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Osservatorio sul Commercio Mondiale promosso da Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Roba dell'Altro Mondo, Mani Tese, Crocevia e Gruppo di Appoggio al Movimento Contadino Africano, tra le organizzazioni promotrici della Campagna Questo Mondo Non è In Vendita e aderenti al network internazionale Our World Is Not For Sale. Un blog per informarsi e capire, ma soprattutto per r-ESISTERE e re-AGIRE
TradeWatch

venerdì, 30 aprile 2004
 
Il Wto spinge per accelerare il negoziato Gats
Abdel-Hamid Mamdouh, direttore della Divisione sul commercio dei servizi del
Wto ha dichiarato ieri che entro luglio dovrebbe essere concordata una data limite per i diversi paesi membri per presentare le proprie offerte nel negoziato Gats, sulla liberalizzazione dei servizi. Secondo questo direttore, il fissare una data limite potrebbe aiutare a dare nuovo "impeto" ai negoziati, che ancora languono. Ricordiamo infatti che ad oggi solo 42 membri, sui quasi 150 del Wto, hanno presentato le loro offerte nel negoziato Gats, malgrado il fatto che la scadenza originale, a Doha, fosse stata fissata al 31 marzo del 2003 (in realtà le offerte che mancano all'appello sono circa 50, visto che i paesi meno sviluppati seguono una diversa modalità negoziale). Questo negoziato prevedeva una prima fase di richieste che ogni paese membro avanza agli altri ed una seconda, appunto, di offerte. Molti paesi, in particolare del sud, stanno volutamente ritardando queste offerte per tenerle come "merce di scambio" negoziale, in attesa che Usa ed UE in particolare facciano qualche concessione nel negoziato sull'agricoltura.
Mamdouh ha esplicitamente confermato questa situazione, dichiarando che la data limite dovrebbe fare parte di un "mini-pacchetto" di accordi che comprenda anche l'agricoltura e le tariffe sui prodotti indsutriali (accordo NAMA).
Tra le offerte mancanti, in particolare, quelle di tutti i paesi africani, dell'Indonesia, delle Filippine e del Brasile.
Mamdouh ha anche dichiarato che il presidente del gruppo negoziale del Wto sui servizi, il cileno Alejandro Jara, incontrerà nei prossimi giorni su base bilaterale questi 50 paesi ritardatari, per informarsi sui motivi della mancata offerta.




posted by tradewatch | 11:03 | commenti
giovedì, 29 aprile 2004
 
Crescono le attese per il vertice UNCTAD di Giugno
Il vertice della Conferenza dell'ONU su Commercio e Sviluppo (UNCTAD) che si terrà dal 13 al 18 giugno a San Paolo (Brasile), è da molti visto come una eccellente opportunità per riavviare i negoziati sul commercio. Dopo il fallimento della Conferenza di Cancun e il nulla di fatto in sede Wto da allora, diversi osservatori iniziano a riporre delle speranze su un nuovo possibile ruolo dell'ONU in quest'ambito.
Lo stesso Segretario Generale dell'UNCTAD, Rubens Ricupero, ha evidenziato queste speranze nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri. "C'è un consenso generale sul fatto che l'ultimo periodo utile per definire un accordo quadro sui futuri negoziati commerciali sia la fine di Luglio - ha dichiarato - quindi il nostro appuntamento di giugno, in Brasile, potrebbe anticipare questa scadenza di un mese. L'incontro rappresenta un'eccellente opportunità per i diversi paesi per riprendere gli sforzi per riavviare i negoziati sul commercio in stallo da settembre dello scorso anno. Se è difficile prevedere se i negoziati in sede Wto potranno avere successo, le condizioni nel "mondo reale del commercio" sono molto più incoraggianti ora di quanto non lo fossero nel recente passato".
Secondo Ricupero il tema dell'incontro dovrebbe essere "migliorare la coerenza tra le politiche nazionali di sviluppo ed i processi economici globali per favorire la crescita e lo sviluppo nei paesi più poveri". Il meeting dovrebbe affrontare nello specifico le lamentele dei paesi in via di sviluppo riguardo un migliore accesso ai mercati dei paesi ricchi e la necessità di raddrizzare gli squilibri nel sistema commerciale mondiale del recente passato.



posted by tradewatch | 13:56 | commenti
 

L'UE pronta ad aumentare le sanzioni agli Usa in sede Wto
Secondo il Financial Times di oggi, l'UE si starebbe preparando ad applicare misure di ritorsione nei confronti degli Usa, per le leggi anti-dumping ed i sussidi garantiti da questi. Ricordiamo che già nel settembre del 2002 il Wto aveva dichiarato illeggittimo "l'emendamento Byrd" della legislazione Usa, che garantisce vantaggi ai produttori americani in materia di sussidi e misure anti-dumping, giudicati contrari alle regole del libero commercio dello stesso Wto, anche se finora non erano state applicate misure economiche per fare applicare questa decisione, in attesa della sentenza finale attesa per giugno.
A seguito di questa sentenza, l'UE sarebbe infatti autorizata ad applicare delle sanzioni economiche di ritorsione su alcuni prodotti Usa, fino a che questi non modificheranno la propria normativa in materia.
Secondo fonti europee, l'UE potrebbe applicare sanzioni fino ad 80 milioni di Euro all'anno, partendo già dal prossimo luglio. Con le elezioni presidenziali negli Usa a novembre, questa decisione, che colpirebbe in modo particolare l'export di molti prodotti sensibili e avere quindi un impatto anche sul voto degli industriali americani, potrebbe essere vista come una provocazione ed allontanare ulteriormente Washington e Bruxelles, i cui rapporti commerciali sono già tesi in seguito a diverse altre dispute.
La Commissione Europea ha infatti già dichiarato ai paesi membri che l'UE andrebbe a sanzionare gli stessi prodotti già presi di mira in seguito alla disputa sull'acciaio, quali tra gli altri frutta, verdura, riso, tabacco, tessile, e che provengono da Stati quali Florida, Ohio, Pennsylvania e Virginia, scelti perché considerati strategici per la vittoria alle presidenziali di Novembre.
Un rappresentante europeo ha in ogni caso negato che la Commissione voglia interferire con le elezioni Usa: "Certamente non vogliamo influenzare il dibattito politico interno agli Usa. La nostra preoccupazione riguarda unicamente la risoluzione di questa questione [commerciale]".






