambientali. Condizioni, queste, non più difficili da raggiungeredegli obiettivi del millennio. Il dubbio è legittimo: non sarà un modo elegante della Banca Mondiale per giustificare il disimpegno, soprattutto economico, dei Governi e proprio nelle politiche delle Nazioni Unite?
Ong denunciano: Usa e Unctad alleati contro la trasparenza del comportamento d’impresa
San Paolo, 18 giugno – Clamorosa presa di posizione di un cartello di ogn internazionali nel corso dell’assemblea dell’Unctad XI. Tanto clamorosa che ne dà notizia anche l’agenzia UN Wire: Greenpeace, Oxfam, Third World Network and Friends of the Earth International yesterday hanno accusato la delegazione statunitense e la Conferenza delle Nazioni Unite su Commercio e Sviluppo di cercare di minaret le leggi che assicurano un certo grado di trasparenza nel comportamento d’impresa nel mondo. In un documento congiunto esse hanno affermato che “la corporate accountability è diventata uno degli argomenti più discussi all’interno del meeting di San paolo, con gli Stati Uniti che cercano di neutralizzare l’impegno di promuovere la trasparenza delle aziende preso da più di 100 capi di Stato e di Governo nel corso del World Summit on Sustainable Development del 2002."
Daniel Mittler of Greenpeace ha dichiarato alla stessa U.N. Wire che esponenti della delegazione Usa stanno cercando di spingere per una dichiarazione finale nella quale non ci sia alcun riferimento né alla responsabilità sociale d’impresa, tantomeno all’accountability.
“ I Paesi in via di sviluppo sono molto interessati a questo argomento perché vogliono chiarire che le imprese transnazionali debbono contribuire ai piani di sviluppo nazionale che essi, in quanto Governi, decidono. Essi vogliono essere certi che le imprese transnazionali non mineranno i loro piani di sviluppo, portando le loro nazioni in direzioni che essi non condividono”, ha detto Mittler.
L’Unione Europea, dal canto suo, sta semplicemente ignorando la questione.
Terry Miller, Deputy Assistant Secretary for International Organizations della delegazione statunitense, ha responto le accuse affermando che i membri Unctad stanno decidendo insieme sulle parole da usare o meno nel documento finale.
giovedì, 17 giugno 2004
Cafetaleros "assediano" l'Unctad XI armati di... muli San Paolo, 17 giugno - Dalle lussuose auto agli elicotteri: sono questi i mezzi che stanno scarrozzando tra le strade di San Paolo i delegati alla Conferenza delle Nazioni Unite su Commercio e Sviluppo. Ma una delegazione di cafetaleros, in rappresentanza dei 25 milioni di coltivatori di caffé di tutto il mondo, staziona da ieri con i propri muli carichi di sacchi di caffé proprio davanti al moderno centro congressi di Parque Inhembí. E chiedono che l'Unctad XI trovi delle soluzioni alla crisi del mercato del caffé che ha provocato una caduta libera del suo prezzo e la crisi di tutto il settore. Se uno dei principali temi in discussione all'Unctad XI è proprio la possibilità di un trattamento preferenziale non discriminatorio per le cosiddette "commodities", cioè le materie prime che le potenze coloniali hanno imposto come monocoltura in molti Paesi del Sud del mondo, la singolare manifestazione non potrebbe trovare luogo più azzeccato. Ed ora coltivatori e muli aspettano dai delegati dei Governi una risposta convincente
Al via nuovi negoziati sui trattamenti commerciali preferenziali San Paolo, 17 giugno - Nuovo futuro in vista per gli scambi commetciali Sud-Sud: i 43 Paesi membri del Sistema Globale di trattamenti Preferenziali Commerciali (SGPC) tra Paesi in via di sviluppo hanno approfittato del forum Unctad per lanciare l'XI round di negoziati. La sessione decisiva è stata presieduta dal ministro argentino dell'Economia Roberto Lavagna, che è venuto apposta a San Paolo con questo obiettivo. All'unanimità i delegati hanno adottato la Dichiarazione di San Paolo, nella quale confermano l'intento comune di implementare gli scambi commerciali tra loro e la cooperazione economica. Il gruppo mira a una liberalizzazione degli scambi interni al gruppo su una base di reciprocità della quale beneficerebbero tutti i membri. Coscienti del fatto che diversi paesi in via di sviluppo stanno diventati una componente dinamica della crescita globale, il gruppo ha invitato i membri del gruppo dei 77 più la Cina ad aderire all'accordo. Anche il ministro del Commercio estero di Cuba, Raúl de la Nuez, ha annunciato l'adesione del proprio Paese e ha invitato gli altri membri del G-77 a partecipare al SGPC. Nuez ha ricordato la dichiarazione di Fidel Castro all'incontro dei G-77 a L'Avana nel 1987, quyando il presidente cubano preconizzò la cooperazione Sud-Sud come una risorsa importante di lotta al sottosviluppo. I 43 Paesi che partecipano all'accordo del SGPC sono: Algeria, Argentina, Bangladesh, Benin, Bolivia, Brasile, Camerún, Cile, Colombia, Cuba, Egitto, Ecuador, Ghana, Guinea, Guyana, India, Indonesia, Irán, Iraq, Libia, Malaysia, Marocco, Messico, Mozambico, Myanmar e Nicaragua. In alcune parti lo integrano Nigeria, Pakistan, Perú, Filippine, Repubblica di Corea, Repubblica Popolare Democratica di Corea, Tanzania, Romania, Singapore, Sudan, Sri Lanka, Thailandia, Trinidad e Tobago, Tunez, Venezuela, Vietnam e Zimbabwe. Il nuovo round negoziale si dovrebbe aprire formalmente nel novembre di questo anno e concludersi nello stesso mese del 2006.
Unctad XI al rettilineo finale
San Paolo, 17 giugno – A 24 ore dalla chiusura la XI Conferenza Onu su commercio e sviluppo inizia le trattative per arrivare alle definizione di una dichiarazione finale. Gli esperti delle delegazioni dei 192 Paesi membri dell’Unctad sono al lavoro per finalizzare il lungo documento già ampiamente diffuso in bozza e per integrare i risultati dei principali panel di discussione.
Fonti vicine agli estensori assicurano che ci sono stati notevoli passi avanti nell’adeguamento del linguaggio del testo, anche se persistono alcuni punti particolarmente sensibili per i Paesi in via di sviluppo. Restano dunque ancora tra parentesi, che nel linguaggio delle Nazioni Unite significa disaccordo, i paragrafi riguardanti eventuali mezzi coercitivi o sanzioni unilaterali per chi infrangesse i principi della Carta dei Diritti Universali delle Nazioni Unite ma anche le regole stabilite dall’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Resta ancora senza approvazione il paragrafo che recita “è necessario eliminare l’utilizzo continuativo di sanzioni economiche e commerciali unilaterali contro i Paesi di sviluppo, in particolare i nuovi tentativi di applicare extraterritorialmente principi di diritto interno”.
Insieme alle tensioni che si sviluppano intorno al documento, si registrano invece le speranze e le aspettative da parte di un gruppo importante di Paesi in via di sviluppo che sembrano essere riusciti a lanciare il terzo round negoziale del Sistema generale di preferenze commerciali (SGPC). L’opinione corrente registrata tra i 43 paesi membri che lo promuovono è che esso sarà di particolare importanza per promuovere il commercio tra di essi, ma anche per coinvolgere ancora più Paesi del Sud in accordi commerciali più favorevoli di quelli attuali.
