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lunedì, 31 maggio 2004
Scontri a Guadalajara per il vertice UE - America Latina 58 paesi Europei e dell'America Latina erano riuniti fino ad oggi a Guadalajara, per un incontro nel quale le questioni commerciali erano fondamentali. L'incontro per la realizzazione di un accordo di libero commercio tra l'UE e i paesi dell'America Latina si è però chiuso con un pesante bilancio. Secondo il Financial Times di oggi gli scontri tra manifestanti e polizia all'esterno del luogo del vertice si sono conclusi con 98 arresti e diversi feriti. Dal lato dei negoziati, ottimismo sulla possibilità di chiudere un accordo di libero scambio tra UE e Mercosur (Brsile, Argentina, Paraguay e Uruguay) ad ottobre, e la notizia che il Messico potrebbe entrare nel Mercosur già a Luglio di quest'anno. Il commissario al Commercio Lamy ha anche incontrato i paesi del Patto Andino (Bolivia, Colombia, Ecuador, Peru e Venezuela) ed i paesi dell'America Centrale, per "possibili accordi sub-regionali". Al termine dell'incontro 58 paesi partecipanti hanno anche concordato un comunicato per criticare il comportamento degli Usa, condannando "l'inumano e degradante trattamento delle persone, inclusi i progionieri di guerra, ovunque questo succeda". Il comunicato cita le torture ed i trattamenti nelle progioni irachene ma non nomina mai esplicitamente gli Usa, e per questo motivo non è stato firmato da Cuba, che ha anche protestato per la mancanza di critiche alla legge Helms-Burton su cui si basa l'embargo statunitense alla stessa Cuba. Castro ha accusato l'UE di "codardia e ipocrisia", mentre il Ministro degli Esteri Felipe Perez Roque ha criticato "le flagranti omissioni ed il linguaggio ambiguo".
La Cina evita una nuova disputa commerciale con l'Europa Il Financial Times di oggi riporta la notizia che la Cina è riuscita a raggiungere un accordo nel breve periodo con l'UE sul caso dell'export di carbone, evitando così di arrivare ad una disputa nel Wto. Ricordiamo che l'UE aveva minacciato di ricorrere al "tribunale" del Wto per contrastare le limitazioni della Cina al commercio di carbone (coke), e seguendo le lamentele dei produttori di acciaio: il coke è una importante materia prima in questo settore e le restrizioni all'export cinese, primo produttore al mondo, avrebbero contribuito ad aumentare il prezzo del coke dai 79 dollari a tonnellata di due anni fa ai 350 attuali. Al di là del caso specifico, la disputa rappresentava anche un importante test per le relazioni commerciali tra Bruxelles e Pechino, anche perchè la Cina deve già fronteggiare una disputa presentata al Wto dall'UE per le tariffe sui semiconduttori, e lgi scambi commerciali sono aumentati enormemente negli ultimi anni, portando la stessa Cina ad essere il secondo partner commerciale extra-europeo dell'UE, dopo gli Usa.
Il Commercio non può essere la sola soluzione per i paesi più poveri, secondo l'UNCTAD Il rapporto sui 50 paesi meno sviluppati del pianeta, reso pubblico dall’UNCTAD lo scorso venerdì, afferma senza mezzi termini che la liberalizzazione commerciale non è sufficiente per migliorare le condizioni economiche di questi paesi. Anzi, il solo processo di liberalizzazione potrebbe causare un fenomeno di de-industrializzazione, dal momento che interi settori industriali non sarebbero in grado di fronteggiare la concorrenza straniera senza un’adeguata preparazione. Per questa ragione l’UNCTAD pensa che l’apertura dei mercati debba avvenire in maniera graduale, con la contemporanea presenza di politiche che diano una grossa spinta ai mercati nazionali tramite grandi investimenti nelle nuove tecnologie, nella produzione di beni di consumo e nella creazione di posti di lavoro. Se invece si dovesse continuare con il trend economico attuale, le previsioni dell’UNCTAD stimano che entro il 2015 nei paesi meno sviluppati ci saranno 471 milioni di persone che vivranno in condizioni di estrema povertà, a fronte dei 334 milioni calcolati nel 2000. Questo documento è stato pubblicato a pochi giorni dall'inizio dell'importante vertice dell'UNCTAD che si svolgerà in Brasile, secondo molti osservatori un appuntamento fondamentale per cercare di fare ripartire i negoziati sul commercio in una sede ben più democratica e attenta alle problematiche dei paesi più poveri rispetto al Wto.
giovedì, 27 maggio 2004
Lamy difende l'operato della Commissione nell'accordo per l'ingresso della Russia nel Wto Pascal Lamy, il Commissario europeo per il commercio, in questi giorni sembra essere molto occupato a difendere l’accordo bilaterale UE-Russia sull’entrata nel WTO del paese guidato da Vladimir Putin. Lo scopo di Lamy è smentire le voci che vorrebbero una forte influenza degli Stati Uniti e di altri paesi nella stesura dei punti chiave del trattato. L’Unione europea si è detta soddisfatta sulla parte dell’accordo riguardante i servizi e la riforma del mercato del settore energetico, in particolare sull’impegno dell’esecutivo russo di innalzare gradatamente le tariffe per il consumo di gas a fini industriali. Per la definitiva entrata nel Wto, la Russia deve ancora siglare accordi bilaterali con Usa, Cina e Giappone, oltre al trattato multilaterale previsto dalle regole dell’istituzione. I tempi previsti da Lamy per il completamento di tutti questi passi sono abbastanza lunghi. Si parla infatti di inizio 2006. Più ottimisti i russi, sicuri di ottenere la membership nella seconda metà del 2005. Gli Stati Uniti sono comunque ancora in attesa di significativi sforzi russi nel campo delle telecomunicazioni, dei servizi finanziari, della proprietà intellettuale e dell’agricoltura.
L'UE aumenta le pressioni sui paesi del Mercosur Secondo il Commissario europeo al Commercio Pascal Lamy la fase finale dei negoziati di libero commercio tra UE e Mercosur (ovvero Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) non può procedere immediatamente, malgrado le speranze di Bruxelles di firmare un accordo entro ottobre, prima del rinnovo della stessa Commissione UE. Questo perché al momento le richieste e le offerte dei paesi sudamericani non sarebbero accettabili per l'UE a 25. Molto dipenderà dai risultati e dalle proposte che emeregeranno dal vertice del Mercosur di Guadalajara, in corso di svolgimento. Venerdi scorso i due blocchi si erano scambiati le offerte: l'UE aveva proposto un maggiore accesso ai propri mercati agricoli, anche se è molto interessante (e preoccupante) la modalità dell'offerta: metà ora e metà "dopo", dove il dopo dipende dalla possibilità di trovare un accordo all'interno del Wto. In altre parole l'UE conferma che le concessioni al Mercosur hanno lo scopo fondamentale di indebolire e spaccare il fronte dei G20 nel Wto (guidato dallo stesso Brasile, con India e Cina). In cambio l'UE chiede impegni in materia di servizi, investimenti e appalti pubblici, ma anche il riconoscimento delle indicazioni geografiche tipiche, ovvero esattamente le richieste che l'UE non è riuscita a fare passare in sede Wto, a Cancun e nei mesi successivi! Al di là della delusione "tattica" di Lamy, per cercare di spuntare condizioni migliori, sembra che siano molti dei paesi membri dell'UE a non essere soddisfatti all'idea di dovere fare qualche concessione in materia agricola, e nell'apertura del mercato ai prodotti del Mercosur in particolare. Una copia delle offerte dealla Commissione sembra sia stata spedita ai paesi membri dell'UE solo mercoledì scorso, con l'annuncio che questo documento sarebbe stato inoltrato al Mercosur lo stesso venerdì, senza possibilità di intervento dei singoli paesi. Questa posizione confermerebbe le pesanti critiche, arrivate anche dagli stessi paesi membri dell'UE, alla lettera che lo stesso Lamy ed il Commissario all'Agricoltura Fischler avevano spedito a tutti i paesi membri del Wto lo scorso 9 maggio, annunciando "passi in avanti radicali in materia di sussidi all'export in agricoltura". Ancora una volta sembra quindi esserci una grave scollatura tra la posizione della Commissione Europea e quella di molti paesi dell'UE, in un momento cruciale per cercare di riavviare i negoziati internazionali sul commercio.