posted by tradewatch | 11:56 | commenti
mercoledì, 28 aprile 2004
 
Perche i negoziati regionali sul commercio non portano sviluppo
La piattaforma Concord (Confederation for Relief and Development ), che riunisce Ong di tutta Europa, ha pubblicato un documento che analizza i negoziati EPA -
Economic Partnership Agreements, intitolato "Perchè l'approccio dell'UE ai negoziati regionali sul commercio è nocivo per lo sviluppo".
Il documento completo è disponibile sul sito
www.epawatch.net, alla pagina:
http://www.epawatch.net/general/text.php?itemID=166&menuID=28
L'analisi, elaborata dal gruppo di lavoro sull'accordo di Cotonou, parte da un breve esame degli EPA negoziati dall'UE con 77 paesi in via di sviluppo di Africa, Caraibi e Pacifico. Il documento prosegue quindi con l'analisi di diversi problemi di questi EPA, e si conclude con dodici richieste che Concord rivolge ai paesi membri dell'UE per cambiare le politiche europee in direzione di una maggiore responsabilità e trasaprenza, ed in ultima analisi per consentire uno sviluppo autonomo dei paesi del sud, senza ingerenze europee che mettano la liberalizzazione e la ricerca di commercio e profitto davanti ai diritti umani, sociali ed ambientali ed alla sovranità nazionale dei paesi coinvolti.



posted by tradewatch | 12:13 | commenti
martedì, 27 aprile 2004
 
Confermata la "micro-ministeriale" per riavviare i negoziati Wto
Il prossimo venerdi a Londra si terrà la riunione organizzata dal rappresentante al commercio Usa Robert Zoellick per tentare di rilanciare i negoziati Wto. I selezionatissimi invitati sono il Commissario europeo al Commercio Lamy, il Ministro degli esteri brasiliano Celso Amorin, il Ministro del commercio sudafricano Alec Erwin, il Ministro al Commercio del Kenya Mukhisa Kituyi ed il Ministro indiano per le comunicazioni e la tecnologia Arun Shourie, al posto del Ministro del commercio che avrebbe declinato l'invito perchè impegnato nelle elezioni in patria. Spicca tra le altre l'assenza del Giappone, primo importatore di prodotti agricoli al mondo e quella della Cina.
La prossima mini-ministeriale "ufficiale", alla quale partecipano di solito intorno ai 25 paesi, è prevista per il 14 Maggio a Parigi, in corrispondenza della riunione dell'OCSE.
Se in un primo tempo si era cercato di tenere segreta la riunione, i rappresentanti Usa non nascondono ora il loro obiettivo di fissare le basi per arrivare entro l'estate alla definizione di un accordo quadro in materia di agricoltura, che gli permetterebbe di dichiarare ufficialmente riaperti i negoziati Wto prima della scadenza elettorale di novembre.



posted by tradewatch | 13:57 | commenti
 
Gli Usa chiedono 1,8 miliardi di dollari all'Europa sugli OGM
Gli Usa hanno chiesto all'Europa di abbandonare la moratoria sulla coltivazione di piante Geneticamente Modificate, e un risarcimento di almeno 1,8 miliardi di dollari per compensare le perdite legate a sei anni di mancate esportazioni.
E' quanto sostenuto nell'edizione odierna il quotidiano The Guardian, che avrebbe preso visione dei documenti classificati al Wto.
Secondo gli Usa, l'UE avrebbe proibito l'importazione di OGM violando le regole internazionali sul commercio e senza alcun fondamento scientifico.
Oltre all'importanza del caso in se, se l'UE, che deve presentare le proprie motivazioni entro maggio, perdesse questa causa, nessun altro paese potrebbe poi probabilmente adottare delle misure per limitare la diffusione degli OGM, come avviene oggi in Austria, Francia, Lussemburgo, Germania, Grecia e nel nostro paese.

posted by tradewatch | 13:48 | commenti
 

Il Wto contro i sussidi Usa al cotone
Lunedi notte il Brasile ha vinto la prima sessione della disputa presentata in sede Wto, che se confermata potrebbe obbligare gli Usa a diminuire i sussidi pagati ai propri agricoltori per coltivare il cotone, ed eventualmente a quelli per acquistare le sementi.
Il Brasile sostiene che i sussidi Usa al cotone violano le regole sul commercio a livello internazionale. La decisione finale potrebbe portare a forti multe per gli Stati Uniti se non cambieranno politiche. Recentemente Washington ha dovuto ad esempio rivedere la propria politica di sussidi all'acciaio per evitare sanzioni economiche.
I brasiliani hanno dichiarato che la decisione di ricorrere al giudizio del Wto è arrivata dopo che ogni tentativo di negoziare una riduzione dei sussidi è fallita. Il risultato preliminare non è stato reso pubblico, anche se il governo brasiliano ha poi dichiarato di essere soddisfatto della decisione presa dal Wto: "Questo è un precedente, questa è una battaglia che deve proseguire" ha dichiarato il consulente del Ministro degli Esteri brasiliano.
Questa decisione rischia di mettere in forte difficoltà l'amministrazione Bush in vista delle prossime elezioni presidenziali, nelle quali i repubblicani contano sui voti della "Farm Belt", che attualmente ricevono 19 miliardi di dollari annui di sussidi, secondo un articolo pubblicato oggi dal Financial Times.
Per questo se a giugno, quando è attesa la decisione finale, il giudizio dovesse essere confermato, sembra scontato il ricorso Usa, se non altro per prendere tempo fino a dopo le elezioni di novembre.
Le regole internazionali fissano a 1,6 miliardi di dollari l'ammontare massimo dei sussidi che gli Usa possno pagare ai propri agricoltori, anche se gli stessi Usa hanno dichiarato che i finanziamenti addizionali sono sussidi domestici che non distorcono il mercato mondiale. Secondo il Brasile, invece, questi sussidi distruggono l'export del paese e mettono a rischio la stessa sopravvivenza dei contadini brasiliani. Questo paese ha stimato che senza i sussidi la produzione di cotone negli Usa sarebbe inferiore del 29%, e le esportazioni cadrebbero del 41%, portando ad un aumento sostanziale dei prezzi mondiali, visto che gli Usa esportano circa il 40% del cotone a livello mondiale.
Nella disputa si sono affiancati al Brasile, come terze parti, paesi quali l'Argentina, l'Australia, il Canada, la Cina, l'Unione Europea, l'India, la Nuova Zelanda, il Pakistan, il Paraguay, Taiwan, il Venezuela, il Chad ed il Benin.
I contadini dei paesi dell'Africa occidentale sono probabilmente i più colpiti da queste politiche di sussidi all'export. Ora questa decisione, la prima riguardante i sussidi all'agricoltura dei paesi più ricchi, potrebbe creare un precedente importante in primo luogo per gli stessi Usa e per l'Unione Europea, costringendo questi paesi a rivedere radicalmente le proprie politiche agricole e ad offrire un compromesso agli altri membri del Wto per sbloccare i negoziati. Ricordiamo che complessivamente, i sussidi garantiti dai paesi occidentali alla propria agricoltura ammontano a circa 300 miliardi di dollari all'anno.
L'intransigenza Usa ed UE in materia di agricoltura è stato uno dei motivi fondamentali del fallimento di Cancun e del blocco dei negoziati in questi sette mesi. Negli ultimi giorni i paesi occidentali hanno provato a riproporre ancora una volta un "accordo quadro" in agricoltura di fatto molto simile a quello già presentato a Cancun. Questa decisione del Wto potrebbe ora spostare le decisioni e gli equilibri in un'altra direzione.