Ma oggi è anche il giorno dedicato allo sviluppo sostenibile, e a come il commercio possa aiutare a promuoverlo. Domani Unctad XI dovrà chiudere i battenti ma nessuno si arrischia a fare previsioni sull’orario.
mercoledì, 16 giugno 2004
L’aiuto pubblico allo sviluppo, questo sconosciuto
San Paolo, 16 giugno - Se lo è chiesto anche Kofi Annan, segretario nazionale delle Nazioni Unite: perché nelle prime giornate dell’XI conferenza Unctad nessuno degli speakers ufficiali ha sentito il bisogno di parlare di aiuto pubblico allo sviluppo?
Era questo uno dei punti di riequilibrio promessi dalle nazioni sviluppate ai paesi più poveri nel quadro degli scambi internazionali. Annan ha assicurato ai giornalisti presenti che il fatto che nessuno ne abbia parlato non vuol dire che le Nazioni Unite abbiano l’intenzione di mollare la presa. Tuttavia soltanto quattro delle nazioni industrializzate – Norvegia, Danimarca, Svezia e Olanda – hanno raggiunto l’obiettivo di destinarvi almeno lo 0,7% del proprio Pil. Il totale degli investimenti in questo settore è sceso negli ultimi 20 anni a 55 miliardi di dollari l’anno, anche se lo scorso anno si è risaliti a 68,3 miliardi, ma solo grazie ai fondi destinati alla ricostruzione post-bellica dell’Iraq.
Annan ha ricordato che questa cifra è molto al di sotto dell’obiettivo dei 100 miliardi di dollari l’anno previsti dal programma degli Obiettivi del Millennio. Ma come dai G8, anche dai delegati dei Governi presenti alla conferenza dell’Unctad, Kofi Annan non ha ricevuto alcuna risposta.
Lanciato a San Paolo l’appello globale all’azione: i Governi devono sostenere la sovranità alimentare dei popoli
San Paolo 16 giugno – Una coalizione di organizzazioni non governative, associazioni di contadini e movimenti sociali di tutto il mondo hanno scelto la Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo come occasione per il lancio di un Appello alla mobilitazione globale contro fli accordi di “libero commercio” che distruggono l’agricoltura su base familiare e spingono al Sud per una de-industrializzazione controllata dalle grandi corporations.
La mobilitazione globale verrà si svolgerà nella settimana 14-24 luglio 2004, la settimana immediatamente precedente il Consiglio generale del Wto che si terrà a Ginevra.
José Bove, leader di Via Campesina, afferma che “i Governi dovrebbero bandire ogni tipo di supporto pubblico usato per esportare sotto costo le produzioni agricole, I contadini dovrebbero avere il diritto di proteggere le produzioni interne di generi alimentari contro le importazioni a basso prezzo con l’applicazione di tasse e di quote fisse d’importazione”.
La coalizione chiede che i Governi sviluppino programmi di protezione delle economie locali, dei produttori e dei distributori di generi alimentari su piccola scala. Inoltre sostiene che l’agricoltura dovrebbe essere discussa in luoghi decisionali più appropriati del Wto.
L’Unctad originariamente era stato creato per promuovere il commercio come strumento per lo sviluppo. “Da quando il neoliberismo si è imposto, l’esperienza che i Paesi poveri ne hanno fatto è stata quella dello strangolamento, da parte delle logiche commerciali, della riduzione della povertà e dello sviluppo, soprattutto in ambito agricolo”, sostiene Gopal, del Center for Environment Concerns, in India. Gopal proviene dallo Stato dell’Andhra Pradesh dove ogni giorno 4 contadini si tolgono la vita per l’indebitamento e la schiavitù del sistema agricolo, anche delle piccole comunità, alle leggi dell’agri-business.
“Il Wto e gli accordi internazionali sul commercio non risolvono I problemi della povera gente, ma stanno proteggendo gli interessi dei Paesi ricchi nel mantenere alto il livello dei sussidi e di intervento nelle politiche economiche dei paesi più deboli. Auspichiamo che l’Unctad crei un nuovo dibattito da prospettive differenti, basate sullo sviluppo sostenibile, il rispetto delle culture e della sovranità alimentare di tutti i Paesi”, ha dichiarato Alberto Broch, direttore di CONTAG, la Confederazionenazionale brasiliana dei lavoratori agricoli. Appoggio alla mobilitazione anche dagli Usa George Naylor, presidente della National Family Farm Coalition of the United States ha confermato che gli agricoltori hanno bisogno di politiche che assicurino almeno la copertura dei costi di produzione: “A livello internazionale, debbono essere reinseriti meccanismo di controllo e gestione della politica dei prezzi, come previsto dai precedenti accordi Unctad sulle materie prime”.
Di seguito il testo dell’appello
Asia People and Social Movements’ Call to Action
June 14-15, 2004, Seoul, Korea We, the Asia Social and People¹s Movements - trade unions, peasants, small farmers, women, consumers, students, migrant workers, urban poor, anti-war and anti-neoliberal globalization activists - have gathered here in Seoul, Korea to demonstrate against the World Economic Forum, neoliberal globalization and the war. Despite their blocking of information on the outcome of their meeting, we will continue to struggle against the WEF, which embodies neoliberal globalization.
For two days we shared, discussed and debated on issues such as food sovereignty, food safety, privatization of public services, labor flexiblization, war and militarism, feminization of poverty, trade liberalization, migrant labor, free trade agreements and the World Trade Organization.
Based on our experience in Seoul both in action and discussion we have resolved to continue our struggles against corporate led globalization, militarism and war. We are also gathered here to strengthen our solidarity and discuss our strategies for our common struggles.
The people of Asia, like all other people of the world, are suffering from the effects of militarism and global capitalism. This was heightened in 1997 when the full effects of neo-liberal policies swept across the region and since then our economies have been further ³restructured² and liberalized at the expense of the people. The proliferation of FTA¹s further entrench the people in poverty. Poverty, unemployment and precarity is becoming even more widespread. Asia is also home to a number of military bases, which is crucial for the US to project power around the region -- in pursuit of its economic and strategic interests. And since the declaration of the so-called ‘war on terror’ in 2001, US military intervention has increased in the region threatening peoples’ security. This US strategy of destabilization in the region can be seen all throughout, including here in the Koreanpeninsula where we are gathered.
Neo-liberal globalization and militarism go hand-in-hand. We have identified the US occupation of Iraq and the WTO/FTAs as key sites of struggle, symbolizing the two faces of ‘armed globalization’. We will not stop struggling until the occupation of Iraq and Palestine have ended. We demand the withdrawal of US and other troops. We continue to pressure our governments to stop further deployment of Asian troops. We must also maintain our victory in Cancun by blocking the current negotiations on agriculture and not allow the EU and US to revive the WTO. Education, health, water, culture and all basic services are not for sale either though the WTO or FTA’s. We will reclaim our rights from the so-called ‘free trade’system.
We therefore call on all peoples and social movements to join us in this plan of action:
June 30 The US will handover ‘sovereignty’ to a puppet government in Iraq and attempt to legitimize its illegal occupation and we reiterate our demand to end the occupation in Iraq. We will join the global actions from June 26 to 30.
July 19-24 Global Week of Action for food sovereignty and block the current negotiations on agriculture in the WTO.
September 10 In commemoration of the death of Lee Kyung Hae on September 10, International day of action will be held to attain food sovereignty and resist the WTO.
