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mercoledì, 31 marzo 2004
Nuovo indirizzo per informazioni sul Wto lunedì, 29 marzo 2004
Lamy attacca Panitchpakdi
In una lettera del 5 Marzo, e che è arrivata ai giornali qualche giorno fa, il Commissario Europeo al Commercio ha duramente attaccato il Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi, in particolare riguardo ai sussidi in agricoltura.
Riferendosi alle recenti dichiarazioni rilasciate da Panitchpakdi in Costarica in merito alla necessità di tagliare i sussidi all'export in agricoltura, tra le altre cose Lamy scrive che quest'ultimo ha avviato una "polemica pericolosa" sui sussidi agricoli, e lo accusa di utilizzare figure "erronee e contestabili, basandosi su argomenti puramente ideologici".
Questi alcuni passaggi della lettera di Lamy: "è estremamente irritante che il direttore generale del Wto si riferisca a stime utilizzate dall'OCSE, che non sono nemmeno parte dei riferimenti utilizzati dal Wto. Dovrei forse ricordarle che queste stime non corrispondono in alcun modo alle nostre uscite [per i sussidi all'agricoltura]?", e ancora: "la polemica secondo me non è solo sbagliata, ma in ultimo nega la leggettimità dei paesi ad avere proprie scelte politiche, e mina le basi su cui le regole del Wto sono state costruite. NEl suo prossimo intervento vorrà minare la leggittimità delle reti di assistenza sociale dei paesi ricchi utilizzando l'argomento che proteggono i nostri lavoratori dalla concorrenza di quelli dei paesi in via di sviluppo?"
Responsabili dell'UE hanno detto che il Direttore Generale del Wto ha risposto a Lamy, ma non si conoscono i contenuti di questa risposta.
Commenti alla disputa tra Antigua e Barbuda e Usa
Non si sono fatti attendere i commenti alla decisione del tribunale del Wto di obbligare gli Usa a modificare la propria legge per consentire le scommesse via Internet. Mentre l'Amministrazione Bush ha già annunciato di volere fare ricorso contro questa decisione, si registrano alcune interessanti dichiarazioni, ed in particolare quella del Senatore Repubblicano Bob Goodlatte che ha dichiarato: "E' disgustoso, non può essere consentito permettere che un'altra nazione possa imporre le proprie regole sugli Stati Uniti e farla diventare una questione comerciale". Curioso che questa sia esattamente la base di molte critiche e proteste mosse in questi anni al Wto...
Il Nepal entra nel Wto
Dopo la ratifica ufficiale dei giorni scorsi, dal prossimo 23 Aprile il Nepal diventerà ufficialmente il 147 paese membro del Wto.
Il paese asiatico sarà il primo dei paesi meno sviluppati (least-developed countries) ad aderire al Wto dalla sua creazione nel 1995. Circa il 40% del PIL del paese è legato all'agricoltura, e la media dei suoi 23 milioni di abitanti vive con meno di un dollaro al giorno. L'adesione del Nepal era stata decisa a Cancun, con quella della Cambogia, ma a questo secondo paese è stato dato più tempo per ratificare l'accordo, che prevede diverse misure anche legislative prima di potere essere ratificato.
venerdì, 26 marzo 2004
Il Wto obbliga gli Usa ad ammettere le scommesse via Internet
Il Wto arriva veramente ovunque! A seguito di una disputa con il piccolo paese caraibico di Antigua e Barbuda, la prima decisione del Wto è stata di obbligare gli Usa ad ammettere le scommesse via Internet promosse da paesi off-shore. Gli impegni degli Usa nell'accordo Gats porterebbero infatti a dovere modificare l'attuale legge federale che proibisce questo tipo di scommesse.
Gli Usa hanno già dichiarato di volere combattere contro questa decisione preliminare, che da ragione alle proteste di Antigua e Barbuda secondo le quali il divieto di accettare scommesse provenienti da Casinò on line di paesi off-shore sarebbe una ingiusta barriera commerciale.