I paesi in via di sviluppo accusano l'occidente L'UN Wire riporta le dichiarazioni di alcuni leader di paesi in via di sviluppo, guidati da Cina e Brasile, che hanno aspramente criticato i paesi occidentali per il loro concentrarsi unicamente sulla sicurezza interna e su misure protezioniste nel commercio, a discapito dei più poveri del pianeta. Il premier cinese Wen Jiabao, parlando all'incontro sulla riduzione della povertà organizzato dalla Banca Mondiale a Shangai, ha dichiarato che "un ordine politico e deconomico ingiusto e irrazionale ha portato allo sviluppo della povertà nei paesi in via di sviluppo". Il premier ha chiesto ai paesi occidentali di attivarsi urgentemente per aumentare gli aiuti a quelli più poveri, accelerare la riduzione del debito estero, il trasferimento di tecnologia e la fine del protezionismo commerciale. Il presidente brasiliano Lula da Silva ha aggiunto che "il Washington consensus, secondo il quale libero commercio e privatizzazioni sarebbero le cure per la povertà, deve essere abbandonato, così come una eccessiva attenzione alla sicruezza. La fame è oggi la peggiore arma di distruzione di massa, che reclama milioni di vittime ogni anno. Non ci sarà pace senza sviluppo, e non ci sarà sviluppo senza giustizia sociale". Sul protezionismo, Lula ha anche ricordato che le mucche nei paesi occidentali ricevono più sussidi di quanto moltissimi contadini poveri guadagnino nei paesi del sud. "Non è ammissibile che ogni mucca riceva oltre due dollari al giorno di sussidi mentre secondo l'ONU 2,8 miliardi di persone devono sopravvivere con una cifra inferiore."
martedì, 25 maggio 2004
Wto, giù le mani dal nostro cibo! E' la richiesta di 48 milioni di cittadini di tutti i paesi del mondo, ovvero il risultato della campagna condotta in questi mesi da Friends of the Earth per affermare che l'Organizzazione del Commercio non ha e non può avere nessun diritto di decidere cosa dovremo mangiare nei prossimi anni, in particolare in materia di OGM. Questo pomeriggio la zona intorno al Wto, a Ginevra, è stata dichiarata "area a rischio biologico" nel corso di una spettacolre manifestazione. Le prime foto sono già disponibili alla pagina http://www.foei.org/media/gallery.html. Nel corso della manifestazione, gli attivisti hanno consegnato le 100.000 firme individuali provenienti da oltre 90 paesi del mondo e le 544 adesioni di organizzazioni che rappresentano oltre 48 milioni di abitanti del pianeta. Queste frime ed adesioni affremano che il Wto non può minacciare il diritto alla sovranità dei singoli paesi e la possibilità dei singoli stati di proteggere i propri cittadini e l'ambiente dagli alimenti e dalle sementi geneticamente modificati. Ricordiamo che l'UE deve attualmente difendersi da una disputa lanciata dagli Usa in sede Wto. Secondo questo paese, appoggiato da Argentina e Canada, la legislazione di alcuni paesi europei violerebbe i libero mercato, e la possibilità per le multinazionali Usa di vendere i loro prodotti OGM come e dove vogliono, malgrado oltre il 70% dei cittadini europei abbia più volte dichiarato di non volere i prodotti transgenici.
La Corte Suprema Canadese da ragione alla Monsanto... La società civile internazionale e le organizzazioni contadine hanno accolto con molta rabbia e tristezza l'incredibile decisione di ieri della Corte Suprema Canadese, che con 5 voti a favore e 4 contro ha affermato il diritto della Monsanto di denunciare i contadini che si trovassreo delle sementi geneticamente modificate sui loro terreni, che le avessero volute o meno. Ricordiamo che il colosso delle biotecnologie aveva fatto causa a Percy Schmeiser, un contadino canadese che si era trovato il proprio terreno infestato da semi OGM che il vento aveva portato da un terreno vicino. Paradossalmente è stata la Monsanto a denunciare il contadino e non il contrario, per violazione dei diritti di brevetto e chiedendo ai coniugi Schmeiser una parte del loro reddito. "La buona notizia è che gli Schmeiser non dovranno pagare un penny alla Monsanto [cambiando la decisione del primo grado di giudizio], ma la decisione ha delle gravissime implicazioni per i contadini e la società ovunque i giganti dell'OGM facciano affari" ha dichiarato Pat Mooney, il direttore dell'ETC Group, un'organizzazione canadese di studio sui fenomeni agricoli e che si batte per i diritti umani, che era intervenuta nella causa. "Questa decisione mette a rischio i diritti dei contadini in tutto il mondo, la sicurezza alimentare e la diverstià biologica. In pratica la Corte Suprema ha appena stabilito che la Monsanto ha il diritto su qualunque cosa venga inquinata con i loro OGM, che siano piante, animali o esseri umani - ha commentato Mooney - In queste circostanze, cospargere indiscriminatamente semi OGM infestando i terreni agricoli può essere considerata una giusta strategia commerciale per l'impresa". Ricordiamo che la "tecnologia" della Monsanto copre circa il 90% delle superfici coltivate a OGM nel mondo. Da ora in avanti, secondo la corte canadese, toccherà ai contadini che si ritrovano infestati dagli OGM dimostrare che non stanno violando i diritti di brevetto delle multinazionali. Questo non è infatti un caso isolato. I campi di mais dei contadini messicani sono stati infestati con semi transgenici provenienti da terreni circostanti. La Monsanto sta già acquistando degli spazi pubblicitari sui giornali del Chiapas per ammonire i contadini: se venissero trovati in possesso di semi OGM senza avere pagato i diritti di brevetto, rischiano una pesante multa o anche la prigione.
lunedì, 24 maggio 2004
Monsanto vs Schmeiser
Gli OGM gli inquinano i campi. La Monsanto lo querela per violazione dei diritti sui brevetti
Percy Schmeiser è un simpatico vecchietto settantatreenne che da ben 57 anni fa il contadino a Bruno, nella regione canadese del Saskatchewan. Nel lontano 1947 ha ereditato l’azienda dal padre e da quel momento si è impegnato insieme alla moglie Louise al lavoro di ricerca e di sviluppo sulle sementi di colza. La famigliola si è poi arricchita di cinque figli e quattordici nipoti. Il nostro Percy ha fatto anche parte di molti comitati agricoli, sia a livello provinciale che come rappresentante a livello federale, è stato eletto sindaco del suo paese, per poi ricoprire la carica di consigliere comunale per più di 25 anni. Il suo è stato un impegno costante per l'approvazione di leggi e regolamenti per il miglioramento delle condizioni di lavoro degli agricoltori. Poi un bel giorno di sole dell’agosto 1998 a Percy, oramai alle soglie di una meritata pensione, notificano una denuncia. Da parte nientemeno che della Monsanto, una delle più grandi multinazionali del settore agricolo.