WTO Ministerial in Hong Kong We commit to mobilize for the coming Hong Kong Ministerial in 2005. We will use this as a way to concretely strengthen our solidarity by mobilizing together for Hong Kong. We welcome the initiative of the Hong Kong committee to take the lead in planning and organising the actions and mobilisations. We will work with them in the coming months to realise this plan, taking advantage of the momentum we have gained from the successful mobilization in Seoul. We will mobilise not only in Hong Kong but in all our countries as a global expression of our opposition and strength.
We are in solidarity with the resistance of the Iraqis and Palestinian peoples, the struggles of migrant workers and irregular and informal workers, trade unions, peasants, small farmers, urban poor and women. We are committed to coordinate our actions, broaden and strengthen our struggles in Asia.
Globalise the hope! Globalise the struggle!
Per sottoscrivere l’appello, email: inter@nodong.org
Lula: un nuovo accordo Sud-Sud per l’abbattimento delle barriere commerciali
San Paolo, 16 giugno - “ I Paesi ricchi non ci faranno concessioni commerciali se ci limiteremo alle rivendicazioni. Per questo c’è bisogno di forza politica per cambiare le relazioni internazionali”. Il presidente brasiliano Lula, in un incontro con i movimenti e le organizzazioni che partecipano al Forum della Società civile nell’ambito della XI Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo, ha spiegato che il suo primo obiettivo, nel suo anno e mezzo d’incarico, è stato quello di costruire ponti e relazioni all’interno dell’Amrica latina e tra questo blocco e India, Cina, Africa e Medio oriente che giocano la stessa partita per un rafforzamento dei paesi in via di sviluppo nella capacità di negoziare con le grandi potenze globali.
Fare della fame e della povertà dei problemi politici, e non solamente sociali, è la strada – secondo Lula – per trovare delle soluzioni e per questo è indispensabile che la società civile eserciti una pressione forte e costante sui Governi e sui Parlamenti.
Lula ha riproposto anche in questa sede l’idea di un programma mondiale contro la fame, con la creazione di un fondo internazionale che si alimenti attraverso una forma di tassazione sulle operazioni finanziarie speculative, in particolare sul trasferimento di capitali nei cosiddetti “paradisi fiscali” e sulle operazioni relative al commercio delle armi. Questa proposta cerrà lanciata ufficialmente da Lula il 20 settembre prossimo a tutti i capi di Stato e di governo che parteciperanno a new York all’Assemblea generale dell’Onu.
Lula ha ricordato che per raggiungere gli obiettivi del Millennio fissati dalle Nazioni Unite, tra i quali la riduzione della metà del numero delle persone che soffrono la fame, secondo le stime ufficiali ci sarebbe bisogno di appena 50.000 milioni di dollari. “Importo corrispondente – ha sottolineato Lula - a due mesi di sussidi agricoli erogati dai Paesi sviluppati e tre settimane di commercio mondiale d’armi”. Il presidente Lula ha anche affermato che per raggiungere gli obiettivi del Millennio, tuttavia, non si può prescindere dall’affrontare i loro rapporti con il commercio internazionale. “Bisogna sostenere e rafforzare i Pvs, attraverso uno schieramento unitario, per negoziare relazioni commerciali più giuste. Un esempio di solidarietà e di aiuto ai più poveri in questa prospettiva – ha sottolineato Lula – è stata la lotta brasiliana, in ambito Wto, contro i sussidi che gli Stati Uniti concedono ai propri produttori di cotone, che ha aperto una falla in questo meccanismo che potrà essere utile non soltanto al continente latinoamericano”, Infatti, ha ricordato Lula, “non è il Brasile che ci guadagna di più con questa azione, ma i paesi africani che concentrano in questo prodotto il volume massimo delle proprie esportazioni”.
Facendo i conti in tasca all’attuale sistema commerciale globale, Lula ha sottolineato che negli scorsi 5 anni le economie di 55 Pvs sono cresciute di meno del 2% l’anno, e altre 23 hanno visto contrarsi il loro prodotto interno lordo. E che da quando, 40 anni fa, l’Unctad è stato creato, il gap tra i paesi poveri e ricchi del mondo non ha fatto che aumentare. A quel tempo il reddito pro capite nei Paesi più poveri era di circa 212 dollari statunitensi annui, mentre nei Paesi ricchi era di 11.400 dollari in media. Oggi nei Pvs il reddito stagna sui 267 dollari, mentre nelle nazioni più ricche si è triplicato raggiungendo i 32.400 dollari. Per questo Lula ha auspicato che in questa settimana di lavori dell’Unctad ripartano i negoziati per il Global System of Trade Preferences, creato negli anni Ottanta per aiutare i Pvs a eliminare le barriere commerciali esistenti tra di esse senza estendere questa possibilità anche ai paesi più avanzati. In questo nuovo ordine mondiale, ha spiegato Lula, è il Sud che incontra il Sud, per costruire, al tempo stesso, prosperità e giustizia sociale. Obiettivo tecnico del primo ministro brasiliano, la riduzione del 50% delle barriere commerciali negli scambi Sud-Sud.
Il commercio giusto non basta
San Paolo, 16 giugno - I Paesi e i partecipanti istituzionali delle Nazioni Unite alla conferenza di San Paolo Unctad XI convengono sul fatto che un commercio giusto, pur essenziale, non è sufficiente per sconfiggere la povertà nei paesi in via di sviluppo
“Il commercio è la chiave dello sviluppo e gli obiettivi di sviluppo sono ben supportati da un sistema commerciale internazionale forte e multilaterale” ha affermato il ministro cambogiano per il Commercio Cham Prasidh. Tuttavia, sempre secondo il ministro “il commercio non è una cura immediata per la povertà, perché i Paesi non possono entrare nel sistema commerciale prima di avere abbastanza fondi e infrastrutture per essere competitivi in un mercato globale”.
Eveline Herfkins, executive coordinator della Campagna delle Nazioni Unite per gli obiettivi del Millennio, l’aiuto deve essere pari al commercio per essere efficace, fino a che le Nazioni in via di sviluppo abbiano bisogno di adeguare infrastrutture e produzioni per essere capaci di esportare beni e servizi. “E’ chiarissimo oggi che aprire i mercati non è abbastanza – ha sottolineato Herfkins said – c’è bisogno di investire massicciamente nella capacità produttiva dei Paesi più poveri, per sostenere i loro governi, le loro istituzioni, per far crescere il capitale umano. E i Paesi poveri devono essere aiutati nel far questo. L’aiuto è necessario”.
Herfkins ha detto anche che senza un cambiamento delle politiche commerciali in vigore, l’obiettivo di dimezzare la povertà entro il 2015 è semplicemente impossibile. “Se continuiamo a sostenere con i sussidi le nostre esportazioni agricole e a distruggere i mercati agricoli locali – ha concluso – come potrà questa gente sottrarsi alla povertà?”
Tra le discussioni più accese a San Paolo sono state quelle che si sono concentrate sull’interrogativo su se i Paesi ricchi debbano promuovere una liberalizzazione del commercio giusto, tagliando i propri sussidi e rimuovendo le barriere commerciali, per far si che le nazioni in via di sviluppo diventino meno dipendenti dall’aiuto pubblico. “Mentre gli uni pensano che il commercio giusto possa semplicemente rimpiazzare l’altro, altri dirigenti pensano che si dovrebbero completare a vicenda” ha rivelato un funzionario Onu.