Si tratta di un problema tutt'altro che secondario per le minuscole isole caraibiche. Ronald Sanders, il direttore degli affari esteri di Antigua, ha stimato che i casinò on-line danno lavoro a circa 3.000 persone, su un totale di 67.000 residenti, sostenendo che il divieto Usa potrebbe spingere molti giovani verso il traffico di droga per potere sopravvivere.
giovedì, 25 marzo 2004
Gli Usa si muovono sull'agricoltura
Secondo il Washington Trade Daily di ieri, nel corso della prima sessione sull'agricoltura alla presenza del gruppo dei G20, gli Usa hanno chiarito di essere pronti ad una "riforma ambiziosa dei sussidi che distorcono il commercio agricolo", ma a due condizioni. La prima è che l'UE si prenda degli impegni altrettanto vincolanti e pesanti per diminuire i propri sussidi, e la seconda è che i grandi paesi del sud, a partire da India e Cina, facciano dei passi in avanti per quanto riguarda l'accesso al mercato "paragonabili" a quelli degli Usa in materia di sussidi interni.
Secondo un portavoce statunitense, il dialogo con i G20 è stato produttivo, anche se le due parti non hanno ancora superato le differenze e distanze reciproche. Gli Usa hanno anche detto di essere pronti ad eliminare tutte le forme di sussidi all'export.
Le nuove regole UE sui prodotti chimici potrebbero ostacolare il libero commercio
Nel corso di un incontro in sede Wto, diversi paesi, tra cui Usa, Giappone e Cina, hanno espresso le loro preoccupazioni in merito alle nuove leggi sui prodotti chimici che l'UE intende promuovere. Secondo questi paesi, la procedura di registrazione, valutazione e autorizzazione di nuovi prodotti chimici, nota con la sigla REACH, che l'UE sta discutendo in questi giorni, potrebbe esere talmente complessa da diventare difficilmente applicabile e diventare una minaccia per il commercio internazionale.
REACH prevede la registrazione di oltre 30.000 prodotti chimici nei prossimi 11 anni, ma il settore industriale per primo si sta opponendo alla sua applicazione. I paesi hanno tempo fino al 21 giugno per esprimere le loro lamentele ufficiali in sede Wto.
Gli accordi regionali possono portare benefici alle nazioni, secondo l'ONU
Un comunicato stampa dell'ONU riporta le conclusioni di uno studio commissionato dalla Banca Mondiale, secondo il quale gli accordi regionali sul commercio posso aiutare i paesi poveri a diminuire la povertà e favorire lo sviluppo, se questi accordi sono pensati ed utilizzati per aumentare la competizione nei mercati domestici, la credibilità dei mercati interni e l'accesso ai mercati dei paesi ricchi.
Già oggi oltre i due terzi del commercio mondiale è regolato da qualche accordo regionale, e lo studio ammonisce anche contro il rischio che questi accordi possano rimppiazzare in alcuni casi quelli internazionali, portando all'isolamento di alcune aree geografiche. Il mese scorso il Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi aveva criticato questi accordi, chiedendo ai paesi membri del Wto di concentrarsi unicamente su quelli multilaterali, ancora fermi dopo il fallimento di Cancun.
mercoledì, 24 marzo 2004
Novità dai negoziati Wto sull'agricoltura
Il Comitato sull'Agricoltura del Wto si è riunito questa settimana, per la prima volta dal vertice di Cancun. Al momento non ci sono ancora passi concreti da parte di Usa ed UE, che da una parte danno indicazioni di essere disposti a negoziare ma dall'altra sembrano volere tenere un basso profilo quest'anno, aspettando le rispettive elezioni presidenziali e per il rinnovo del Parlamento Europeo e la nomina di una nuova Commissione Europea.
L'eventuale ripresa dei negoziati in agricoltura è fondamentale per tutto il negoziato Wto, visto che quasi tutti i paesi in via di sviluppo non intendono riprendere a discutere le altre tematiche fino a quando non verranno fatti passi in avanti concreti nel settore agricolo.
Sembra che i due giganti occidentali stiano lavorando per arrivare a Luglio con un quadro di negoziati sull'agricoltura molto vago, per dare l'impressione di avere ripreso il lavoro, ma senza impegni precisi, in modo da potere riprendere anche le altre tematiche senza compromoettersi nei settori più delicati, quali sussidi all'export e dumping.
martedì, 23 marzo 2004
Lamy si candida alla guida del FMI?