Leggi l'articolo completo su:
http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?ID=542,52004,0
Il nuovo Governo indiano rallenterà i negoziati nel Wto? Secondo il Channelnews Asia, il nuovo Governo indiano, con l'appoggio esterno dei due partiti comunisti, potrebbe rallentare i negoziati nel Wto e rivedere le proprie posizioni, in particolare rafforzando le richieste per tagli o eliminazioni dei sussidi all'export in agricoltura da parte dei paesi occidentali. I segretari dei partiti comunisti hanno infatti già dichiarato che chiederanno al nouvo premier Manmohan Singh di prendere una posizione più dura nel Wto, ed in particolare nel negoziato sull'agricoltura, che minaccia la sopravvivenza di milioni di contadini indiani, anche se più in generale tutto l'impegno e la posizione indiana nel Wto dovrebbe essere rivista. "I negoziati del Wto dovrebbero essere rivisti, - ha dichiarato Debabrata Biswas, segretario nazionale di uno dei partiti comunisti indiani - la nostra preoccupaizone principale è l'agricoltura, visto che a differenza di Europa o Giappone, la maggioranza degli indiani dipende dai redditi agricoli". In contrasto con il recente ottimismo dei paesi membri del Wto, che al termine dell'ultimo General Council avevano insistito sulla possibilità di rilanciare i negoziati netro l'anno, Biswas ha dichiarato che "siamo tornati alla prima casella. Non credo ci sia alcuna possibilità realistica di arrivare a qualcosa di concreto entro la fine dell'anno. I paesi membri continueranno a fare delle proposte ma senza nulla di sostanziale." A conferma della nuova posizione indiana D.K. Bhaumik, presidente della Confederazione delle industrie indiane al Dipartimento del Wto ha dichiarato che l'interesse chiave dovrà essere proteggere i contadini più poveri. "Nessuno vuole perdere la nave dei negoziati globali sul commercio, ma non possiamo permettere che questa nave sia guidata nella direzione sbagliata".
giovedì, 20 maggio 2004
General Council del Wto: cauto ottimismo e ancora molte distanze Al termine del General council del 17 maggio a Ginevra i diversi rappresentanti al commercio hanno rilasciato dichiarazioni di ottimismo, anche se molto prudenti, sulla possibilità di riavviare i negoziati ed in particolare di arrivare ad un accordo quadro entro la fine di Luglio. Sembrano tuttavia ancora importanti le distanze tra i diversi paesi e blocchi di paesi su molti negoziati, a partire dall'agricoltura, fino ai servizi, alle tariffe industriali (NAMA), ed ai temi di Singapore. Si è parlato pochissimo, e sembrano nuovamente scomparse dall'agenda negoziale, le questioni del trattamento speciale e differenziato e l'implementazione richieste da anni senza successo dai paesi del sud, e da quelli meno sviluppati in particolare. Il Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi, confermando questo rinnovato clima di ottimismo ha però precisato che "c'è una finestra di opportunità" per arrivare ad un accordo quadro entro luglio "ma è una finestra stretta e si sta rapidamente chiudendo". Nel dettaglio degli accordi, il Third World Network di Martin Khor ha rilasciato alcuni commenti dettagliati. Queste le principali analisi: in agricoltura il G20 ha respinto l'approccio verso una "formula morbida" dell'UE e si è impegnato a proporre entro l'inizio di giugno una sua proposta alternativa, prima del prossimo incontro del gruppo sull'agricoltura (previsto per il 2 - 4 giugno). Sulle tariffe industriali molti paesi si sono opposti alla formula di riduzione non-lineare e più in generale all'approccio di Usa ed UE: questi due paesi, che hanno già tariffe molto basse, hanno proposto già prima di Cancun una formula proporzionale o più che proporzionale, che costringerebbe i paesi con le tarife più alte, che sono spesso quelli più poveri che cercano di tutelare la loro debole industria, a compiere i sacrifici maggiori. La distanza sembra quindi ancora ampia. Sui Temi di Singapore, sembra esserci sempre maggiore accordo sul fatto di proseguire i lavori sulle facilitazioni al commercio all'interno del Single Undertaking, mentre gli altri tre temi (investimenti, concorrenza, appalti pubblici) sembrano essere stati abbandonati, anche se non è ancora chiaro se solo nel presente roound di negoziati di Doha. Sulle facilitazioni al commercio comunque, rimangono delle differenze: UE e Usa vorrebbero fare partire il negoziato a luglio, la maggior parte dei paesi in via di sviluppo insiste sulla necessità di trovare prima il consenso esplicito sulle modalità di negoziazione, come già previsto a Doha. Il rappresentante indiano ha detto che il suo paese rimane "fortemente impegnato" nell'agenda del Wto, ma dato il recente cambio al Governo ha bisogno di un po di tempo per confermare o rivedere la propria posizione prima di procedere con i negoziati. Gli Usa si sono detti soddisfatti della recente lettera di Lamy e Fischler ed hanno ribadito l'importanza di una formula non-lineare nel NAMA e la necessità di vedere più offerte nel negoziato Gats sui servizi. Alcuni paesi in via di sviluppo hanno fatto notare che le richieste dei meno sviluppati sul trattamento speciale e differenziato, sull'implementazione degli acordi, sul cotone, erano state messe a margine della riunione e non erano stati compiuti passi in avanti. Supachai ha concluso la riunione dicendo che il quadro d'insieme si stava delineando, anche se "il diavolo si nasconde nei dettagli degli accordi, ma non tutti i dettagli possono (e devono) essere messi a punto nell'accordo quadro generale di Luglio".
Nuovi accordi commerciali tra Brasile e Cina? Il Financial Times di oggi riporta la notizia dell'arrivo in Cina del Presidente brasiliano Lula, con una delegazione di ministri e oltre 200 uomini d'affari. Il Ministro del Commercio Luiz Fernando Furlan ha chiarito i motivi del viaggio: "c'è spazio per espandere gli accordi bilaterali sul commercio di dieci volte rispetto al livello odierno". Già negli ultimi quattro anni gli scambi commerciali sono passati a 1,5 miliardi di dollari del 1999 ai 6,7 dell'anno scorso. Il Governo brasiliano ha identificato 15 settori di intervento nei quali vorrebbe aumentare il commercio con la Cina, dalla carne e frutta fino alle apparecchiature mediche ed il software, mentre sono già in esposizione a Shanghai delle automobili sviluppate in Brasile a doppia alimentazione gasolio e alcol. Alcuni accompagnatori di Lula hanno anche chiarito gli altri motivi del loro viaggio: il costo del lavoro in Cina è ancora un terzo di quello in Brasile, e le materie prime sono dal 20 al 30% meno care. Inoltre le imprese brasiliane sono ovviamente molto interessate ad entrare in un mercato gigantesco e che sta crescendo quasi del 10% all'anno.
