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venerdì, 19 dicembre 2003
Ancora una presa di posizione contro i New Issues
Il gruppo dei 90 paesi in via di sviluppo, ovvero l'alleanza dei 90 paesi membri del Wto risultante dall'unione a Cancun dell'Unione Africana, del gruppo Africa Caraibi Pacifico (ACP) e del gruppo dei paesi meno sviluppati (LDC) ha dichiarato che i Singapore Issues dovrebbero idealmente essere esclusi una volta per tutte dall'Agenda del Wto, e che se queto avvenisse sarebbe un segnale che esiste un rispetto per la volontà della maggioranza dei membri del Wto stesso.
Nella conferenza stampa del 16 dicembre, anche il disappunto per il fatto che da Cancun, ed in particolare alla riunione del General Council dei giorni scorsi, non si è registrato nessun impegno dei paesi sviluppati per raccogliere le preoccupazioni del G90. Il comunicato di questo gruppo respingeva anche l'approccio plurilaterale, o quello opt-in opt-out, proposti dall'UE, che minerebbero lo spirito multilaterale dei negoziati.
Questo comunicato segue il documento presentato da 45 paesi in via di sviluppo, tra i quali giganti come la Cina, l'India e l'Indonesia, che chiedevano di abbandonare immediatamente almeno tre dei quattro New Issues e respingendo anch'essi un eventuale approccio plurilaterale.
Se ancora ce ne fosse stato bisogno, questo comunicato chiarisce una volta per tutte che la grande maggioranza dei paesi membri del Wto, e praticamente tutti i paesi in via di sviluppo non vogliono questi negoziati nella già stracarica agenda negoziale. Resta da domandarsi se il Commissario Europeo al Commercio Lamy, finora assolutamente irremovibile, dopo il fallimento di Cancun e quello del General Council riuscirà a mostrare se non altro questo "segnale di rispetto" richiesto a gran voce o insisterà ulteriormente contro tutto e tutti nella sua battaglia personale per includere questi negoziati, minando seriamente qualunque possibilità di ripresa di un dialogo in sede Wto.
giovedì, 18 dicembre 2003
Disponibile sul sito il programma di lavoro della Commissione Europea per il Commercio
Alla pagina http://europa.eu.int/comm/trade/index_en.htm è disponibile il programma di lavoro per il 2004 del DG Trade della Commissione europea. A parte il prevedibile "alto livello di ambizione", è interessante la citazione di una "sesta Conferenza Ministeriale del Wto, da tenersi in Hong Kong, Cina, nel 2004". In precedenti dichiarazioni il Commissario Europeo al Commercio Lamy aveva parlato di una miniministeriale da tenersi in Ottobre 2004 (subito dopo l'insediamento della nuova Commissione UE e subito prima della elezioni Usa), ma è la prima volta che si parla in un documento ufficiale di una possibile nuova ministeriale già nel 2004. Altra nota interessante sui Singapore Issues, dove la Commissione riconosce le difficoltà ma insiste ancora per un loro avvio: "l'UE continuerà a spingere per una regolamentazione internazionale nel campo dei Singapore Issues... Il lavoro continuerà nel Comitato 133 su come eslporare gli aggiustamenti nella strategia negoziale dell'UE per tenere in considerazione l'opposizione profondamente radicata di certi membri del Wto su queste tematiche". mercoledì, 17 dicembre 2003
Fumata nera
Come previsto (vedi precedente numero di questa newsletter), il primo General Council dopo la Conferenza ministeriale di Cancùn non ha sortito l’effetto di rimettere insieme i cocci del Doha round. Il Consiglio è durato due giorni e non ha riservato nessuna sorpresa. Il presidente, l’uruguaiano Perez del Castello, ha presentato un documento riassuntivo della fitta serie di incontri informali avuti negli ultimi mesi nel tentativo di trovare una base condivisa per riavviare i negoziati; dopodiché ha avanzato la proposta di far ripartire i vari gruppi negoziali ed il Trade Negotiations Committee, il comitato supervisore. Fra le proposte contenute nel documento, sui Singapore Issues, l’idea è quella di lavorare su due di essi: regole di facilitazione al mercato e trasparenza negli appalti pubblici, ma a livello di Consiglio generale, mentre per investimenti e regole di concorrenza Perez non ha osato fare proposte affermando di non vedere alcun accordo su questi due temi. Nel corso dei due giorni di dibattito hanno preso la parola 52 delegazioni, alcune a nome di raggruppamenti di paesi. Si è fatta notare la presa di posizione sui temi di Singapore assunta da 45 paesi, disponibili a trattare solo su uno di essi, quello delle regole di facilitazione al commercio che dovrebbe semplificare le procedure doganali e ridurre i tempi delle pratiche di import/export. E ora ? Probabilmente a metà febbraio saranno riattivati i gruppi negoziali pre Cancun, o almeno alcuni di essi, dopo la nomina dei nuovi presidenti, ma il futuro del round non dipenderà molto da loro. Saranno gli incontri diretti fra i nuovi poli nati dal big bang di Cancun a poter generare qualcosa di nuovo per il WTO. Ecco l'apertura dei mercati dell'UE ai prodotti del Sud...