Prima dell’intervento di Herfkins, esperti e dirigenti governativi dei dicasteri del commercio di tutto il mondo avevano enfatizzato l’affermazione che il commercio può e dovrebbe rimpiazzare l’aiuto pubblico. Ma tutti gli esperti presenti hanno anche convenuto sul fatto che se i Paesi ricchi non promuovono politiche commerciali più giuste, il commercio non può diventare uno strumento per lo sviluppo e la riduzione della povertà.
Ruberns Ricupero, segretario generale Unctad, chiudendo la sessione dopo quattro ore di dibattito, ha sottolineato che “il commercio è una condizione necessaria ma non sufficiente alla riduzione della povertà. E anche quando c’è una rapida crescita delle esportazioni e un’effettiva riduzione della povertà come in Cina e in Malaysia, ci sarà ancora un residuo di popolazione vulnerabile che deve essere raggiunta con strategie e misure che vanno oltre il commercio”
martedì, 15 giugno 2004
I veri numeri dello sviluppo e della globalizzazione L'Unctad XI diffonde, nei documenti ufficiali di lavoro, alcuni numeri importanti per capire l'effettiva performance della globalizzazione rispetto a una prospettiva di sviluppo globale. "La globalizzazione ha mantenuto poche delle promesse di crescita, di aumento dell'occupazione, dei redditi e delle protezioni sociali che vengono rivendicate dagli avvocati del libero commercio e dei liberi flussi finanziari", si legge in uno dei documenti contenuti nella cartella stampa del vertice. Che fornisce anche alcune cifre illuminanti. - il prodotto interno lordo medio pro capite dei Paesi sviluppati nei primi anni Novanta era circa 17 volte superiore a quello dei Paesi in via di sviluppo. Questa dimensione nell'anno 2000 ha raggiunto la proporzione di 20 a 1. - se la partecipazione dei Pvs al commercio internazionale è cresciuta dal 24% registrato nel 1990 al 32% registrato nel 2000, tuttavia, ammette l'Unctad "questa crescita è estremamente concentrata: l'Est Asia produce più del 75% delle esportazioni manifatturiere e una grande fetta dei beni di alta tecnologia, mentre l'Asia del Sud e l'Africa Sub-sahariana hanno visto la propria partecipazione al commercio internazionale crescere appena del 2%".
Forum della Società Civile esprime critiche su Unctad XI San Paolo, 15 giugno. Si apre la XI conferenza su commercio e sviluppo delle Nazioni Unite e tutte le ong e le organizzazioni presenti a San Paolo, riunite nel Forum della Società Civile, esprimono le loro critiche sul documento che sta alla base dei lavori del vertice.
La globalizzazione, nella bozza di dichiarazione finale elaborata dall'Unctad , appare come "una forza potenzialmente importante e dinamica della crescita e dello sviluppo". Ma il Forum obietta che questa idea di globalizzazione non rifletta i processi reali e che contraddica l'analisi che sta alla base dello stesso documento e che enumera le ripercussioni negative e le difformi concentrazioni di ricchezze provocate dai programmi politici neoliberali. "Dalla nostra prospettiva come società civile - risponde il Forum - osserviamo con preoccupazione che il documento ufficiale comprenda una descrizione retorica di una globalizzazione di carattere inclusivo e equitativo". D'altro canto, sottolinea, non si menziona la relazione esistente tra le guerre che si scatenano per appropriarsi delle risorse a beneficio delle imprese transnazionali. E che si pone poca attenzione a quanto questi conflitti acutizzino la fame e il degrado ambientale che colpiscono milioni di esseri umani. Altrettanta poca attenzione viene posta dall'Unctad, sempre secondo il Forum, sul collasso del vertice di Cancun del settembre scorso e sulle ragioni che l'hanno provocato.
"Auspichiamo - si legge ancora nello statement diffuso dopo l'apertura del vertice - che l'Unctad non perda la sua indipendenza e la sua funzione di spazio di dialogo e di riflessione critica, per trasformarsi in uno strumento per rendere effettivi gli accordi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio". Tra le raccomandazioni il Forum della Società Civile auspica il recupero, da parte degli Stati-nazione, del proprio diritto di sovranità su politiche nazionali che non danneggino altri Paesi ma e che il commercio internazionale e le istituzioni in esso coinvolte rispettino i principi della Dichiarazione universale dei Diritti Umani.
Al via seconda giornata di lavori dell'Unctad XI San Paolo, 15 giugno - Dopo la giornata inaugurale, prosegue i suoi lavori la XI conferenza dell'Onu su commercio e sviluppo che oggi entra nel vivo dei suoi negoziati. Molti i forum che si susseguiranno in queste ore su temi chiave come le cosiddette materie prime o "commodities" e la diminuzione della povertà nel mondo. Ma senza dubbio sotto i riflettori la riunione a porte chiuse che si svolgerà tra i delegati dei 192 Stati membri dell'Unctad per cercare di risolvere tutti i nodi irrisolti della Dichiarazione finale. L'enfasi posta dalle delegazioni dei Paesi del Sud, fin dai giorni precedenti l'incontro, sulla questione dell'accesso ai mercati del Nord per i propri prodotti agricoli, crea preoccupazioni nei delegati dei Paesi del mondo ricco. In particolare la delegazione statunitense che sta cercando di mettere mano ai circa 18 paragrafi del testo relativi a questo tema. L'Unione Europea, dal canto suo, sta cercando di limitare la portata del Forum a occasione di dibattito, mentre i Paesi del Sud, in particolare i G20 guidati dal Brasile padrone di casa, vogliono che effettivamente sia luogo di negoziazione e concertazione Sud-Sud sul commercio internazionale. Il programma di oggi prevede dunque, oltre alla sezione plenaria che discuterà il testo della dichiarazione finale di Unctad XI per tutto il giorno, con possibile prosecuzione notturna, due sessioni di approfondimento sullo sviluppo della capacità produttiva come strumento per governare la globalizzazione e una tavola rotonda di alto livello, dove è prevista la partecipazione dei capo-delegazioni, su Nuove forme di finanziamento per lo sviluppo e un dibattito tra esperti su Commodities, Lotta alla povertà e Sviluppo sostenibile. Eventi collaterali saranno le riunioni tematiche su Commercio e genere e Commercio internazionale e turismo, l'inaugurazione di una mostra su Sviluppo e Mondializzazione e di uno spazio Iniziativa Biotrade: Associazioni per il commercio e la biodiversità. Molto attesi gli interventi, previsti per oggi, del segretario generale dell'Unctad Rubens Ricupero e della ministra brasiliana per l'Ambiente Marina Silva.