La moratoria (OGM) è finita Ieri, 19 maggio 2004, la Commissione Europea ha definitivamente approvato la commercializzazione della varietà di mais geneticamente modificata, denominata Bt-11, di proprietà della Syngenta. Con questa decisione termina la de facto motatoria che l’Unione Europea stabilì nell’ottobre del 1998 e che ha bloccato il processo di approvazione di nuovi OGM nei paesi dell'Unione Europea. Il mais Bt-11 è un tipo di mais dolce, utilizzato come alimento sia al naturale (pannocchie cotte) sia come ingrediente per pop corn ed altri alimenti. Contiene i geni di un batterio, il Bacillus thuringiensis, capace di sviluppare una tossina mortale per le larve di alcuni insetti. La richiesta di autorizzazione per la sua commercializzazione risale al novembre 1998 e riguarda il solo uso alimentare (non per l’utilizzo come semente). Il processo di verifica della salubrità del prodotto venne concluso nell’aprile del 2002, quando il Comitato scientifico dichiarò che il Bt-11 poteva essere utilizzato per uso alimentare. Da allora iniziò il lavoro dell’European Standing Committee on Food Chain and Animal Health che varie volte mancò l’obiettivo di risolvere la questione approvandone o rifiutandone la commercializzazione. Dopo la fumata nera dell’incontro del 12 dicembre 2003, la Commissione aveva deciso di avocare a sé la decisione sulla commercializzazione del mais Bt-11 dando tre mesi di tempo al Consiglio dei ministri dell'agricoltura per esprimersi. Consiglio che non e' riuscito a decidere ne' in senso positivo, ne' negativo. Il Commissario europeo per la salute e la difesa dei consumatori, David Byrne, ha commentato la decisione di ieri della Commissione affermando che "coloro che pensano che non dovremmo concedere alcuna autorizzazione a nessun OGM, sia alla coltivazione nell'Unione Europea che all'importazione da altri paesi, nascondono la testa loro nella sabbia. E' completamente irrealistica [la loro posizione]". La decisione della Commissione era assolutamente prevedibile e sarebbe stato sorprendente il contrario. I commissari europei all'ambiente, alla salute e difesa dei comsumatori e al commercio estero, si erano chiaramente espressi da tempo per la fine della moratoria. Le loro dichiarazioni "pro OGM" erano state addirittura utilizzate dall'Amministrazione americana nei comunicati stampa di lancio della causa intentata in sede WTO il 13 maggio 2003; la fine della moratoria e' certamente un primo effetto di quella iniziativa. La Commissione Europea sta infatti cercando di difendersi giustificando la moratoria come una misura temporanea precauzionale, stabilita nel periodo durante il quale si e' dotata di una nuova legislazione di tracciatura ed etichettatura degli OGM. Ora che le nuove direttive sono in vigore (dal 18 aprile) l'Ue non poteva permettersi di non sbloccare il sistema autorizzativo a meno di cambiare completamente strategia in seno al WTO. Qualsiasi commento non puo' non constatare che la grande maggioranza degli europei non vuole mangiare cibi OGM e che le regole dell'organizzazione mondiale del commercio hanno il potere di decidere cosa finisce sulla nostra tavola. In attesa che a settembre la corte (il panel) del WTO emetta la sua sentenza, è bene sapere che oltreoceano si preparano a una ulteriore causa per contestare le nuove regole europee sulla etichettatura dei prodotti geneticamente modificati.
Per un approfondimento della causa in sede WTO: www.beati.org/wto/wto/allegati/pappa_buona.pdf
mercoledì, 19 maggio 2004
Alcuni stati degli USA contro un accordo sugli appalti pubblici I Governatori di Pennsylvania, Minnesota, Missouri, e Iowa (tre democratici ed un repubblicano) hanno ufficialmente rescisso l'accordo di fare applicare nei loro stati le nuove regole sugli appalti pubblici proposte dall'Amministrazione centrale. I quattro stati (ma anche altri sembrano intenzionati ad andare nella stessa direzione) hanno dichiarato che queste regole violerebbero alcune leggi locali sulla assegnazione degli appalti pubblici. Alcuni mesi fa il rappresentante al commercio Robert Zoellick aveva chiesto a tutti i governatori di impegnarsi ad applicare le regole proposte negli accordi bilaterali e regionali stipulati a livello internazionale dagli Usa. Alla base della decisione degli stati di rifiutare questa richiesta, il rischio di perdite di posti di lavoro ed una campagna di pressione guidata tra gli altri da Public Citizen. Questa decisione arriva mentre gli Usa sono impegnati in diversi accordi di libero commercio con paesi terzi, nei quali è prevista tra l'altro l'apertura di un negoziato proprio sugli appalti pubblici. Ricordiamo che questo tema è anche uno dei quattro Temi di Singapore, spinti nel Wto dall'Unione Europea e che hanno raccolto la dura e quasi unanime opposizione dei paesi in via di sviluppo.
Ottimismo sulla possibilità di rilanciare i negoziati a luglio Al termine della mini-ministeriale alla quale hanno partecipato alcuni membri del Wto e delle riunioni dell'OCSE di questo fine settimana a Parigi, i toni sono moderatamente ottimisti sulla possibilità di riuscire a definire un accordo quadro entro luglio e rilanciare cosi i negoziati Wto. "Ho una sensazione positiva di movimento di tutti i maggiori partecipanti, e questo mi rende ottimista" ha dichiarato il Ministro degli Esteri brasiliano Celso Amorin. Sembra in particolare che sulla questione più spinosa, quella dell'agricoltura, le posizioni abbiano iniziato ad avvicinarsi. L'UE e gli Usa avrebbero dato la loro disponibilità a ridurre i sussidi all'export, mentre molti paesi del sud offrono in cambio una maggiore apertura ed accesso ai propri mercati. In realtà, secondo alcuni osservatori, l'unico vantaggio concreto ad oggi sarebbe quello ottenuto dagli Usa: i diversi membri riuniti a Parigi avrebbero accordato a questo paese una possibilità di riclassificare alcuni sussidi all'agricoltura, mentre tutte le altre proposte sono ancora in fase embrionale. In particolare gli Usa avrebbero ottenuto la revisione in senso favorevole della cosiddetta "scatola blu" dei sussidi all'agricoltura, consentendo a questo paese di inserire in questa scatola alcuni sussidi, come i pagamenti ciclici ai propri produttori, che sono oggi inseriti nella "scatola rossa", quella dei sussidi che distorcono il mercato e vanno eliminati. Questione tutt'altro che secondaria, se si pensa che solo questi pagamenti ciclici ammontano a 2,1 milardi di dollari nel 2004, contro 1,7 mliardi nel 2003 e una spesa preventivata di oltre 3,7 miliardi nel 2005. In linea teorica, però, gli Usa potranno continuare a garantire fino a 10 miliardi di dollari in sussidi fino ad oggi considerati distorsivi del mercato solo con con questa nuova definizione degli stessi sussidi, e questo "cambiamento di scatola".
lunedì, 17 maggio 2004
Nuove opposizioni interne alle "offerte" di Lamy & Fischler La lettera che Lamy e Fischler hanno inviato nei giorni scorsi a tutti i paesi membri del Wto per rilanciare i negoziati aveva già ricevuto le critiche, anche dure, di molti paesi del sud, delle ong, e anche di alcuni paesi europei. Queste critiche sono ora confermate dall'ultima riunione del Comtitato 133. Questo comitato è composto dagli esperti e referenti per i ministeri del Commercio dell'UE, ed ha un importante ruolo consultivo per i paesi membri. In questa sede la Polonia e l'Ungheria si sono associate alle proteste di Francia e Irlanda contro la lettera. Se questi paesi hanno dichiarato apertamente la loro contrarietà alle offerte fatte dalla Commissione sui sussidi all'export in agricoltura, anche diversi altri paesi europei hanno avanzato perplessità a diversi livelli. Tra questi l'Italia, la Spagna, la Grecia, il Portogallo, la Slovacchia, la Repubblica Ceca e la Lituania. In pratica, tra i maggiori paesi europei, solo Germania, Gran Bretagna, Olanda, Danimarca e Svezia hanno difeso la lettera e l'iniziativa dei due commissari. Questa forte opposizione e divisione interna potrebbe sicuramente indebolire ulteriormente la posizione europea a livello internazionale e nei negoziati Wto in particolare, proprio alla vigilia di un mese che sembra cruciale per cercare di riavvire i negoziati internazionali, dove la posizione e le decisioni europee in agricoltura sono fondamentali.