posted by tradewatch | 11:05 | commenti (1)
lunedì, 26 aprile 2004
 
Comunicato stampa congiunto delle reti internazionali su Wto e Agrcioltura
Venerdi scorso diverse organizzazioni e reti della società civile, tra le quali Via Campesina, Focus on Global South, Public Citizen e diversi altri gruppi hanno rilasciato un comunicato congiunto sulla situazione agricola.
Nel comunicato si chiarisce che Usa ed UE hanno ripreso gli sforzi per imporre la loro posizione pre-Cancun in agricoltura come "nuovo quadro negoziale", e malgrado il fallimento della conferenza messicana, fallimento legato in gran parte proprio all'insostenibilità di questa posizione.
Malgrado diverse dichiarazioni circa la flessibilità e la disponibilità al dialogo, Usa ed UE sono fermi sulle loro posizioni dell'anno scorso, chiedendo un maggiore accesso ai mercati del sud senza rinunciare in alcun modo ai sussidi all'export ed al dumping.
Secondo le organizzazioni firmatarie, l'unica strada percorribile è quella di fare uscire il Wto dall'agricoltura. 
Al contrario i giganti occidentali vogliono lanciare un quadro negoziale entro l'estate per potere dichiarare a Luglio che l'Agenda di Doha è ripartita, prima delle elezioni presidenziali in Usa ed il rinnovo della Commissione UE. E' ugualmente preoccupante la posizione del G20, che sembra disponibile a negoziare sulle linee proposte da Usa ed UE.
Nel comunicato si chiede immediatamente di:
1. fermare qualunque negoziato che porti ad una maggiore liberalizzazione del settore agricolo
2. iniziare dei negoziati in una sede internazionale più appropriata, dove cibo e agricoltura non siano viste unicamente in chiave commerciale, e che siano basate sui seguenti principi: divieto di qualunque sostegno pubblico utilizzato per esportare sotto il costo di produzione; il diritto di proteggere la produzione locale con l'importazione a bassi prezzi, applicando tariffe e quote per tutelare i mercati e le produzioni locali. Il cibo non deve necessariamente essere esportato, ma unicamente se esiste una domanda adeguata e se non distrugge le produzioni locali; mettere in piedi uno strumento per regolamentare le sovrapporduzioni.
3. Dare un ruolo maggiore a Fao e Unctad, dove sia data la priorità ai piccoli contadini, allevatori e pescatori e non alla grande agroindustria, ed aumentando il ruolo del pubblico per tutelare le produzioni locali e l'agricoltura familiare.


posted by tradewatch | 12:55 | commenti
 

Negoziati solo "informali" tra UE e Mercosur
Secondo il Financial Times di oggi, i paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) e l'UE hanno deciso di sospendere le offerte reciporche "ufficiali" in materia commerciale, decidendo di passare unicamente a negoziati informali. La decisione è arrivata in seguito ad un articolo dello stesso Financial Times della settimana scorsa, che svelava i piani europei per indebolire l'opposizione di Brasile e Argentina sui sussidi all'export nel Wto, offrendo delle concessioni nel negoziati bilaterali UE - Mercosur.
Secondo un rappresentante dello stesso Mercosur c'è stato "troppo rumore" intorno a questi negoziati per continuare su una via ufficiale. L'offerta UE riguardava una diminuzione e "phase out" in dieci anni dei sussidi praticamente su tutti i prodotti esportati dai paesi del Mercosur in Europa, con la rilevante eccezione dello zucchero, aprendo quindi i mercati UE a prodotti come la carne di manzo ed i prodotti freschi.
In cambio, il Mercosur avrebbe dovuto garantire una apertura dei settori dei servizi e degli investimenti, in primo luogo nel campo finanziario e delle telecomunicazioni.
Se i diversi rappresentanti sembrano mostrare fiducia sulla possibilità di trovare comunque un accordo entro ottobre (overo prima della scadenza del mandato della Commissione UE), nessuna delle parti sembra veramente soddisfatta. Negoziare su una base "informale" permetterà inoltre ad ognuna delle parti di abbandonare in ogni momento le proprie offerte se sentissero di non ottenere vantaggi equivalenti in altri settori.