Secondo l'agenzia Bloomberg, il Commissario al Commercio della Commissione Europea Pascal Lamy ha dichiarato ieri che al termine del suo mandato, alla fine di ottobre, potrebbe essere interessato ad assumere la guida del Fondo Monetario Internazionale.
"Non nego che mi piacciono queste posizioni internazionali" ha detto Lamy. Ricordiamo che l'attuale presidente del FMI, il tedesco Horst Koehler, ha dato le dimissioni lo scorso 4 marzo per candidarsi alla presidenza della Germania, ed il Ministro delle Finanze francese Mer ha già dichiarato che il successore dovrebbe essere, ovviamente un europeo. Ovviamente perchè dalla loro creazione, nel 1944, i presidenti di Banca Mondiale e Fondo Monetario sono sempre, inevitabilmente stati rispettivamente uno statunitense ed un europeo.
Oltre la metà dei 184 paesi membri del FMI ha già chiesto che il processo di selezione sia questa volta più aperto, e non basato unicamente sulla nazionalità, ma l'UE sembra intenzionata a far pesare il suo 30% di voti nella struttura (che ricordiamo non prevede un paese un voto, ma un dollaro un voto, a seconda dei versamenti dei differenti paesi), per imporre ancora una volta il proprio candidato.
venerdì, 19 marzo 2004
Lamy: l'Europa pronta ad aprire sugli OGM
La Reuters riporta ieri la dichiarazione del Commissario Europeo al Commercio Lamy, secondo il quale l'UE potrebbe garantire in futuro un maggiore accesso agli Organismi Geneticamente Modifiacti provenienti da Usa e Canada. "Ci saranno nuove autorizzaizoni" ha detto Lamy "deve essere concordato da una maggioranza dei paesi membri, ma alla fine è la Commissione [Europea] a decidere".
Ricordiamo che l'UE è attualmente accusata da Usa, Canada ed Argnetina di violare le regole del Wto per la sua moratoria sugli OGM, ma l'Ue è anche accusata di avere regole troppo stringenti in mateira di etichettatura degli OGM e riguardo la loro tracciabilità.
Queste dichiarazioni sembrano decisamente contrastare il parere della grande maggioranza dei cittadini europei che più volte ha dichiarato di opporsi agli OGM, mentre rimane più viva che mai la domanda sulla leggitimità di una organizzazione che si chiama e si dovrebbe occupare unicamente di commercio come il Wto di potere decidere cosa avremo nel piatto tra pochi anni.
In particolare Friends Of The Earth, con altre organizzazioni, ha lanciato una campagna europea per contrastare l'espansione degli OGM, chiedendo a singoli ed organizzazioni di attivarsi ed aderire all'indirizzo internet: www.bite-back.org.
giovedì, 18 marzo 2004
Lamy in Cina: si va avanti sui Singapore Issues Prima causa degli Usa contro la Cina al Wto
Secondo il Financial Times di ieri, gli Usa si stanno prepaprando alla prima causa in sede Wto contro la Cina, causa che riguarda le esenzioni fiscali che il Governo di Pechino garantirebbe ai propri produttori di semiconduttori, violando le regole internazionali sul commercio.
La causa, che potrebbe essere inoltratata formalmente già nella prossima settimana, arriva dopo quasi due anni dall'ingresso del gigante asiatico nel Wto, periodo nel quale gli Usa hanno cercato di risolvere le dispute commerciali in maniera consensuale, senza arrivare al tribunale interno del Wto stesso.
Alla base di questa decisione non sembra estranea la campagna elettorale in corso negli Usa, nella quale il commercio riveste un ruolo fondamentale, in particolare per le difficoltà dell'industria statunitense legate all'agguerrita concorrenza cinese.