Al via una campagna per cambiare la politica agricola europea (CAP)
La European Farmer Coordinatoin (CPE), coordinamento europeo membro di Via Campesina e che raccoglie numerose organizzazioni di agricoltori, ha annunciato che il prossimo 24 maggio verrà lanciata una campagna europea ed internazionale per "portare la CAP su un’altra strada". Nel comunicato stampa di annuncio le organizzazioni promotrici dichiarano che l’UE ha portato la sua politica agricola in un vicolo cieco, dal punto di vista sociale, rurale e ambientale, ma che è ancora possibile uscire da questa situazione. Per questo viene lanciata una campagna per una CAP leggittima e equa a livello internazionale, che difenda la vivibilità delle campagne in tutta Europa e sia rispettosa dell’ambiente. Oltre alle numerose organizzazioni che compongono la CPE, la campagna sarà sostenuta da diversi sindacati e organizzazioni agricole europee ed internazionali, come la NFFC (National Family Farmers Coalition degli Usa), la FSPI (Federation of Peasant organisations of Indonesia), il Movimento dei Sem Terra (MST – Brasile), il Roppa (Réseau des Organisations Paysannes et des Producteurs de l’Afrique de l’Ouest) e altre. Per maggiori informazioni, ci si può collegare direttamente al sito della CPE : http://www.cpefarmers.org/
venerdì, 14 maggio 2004
UE: via libera al mais OGM La Commissione europea ha in programma, il prossimo 19 maggio, il via libera definitivo all'importazione in Europa del mais dolce transgenico BT11 che -salvo accordi specifici nell' ambito dell' industria alimentare- potra' essere, ad esempio, trasformato in pop-corn o confezionato in scatolette per insalate. La decisione, se confermata, mettera' di fatto fine alla moratoria che dal 1998 ha congelato tutte le autorizzazioni su nuovi organismi geneticamente modificati (Ogm) nell' Ue. Bruxelles ha infatti le mani libere per autorizzare le importazioni in Europa del mais dolce Ogm BT11, in quanto il Consiglio Ue non ha potuto pronunciarsi ne' a favore ne' contro la proposta avanzata dalla Commissione europea. Il documento ritornera' quindi all' Esecutivo Ue per la decisione definitiva, come aveva annunciato al termine del Consiglio il commissario europeo per la sanita' David Byrne. I consumatori avranno insomma la liberta' di scelta se acquistare alimenti Ogm o no, ma per farlo dovranno tenere d'occhio l' etichetta sul cibo che acquistano. ''Questo prodotto contiene organismi geneticamente modificati'' leggeranno sulla confezione dei prodotti in cui la presenza di materiale transgenico e' superiore allo 0,9% per ogni ingrediente utilizzato nella fabbricazione dell' alimento. (Fonte ANSA).
giovedì, 13 maggio 2004
I grandi agricoltori Usa si sentono traditi dal Wto La National Association of wheat growers ha pubblicato una sua lunga valutazione (375 pagine) sulla recente decisione del tribunale Wto, che in via preliminare ha condannato gli Usa per i loro sussidi ai produttori di cotone, dando ragione al Brasile che aveva presentato la disputa. In una nota si specifica che anche se le motivazioni ufficiali della sentenza non sono ancora pubbliche (lo dovrebbero essere il prossimo 18 giugno) questa sentenza potrebbe avere pesanti implicazioni per tutti i programmi agricoli negli Usa. Il rappresentante al commercio Zoellick ha già promesso di dare battaglia contro questa decisione per cercare di contrastarla già prima che venga pubblicata, e comunque per andare in appello se i primi tentativi fossero infruttuosi. Complessivamente la disputa potrebbe durare ben più di un anno, il che è anche una fortuna per l'Amministraizone Bush, che conta sui voti della lobby agricola del Mid West per la sua rielezione in novembre. Zoellick ha dichiarato che secondo lui queste questioni dovrebbero essere "negoziate e non litigate come ha fatto il Brasile", che però da anni chiedeva senza successo una soluzione agli enormi sussidi accordati all'agroindustria made in Usa. E' comunque diffusa la paura che questa prima sentenza da una parte dia l'esempio per un moltiplicarsi di dispute presentate dai paesi del Sud contro gli Usa, dall'altra darà a questi stessi paesi un maggiore peso negoziale per chiedere nuovamente l'eliminazione dei sussidi all'export.
La Francia minaccia di bloccare i negoziati Subito dopo l'invio della lettera ai paesi membri del Wto da parte di Lamy e Zoellick, si erano levate delle critiche abbastanza aspre, non solo da parte dei paesi del sud o delle organizzazioni non governative, ma addirittura dagli stessi paesi dell'UE. Tra queste le posizione più contraria è stata da subito quella della Francia, il paese che riceve i maggiori sussidi all'agricoltura da parte dell'UE. Ora il Ministro al Commercio francese Francois Loos ha ribadito queste critiche ed è andato oltre, rigettando il piano di Lamy per tagli sostanziali ai sussidi all'export e minacciando addirittura di bloccare i negoziati globali se gli altri paesi non faranno concessioni sui sussidi agricoli. Loos ha dichiarato alla BBC che la proposta non avrebbe dovuto essere fatta perchè l'UE ha già concesso abbastanza, e che se non saranno gli altri paes a fare concessioni la Francia potrebbe non andare avanti nei negoziati.
Nessun passo in avanti nemmeno nella riunione ristretta? Rappresentanti di Usa, UE, Brasile, India ed Australia sono da ieri riuniti a Parigi per una riunione ristretta nel tentativo di trovare una soluzione per rilanciare i negoziati Wto. Dopo oltre sette ore di incontro, i partecipanti hanno detto che ci sono stati pochi passi in avanti nel corso dell'incontro. Rimangono ad esempio molto ampie le divergenze per quanto riguarda la tariffe industriali (accordo NAMA), dove Usa ed UE sono accusati di volere utilizzare delle formule per calcolare i tagli da realizzare che favorirebbero questi paesi a discapito di quelli del sud. Se l'incontro di ieri si è concentrato sull'accordo NAMA, appare ancora più difficile trovare una qualche soluzione soddisfacente per quanto riguarda l'agricoltura. L'incontro prosegue oggi, in vista del vertice dell'OCSE che si svolgerà questo fine settimana sempre a Parigi. Sono ancora una volta molto forti le critiche per la scelta di svolgere queste mini riunioni alle quali sono invitati solo 5 dei 147 paesi membri del Wto, nelle quali si dovrebbero però prendere decisioni da sottoporre a tutti. Anche all'incontro dell'OCSE parteciperanno unicamente 28 paesi, quasi solo quelli occidentali o i grandi del sud, escludendo una volta di più i paesi più deboli del pianeta. Questa mancanza di democrazia e trasparenza e la scelta di rilanciare una organizzaizone come l'OCSE per parlare di commercio sono alla base delle proteste di molti gruppi della società civile in tutto il mondo.
Nuove critiche alla lettera di Lamy e Fischler Il Network di ONG cattoliche per lo sviluppo CIDSE e la Caritas hanno dichiarato oggi di essere deluse dalla lettera inviata nei giorni scorsi ai membri del Wto, dai commissari europei al commercio ed all'agricoltura per rilanciare i negoziati. Secondo queste organizzazioni le proposte in agricoltura sono "molto lontante da quello che servirebbe" e "più un esercizio di pubbliche relazioni che un ascolto alle leggittime richieste dei paesi in via di sviluppo". Questa posizione conferma quindi che dietro i proclami di "passi in avanti radicali" la lettera non conteneva in realtà alcuna novità o concessione da parte europea per riavviare i negoziati. In poche parole l'UE subordina le "mosse sui susidi all'export" al negoziati sulle tariffe industriali, a quello sui servizi, e nella stessa agricoltura all'ulteriore apertura dei mercati del sud. In cambio, non viene nemmeno fissata una data certa per eliminare i sussidi all'export. Ricordiamo inoltre che questi sussidi all'export non sono ufficialmente che una piccola parte delle decine di milardi di dollari che l'UE spende ogni anno in sussidi che distorcono il mercato. L'accusa principale è che l'UE ha semplicemente cambiato nome e forma ai propri sussidi, senza cambiare nulla nella sostanza. Oggi nella "scatola verde" espressione con la quale si designano i sussidi che non dovrebbero distorcere il mercato, rientrano invece molti dei sussidi che fino a ieri erano considerati distrosivi. Nella lettera era ovviamente specificato a chiare lettere che "la scatola verde dovrebbe rimanere priva di restrizioni". Se veramente l'UE volesse riavviare i negoziati e andare incontro alle richieste dei paesi del sud in agricoltura, dovrebbe in primo luogo smetterla con questi giochi di prestigio che spostano i propri sussidi all'export da una scatola all'altra, e cambiare radicalmente le proprie politiche in materia.