posted by tradewatch | 12:28 | commenti
 
Pressioni europee sull'ingresso della Russia nel Wto
Sono iniziati da diversi anni i negoziati della Russia con i suoi principali partner commerciali, in vista di un ingresso del paese nel Wto. Tra questi negoziati particolarmente lunghi quelli con l'UE, primo partner commerciale della Russia. Sembra che gli europei stiano chiedendo, come misura essenziale per sbloccare questi negoziati, degli impegni in materia di servizi (energia e telecomunicazioni in particolare) che vanno anche al di là degli impegni presi dagli altri paesi membri con l'accordo Gats.
Una delegazione della Commissione Europea, guidata da Romano Prodi, si è incontrata in questi giorni con Putin ed altri rappresentanti russi, per discutere di queste condizioni. Secondo alcuni osservatori, mentre la Russia sta cercando di accelerare questi dibattiti, l'UE prende tempo, chiedendo alla Russia stessa maggiori impegni in tutta una serie di settori, dal gas naturale alle tariffe su aereoplani e automobili. I più ottimisti prevedono di chiudere questi negoziati già al summit ufficiale Russia - UE del prossimo maggio, anche se rimangono molte perplessità. Dopo avere chiuso questi negoziati, inoltre, la Russia dovrà affrontare anche le questioni commerciali con gli altri partner, a partire da Usa e Cina.
posted by tradewatch | 12:16 | commenti
 

Accordo Usa - Cina sulle dispute commerciali al Wto
La settimana scorsa Usa e Cina hanno trovato un accordo per risolvere le diverse dispute economiche, evitando di arrivare al giudizio del "tribunale" del Wto. In particolare Pechino ha fatto alcune concessioni nei settori delle telecomunicazioni senza cavi, ha promesso di aumentare gli sforzi per combattere la pirateria cinematografica, del software e musicale e di accelerare i piani per permettere alle compagnie Usa di esportare direttamente in Cina. In cambio gli Usa ammorbidiranno le misure di controllo per l'export di alta tecnologia e inizieranno a considerare la Cina come una "economia di mercato". Fino ad oggi il paese asiatico era considerato una "economia non di mercato", il che comportava tariffe doganali molto più alte per i prodotti in ingresso.
L'accordo è stato raggiunto nel corso di un incontro tra il Vice primo ministro cinese, con delega al commercio Wu Yi ed il rappresentante al commercio Usa Robert Zoellick.



posted by tradewatch | 12:06 | commenti
mercoledì, 21 aprile 2004
 

Le Lobby dei servizi in Usa cercano accordi "per la trasparenza" al di fuori del Wto
Secondo "l'Inside US Trade", l'industria statunitense dei servizi, visto il blocco dei negoziati in sede Wto che dura ormai da sette mesi, ha deciso di lanciare un'iniziativa per convincere i paesi, su base bilaterale, sulla necessità di un diverso approccio alla regolamentazione dei servizi nazionali, in primo luogo in materia di trasparenza.
Secondo questa lobby degli Usa le misure sulla trasparenza oggi comprese nel Gats sono troppo deboli. Fino ad oggi i paesi membri del Wto, ed in particolare i paesi in via di sviluppo hanno sempre rifiutato di impegnarsi maggiormente su questi temi, per il rischio di indebolire le possibilità di regolamentazione e la sovranità degli stessi paesi.
E' infatti necessario specificare cosa intende la CSI per trasparenza. Il progetto ideato prevede una prima fase di esposizione di un generico modello per la trasparenza, centrato sulla necessità che i paesi pubblichino in anticipo le proposte di legge o regolamenti che potrebbero avere impatti sul commercio dei servizi, e dare la possibilità alle imprese private di commentare queste decisioni. In seguito, il modello dovrebbe includere un impegno dei paesi per consentire alle imprese straniere private di fare domanda per ottenere licenze commerciali. Nel caso questa domanda venisse respinta, le imprese private potrebbero ricorrere ad un meccanismo di arbitrato indipendente.
A guidare questa iniziativa è la U.S. Coalition of Services Industries (CSI), che vorrebbe mettere a punto il suo pacchetto di linee guida entro l'estate per poi incontrarsi con i differenti governi nel 2005, per offrire il proprio contributo alla implementazione del progetto.





posted by tradewatch | 15:25 | commenti
 

Offerta dell'UE al Mercosur
Negli ultimi giorni l'UE ha avanzato una offerta ai paesi dell'America Latina membri del Mercosur. La proposta consiste in una maggiore aperuta del mercato europeo ai prodotti agricoli (in particolare alcuni prodotti strategici come la carne di manzo), in cambio di una maggiore liberalizzaizone dei servizi, degli appalti pubblici, delle tariffe industriali e degli investimenti dei paesi sudamericani.
In pratica sembra che l'UE stia cercando di riproporre su scala regionale quello che finora non è riuscita a fare in sede Wto: un "trade off" tra accordo agricolo da una parte e concessioni negli accordi GATS e NAMA e l'apertura dei Singapore Issues dall'altra.
La strategia europea mira dunque ad indebolire il fronte del G20, che nel Wto sta portando avanti delle proprie richieste in agricoltura, ed il negoziato UE-Mercosur è strettamente legato a quelli in sede Wto.
Sembra che Argentina e Brasile abbiano già espresso forti perplessità su questa offerta, in considerazione della portata della liberalizzazione e deregolamentazione richiesta nei servizi e negli altri settori.
Più delicata la posizione ad esempio per l'Ururguay, che in base alle offerte potrebbe moltiplicare per 10 la propria esportazione di carne di manzo verso l'Europa.
Al di là delle implicazioni commerciali, molte organizzazioni hanno fatto notare che un aumento cosi impotrante della produzione per l'export significherebbe con ogni probabilità una ancora maggiore concentrazione dell'agroindustria nelle mani di poche aziende di dimensioni enormi (e spesso di proprietà straniera), danneggiando ancora una volta i piccoli produttori.
Anche dal punto di vista ambientale, oltre che sociale, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche: assieme alla Soia, i pascoli per il bestiame rappresentano la maggiore causa di deforestazione illegale in Brasile, che tra il 1990 ed il 2002 ha già aumentato il numero di capi di bestiame da 26 a 57 milioni.