L'industria dei semiconduttori ha un fatturato negli Usa di 70 miliardi di dollari e rappresenta la seconda esportazione del paese verso la Cina. Se gli industriali hanno voluto fino all'ultimo evitare i tempi lunghi di una causa e cercare una soluzione amichevole, il rifiuto cinese, che sostiene che gli sgravi fiscali sono essenziali al suo piano di sviluppo, non ha lasciato altre strade.
venerdì, 12 marzo 2004
ALCA: ancora un vicolo cieco
L'Accordo di Libero Commercio delle Americhe (ALCA o FTAA in inglese), sembra ancora bloccato, grazie anche alle enormi pressioni che i Governi, e quelli del Sud America in particolare, stanno ricevendo, e alla presenza di elezioni a breve in molti paesi (in primo negli Usa).
Il previsto incontro della settimana prossima a Buenos Aires del XVII meeting dell'ALCA, già sospeso durante la prima settimana di febbraio sembra anch'esso in un vicolo cieco, a causa della differenze nelle posizioni sul tavolo.
Detto in breve, mentre gli Usa continuano con forti pressioni sui paesi del Mercosur per una reale e completa liberalizzazione in settori quali i servizi, gli investimenti, la proprietà intellettuale e gli appalti pubblici, la stessa amministrazione Usa non sembra disposta a fare nesuna concessione in agricoltura o nell'accesso al mercato, al di là di dichiarazioni "virutali", a pochi mesi dalle elezioni presidenziali.
Questo nuovo stop non significa la fine dei negoziati, ma prova che ora non solo i movimenti sociali ma anche molti governi del sud stanno prendendo coscienza dei rischi di questi accordi.
E' una situazione per alcuni versi molto simile a quanto sta accadendo nel Wto, dove i giganti occidentali, e l'UE prima ancora degli Usa, stanno tuttora spingendo per includere nell'agenda del Wto alcune di queste tematiche (tra le quali appunto gli investimenti e gli appalti pubblici, ma anche la completa liberalizzazione dei servizi, a partire da quelli fnianziari), contro il volere di quasi tutti i paesi in via di sviluppo, che rappresentano la grande maggioranza dei membri del Wto e che chiedono invece concreti passi in avanti nell'agricoltura e nell'accesso al mercato, ostacolato dal dumping e dai sussidi all'export dei paesi occidentali.
giovedì, 11 marzo 2004
Pressioni degli USA sull'Egitto nella questione OGM
Diversi esponenti del Governo Usa in materia commerciale hanno dichiarato nei giorni scorsi in una audizione alla Commissione Finanze del Senato che il loro paese non inizierà negoziati di libero scambio con l'Egitto se questo non "parteciperà in modo più costruttivo all'attuale round del Wto". Un altro rappresentante ha accusato in maniera più esplicita l'Egitto di essersi ritirato dalla causa che gli Usa hanno portato all'UE in materia di OGM, e alla quale l'Egitto stesso aveva in primo tempo aderito. Il Sottosegretario Usa per l'economia, gli affari el'agrcioltura, Alan Larson ha chiarito che l'Egitto aveva ricevuto "pressioni molto molto forti" dall'UE per ritirare il proprio appoggio, e ha chiarito che anche se la partecipazione del paese africano è essenziale per gli Usa, ed in particolare per Bush che ha promesso di lanciare dei negoziati per creare un'area di libero commercio del medio oriente (Middle East Free Trade Area - MEFTA entro il 2013, l'Egitto non sembra pronto ad assumersi questa responsabilità.
Ancora una volta sembra quindi delinearsi una guerra commerciale per gli interessi dei giganti americano ed europeo, nella quale i paesi in via di sviluppo, in questo caso l'Egitto, sono utilizzati come pedine e merci di scambio da ricattare.
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Il Canada verso l'esportazione di farmaci generici contro l'AIDS ai paesi poveri
Il Primo Ministro canadese Paul Martin, ha dichiarato di volere emendare la legge nazionale, la Canadian Patent and the Food and Drug Act, per permettere l'esportazione dei farmaci generici verso i paesi bisognosi, in particolare per la cura dell'HIV. Ricordiamo che oggi solo il 5% dei 40 milioni di persone che vivono con l'HIV ha accesso a questi farmaci, il che ha portato nel solo 2003 a oltre 5 milioni di morti.