Anche il negoziato Gats nell'accordo quadro di Luglio? Si stanno moltiplicando gli sforzi tra i diversi paesi membri per arrivare entro la fine di Luglio a definire un "accordo quadro" per rilanciare i negoziati internazionali sul commercio nel Wto, bloccati ormai da nove mesi. Ricordiamo che la data di fine Luglio è considerata cruciale, perché dopo l'estate le elezioni presidenziali negli Usa ed il rinnovo della Commissione UE bloccherebbero con ogni probabilità queste trattative ancora per diverso tempo. Con il passare delle settimane e l'avvicinarsi della scadenza si iniziano a chiarire alcuni nodi che dovrebbero essere risolti con l'approvazione di questo accordo quadro, ovvero quali negoziati dovrebbero essere inclusi nell'accordo generale, su quali punti è possibile fissare già delle scdenze e delle misure operative e su quali altri si è invece ancora più indietro. In particolare è di ieri la notizia che alcuni paesi vorrebbero includere nell'accordo quadro anche il negoziato Gats per la liberalizzazione dei servizi. Questo negoziato ufficialmente procede in maniera indipendente dalgi altri, ma in realtà quasi tutti i paesi lo vedono come "merce di scambio" per ottenere qualcosa in altri settori. Cosi ad esempio sembra che il Brasile abbia pronte le sue offerte di liberalizzazione dei servizi da mesi, ma non le renda pubbliche in attesa che Usa ed UE facciano delle concessioni concrete in materia di agricoltura. Ora sembra che sia soprattutto l'India ad insistere perché nell'accordo quadro di Luglio vengano fatti anche degli espliciti riferimenti all'accordo Gats, e si fissino delle date limite per la pubblicazione delle offerte. Per la Commisione Europea il testo di luglio dovrebbe idealmente contenere addirittura degli impegni minimi in termini qualitativi dei singoli stati in materia di apertura al mercato dei propri servizi.
lunedì, 14 giugno 2004
UNctad XI - Europa al primo banco di prova su commercio e sviluppo la parola passi ai Paesi poveri Al via a San Paolo (Brasile) l'XI Conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo Aggiornamenti sui lavori 24/24 ore su Tradewatch
Roma, 14 giugno 2003 - Al via a San Paolo, in Brasile, i lavori dell'XI conferenza delle Nazioni Unite su commercio e sviluppo, promossa dall'Unctad, per discutere le prospettive dello sviluppo e i problemi che i Paesi più poveri debbono affrontare in un modo che si sta rapidamente globalizzando. Quando il nuovo Parlamento europeo non è ancora insediato, l'Europa dei movimenti si mobilita per appoggiare la richiesta che sale dal Sud del mondo: aprire un nuovo spazio politico per ripensare lo sviluppo e il commercio a partire dai bisogni dei più deboli.
Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Mani Tese, ROBA dell'Altro Mondo appoggiano e rilanciano in Italia le azioni e i documenti delle reti internazionali presenti a San Paolo. E, all'indomani dell'appuntamento elettorale, ricordano ai candidati europei gli impegni presi sottoscrivendo l'appello del cartello Seattle to Brussels per promuovere un commercio più giusto: il comportamento dell'Unione Europea e il mandato del negoziatore europeo al Commercio Pascal Lamy sono sotto esame anche oggi.
L'Unctad, agenzia delle Nazioni Unite, è il primo organismo internazionale che si è confrontato negli scorsi anni con la globalizzazione e ha ragionato sull'assetto del commercio globale. Purtroppo il suo ruolo è stato marginalizzato, nel corso degli anni, dall'astro nascente del Wto, che ha ricondotto a se' tutti i negoziati, anche quelli relativi a servizi essenziali o beni comuni come l'acqua, la salute, l'agricoltura, che più propriamente avrebbero dovuto essere affrontati nell'ambito delle Nazioni Unite.
I Paesi più poveri, tuttavia, considerano ancora l'Unctad come uno spazio "proprio", visto che la sua nascita nel 1964 si deve a una loro richiesta avanzata alle Nazioni Unite, per la creazione di un organismo che si dedicasse al commercio e allo sviluppo a partire dai propri bisogni e prospettive.
Dei 199 paragrafi che compongono la bozza dell'accordo in discussione al vertice di San Paolo, ben 18 sono ancora tra parentesi, perché al centro di un conflitto tra Paesi del Nord e del Sud del mondo proprio sulla direzione e sulle strategie che le politiche commerciali e di sviluppo internazionali dovranno assumere per tentare di risolvere la crisi globale.
Le superpotenze globali temono che in occasione dell'XI conferenza mondiale dell'Unctad il G20, protagonista del collasso dei negoziati del Wto a Cancun, rilanci, in accordo con i G77, i Paesi meno sviluppati, un nuovo accordo di commercio e solidarietà Sud-Sud. Ma il terreno di scontro più aspro tra Nord e Sud sul testo finale riguarda il bisogno di aprire un nuovo spazio politico, che consenta ai Paesi più poveri di proteggere, con nuove legislazioni nazionali i loro fragili mercati, spazio politico, questo, negato dalle leggi del Wto.
Le organizzazioni che hanno animato la Campagna Questo Mondo Non E' In Vendita, che fanno parte della rete europea di iniziativa sul Wto Seattle to Brussels e delle reti di commercio equo e solidale internazionali come Ifat, sono presenti a San Paolo, proprio come a Cancun, per appoggiare le rivendicazioni dei Paesi del Sud del Mondo.
Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Mani Tese, ROBA dell'Altro Mondo appoggiano le azioni e i documenti delle reti internazionali e rilanciano sul sito blog http://tradewatch.splinder.it tutte le notizie sul vertice, il monitoraggio dei negoziati Wto, e la verifica delle politiche della nuova Europa sul commercio mondiale.
Tentativo di salvare i negoziati UE - Mercosur Con questo titolo il Financial Times di oggi riassume lo stato dei negoziati tra UE e Mercosur (l'alleanza economica di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay), che si sono incontrati nuovamente ieri notte in San Paolo per cercare di riprendere le trattative dopo il blocco della settimana scorsa a Buenos Aires. Ricordiamo che il precedente incontro si era infatti concluso con un nulla di fatto, per le ampie divergenze su temi quali l'accesso al mercato dell'UE per i prodotti agricoli o gli impegni del Mercosur su investimenti e servizi. Sia il Ministro degli esteri brasiliano Celso Amorin, sia il Commissario Europeo al commercio Pascal Lamy hanno nuovamente manifestato ottimismo e la volontà di arrivare alla firma di un accordo di libero commercio tra i due blocchi entro l'inizio di novembre. Sembra che alcuni passi in avanti siano stati compiuti, anche se la creazione di "una delle aree di libero commercio più grandi del mondo" sembra ancora molto lontana. Diversi osservatori hanno notato un'atmosfera più tesa rispetto a poche settimane fa, e nella conferenza stampa comune ogni blocco ha contraddetto l'altro parlando delle rispettive concessioni dell'UE in agricoltura e del Mercosur sulla liberalizzazione dei servizi. Ad esempio il Brasile si è nuovamente opposto alle richieste europee di aprire il settore dei trasporti e quello bancario, perchè queste richieste richiederebbero addirittura delle comlpesse modifiche alla costituzione brasiliana, che tutela le proprie linee aeree e sistema bancario da acquisizioni estere.