mercoledì, 12 maggio 2004
Zoellick di nuovo in Europa per una riunione ristretta sul Wto Dopo avere organizzato una riunione ristretta a Londra lo scorso fine settimana, il rappresentante al commercio degli Usa Robert Zoellick è nuovamente in Europa, per partecipare ad un nuovo incontro ristretto a Parigi, il prossimo venerdi. A questo incontro dovrebbero partecipare Usa, UE, India, Brasile ed Australia. Il succedersi di queste riunioni ristratte conferma che i grandi paesi memebri del Wto stanno facendo il possibile per trovare una soluzione per riavviare i negoziati, bloccati dal fallimento di Cancun ormai otto mesi fa. Ancora una volta, quindi, i paesi più importanti provano a trovare una soluzione che verra' poi proposta - o imposta - alla maggioranza dei paesi membri. La scelta dei cinque partecipanti alla riunione di Parigi non sembra infatti casuale: sono i paesi che da Cancun ad oggi si stanno scontrando sul tema cruciale dell'accordo agricolo, sempre più il negoziato attorno al quale ruota la possibilità di riavviare l'intero ciclo di negoziati del Wto. Da una parte Brasile e India, che guidano il G20, ma anche l'Australia, su posizioni fortemente liberiste: fine di tutti i sussidi e completa apertura dei mrecati agricoli. Dall'altra Usa ed UE con una posizione molto più protezionista, in particolare per quanto riguarda i sussidi all'export, l'apertura dei mercati e le tariffe. In mezzo la grande maggioranza dei contadini del pianeta, nei paesi del sud come in quelli del nord, per i quali queste due posizioni potrebbero essere entrambe disastrose. Contadini che chiedono di arrestare il dumping ed i finanziamenti alla grande agroindustria per destinare i sussidi alla tutela dei piccoli agricoltori, alla sicurezza ed alla sovranità alimentare, all'agricoltura di qualità ed ai mercati locali. Purtroppo, sembra che una volta di più non ci sarà nessuno, nel corso della prossima riunione ristretta a rappresentare la voce di questi miliardi di esclusi. Ricordiamo che sempre a Parigi, nel fine settimana, si svolgerà un incontro dell'OCSE che a questo punto appare cruciale per riavviare il ciclo di negoziati. Anche qui i piccoli paesi del sud sono praticamente assenti.
"Abbiamo una piccola opportunità nei prossimi due o tre mesi per avanzare con i negoziati e assicurarci che il 2004 non sia un anno perso per il Wto" ha dichiarato Zoellick recentemente.
Il round di Doha potrebbe avere un ritardo di due - tre anni Questo il titolo di un articolo apparso oggi sull'Economic Times, che cerca di riassumere la situazione al Wto. Anche se i diversi paesi vogliono arrivare ad un accordo quadro entro la fine di Luglio, le differenze sono ancora sostanziali in molti dei negoziati in agenda, e il rischio di mancare anche questa scadenza è concreto. Dopo l'estate le elezioni presidenziali in Usa ed il rinnovo della Commissione Europea rischiano di bloccare tutto, ed anche il 2005 potrebbe essere un anno difficile, visto che si stanno già aprendo le discussioni per il sucessore del Segretario Generale Supachai Panitchpakdi, il cui mandato scadrà l'anno prossimo. Dall'agricoltura alle tariffe industriali (NAMA), dall'accordo sui servizi (GATS) al cotone, dai temi di Singapore al trattamento special e deifferenziato per i paesi in via di sviluppo, tutto sembra ancora in alto mare al Wto, malgrado il moltiplicarsi di incontri informali e appuntamenti ristretti tra i grandi per cercare di trovare una soluzione.
martedì, 11 maggio 2004
I paesi dell'UE e le ONG contro la proposta della Commissione Diversi paesi europei hanno manifestato perplessità se non addirittura rabbia in merito alla lettera scritta ieri dai commissari europei al commercio Lamy ed all'agricoltura Fischler a tutti i membri del Wto. Nella lettera veniva tra l'altro annunciato che l'UE era "pronta a negoziare sui sussidi all'export". Non solo la Francia, il paese che riceve i maggiori sostegni dall'UE alla propria agricoltura, ma anche l'Irlanda (presidente di turno dell'UE, e che ha quindi dovuto prendere una posizione più morbida), il Belgio e l'Ungheria hanno sostenuto che la Commissione non ha il mandato dai paesi membri per negoziare un calendario per l'eliminazione dei sussidi all'export in agricoltura. Anche da parte delle organizzaizoni della società civile che seguono i negoziati Wto non sono però mancate le critiche a questa lettera, essenzialmente perché vista come un esercizio di stile e di pubbliche relazioni da parte della Commissione Europea, che dietro l'annuncio di "passi in avanti radicali" in realtà riprende cose già date per acquisite da mesi e non sposta di un milimetro la posizione negoziale europea. Nel dettaglio, sono mesi che l'UE si dice disponibile ora a rivedere ora ad eliminare progressivamente i suoi sussidi all'export, ponendo pero' diverse condizioni: - che gli Usa facciano altrettanto (e da Cancun ad oggi gli Usa dichiarano che sono pronti a farlo se lo fara' l'Europa, rimbalzandosi la responsabilita' senza fare nulla) - una disponibilita' generica (che e' quella riportata nella lettera) era gia' stata detta a Cancun, quello che i paesi in via di sviluppo chiedono e' una data certa per l'eliminazione di questi sussidi, data che (ovviamente) nella lettera non appare - i passi in avanti nell'agricoltura (e per il trattamento speciale e differenziato, altra richiesta che da anni il sud rivolge ad Usa ed UE senza risultati) vengono nuuovamente legati ad una ulteriore liberalizzazione nel campo delle tariffe industriali (accordo NAMA) e in misura ancora maggiore nell'accordo GATS sui servizi. E' importante (in negativo) nella lettera, che ancora una volta viene specificato che "e' inconcepibile concludere l'Agenda di Doha senza un significativo livello di nuovi e sostanziali impegni sui servizi". - Anche sui Temi di Singapore, i commissari europei pongono la rinuncia ad un negoziato sugli investimenti e sulla concorenza come una grossa concessione e dimostrazione di flessibilità a negoziare, mentre la ferma opposizione della quasi totalità dei paesi membri del Wto a questi negoziati li aveva di fatto già fatti decadere da mesi. In pratica la lettera di Lamy & Fischler serve unicamente a mettere pressione sui paesi in via di sviluppo in vista del decisivo appuntamento dell'OCSE previsto a Parigi per questo fine settimana, e conferma il solito trade-off: se volete qualche passo in avanti in agricoltura, apriteci il vostro mercato dei prodotti industriali e quello dei servizi.