posted by tradewatch | 10:54 | commenti
 

Ancora uno stop al Wto? Gli Usa rigettano il nuovo approccio "Harbinson"
Gli Stati Uniti hanno dichiarato ieri a Ginevra che non sosterranno un accordo quadro che segua la proposta Harbinson per sbloccare il negoziato agricolo nel Wto, confermando invece che secondo loro il testo di Derbez è il migliore approccio per riprendere i negoziati stessi.
Ricordiamo che la proposta di Harbinson si basava su un abbassamento delle tariffe e sul fornire misure speciali per i paesi in via di sviluppo. Questa proposta, leggermente modificata, è stata riproposta nei giorni scorsi dal G20 (i più grandi paesi del sud) e dal gruppo di Cairns (i paesi maggiori esportatori di prodotti agricoli). Una fromula più "morbida" è invece quella proposta a Cancun da Derbez, che prevede essenzialmente un taglio delle tariffe più alte, ed è molto più debole per quanto riguarda una riforma dei sussidi domestici che distorcono il commercio, sull'export e sull'accesso al mercato. Questo approccio è appunto quello ipotizzato ora dagli Usa, che hanno dichiarato che anche l'UE si trova su questa stessa linea.
Al di là delle differenze tecniche, questa dichiarazione potrebbe allontanare nuovamente la possibilità di riprendere i negoziati in sede Wto: il rilancio di tutta l'Agenda di Doha è infatti legato alla ripresa di un negoziato sull'agricoltura. Se nei giorni scorsi erano circolate notizie circa la possibilità di arrivare entro l'estate ad un accordo quadro in agricoltura, questa nuova dichiarazione potrebbe bloccare nuovamente la situazione.
Il G20 e il gruppo di Cairns hanno infatti sempre sostenuto che l'approccio Derbez non avrebbe ad esempio offerto nessun accesso al mercato nei paesi occidentali per i prodotti più protetti, come zucchero e carne. Il rifiuto di questo approccio era stato uno dei motivi, se non il principale, del fallimento del vertice di Cancun.
Un rappresentante di un paese dei G20 ha dichiarato ieri che "questa è la fine della storia, se gli Usa non possono mostrare una certa flessibilità nel discutere un approccio che parta dal testo Harbinson modificato. Anche se gli Usa da Gennaio ripetono di volere mostrare questa flessibilità per chiudere un accordo quadro, in realtà non si sono mossi dalle loro posizioni di Cancun".
In questi giorni, comunque, continueranno i negoziati e gli incontri informali nel tentativo di sbloccare la difficile situazione.







posted by tradewatch | 10:18 | commenti
martedì, 20 aprile 2004
 

Pressioni dei gruppi agroindustriali Usa contro l'UE
La grande agroindustria americana sta facendo forti pressioni perchè gli Usa prendano qualche misura contro la nuova legge UE sulla tracciabilità degli OGM, in particolare avviando una disputa in sede Wto. Questa nuova regolamentazione europea potrebbe abbattere le barriere commerciali agli OGM, ma al costo di cambiamenti radicali nella produzione e trasfomrazione dei prodotti agricoli.
La protesta è nata a St. Louis, sede della American Soybean Association, della National Corn Growers Association e della Monsanto, leader mondiale nelle biotecnologie.
La preoccupazione maggiore è legata alla richiesta di una completa etichettatura e tracciabilità di tutti i prodotti contenenti OGM in percentuali uguali o superiori allo 0,9% (comprese ad esempio le farine ed il cibo per animali), mentre negli Usa il Governo e l'industria hanno sempre combattuto per prevenire queste norme di riconoscimento.
Ricordiamo che questa nuova normativa europea è arrivata anche in risposta alla disputa avviata, sempre dagli Usa, contro la moratoria UE sugli OGM, moratoria che è di fatto cessata con l'entrata in vigore della nuova normativa.
L'industria Usa lamenta che la nuova normativa imporrebbe di rivedere il ciclo di produzione per garantire l'assenza di OGM (negli Usa oltre l'80% dei prodotti a base di soia contiene OGM), o di assumersi costi enormemente superiori per rispettare le norme su tracciabilità ed eticchettatura. In questo caso, inoltre, le aziende Usa rischierebbero di perdere quote di mercato, visto che secondo le ultime inchieste la maggior parte dei consumatori UE non comprerebbe cibo contenente OGM.
La normativa europea, infine, potrebbe creare un precedente per molti altri paesi, che potrebbero a loro volta approvare delle normative analoghe.







posted by tradewatch | 12:34 | commenti
 

Lamy frena sull'ipotesi di un libero mercato tra Usa ed UE
Il Commissario Europeo al Commercio Pascal Lamy ha raffreddato il clima sull'ipotesi di creare un area di libero commercio transatlantica o anche solo su quella di adottare un "accordo quadro" per stabilire un mercato comune tra Usa ed UE.
In una lettera al parlamentare europeo James Nicholson, responsabile del gruppo per le relazioni con gli Usa, Lamy ha messo in guardia dal surriscaldare il clima "nel contesto di un'annata di elezioni".
"Invece di iniziative grandiose come un accordo di libero commercio o un "accordo quadro" che stabilisca la libertà assoluta tra Usa ed UE [...]dovremmo trovare un modo per risolvere le rimanenti frizioni nel commercio transatlantico e nelle relazioni sugli investimenti" chiarisce la lettera.
Lamy ha anche avvertito che una accordo bilaterale tra Usa ed UE darebbe anche un messaggio sbagliato ai paesi in via di sviluppo "sul nostro impegno a perseguire una agenda multilaterale come assoluta priorità".





posted by tradewatch | 10:37 | commenti
 
Confermato l'incontro ristretto per rilanciare i negoziati Wto
Il prossimo 30 aprile a Londra si svolgerà un incontro ristretto, convocato dagli USA, per cercare di fare ripartire i negoziati Wto. Il Ministro al commercio indiano Arun Jaitley ha tuttavia dichiarato che quasi sicuramente non parteciperà all'incontro, in quanto sotto scadenza eletorale in India, anche se non ha escluso del tutto di potere partecipare, se ci fossero dei passi in avanti in materia di agricoltura negli incontri fissati a Ginevra in questi giorni. 
Oltre ad USA ed India, gli altri paesi invitati a Londra dovrebbero essere, l'UE, il Giappone, l'Egitto, il KEnya, il Messico, il Brasile ed il Sud Africa, ovvero i rappresentanti del gruppo dei G20. Si fa quindi più chiara la strategia USA di cercare di concludere un accordo quadro sull'agricoltura al più presto, magari prima dell'estate, per poi potere rilanciare ufficialmente i negoziati Wto entro la fine dell'anno.
posted by tradewatch | 10:29 | commenti
venerdì, 16 aprile 2004
 