Secondo diverse Ong che lavorano su questi temi "l'iniziativa di legge, nota come Bill C-9, potrebbe rappresentare una differenza significativa per la vita di milioni di persone, ed li Canada potrebbe creare un precedente con questa legislazione".
Questa decisione arriva in seguito all "Dublin Declaration" firmata il mese scorso da 55 paesi e che impegna i paesi firmatari ad implementare subito l'accordo in sede WTO dello scorso 30 agosto 2003 per migliorare l'accesso ai farmaci per la cura dell'AIDS nei paesi poveri. martedì, 09 marzo 2004
La Tailandia sarà sommersa dai prodotti cinesi?
Con questo titolo allarmato, il quotidiano tailandese The Nation riportatava in un articolo di ieri le prime conseguenze dell'accordo di libero scambio firmato ad ottobre tra i due paesi. A distanza di pochi mesi i contadini tailandesi si trovano già in serie difficoltà, per il massiccio arrivo di prodotti agricoli cinesi a prezzi molto bassi, mentre non sembra che la Tailandia fosse pronta ne per questa invasione, ne per rispondere con l'esportazione di altri prodotti. Oltre questo, mentre frutta e verdura cinese arrivano ovunque nei mercati tailandesi, secondo The Nation i prodotti di quest'ultimo paese incontrano tutta una serie di difficoltà, dalle tasse provinciali alle barriere non tariffarie, come le norme di sicurezza sui cibi, per entrare sul mercato cinese. Ad esempio recentemente alcune navi sono state bloccate, perché accusate di trasportare cipolle che potevano portare delle malattie, mentre le cipolle cinesi venivano esportate tranquillamente in Tailandia. Una nave di frutta fresca non può essere tenuta ferma per giorni in attesa di un permesso sanitario, ha dichiarato un esponente tailandese.
Ma il problema maggiore è forse rappresentato dal fatto che mentre i contadini e le strutture cinesi sembrano pronti ed agguerriti, dal lato tailandese mancano completamente le capacità di competere: un rappresentante della Camera di Commercio tailandese ha dichiarato "la Cina è sicuramente un mercato enorme, ma noi non siamo pronti per un assalto". Basta guardare il numero di cargo che attraversnao il fiume Mekong per rendersene conto, mentre i cinesi hanno già dichiarato di volere costruire navi più grandi per aumentare il loro export e diminuire ulteriormente i costi.
Dall'altra parte i contadini tailandesi non capiscono il trattato di libero scambio. In un recente incontro alcuni rappresentanti dei contadini hanno dichiarato che "siamo contadini, non uomini di affari, il Governo ci ha mandato a gareggiare con persone che fanno questo da anni".
Entro la fine dell'anno l'accordo dovrebbe essere esteso ad altri prodotti, tra cui ad esempio i fiori, rischiando di acuire ulteroirmente una situaizone già delicata.
Lamy: come conciliare libero commercio e diritti sociali e ambientali
Continua il dibattito in sede UE sulla controversa proposta delle "collective preferences", secondo la quale l'UE dovrebbe introdurre dei vincoli all'importazione di prodotti che non rispettano alcuni criteri in materia sociale ed ambientale o che presentano dei rischi per i consumatori europei. Nel corso di una conferenza a Bruxelles, il Commissario europeo al Commercio ha dichiarato che l'UE non difende il libero commercio fine a se stesso, ma un'apertura raizonale dei mercati, che però possono avere un effetto destabilizzante sulle politiche del lavoro ed i sistemi sociali. L'UE sta cercando di sviluppare altre politiche in parallelo, e se l'idea di protezionismo è negativa, ma la protezione deve essere raggiunta bilanciando l'apertura dei mercati e la sicurezza e la tutela sociale. A causa anche delle pressioni e critiche sul processo di globalizzazione, è necessario considerare ad esempio un trattamento preferenziale per alcuni paesi che tutelano i diritti sociali, ma come conciliare queto con il libero commercio? Esiste una zona grigia da considerare, anche se il Wto non è probabilmente il luogo più adatto. Per questo Lamy si oppone all'idea delle "collective preferences" nel Wto, segnalando che "dare ai paesi un diritto illimitato di promuovere qualunque misura, per quanto ingiusta, irragionevole o scollegata da un quadro di riferimento internaizonale, porterebbe ad un protezionismo cieco ed egoista". Non è il compito del Wto di "regolare qualunque cosa sotto il sole" ha aggiunto Lamy, sostenendo che organizzazioni come l'OIL o l'UNEP sarebbero più appropriate per portare avanti una agenda sociale e ambientale, e che questi organismi devono essere rispettati dal Wto.