lunedì, 10 maggio 2004
Il Wto chiede al settore privato di aumentare le pressioni per una liberalizzazione dei servizi! Sul sito della Hong Kong Coalition of Service Industries (CSI), una lobby delle maggiori imprese di servizi, è riportato il resoconto di una conferenza tra la stessa CSI e diversi rappresentanti e dirigenti del segretariato del Wto a Ginvera e delle delegazioni dei diversi paesi membri. Il rapporto rivela in maniera lampante come i governi ed il segretariato del Wto incoraggino gli imprenditori ad aumentare le pressioni per un liberalizzazione dei servizi. Ecco alcuni passaggi particolarmente espliciti. L'Ambasciatore Cileno Jara, presidente del Gruppo di lavoro sul Commercio dei servizi al Wto ha dichiarato che "è urgente che il CSI contatti il settore privato dei paesi che non hanno ancora fatto offerte [per la libveralizzazione dei servizi]", e che "la priorità è avere più offerte sul tavolo". Il rappresentante della Nouva Zelanda ha sostenuto che "quello che serve adesso è una guida forte al momento giusto, e questo incontro con la CSI potrebbe essere una di queste guide". Ancora più esplicite le dichiarazioni nel corso della cena ufficiale, quando i diversi rappresentanti del Wto hanno dichiarato a turno che si aspettavano "un contributo della CSI per mostrare un forte sostegno all'Agenda di Doha", che il "settore privato deve esprimersi sulla necessità di fare e migliorare la qualità delle offerte" e "rinforzare la voce del settore privato". La dichiarazione più interessante è però probabilmente quella fatta dallo stesso presidente del gruppo di lavoro sui Servizi Jara l'ultimo giorno della conferenza, quando ha proposto che "la necessità immediata è quella di avere una massa critica di offerte. Se la CSI potesse spedire una lettera a tutti i paesi che non hanno ancora fatto le loro offerte, questo sarebbe utile per il Wto per richiedere che più offerte siano depositate". Viene da domandarsi quante volte la stessa disponibilità al dialogo e lo stesso entusiasmo sia stato dimostrato dai rappresentanti del Wto nei confronti delle organizzazioni non governative o delle altre espressioni della società civile.
Proteste dei paesi africani per gli aiuti alimentari OGM Oltre 60 gruppi di diversi paesi africani hanno firmato una lettera aperta indirizzata al World Food Program (WFP) e all'USAID per protestare contro le pressioni su Sudan e Angola che cercano di scegliere aiuti alimentari senza organsimi geneticamente modificati. Un rapporto curato dall'Africa Centre for Biosafety and EarthLife che denuncia queste pressioni è disponibile all'indirizzo: http://www.earthlife-ct.org.za/ct/index.php. Recentemente il WFP ha dichiarato che la possibilità di fornire aiuti alimentari all'Angola era legata agli alimenti OGM, mentre la potentissima USAID ha minacciato di tagliare gli aiuti al Sudan, costringendo questo paese a rinviare di 10 mesi la decisione di applicare delle misure contro i prodotti geneticamente modificati. Ricordiamo che lo Zambia nel 2002 aveva resistito alle pressioni e minacce ricevute per avere deciso dei rifiutare gli aiuti OGM. A distanza di meno di due anni, grazie ad un raccolto particolarmente abbondante, lo Zambia ha dimostrato di avere ragione, e riesce oggi a fornire aiuti alimentari ad Angola, Zimbabwe, Repubblica Democratica del Congo e Namibia.
OGM: gli Usa chiedono un dibattito pubblico, l'Argentina si oppone Sembra che gli Usa non siano riusciti ad ottenere che la disputa in materia di OGM che li oppone all'UE si svolga a porte aperte. Visto il grande interesse dell'opinione pubblica, gli Usa avevano infatti chiesto che a questa disputa fossero ammessi, per la prima volta nella storia del Wto, anche osservatori di ONG. Anche l'UE si era dichiarata favorevole, ma sembra che sia stata l'Argentina a sollevare le maggiori obiezioni e bloccare la decisione. Il Panel dovrebbe riunirsi all'inizio di giugno, per una decisione che potrebbe avere conseguenze enormi, obbligando l'UE ma anche il resto del mondo, in caso di vittoria Usa, ad aprire i propri mercati ai prodotti OGM. Moltissime organizzazioni in tutto il mondo contestano la possibiltà per l'Organizzaizone del Commercio di decidere anche cosa dovranno mangiare i cittadini europei nei prossimi anni, anche perchè oltre il 70% della popolaizone dell'UE ha già più volte dichiarato di non volere questi prodotti. La decisione di confermare il dibattito a porte chiuse non fa che aumentare le critiche verso il Wto.
Lettera di Lamy e Fischler ai membri del Wto Nel tentativo di riavviare i negoziati in sede Wto, il Commissario Europeo al Commercio Pascal Lamy e quello all'Agricoltura Franz Fischler hanno spedito ieri una lettera a tutti i ministri del commercio dei paesi membri del Wto. La scelta di spedire questa lettera a pochi giorni dal vertice dell'OCSE previsto a Parigi per questo fine settimana conferma l'importanza che viene data a questo appuntamento, forse l'ultimo in cui sperare di fare dei passi avanti per riprendere i negoziati prima dell'estate. Nella lettera i due commissari confermano l'importanza della scadenza estiva per rilanciare l'Agenda di Doha e fanno il punto sui diversi negoziati. La lettera in massima parte ripropone le posizioni già note: disponibilità di massima a eliminare i sussidi all'export in agricoltura, ma senza fissare alcuna data certa, trattamento separato dei Temi di Singapore (come già dichiarato molte volte in precedenza), e nuova dichiarazione sulla possibilità per il gruppo dei G90 di venire considerati come i paesi meno sviluppati in termini di trattamento speciale e differenziato. Queste dichiarazioni non sembrano quindi rappresentare in realtà un grosso passo in avanti, anche perchè vengono nuovamente legate ad una maggiore liberalizzazione del settore dei servizi, nel negoziato GATS, e delle tariffe industriali nel negoziato NAMA. Già da tempo UE ed Usa hanno dichiarato che non sono possibili passi in avanti in agricoltura e nel trattamento speciale e differenziato se i paesi in via di sviluppo non acconsentono a pari concessioni in questi due negoziati. Nella lettera questo viene nuovamente confermato. Per quanto riguarda l'accordo NAMA "suggeriamo che i negoziati i concentrino su una formula semplice, generale ed ambiziosa per l'apertura dei mercati", mentre per quanto riguarda il GATS è specificato che "non sarebbe concepibile concludere [i negoziati di Doha] senza un livello significativo di nuovi e sostanziali impegni sui servizi".
giovedì, 06 maggio 2004
Prosegue la campagna internazionale contro gli OGM Collegandosi al sito http://www.bite-back.org, è possibile aderire e seguire la campagna che diverse organizzazioni hanno lanciato per contrastare la decisione Usa di fare causa all'UE in materia di OGM, in sede Wto. Oltre 400 organizzazioni e 70.000 cittadini hanno già aderito alla campagna che si chiuderà il prossimo 21 maggio. Gli Usa hanno infatti deciso di proseguire la loro disputa commerciale, sostenendo che la moratoria di fatto dell'UE e la legislazione di alcuni paesi ha provocato loro danni commerciali, e chiedendo oltre 1,8 miliardi di dollari di multa alla stessa UE. Una eventuale decisione del tribunale del Wto di condannare l'UE avrebbe delle ripercussioni enormi. In primo l'Europa potrebbe essere costretta ad accettare cibo geneticamente modificato, malgrado oltre il 70% dei suoi cittadini sia contro i prodotti OGM. La conseguenza forse più grave sarebbe però probabilmente il fatto che questa sentenza costituirebbe un precedente che limiterebbe pesantemente la possibilità di tutti i paesi del pianeta di rifiutare questi prodotti, e di promulgare leggi a tutela dell'ambiente o della salute pubblica che ne limitassero la diffusione ed il commercio. Secondo i promotori della campagna, prima ancora dell'esito di questa disputa, è inammissibile che una organizzazione che dovrebbe occuparsi di commercio si ritrova addirittura il potere di decidere cosa dovremo avere nel piatto nei prossimi anni.