Il Parlamento Europeo voterà un Trattato di libero commercio tra USA ed UE!
Sembra che il Parlamento Europeo stia per approvare una mozione che chiede di "stabilire un mercato unico Transatlantico". La risoluzione è stata redatta dal Cristiano-Democratico Elmar Brok e chiede che al summit Usa-UE di Giugno venga messo in piedi un "comitato di esperti per stabilire proposte specifiche su questo obiettivo".
Buona parte di questa risoluzione deriva direttamente e in molti casi parola per parola, da un documento intitolato "Strategia per rafforzare la partnership transatlantica" pubblicato nel dicembre del 2003 dal Transatlantic Policy Network (TPN), un network che racchiude imprenditori e parlamentari delle due sponde dell'Atlantico (vedi www.tpnonline.org).
Tra le imprese membre del TPN si trovano British Petroleum, Coca Cola, Caterpillar, Deutsche Bank, Nestlè, Pfizer, Unilever, Boeing, Dow Chemical, Microsoft e varie altre.
Lo stesso Elmar Brok siede nel Consiglio Direttivo del TPN, oltre ad essere il Vice Presidente dei "Media Development" alla Bertelsmann. Il potente parlamentare europeo ha semplicemente fatto un "taglia e cuci" tra i due documenti e riportato nella risoluzione del Parlamento Europeo quanto elaborato dal TPN!
La risoluzione dovrebbe essere votata il prossimo Venerdi, nel corso della sessione plenaria a Strasbugo. Anche se la profonda non-democraticità di presentare un documento precotto dal TPN al Parlamento Europeo sembra evidente, sono piuttosto poche le possibiltà che il Parlamento respinga la mozione. In ogni caso, prima che inizino dei negoziati per il Mercato Singolo Transatlantico, i diversi paesi europei dovranno dire la loro. Un evento cruciale sarà sicuramente il meeting del prossimo 25 e 26 giugno in Irlanda alla presenza del Presidente Usa Bush, e del Presidente della Commissione Europea Prodi.






posted by tradewatch | 17:44 | commenti
 

Un incontro ristretto per rilanciare il Wto
Secondo il Financial Times di oggi, il prossimo 30 aprile si svolgerà a Londra un incontro convocato dai rappresentanti al commercio degli Usa Robert Zoellick e della UE Pascal Lamy per cercare di rilanciare i negoziati dell'Agenda di Doha.
L'incontro è stato praparato in un clima di completa segretezza, e la notizia è filtrata essenzialmente dopo che il Ministro del Commercio indiano Arun Jaitley ha dichiarato di avere declinato un invito per quella data. Lo stesso portavoce del Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi, che è stato invitato fino ad oggi a tutti gli incontri informali, ha detto di non saperne nulla. L'ufficio di Zoellick non ha voluto confermare ne commentare l'esistenza di questo meeting, dichiarando unicamente che lo stesso Zoellick è impegnato in una serie di incontri informali per rilanciare i negoziati.
Secondo lo stesso Financial Times, oltre ad Usa ed UE dovrebbero partecipare pochi altri rappresentanti, tra i quali quelli di Brasile, Kenya, Sud Africa e Messico. La stessa Patricia Hewitt, segretario al Commercio e Industria del paese ospite, la Gran Bretagna, non sarebbe stata invitata a partecipare.
Dopo il falliemnto di Cancun in molti avevano sperato che da quella esperienza si potesse trarre un insegnamento sulla necessità di una maggiore trasparenza e di finire con la pratica delle mini-ministeriali in cui pochi paesi decidono per tutti. Se confermato, questo incontro mostrerebbe che è stata invece presa la direzione opposta: ancora più segretezza, e ancora meno paesi invitati a discutere e decidere in nome e per conto dei quasi 150 paesi membri del Wto.





posted by tradewatch | 10:57 | commenti
giovedì, 15 aprile 2004
 
Uno studio di Oxfam svela gli impatti della politica europea sullo zucchero
Il Financial Times di oggi riporta le dichiarazioni di Oxfam, la prima e più grande Ong al mondo, che ha accusato l'UE di utilizzare dei "sofismi economici" per nascondere il vero costo del suo controverso regime commerciale sullo zucchero, che causa forti perdite ai paesi più poveri ed indebolisce il valore degli aiuti allo sviluppo della stessa UE.
Uno studio svela che questo regime è mirato a favorire le esportazioni europee grazie ad enormi sussidi all'export che falsano i prezzi ed il mercato mondiale, mentre a trarne beneficio è unicamente un cartello di grandi compagnie di trasformazione dello zucchero. Secondo Oxfam i sei maggiori trasformatori dell'industria dello zucchero hanno ricevuto in un solo anno sussidi per  819 milioni di Euro.
Oxfam ha accusato l'industria del settore di mistificare la realtà promuovendo una campagna mirata a mantenere questo stato di cose: "il regime mantiene un sistema di welfare per le imprese, pagato con le tasse dei cittadini europei, ed i cui costi umani ricadono sui paesi in via di sviluppo."
Le cifre riportate nello studio sono impressionanti: ogni Euro di zucchero esportato costa 3,3 Euro in sussidi! Il budget ufficiale dell'UE destinato agli aiuti all'export è di 1,3 miliardi di Euro, ai quali vanno inoltre sommati altri 833 milioni "nascosti", come sussidio alla differenza tra costo di produzione e prezzo all'export.
Il Brasile, maggioe esportatore di zucchero al mondo, avrebbe perso circa 414 milioni di Euro nel solo 2002, mentre per alcuni dei paesi più poveri del mondo, Etiopia, Mozambico e Malawi questa cifra sarebbe di 238 milioni di dollari dal 2001. Le perdite per il Mozambico equivalgono ad un terzo degli aiuti ricevuti dall'UE, mentre per il Malawi spuerano il totale del budget che il paese dedica alla sanità pubblica. 
Secondo Oxfam, se una completa liberalizzazione del mercato avrebbe effetti ancora più devastanti, in particolare per i più poveri, è urgente prendere delle contromisure: tagli alla produzione europea, fine dei sussidi all'export, maggiore accesso al mercato e un'inchiesta sull'industria di trasformazione dello zucchero.
posted by tradewatch | 11:56 | commenti
mercoledì, 14 aprile 2004
 