257,3 miliardi di dollari di sussidi all'agricoltura per i paesi OCSE La cifra, relativa al 2003, è riportata oggi dall'Agenzia di stampa dell'ONU "UN wire", e rappresenta un sensibile aumento rispetto ai 230 miliardi del 2002. L'OCSE, oltre a fornire la cifra assoluta, ha anche dichiarato che molti di questi sussidi sono dati nella forma che maggiormente distorce il mercato, esacerbando le disparità di reddito e la depressione del prezzo delle materie prime nel mondo. In ultima anlisi questi sussidi impediscono lo sviluppo delle economie dei paesi in via di sviluppo, mentre danneggiano pesantemente anche l'agricoltura di qualità degli stessi paesi OCSE, visto che sono destinati quasi integralmente alla grande agro-industria. Nel dettaglio le cifre OCSE parlano di 121,4 miliardi di dollari per l'UE (94,8 nel 2002), 44,7 miliardi per il Giappone (42,8 l'anno prima) e 38,9 per gli Usa, in lieve flessione rispetto ai 40,8 del 2002. La somma di questi sussidi costituisce quasi l'80% del totale di tutti i 30 paesi OCSE.
venerdì, 11 giugno 2004
Accordi sud - sud all'UNCTAD XI, ma anche delle divergenze Inizierà il prossimo 13 giugno a San Paolo, in Brasile, l'attesa undicesima conferenza dell'UNCTAD, l'agenzia dell'ONU per il commercio e lo sviluppo. Tra i diversi argomenti che verranno affrontati, con l'idea centrale di riavviare i negoziati internazionali sul commercio fermi dal collasso di Cancun, uno dei temi che suscita maggiore attesa è il lancio di negoziati sul sistema globale di preferenze commerciali (Global System of Trade Preferences - GSTP). Il GSTP è uno schema negoziale nel quale i paesi in via di sviluppo si accordano reciprocamente delle preferenze e facilitazioni in materia commerciale, senza che questi benefici vengano estesi agli altri paesi, ed in particolare ai paesi sviluppati. Lo schema è attuabile anche nel rispetto degli accordi Wto, ed esplicitamente previsto dall'accordo costitutivo dell'accordo GATT. Secondo diversi osservatori il GSTP può essere uno strumento molto utile per rilanciare i negoziati commerciali sud - sud, e l'annuncio del prossimo avvio di questo negoziato è un'ulteriore conferma dei mutati climi e rapporti, non solo commerciali, che si stanno instaurando a livello globale. D'altra parte è comunque opportuno segnalare che esistono anche delle differenze sostanziali tra i diversi blocchi di paesi in via di sviluppo, e all'interno degli stessi blocchi. Ad esempio in agricoltura se i grandi paesi del sud, riuniti nel G20, propongono un taglio delle tariffe per tutti i paesi, esclusi quelli meno sviluppati, il blocco del G90 chiede che tutti i suoi membri (ovvero anche i paesi Africa Caraibi Pacifico e quelli dell'Unione Africana, oltre ai meno sviluppati) possano ottenere analogo trattamento. La possibilità di trovare una posizione comune tra i due blocchi è fondamentale, in quanto questi contrasti non farebbero che rafforzare la posizione di UE e Usa, che si troverebbero invece in forte diffioltà di fronte ad un sud del mondo che si presentasse unito ai prossimi decisivi appuntamenti.
giovedì, 10 giugno 2004
Il G8 preoccupato per lo stallo nei negoziati internazionali sul commercio I leader dei paesi del G8, riuniti a Sea Island negli Usa, hanno discusso ieri notte su come trovare un modo per uscire dallo stallo nei negoziati internazionali sul commercio che dura ormai dal fallimento di Cancun nove mesi fa. La preoccupazione principale è che il Round di negoziati lanciato a Doha nel 2001, e che si sarebbe dovuto concludere quest'anno, possa invece trascinarsi ancora per anni. Per questo i paesi del G8 hanno voluto dare un segnale sulla comune intenzione di arrivare ad un accordo entro la fine del prossimo mese, in particolare mettendo da parte le profonde divisioni tra Usa ed UE. Al centro delle dichiarazioni ufficiali il desiderio di trovare un accordo più soddisfacente per i paesi in via di sviluppo e le nazioni più povere, la disponibilità a discutere di tutte le forme di protezionismo e sussidi all'agricoltura, la possibilità per i paesi più poveri di liberalizzare il proprio commercio secondo i propri ritmi. L'UE avrebbe inoltre dichiarato di abbandonare l'idea di includere gli investimenti, la concorrenza e gli appalti pubblici (tre dei quattro temi di Singapore) nei negoziati, così come richiesto da praticamente tutti i paesi in via di sviluppo. Ricordiamo che il problema essenziale rimane quello di trovare almeno un accrdo quadro entro la fine di Luglio, visto che le elezioni presidenziali negli Usa ed il rinnovo della Commissione Europea in autunno di quest'anno rischierebbero di bloccare i negoziati ancora per molti mesi. Nello statement ufficiale del G8 si legge che "lavorando in cooperazione con gli altri membri del Wto, siamo determinati a muoverci velocemente prima della fine di luglio per completare il quadro negoziale sulle questioni chiave, e riportare questi negoziati sui binari verso una rapida e positiva conclusione". In realtà i primi commenti vedono nuovamente, dietro le belle parole e dichiarazioni di facciata, pochi o nulli passi in avanti concreti per riavviare realmente i negoziati su una base più attenta alle richieste dei paesi del sud, e mentre la scadenza di fine luglio si avvicina rapidamente.
mercoledì, 09 giugno 2004
Conclusa la "mini-ministeriale" del G90 in Guyana 18 delegazioni di altrettanti paesi del G90, il gruppo che comprende i paesi dell'Unione Africana, di Africa Caraibi Pacifico ed i Paesi Meno Sviluppati, si sono riunite in questi giorni a Georgetown, in Guyana, per elaborare una prima serie di documenti condivisi sui negoziati Wto ed il commercio internazionale. Questi documenti serviranno da base per la plenaria del G90, prevista alle Mauritius per i prossimi 15 e 16 luglio. Lo scopo di questo incontro sarà quello di definire nei dettagli una posizione comune di questi paesi, in vista del successivo General Meeting del Wto a Ginevra. Nel documento si legge la richiesta di "abbandonare il programma di lavoro" in modo definitivo su tre dei Temi di Singapore (investimenti, concorrenza e trasparenza negli appalti pubblici), mentre sul quarto, le facilitazioni al commercio, sarà necessario procedere con molta cautela. Già molti paesi avevano ribadito (come previsto dalla stessa Agenda di Doha), che prima dell'eventuale apertura di un negoziato sarebbe stato necessario raggiungere un accordo con il metodo del consenso esplicito sulle modalità di negoziazione. I paesi del G90 hanno inoltre dichiarato che prima ancora diverse questioni dovrebbero essere chiarite, comprese le risorse e e gli impegni richiesti ai paesi in via di sviluppo, il costo per implementare le nuove regole e come e da chi verrebbe coperto questo costo. Le delegazioni presenti hanno anche dichiarato che i paesi del G90 dovrebbero essere esentati da qualsiasi impegno per una riduzione delle tariffe nel negoziato agricolo ed in quello sui prodotti industriali (accordo NAMA).
Negoziati "cruciali" tra UE e Mercosur questa settimana Il sito eubusiness.com riporta ieri le dichiarazioni del Commissario Europeo al Commercio Lamy, secondo il quale il nuovo round di negoziati previsto questa settimana a Buenos Aires tra Unione Europea e Mercosur, sarà cruciale se si intende concludere un nuovo accordo di libero commercio ad Ottobre. Un accordo commerciale con il Mercosur, l'alleanza economica di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, sembra sempre più importante, per diversi motivi. In primo luogo, visto il perdurante stallo negoziale al Wto, l'UE sta cercando di raggiungere dei successi negli accordi regionali. Quello con il Mercosur è poi particolarmente importante per il volume di affari tra i due blocchi, perchè darebbe un segnale importante anche per gli altri paesi, e perché la possibilità di raggiungere un accordo con il Brasile nel Mercosur potrebbe probabilmente indebolire nel Wto il fronte del G20, il gruppo dei grandi paesi del sud guidato proprio dal Brasile insieme ad India e Cina, e permetterebbe quindi forse di riaprire una speranza a livello globale. Questo accordo deve però essere concluso entro ottobre, visto che la Commissione Europea verrà rinnovata il mese successivo, ed è in primo luogo lo stesso Lamy a volere con ogni probabilità portare a casa un qualche successo commerciale prima della fine del suo mandato, visto che al momento attuale è da molti ricordato soprattutto come uno dei principali responsabili del fallimento di Cancun. Nello specifico del negoziato UE - Mercosur, il Commissario al Commercio europeo ha dichiarato che l'UE ha fatto delle importanti concessioni su temi sensibili come l'agricoltura, e si aspettava ora degli sforzi simili da parte dei paesi dell'America Latina, nei settori che più interessano l'UE, a partire da servizi e investimenti.