venerdì, 05 marzo 2004
Fischler pensa ad una riforma dello zucchero
Il Commissario Europeo all'Agricoltura Fischler ha spiegato ieri a Bruxelles che la riforma del mercato dello zucchero appare "inevitabile". Secondo Fischler, alla base di queste dichiarazioni, e della necessità di liberalizzare il mercato, ci sono sia le critiche interne sia la distorsione del mercato. "Le critiche interne sono centrate sul sistema di sostegno per una mancanza di competizione, per alti prezzi interni, per la rigidità delle quote e per l'assenza di un mercato orientato. Il regime dello zucchero non è assolutamente in armonia con il resto dell'orientamento della CAP [la politica agricola comunitaria], che prevede di andare dal sostegno al prodotto a quello al produttore, e da alti verso bassi sostegni al prezzo" ha dichiarato il Commissairo.
A queste si sommano le critiche esterne all'UE per le misure fortemente distorsive del mercato (forte protrezione alla forntiera, alti sussidi all'export dello zucchero), e per l'iniziativa Everything But Arms, che potenzialmente apre a nuove importazioni nell'UE.
Le possibilità sono ora o ridurre il prezzo o una completa liberalizzazione del mercato dello zucchero. Quest'ultima soluzione è chiesta a gran voce da molti paesi, ma secondo i produttori europei significherebbe la fine della produzione europea di zucchero. Barjol, del Comitato Europeo Porduttori di Zucchero ha dichiarato "lo stesso Fischler ha detto che un ssitema prossimo alla liberalizzaizone significherebbe una perdita del 75% della produzione di zucchero nell'UE". Alcune stime riportano che fino a 500.000 posti di lavoro nell'UE dipendono dall'organizzazione attuale del mercato dello zucchero (current common market organisation - CMO) che risale al 1968.
Wto: nominati i responsabili per decidere sulla questione OGM
L'International Trade Daily riporta oggi la notizia che il Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi ha annunciato ieri il nome dei tre responsabili che seguiranno la disputa presentata da Usa, Canada ed Argentina sulla moratoria di fatto dell'UE all'aperutra del mercato ai prodotti geneticamente modificati.
Il Presidente di questo gruppo sarà Christian Haberli, capo degli affari internazionali al Swiss Federal Office for Agriculture. Haberli ha già partecipato a diversi panel, inclusi quelli recenti tra Usa ed UE sull'importazione di banane e sulle restrizioni giapponesi all'importazione di mele. Verrà coadiuvato dall'inidiano Mohan Kumar (già nel panel che ha condannato gli Usa per le tariffe sull'import di acciaio) e dal giapponese Akio Shimizu.
La richiesta di nominare i tre responsabili del "tribunale" interno del Wto è arrivata dopo che i tentativi di arrivare ad un accordo amichevole tra le parti in causa erano falliti. I tre paesi accusano l'UE di avere applicato una moratoria di fatto dall'ottobre del 1998 senza giustificazione scientifica, e inoltre accusano Austria, Francia, Grecia ed Italia di proibire l'importazione ed il commercio di OGM anche se questi prodotti hanno già ricevuto le autorizzazioni alla vendita all'interno dell'UE.
giovedì, 04 marzo 2004
Al via un accordo di libero scambio tra UE e Canada?
La Commissione Europea ha finalizzato una bozza di accordo di libero scambio tra UE e Canada in materia di commercio ed investimenti. L'accordo chiamato Trade and Investment Enhancement Agreement (TIEA), dovrà essere discusso all'incontro bilaterale di Ottawa il prossimo 18 marzo, e mira a stabilire regole in materia di investimenti, concorrenza e proprietà intellettuali per ridurre gli ostacoli commerciali.