Nuova strategia europea in agricoltura: divide et impera
Secondo il Financial Times di ieri, l'UE intende indebolire l'opposizione internazionale alla propria Politica Agricola Comune (CAP), offrendo ai membri del Mercosur delle concessioni preferenziali in materia commerciale. Il Mercosur è l'unione commerciale di alcuni paesi sudamericani, tra i quali in particolare Brasile ed Argentina, due dei maggiori oppositori alle politiche agricole di Bruxelles.
La proposta europea, se accettata, rischia di spaccare sia il Grupp odi Cairns, composto dai 18 maggiori esportatori di prodotti agricoli, sia il G20, l'associazione nata alla viglia di Cancun tra i più grandi paesi del Sud.
I negoziatori del Mercosur hanno già detto di trovare la proposta interessante, anche se vogliono vedere i dettagli. L'ambasciatore brasiliano presso l'UE,  José Alfredo Graça Lima, ha dichiarato che il piano sembrava "molto innovativo" ed avrebbe potuto "leggittimare" la CAP nei negoziati internazionali.
Questa offerta è quindi centrale nei negoziati UE - Mercosur che potrebbero concludersi già quest'anno, e potrà rivelare quante e quali concessioni l'UE è disposta a fare in materia di sussidi all'export in agricoltura. I negoziatori europei avrebbero esplicitamente dichiarato di essere pronti ad andare anche oltre le proposte già effettuate se i paesi del Mercosur rinunceranno a chiedere una maggiore liberalizzazione dell'agrcioltura in sede Wto.
La proposta, quindi, mostra che l'UE si sta realmente impegnando in negoziati regionali e bilaterlai, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali che la vogliono impegnata per regole multilaterali. Sarà importante vedere la risposta di paesi quali Cina, India, Tailandia o Cile, ma anche Australia o Nuova Zelanda, grandi esportatori agricoli ed esclusi da questo negoziato o dai vantaggi proposti dall'UE.
posted by tradewatch | 11:19 | commenti
 
La Russia più vicina all'ingresso nel Wto
Secondo l'UN wire, dopo i negoziati commerciali con l'UE sulla delicata materia del prezzo del gas naturale, la Russia sarebbe decisamente più vicina ad entrare nel Wto. Ricordiamo infatti che prima di diventare membri del Wto, i paesi richiedenti devono trovare accordi specifici con i loro partner commerciali. L'UE è il primo di questi partner per la Russia, ed il gas naturale rappresenta la maggior causa di conflitti commerciali.
Nel corso dei recenti negoziati, la Russia avrebbe accettao la fine del monopolio e la liberalizzazione del mercato interno, permettendo ad operatori e produttori indipendenti di accedere al mercato stesso. Secondo l'UE, il prezzo garantito dal monopolio russo ai cittadini è troppo basso, e viene classificato come "sussidio ingiusto all'industria nazionale".
Alcuni diplomatici hanno dichiarato che dopo il superamento di questo scolgio è ipotizzabile che la Russia concluda tutti i negoziati preliminari per l'ingresso nel Wto entro i primi mesi del 2005, anche se devono ancora essere iniziati i negoziati con gli altri maggiori partner commerciali, ed in particolare Bielorussia, Ucraina, e soprattutto Cina e Stai Uniti. Molto più cauto il Ministro per lo Sviluppo Economico ed il Commercio Maxim Medvedkov, che ha dichiarato: "nel 2003 pensavamo di termiinare il processo negoziale nel 2004, così come nel 1996 pensavamo di completarlo nel 1997, è un processo graduale e potrebbe richiedere molto tempo prima che la Russia aderisca al Wto".
posted by tradewatch | 11:01 | commenti
mercoledì, 07 aprile 2004
 
Il Sud rinnova le sue richieste al Wto
L'India, il Bangladesh in rappresentanza dei paesi meno sviluppati, l'Indonesia, le Mauritius a nome del Gruppo africano e Trindad e Tobago per conto del Gruppo Africa Caraibi Pacifico (ACP), hanno inoltrato al Wto una richiesta per definire date e obiettivi in materia di implementazione degli accordi e per il trattamento speciale e differenziato per i paesi in via di sivluppo. Questi due temi ricorrono da anni tra le richieste dei paesi del sud, che ripetutamente chiedono delle misure speciali, quali ad esempio un trattamento speciale e differenziato nell'applicare gli accordi, che tenga conto dei loro problemi di sviluppo e delle loro maggiori difficoltà rispetto ai paesi industrializzati per implementare gli accordi previsti in sede Wto.
La Dichiarazione di Doha prevedeva esplicitamente queste misure, ma da allora non è stato fatto praticamente nulla in questa direzione, e queste mancate promesse sono uno dei motivi alla base del fallimento di Cancun e dell'immobilità del Wto da allora.
Ora i paesi del sud, ovvero la grande maggioranza dei paesi membri del Wto torna alla carica chiedendo una vera e propria "road map" per fissare date, sadenze ed obiettivi precisi su queste tematiche.
posted by tradewatch | 17:46 | commenti
 
UE e Usa pronte a muoversi sui sussidi all'export?
Alcuni membri del gruppo dei G20, tra cui India, Brasile e Sud Africa con rappresentanti di Messico, Indonesia e Pakistan, hanno discusso ieri le loro strategie future in vista di una possibile mossa di Usa ed UE sul delicato tema dei sussidi all'export in agricoltura.
Il negoziato agricolo al Wto è infatti fermo ormai da sette mesi, ovvero dal fallimento di Cancun, ma da diversi segnali sembra che i giganti occidentali stiano cercando di sbloccare la situazione, sopratutto per raggiungere qualche risultato politico prima delle elezioni presidenziali in Usa e della fine del mandato della Commissione UE, entrambi a novembre di quest'anno.
Usa ed UE sembrano puntare ad un accordo quadro entro l'inizio dell'estate per potere riprendere i negoziati, anche se le differenze sono ancora molte. Da una parte questi paesi puntano ancora a ridurre progressivamente i sussidi e solo per alcuni prodotti, dall'altra il G20 ed altri paesi del sud chiedono una data certa entro la quale verranno eliminati tutti questi sussidi all'export sui prodotti agricoli. Sembra che l'Europa e gli Stati Uniti siano pronti a fare qualche concessione, per ottenere in cambio vantaggi sulle tariffe sui prodotti indsutriali (accordo NAMA) e maggiori concessioni nell'accordo sui servizi (GATS). Insomma "business as usual" in sede Wto, con i piccoli contadini nei paesi meno sviluppati e non solo che sembrano ancora una volta schiacciati tra il protezionismo ed il dumping dei paesi occidentali e la liberalizzazione completa richiesta da alcuni giganti del sud del mondo.
posted by tradewatch | 17:36 | commenti
lunedì, 05 aprile 2004
 