Si moltiplicano gli incontri informali per riavviare i negoziati Wto Dopo la riunione ristretta di Londra della scorsa fine settimana, cinque paesi chiave in ambito Wto, e in modo particolare in agricoltura (Usa, UE, Australia, Brasile e India) si incontreranno i prossimi 12 e 13 maggio a Parigi, per cercare di trovare una qualche soluzione al complicato negoziato agricolo. Questo nuovo incontro conferma gli sforzi che in primo luogo Usa ed UE stanno compiendo per cercare di raggiungere un accordo quadro in sede Wto prima dell'estate. Con le elezioni presidenziali Usa ed il rinnovo della Commisoine UE previsti per il prossimo autunno, infatti, i prossimi due mesi saranno cruciali per tentare di riavviare i negoziati commerciali, fermi dal fallimento di Cancun, ormai otto mesi fa. Il nodo sicuramente più difficile da sciogliere è la questione dell'agricoltura, dove le posizioni dei diversi paesi sembrano ancora molto lontante in diversi aspetti, come tra gli altri le tariffe, i sussidi, l'accesso al mercato. Questo mini-incontro di Parigi è stato fissato immediatamente prima di quello dell'OCSE, che si terrà sempre a Parigi il 13 e 14 maggio ed al quale sono stati invitati i Ministri del Commercio di 28 paesi. Secondo diversi osservatori, questo appuntamento dell'OCSE rappresenta l'ultima possibilità di riunire i principali negoziatori in materia di commercio entro l'estate, ed è quindi considerato essenziale per riavviare anche i negoziati Wto. Colpisce che una volta di più, a questi mini-incontri informali siano presenti i giganti occidentali ed i grandi del sud, mentre sono completamente assenti i paesi più poveri ed il gruppo dei G90, per i quali l'agricoltura è assolutamente centrale, e la cui posizione è molto lontana sia dal dumping occidentale sia dal liberismo spinto dei G20, e che non potranno quindi fare sentire la propria voce. Si rischia concretamente, ancora una volta, che i grandi del Nord e del Sud negozino un loro accordo che verrà poi imposto agli altri paesi membri - e sono la maggioranza - del Wto.
mercoledì, 05 maggio 2004
L'UE blandisce i paesi più poveri con promesse sulle tariffe Con questo titolo il Financial Times di ieri presentava il tentativo dell'UE di guadagnare il sostegno dei paesi più poveri nei negoziati del Wto, in cambio della promessa che Bruxelles non chiederà loro di abbassare le proprie tariffe. Il Commissario al commercio Pascal Lamy, in occasione di un incontro a Dakar, in Senegal, con il G90, ha dichiarato che questi paesi potrebbero ottenere "tutti i benefici di un accordo commerciale anche senza dare contributi significativi". La sigla G90 indica il gruppo dei 90 paesi comprendenti l'Unione Africana, il blocco Africa Carabibi Pacifico e l'unione dei paesi meno sviluppati, che hanno provato ad unire le loro forze nel presente round di negoziati. La maggiore forza derivante da questa unione è uno dei motivi che ha permesso loro di non cedere alle richieste di Usa ed UE, ed in ultima analisi uno dei motivi alla base del fallimento di Cancun. Tra le preoccupazioni dei paesi del G90, il fatto che le loro fragili economie verrebbero travolte se dovessero smantellare le loro barriere tariffarie ed aprirsi al libero mercato, mentre non otterrebbero nessun vantaggio da un nuovo negoziato commerciale. Secondo Lamy questi paesi non dovrebbero però fare alcuna apertura o concessione, ma "semplicemente" firmare un accordo per le facilitazioni al commercio ed iniziare a porre alcuni vincoli alle loro tariffe sull'importazione. In realtà, anche se con questa dichiarazione l'UE sembra rinunciare ad alcune richieste, come un accordo sugli altri temi di Singapore (investimenti, concorrenza, appalti pubblici), rimane la richiesta di sottoscrivere il quarto di questi temi, appunto le facilitazioni al commercio, e un "consolidamento" delle tariffe. Queste due richieste erano già state duramente criticate da diversi paesi in via di sviluppo. L'offerta di Lamy sembra quindi una modesta apertura ai paesi più poveri ed un primo, timido, passo in avanti, dettato dalla necessità pressante per l'UE, ma ancora di più per lo stesso Lamy, di riavviare in qualche modo i negoziati al più presto ed ottenere un successo politico prima del rinnovo della Commissione Europea, previsto a Novembre di quest'anno.
martedì, 04 maggio 2004
Le lobby Usa ed UE rilanciano per un trattato di libero commercio Diversi rappresentanti di multinazionali Usa ed UE, riuniti nel Trans Atlantic Business Dialogue (TABD), hanno chiesto la creazione di un mercato transatlantico senza barriere commericali. Questa proposta, già avanzata in altri luoghi, dovrebbe essere discussa nel corso del prossimo meeting Usa - UE fissato in Irlanda per il 25 e 26 giugno. Il TABD è una delle più potenti lobby di imprese al mondo, ed è attualmente guidata dagli Amministratori Delegati della Coca Cola e della Unilever (vedi www.tabd.com). Il rappresentante della Commissione Europea negli Usa, Günter Burghardt, ha dichiarato che questo incontro verrà dedicato in massima parte alle questioni economiche, anche se non ha specificato se e come la proposta del TABD verà discussa. Secondo questa proposta non sarebbe necessario negoziare un vero e proprio accordo di libero scambio tra le due parti, quanto avere una "forte volontà politica" di creare questo mercato unico. Il TABD sostiene che le tariffe sono già molto basse, mentre sarebbe necessario eliminare le regole che bloccano la libertà di investimenti. Per questo il primo passo dovrebbe essere informare la controparte in caso di nuove proposte di legge in materia di investimenti e commercio prima che queste siano discusse e approvate. Nella proposta si legge che l'obiettivo di un libero mercato transatalantico dovrebbe essere guidato dalla necessità di "approvare leggi e regole che prendano in considerazione l'attività del mondo degli affari sia nei mercati domestici sia in quelli globali". In altri termini il rischio di una ulteriore rinuncia alla sovranità nazionale ed alla possibilità di promuovere leggi a tutela dei cittadini, in nome del business. Secondo la proposta del TABD, invece "se vogliamo realizzare le nostre opportunità economiche e agire per salvare i nostri interessi e la nostra sicurezza, è vitale ridurre il numero di barriere commerciali e non commerciali tra l'UE e gli Usa".
A Londra per rilanciare i negoziati Il Financial Times di ieri riporta le dichiarazioni dei partecipanti alla "micro-ministeriale" convocata a Londra dagli Usa per rilanciare i negoziati. I diversi ministri (oltre gli Usa, l'UE, il Brasile, il Kenya ed il Sud Africa erano presenti) hanno dichiarato che rimangono ancora molti ostacoli per riprendere il programma di Doha, ma che rimangono delle possibilità di ripartire entro l'estate, e trovare a Luglio un accordo quadro soddisfacente. Il Ministro degli Esteri brasiliano ha dichiarato che "le difficoltà sono diventate più chiare, ma anche dove sono le soluzioni. Credo che la scadenza (di Luglio) potrà essere rispettata in linea di principio, anche se non sarà facile". L'incontro si è concentrato in massima parte sulla questione agricola e dell'accesso al mercato per questi prodotti, anche se sono stati presi in condierazione anche gli altri negoziati come le tariffe industriali (NAMA), i servizi (GATS) ed i Temi di Singapore. Il problema maggiore è comunque ancora rappresentato dalle grandi differenze sui tagli alle tariffe e sull'accesso al mercato per i prodotti agricoli, anche se secondo il Ministro brasiliano alcuni passi in avanti sono stati fatti ed è ancora possibile trovare un accordo entro l'estate. Molto dipenderà anche dall'esito dell'incontro dell'OCSE, fissato a Parigi il prossimo fine settimana.
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