"Quello che abbiamo avuto sino ad oggi con il Mercosur, in primo luogo per la riluttanza del Brasile in aree come i servizi, gli investimenti, gli appalti pubblici - che sono molto importanti per noi nel futuro - è una situazione sbilanciata, e dovremo fare grandi sofrzi per raddrizzarla, e questo è quello che speriamo possa sucedere questa settimana e la prossima", ha dichiarato Lamy.
martedì, 08 giugno 2004
Pubblicato il documento del Forum della società civile in vista dell’XI conferenza dell’UNCTAD Diverse ONG, sindacati, movimenti sociali, organizzazioni contadine e ambientaliste ed altre hanno pubblicato il proprio appello in vista della XI conferenza dell’UNCTAD che si aprirà a San Paolo il prossimo 13 giugno. Il messaggio esprime la speranza che questa conferenza possa rappresentare una rinascita di questa agenzia dell’ONU, che deve essere in grado di raccogliere le sfide in materia di sviluppo sostenibile, e che consideri le richieste dei paesi e dei citadini più poveri.
Nella dichiarazione il Forum sostiene « che il commercio ed i flussi finanziari possono avere conseguenze postive per uno sviluppo sostenibile, ma unicamente se sono considreati dei mezzi, e non dei fini a se stanti. L’UNCTAD è’ stata creata proprio per elaborare e promuovere delle politiche di sviluppo per i paesi del sud e creare condizioni favorevoli per l’emergere di un sistema economico internazionale più equo. Deve mantenere questo mandato essenziale. » Molti osservatori vedono in questo appuntamento di San Paolo una occasione più unica che rara per ridare vigore e peso internazionale a questa agenzia, visto che l’XI conferenza giunge in un momento di profonda crisi del Wto, in stallo quasi assoluto dal fallimento di Cancun ed in difficoltà nel cercare di trovare un accordo quadro entro la fine di Luglio. La conferenza dell’UNCTAD è quindi l’ultimo appuntamento internazionale prima del General Council del Wto previsto a Ginevra proprio nel mese di Luglio. Se da questi ultimi appuntamenti non si uscisse con un accordo di massima, con ogni probabilità i negoziati internazionali sul commercio sarebbero destinati ad un nuovo lungo stop, fino a dopo le elezioni presidenziali Usa ed al rinnovo della Commissione Europea previsti a novembre di quest’anno. L’XI conferenza si annuncia quindi come un appuntamento essenziale non solo per i negoziati sul commercio ma più in generale per iniziare una riforma di fatto delle istituzioni internazionali che porti a modificare sostanzialmente i rapporti di forza e di potere tra le agenzie dell’ONU ed il Wto.
Pessimismo europeo sui negoziati Wto: verso un nuovo fallimento a Luglio? Agence Europe riporta dichiarazioni pessimiste al termine dell'incontro di venerdi scorso del Comitato 133 (gli esperti in materia commerciale dei diversi governi dell'UE), sulla possibilità di arrivare a luglio alla stesura di un "accordo quadro" nel Wto, ed in particolare in materia di agricoltura. Ricordiamo che secondo gli stessi negoziatori, considerate le prossime elezioni negli Usa ed il rinnovo della Commissione UE, la scadenza di luglio è l'ultima utile per rilanciare i negoziati Wto e non fare del 2004 "un anno sprecato per il commercio internazionale". Gli esperti europei hanno registrato una "attitudine negativa dei paesi del G90" (l'unione di Africa Caraibi Pacifico, Unione Africana e Paesi meno sviluppati), ed hanno criticato la mancanza di consistenza delle recenti proposte del G20 (il gruppo dei grandi paesi del sud guidato da India e Brasile). Il rappresentante della Commissione Europea ha dichiarato che un accordo a luglio è ancora possibile ma solo su due dei tre pilastri del negoziato agricolo, ovvero sui sussidi all'export ed i sussidi interni, mentre per quanto riguarda l'accesso al mercato le posizioni rimangono troppo distanti. Solo la Germania ha trovate che la proposta del G20 era "una buona base di discussione", mentre le critiche più aspre sono venute dalla Francia (il paese che raccoglie i maggiori sussidi europei all'agricoltura). Il rappresentante francese ha dichiarato che "la strada è parecchio in ritardo ed i G90 hanno tergiversato", mentre la proposta del G20 è "totalmente inaccettabile" e che l'accesso al mercato si concentra unicamente su pochi paesi sviluppati. Questa analisi è stata condivisa da Italia, Grecia, Belgio, Olanda e Finlandia.
La stessa Finlandia ha ribadito che la recente lettera di Lamy e Fischler ai membri del Wto è stata "un grave errore", e con la Spagna ha dichiarato che l'obiettivo dell'UE deve ora essere quello di tenere vivo il Doha round, anche se i risultati di Luglio saranno meno ambiziosi del previsto. Il Belgio si è detto "molto deluso" dall'atteggiamento dei paesi africani, suggerendo di sfruttare il prossimo vertice dell'UNCTAD per convincerli della validità della proposta europea. Simile la posizione di Svezia e Danimarca, che hanno sostenuto il lavoro della Commissione UE e criticato il comportamento del G90. Il quadro complessivo appare quindi quello di una Unione Europea sempre più isolata a livello internazionale e con pesanti divergenze interne e tra i diversi paesi e la Commissione, alla vigilia di un mese cruciale per cercare di rilanciare i negoziati internazionali al Wto.