Questo accordo sembra anche voluto per cercare di riavvicinare i due partner commerciali che al momento si trovano in opposizoine su molte tematiche commerciali nel Wto, alcune risolte con dispute aperte, come in merito all'etichettatura e registrazione dei nomi dei prodotti alimentari o nel il famigerato caso dell'importazione della carne agli ormoni.
IRC: le politiche di "libero scambio" di Bush hanno provocato disastri
Uno studio dell'Interhemispheric Resource Center analizza i risultati dell'amministraizone Bush, che si era insediata promettendo una liberalizzazione che sarebbe stata la panacea di tutti i problemi economici ed occupazionali degli Usa, portando nuovi posti di lavoro ben pagati, crescita economica e prosperità a livello internazionale. I risultati sono piuttosto diversi. Dall'introduzione del NAFTA gli Usa hanno perso tre milioni di posti di lavoro, secondo le stime dell'Economic Policy Institute; la maggior parte dei posti di lavoro creati sono mal pagati, mentre a livello internaizonale la liberalizzazione non ha aumentato i salari dei lavoratori ne le loro condizioni di vita, in particolare per le categorie più deboli come i piccoli agricoltori.
Il tanto declamato libero commercio ha inoltre portato, al contrario, ad alzare barriere protezioniste in diversi settori, mentre il Governo Usa non sembra avere imparato dai propri errori, e si sta lanciando nell'Accordo di libero commercio delle Americhe (FTAA o ALCA in italiano), una replica in grande stile del famigerato Nafta, che ha avuto conseguenze devastanti per le fasce più deboli della popolazione, non solo Messico ma appunto anche negli stessi Usa.
mercoledì, 03 marzo 2004
Il commercio diventa un argmoento fondamentale per le presidenziali USA
Sono sempre di più gli articoli e gli interventi dei media che sottolinenano l'importanza delle tematiche commerciali nella corsa presidenziale che è iniziata negli Usa. Da ultimo un articolo della BBC News Online, che sottolinea come qulunque nuovo progresso su queste tematiche difficilmente potrà avere luogo prima dell'elezione. Persino l'accordo di libero scambio dell'America centrale (CAFTA) già negoziato dall'amministrazione Bush potrebbe essere bloccato dal Congresso fino a dopo le elezioni.
Già nella corsa per eleggere lo sfidante dei Democratici, i toni più aspri sono stati registrati quando Edwards ha accusato Kerry di essere troppo debole in materia commerciale. Kerry si è difeso dicendo di "avere combattuto duramente per promuovere accordi commerciali che consentisero agli Usa di difendere i propri lavoratori", ed ha contrattacato Edwards accusandolo di "avere parlato più di commercio nelle ultime cinque settimane che nei precedenti cinque anni [al Congresso]".
Ora che, dopo il "super-tuesday" Kerry sembra essere il candidato ufifciale dei democratici, il dibattito sul commercio sembra destinato ad essere uno dei punti centrali delle campagne elettorali dei due partiti.
L'India spinge per un gruppo di lavoro separato su Special and Differential Treatment
L'edizione indiana del Financial Express di oggi riporta la richiesta inoltrata dall'India ad altri paesi in via di sviluppo di spingere per la creazione di un gruppo di lavoro su special & differential treatment (S&DT) e sull'implementazione nel Wto.
Da un primo giro di pareri, questa proposta sarebbe sostenuta da Cuba, Repubblica Dominicana , Egitto, Honduras, Indonesia, Kenya, Malesia, Sri Lanka, Tanzania, Uganda, Zimbabwe e Jamaica.
Il negoziato S&DT dovrebbe permettere ai peasi in via di sviluppo di avere appunto uno trattamento speciale e differenziato nell'applicare gli accordi, e la possibilità per i paesi sviluppati di concedere condizioni più favorevoli rispetto agli accordi del Wto per i paesi più poveri. Questi vantaggi comprendono ad esempio periodi di tempo più lunghi per implementare gli accordi e misure per aumentare le possibilità di commercio dei paesi del sud.