Wto: crecita del commercio potrebbe aumentare del 7,5%, ma molti rischi. La Cina al terzo posto nel mondo
(ANSA) - GINEVRA, 5 APR - Il commercio mondiale potrebbe registrare una crescita del 7,5% nel 2004, contro il 4,5% l'anno scorso, ma molto dipenderà dal mantenimento della ripresa economica osservata negli ultimi mesi del 2003, afferma l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) nel suo ultimo rapporto annuale. Il 2003 è stato inoltre testimone del balzo della Cina al terzo posto nella classifica dei principali Paesi importatori di merci, dopo gli Stati Uniti e la Germania. Il consolidarsi della crescita economica mondiale osservata nel secondo trimestre del 2003, grazie ad una crescita più forte del previsto in Asia e negli Usa, dovrebbe proseguire allo stesso ritmo: il Pil mondiale - scrivono gli esperti del Wto in una rapporto reso noto a Ginevra - potrebbe quindi raggiungere il 3,7%, nel 2004 contro il 3,5% del 2003. Parallelamente anche il commercio mondiale potrebbe crescere fino al 7,5 %. Nel 2003, con un aumento del 2,5% della produzione globale il commercio mondiale è cresciuto del 4,5%, un tasso inferiore alla media registrata dal 1995. L'anno scorso, Asia ed economie in transizione hanno ottenuto i migliori risultati commerciali. Le esportazioni e le importazioni di merci in queste regioni sono cresciute dal 10 al 12% in termini reali. In Cina, le importazioni hanno registrato una crescita notevole del 40% in valore nominale in dollari e le esportazioni sono cresciute del 35%, tasso di crescita senza precedenti per un paese con un tale volume di scambi.
All'opposto in Europa occidentale ed in America Latina, la crescita reale delle importazioni è stata debole. Le variazioni dei prezzi dei prodotti di base e dei tassi di cambio hanno condotto nel 2003 ad un rialzo dei prezzi del 10,5% per il commercio mondiale di beni. Nel 2003, il valore delle esportazioni mondiali di merci ha così raggiunto i 7.300 miliardi di dollari (più 16%) e le esportazioni di servizi commerciali sono cresciuti del 12% a 1.800 miliardi di dollari. Per il 2004, l'accelerazione della crescita della produzione mondiale dovrebbe giungere da America del Nord, Europa occidentale e America latina, mentre in Asia e nelle economie di transizione, la crescita del Pil dovrebbe restare invariata o rallentare nel 2004, restando tuttavia superiore alla media mondiale, afferma il Wto. Nei paesi dell'Ocse, le esportazioni di beni e servizi sono infatti aumentate del 9% nel secondo semestre del 2003 su base annua ed i dati parziali disponibili per i primi mesi del 2004 indicano che la crescita del commercio é proseguita ad un ritmo sostenuto. Tale tendenza potrebbe tuttavia essere contrariata da fattori quali una crescita meno forte del previsto degli Usa e una perdita di slancio nella ripresa della domanda in Europa occidentale.
Infine - spiegano gli esperti del Wto - la maggioranza delle proiezioni positive si fondano su un calo del prezzo medio del petrolio per il 2004.(Fonte ANSA).



posted by tradewatch | 14:44 | commenti (1)
 
Anche il Giappone potrebbe fare causa alla Cina nel Wto
Il Financial Times di ieri riporta la notizia che il Giappone sta considerando la possibilità di fare causa alla Cina nel WTO per le politiche fiscali sull'indutria dei semiconduttori. Ricordiamo che il mese scorso gli Usa hanno formalmente presentato la stessa questione, sempre in sede Wto. Secondo gli Usa, la Cina applica tasse fino al 17% sui semiconduttori, ma garantisce esenzioni fiscali per i produttori locali, fino ad un valore finale intorno al 3 - 6%, violando le regole internazionali sul commercio.
Il Ministro giapponese del Commercio e Industria Shoichi Nakagawa ha dichiarato al Financial Times che il Giappone ha un "forte interesse nella questione", e che se la Cina rifiuta la mediazione giapponese "dovremo prendere una decisione in materia. C'è sicuramente la possibilità di portare avanti una causa nel Wto, la Cina sta violando queste regole, e noi cerchiamo il rispetto dei nostri diritti".
La causa sarebbe la prima tra i due giganti asiatici in materia commerciale, visto che finora Tokyo e Pechino hanno cercato di non compromoettere ulteriormente i loro rapporti diplomatici, già piuttosto tesi per altre questioni.
posted by tradewatch | 11:31 | commenti
giovedì, 01 aprile 2004
 
Il Giappone vuole nuovi accordi di libero scambio
Il Japan Times di ieri riporta le dichiarazioni del premier giapponese Junichiro Koizumi, che ha ordinato ai suoi ministri di mettere in piedi al più presto nuovi accordi di libero commercio. Il Giappone ha appena ratificato un tale accordo con il Messico, ma sembra ansioso di lanciare nuovi negoziati con gli altri paesi asiatici, per fronteggiare la concorrenza della Cina, che dovrebbe chiudere sei accordi di libero scambio nel Sud Est asiatico entro il 2010. Un nuovo segnale dell'accelerazione di trattati e accordi di liberalizzazione del commercio e degli investimenti siglati al di fuori della cornice del Wto.
Il premier nipponico ha cosi commentato questa scelta: "gli accordi di libero scambio, condotti rapidamente e secondo priorità strategiche, possono portare dolori in alcune aree, ma i benefici rafforzeranno la nostra economia". Tra i primi accordi che il Giappone vorrebbe chiudere, già entro la fine dell'anno prossimo, quelli con la Malesia, le Filippine e la Corea del Sud.
posted by tradewatch | 16:11 | commenti