ELEZIONI EUROPEE: CANDIDATI E MOVIMENTO AL LAVORO SUL WTO L’elenco dei candidati che si sono impegnati per un commercio internazionale più equo
La Campagna per la riforma della Banca mondiale e Roba dell’altro mondo, membri italiani della Rete europea sul WTO Seattle to Brussels e del Tavolo Campagne di Rete Lilliput, ringraziano gli oltre sessanta candidati alle prossime elezioni per un seggio al Parlamento europeo che hanno risposto al questionario su WTO e commercio. Il questionario era composto da otto domande che riguardavano il ruolo dell’Unione europea nel commercio mondiale, in particolare in merito agli ogm, alla responsabilità d’impresa, al dumping, alla svendita dei beni comuni, alla trasparenza e la necessità di un maggiore controllo su tali questioni da parte del Parlamento europeo. "L’impegno manifestato dai candidati che hanno risposto è certamente un fatto molto positivo, frutto anche del lavoro della società civile e della campagna Questo Mondo Non E' In Vendita in difesa dei beni comuni" ha dichiarato Andrea Baranes della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale. "Monitoreremo il loro operato e quello di tutti i prossimi parlamentari europei su queste tematiche". Riportiamo di seguito l’elenco dei candidati che hanno risposto positivamente alle otto domande. L’elenco di tutti i candidati che hanno risposto nei diversi paesi europei, con il dettaglio delle risposte ed il testo originale del questionario è invece disponibile sul sito: http://www.s2bnetwork.org/europeanelections.htm
Diego Mechi (AP – UDEUR Alleanza popolare - Unione democratici europei [PPE – DE]); Andrea Cardilli, Angela Maria Zeoli, Anna Maria Girlanda, Antonio Di Pietro, Francesco Paola, Giorgio Calò, Liliana Ragnini, Luigina Ravera, Marco Nervegna, Paolo Campagna, Paolo Novaselich, Salvatore Liardo, Tana De Zulueta (Società civile Di Pietro Occhetto [ELDR]); Ada Donno, Angela Ravo, Armando Cossutta, Gabriella Pistone, Marco Rizzo (PdCI - Comunisti Italiani [GUE/NGL]; Alfio Nicotra, Bruno Gorgoglione, Celeste Grossi, Cinzia Colombo, Eleonora Artesio, Enrico Archetti Maestri, Fausto Giannelli, Gemma Lunian, Italo Di Sabato, Luisa Morgantini, Marco Caldiroli, Marilde Provera, Massimiliano Smeriglio, Roberto Antonaz, Roberto Musacchio, Simona Colzani, Simona Ricotti, Tiziana Dal Pra, Valeria Faraldi, Vittorio Agnoletto (Sinistra Europea - Rifondazione Comunista [GUE/NGL]); Daria Dolfini, Donata Gottardi, Gianna Senesi, Nicola Zingaretti, Paola Campana, Valeria Gangemi (Uniti nell’Ulivo (DS [PSE]- DL- La Margherita [PPE-DE /ELDR]- SDI [PSE] - MRE [ELDR])); Alberto Mangano, Alessia Bernardelli, Cinzia Barone, Cristina Morelli, Donatella Bruni, Franca Leonardi, Gabriele Bagnasco, Gianluca Borghi, Giovanni Nigro, Irene Berlingò, Luigi Guarrera, Marco Molgora, Marco Moruzzi, Maurizio Baruffi, Maurizio Rozza, Monica Frassoni, Pia Covre, Pinuccia Montanari, Rodrigo Rivas, Ugo Venturella, Valentina Giannini (Federazione dei Verdi [Verts/ALE])
lunedì, 07 giugno 2004
Accordi commerciali tra i paesi in via di sviluppo Secondo un articolo pubblicato oggi sul Financial Times, diversi paesi in via di sviluppo stanno cercando di lanciare un nuovo round di negoziati per ridurre le barriere commerciali tra di loro e per rafforzare la loro quota di mercato nel commercio mondiale, già in forte crescita. Il segretario generale dell'UNCTAD, Rubens Ricupero, ha dichiarato che ci sarà un "ambizioso round di negoziati, non è un progetto di fantasia, è interamente realizzabile. Il commercio tra paesi in via di sviluppo sta già crescendo al ritmo dell'11% annuo, contro un 4,5% globale. I negoziati saranno ufficialmente lanciati al prossimo vertice dell'UNCTAD a San Paolo". Questi negoziati dovrebbero rendere più ufficiale la posizione dei grandi paesi del sud, Cina, Brasile, India e Sud Africa, che da mesi si stanno attivando per rafforzare i legami commerciali reciproci. Questi nuovi accordi dovrebbero espandere quelli del 1989 sul General System of Trade Preferences (GSTP), che accordava preferenze commerciali tra i 44 paesi in via di sviluppo che lo hanno ratificato, ma che è stato successivamente superato dall'Uruguay Round del Wto. Il capo del comitato dei membri del GSTP ha affermato che "la riduzoine delle tariffe e l'inclusione di altri paesi ci permetterà di raggiungere una massa critica per fare la differenza nei negoziati globali sul commercio", aggiungendo che il gruppo non ha alcun presupposto ideologico o obiettivo di minare i negoziati nel Wto "il GSTP è complementare, non esclusivo. Abbiamo un'enorme interesse nel successo del Doha round". Ricupero ha spiegato che attualmente molti paesi in via di sviluppo, soprattutto in Asia, hanno tarifee più alte tra di loro che non con i paesi sviluppati. "Una riduzione delle tariffe tra il 30 ed il 50% potrebbe ad esempio moltiplicare il commercio tra India e Mercosur di 16 volte", ha concluso il segratario generale dell'UNCTAD.
L'India pronta a guidare i paesi in via di sviluppo all'UNCTAD Secondo l'Indian Express, l'India intende assumere un ruolo di guida nel corso della prossima assemblea dell'UNCTAD, per sostenere le richieste dei paesi in via di sviluppo contro il protezionsimo dei paesi occidentali in agricoltura. L'undicesimo vertice dell'UNCTAD inizierà la settimana prossima a San Paolo, in Brasile, ed è visto da molti osservatori come una possibilità concreta di rilanciare i negoziati sul commercio in un luogo più democratico ed aperto al dialogo rispetto al Wto, dove i negoziati sono rimasti praticamente fermi dal collasso di Cancun ad oggi. Le proposte della delegazione indiana, guidata dal ministro dell'industria Kamal Nath, sono tra le più attese, con quelle di altri paesi del G20 come Brasile e Sud Africa. I risultati raggiunti in questo vertice saranno in ogni caso fondamentali in vista del prossimo meeting del Wto, previsto a Ginevra a Luglio, ultimo appuntamento per riavviare i negoziati e non fare del 2004 "un anno perso per il commercio internazionale", secondo le parole degli stessi negoziatori. Al di là dell'agricoltura, anche la questione degli Investimenti Diretti Esteri appare molto importante, e un eventuale accordo potrebbe contribuire a rilanciare il ruolo ed il peso dell'UNCTAD a livello internazionale.
Il "round gratis" è già diventato "il round a prezzo modesto"... Nei giorni scorsi alcune grandi organizzazioni, tra cui Oxfam, Action Aid, Focus on Global South e IATP avevano scritto ai ministri dei paesi del G90 (il gruppo nato a Cancun che comprende i paesi di Africa Caraibi Pacifico, quelli dell'Unione Africana e quelli meno sviluppati). Scopo della lettera era mettere in guardia questi paesi dalla possibilità di trovarsi un round di negoziati gratis. L'espressione "round for free" era stata recentemente utilizzata da Lamy per spiegare che i paesi meno sviluppati potevano affrontare questo round di negoziati del Wto senza fare alcuna concessione. Nella lettera le ONG definiscono la proposta europea come "un regalo vuoto", chiarendo come nei diversi negoziati, dall'agricoltura alle tariffe industriali, dai temi di Singapore al trattamento speciale e differenziato alla fine dei conti il probabile risultato sarebbe un "round for free" proprio per l'Unione Europea, mentre le conseguenze per i paesi più poveri rischierebbero di essere molto pesanti. Il giorno stesso in cui è stata spedita la lettera, lo stesso Commissario al Commercio Pascal Lamy ha dovuto parzialmente riconoscere la fondatezza di queste critiche. Parlando alla Settima Conferenza sulla Globalizzazione organizzata ad Amsterdam, Lamy ha dichiarato che "ho utilizzato lo slogan "round for free". Forse questo è troppo politicamente scorretto per qualcuno, e comunque è in qualche modo fuorviante perché ci sono in effetti delle piccole richieste chiave che vorremmo che questi paesi accettassero, in particolare nel vincolare le loro tariffe in alcune aree e partecipando ai negoziati sulle Facilitazioni al Commercio. Quello che offriamo, quindi, è un "round at a modest price""...
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