Legato a questo tema quello dell'implementazione: molti paesi sostengono che gli accordi originali dell'Ururgay round non hanno portato benefici al sud e la loro applicazione dovrebbe essere rivista, per "ribilanciare" alcuni negoziati, tra i quali quello sui tessili, sui sussidi, sull'agricoltura, sui diritti di proprietà intellettuale, sull'anti-dumping, sulle misure sanitarie e fitosanitarie, ecc... I responsabili indiani hanno detto che un gruppo di lavoro ad hoc darebbe a queste tematiche l'attenzione che meritano "è un peccato che, malgrado la loro importanza, queste aree siano state completamente ignorate nel 2003 e non siano state nemmeno considerate durante l'incontro di Cancun. Questo deve cambiare" ha detto un funzionario.Dopo anni in cui il sud chiedeva di negoziare queste tematiche senza successo, questa proposta appare come un cambiamento di rotta fondamentale e conferma che i rapporti di forza sono decisamente cambiati dopo Cancun: l'India e gli altri grandi del Sud non si limitano più a rispondere alle richieste di Usa ed UE, ma propongono attivamente delle soluzioni innovative. Ora sta ai giganti occidentali, messi alle strette, il compito di trovare una risposta ad una questione che potrebbe diventare il nuovo terreno di battaglia dei negoziati commerciali. lunedì, 01 marzo 2004
Il gruppo di Cairns chiede ufficialmente all'occidente una data per la fine dei sussidi
L'agenzia UN Wire riporta la dichiarazione del gruppo di Cairns, i 17 paesi maggiori esportatori di prodotti agricoli (Argentina, Australia, Bolivia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Indonesia, Malaysia, Nuova Zelanda, Paraguay, Filippine, Sud Africa, Tailandia e Uruguay), chiedendo urgentemente ai paesi ricchi di fissare una data per la fine di tutti i sussidi allìexport in agricoltura. "I Ministri chiedono all'Europa, agli Usa ed al Giappone, che hanno una responsabilità particolare nel mostrare una leadership, di tradurre in azioni i loro impegni per implementare con successo il mandato", si legge nella dichiarazione finale. Lamy, sul banco degli imputati per gli enormi sussidi all'export dell'UE aveva posto come condizione per negoziare la fine di questi sussidi la pubblicazione di una lista di prodotti sui quali i paesi del sud volevano negoziare. Per tutta risposta i paesi di Cairns hanno dichiarato "non c'è bisogno di identificare una lista di prodotti sui quali i sussidi all'export dovrebbero essere eliminati. Quello che ci vuole ora è un impegno per negoziare una data finale per l'eliminazione dei sussidi all'export su tutti i prodotti [agricoli]."
La Banca Mondiale ha stimato che i sussidi dei paesi sviluppati costano a quelli in via di sviluppo oltre 350 miliardi di dollari all'anno. L'UE spende ogni anno 100 miliardi di dollari in sussidi all'agricoltura, gli Usa almeno la metà.
Lo stesso gruppo di Cairns ha inoltre dichiarato di volere "costruire dei ponti" con il G20, guidato dallo stesso Brasile con Cina e India.
Zoellick ha dichiarato giovedi che gli Usa sono disponibili ad eliminare i sussidi se gli altri paesi sviluppati faranno altrettanto. L'UE, e Lamy in patricolare, sembrano sempre più alle strette.
Supachai si appella agli Usa per rilanciare i negoziati
Il Direttore Generale del Wto, Supachai Panitchpakdi ha chiesto ieri agli Usa di prendere urgentemente la leadership per cercare di rilanciare i negoziati, bloccati dallo scorso settmebre a Cancun. Lo riporta l'agenzia UN Wire, con una dichiarazione dello stesso Supachai "la realtà è questa: quando gli Usa comandano, il sistema può avanzare, quando abbandonano, il sistema si blocca", aggiungendo che gli Usa sono obbligati a farlo, visto che ora il 25% del loro PIL è dovuto al commercio estero, contro il 10% di trent'anni fa. Secondo alcuni commenti, nel suo discorso Supachai si è preoccupato più della situazione negli Usa, dilungandosi sul problema della disoccupazione e dei vantaggi di riprendere i negoziati per il gigante americano, che non dei vantaggi complessivi per il Doha round.
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