L'agenzia One World riporta le poteste del Pakistan in merito alla recente decisione della Commissione UE di eliminare le esenzioni fiscali accordate al riso pakistano di alta qualità. Secondo funzionari del paese asiatico, questo comporterà perdite nell'esportazione di circa 50 milioni di dollari, ma soprattutto avrà conseguenze disastrose per milioni di contadini, già in crisi per lo scarso raccolto dell'ultimo anno. La settimana scorsa, il Comitato di Esperti sui Cereali dell'UE ha approvato un documento per la regolamentazione delle importazioni di riso. Tra le altre cose sono state appunto rimosse le esenzioni fiscali per il Super Basmati, che rappresenta oltre l'80% delle esportazioni di riso pakistane. Questa decisione entrerà in vigore dal primo gennaio 2004. Le esenzioni, che erano parte di un programma di aiuto ai paesi che combattono il traffico di droga, sembra siano state revocate perchè non conformi alle regole del Wto.
Nessun passo avanti al Wto
Si è aperto a Ginevra il 15 dicembre il General Council del Wto, primo appuntamento ufficiale dopo il fallimento di Cancun per cercare di riprendere i negoziati. Il presidente del General Council ha aperto i lavori dichiarando che nei tre mesi da Cancun ad oggi pochi progressi erano sati raggiunti mentre rimanevano forti le divergeneze su molte questioni sostanziali, e specialmente tra i paesi del Nord e quelli del Sud. Perez De Castillo ha dichiarato che "siamo stati testimoni di negoziati molto ridotti, le distanze rimangono ampie e non sembra esserci un senso di urgenza nell'andare avanti". A testimoniare questa crisi, in particolare nel corso dei "colloqui informali", il fatto che nessun nuovo testo è stato prodotto dalla scarna dichiarazione finale di Cancun ad oggi.
L'unico testo è appunto rappresentato da un suo rapporto sulla situazione che chiarisce che su almeno quattro argomenti, l'agricoltura, il cotone, le tariffe industriali ed i Singapore Issues al momento non sembra esserci nessun accordo possibile.
A questo punto sembra sempre più probabile che l'incontro di Ginevra si chiuda unicamente con la raccomandazione di riattivare i gruppi di lavoro sui vari temi e di rivedersi verso metà febbraio.
I vari paesi intervenuti a Ginevra hanno ribadito ognuno le proprie posizioni, portando De Castillo a dire che questo General Council sarebbe stato un "non-evento". L'unica reale dichiarazione è quella dei 44 paesi del sud che chiedono di abbandonare immediatamente tre dei quattro Singapore Issues. Su questo tema il Ministro del Bangladesh, a nome dei paesi meno sviluppati ha dichiarato che "siamo preoccupati per l'importanza data ai Singapore Issues. Secondo la dichiarazione di Doha questi temi non fanno parte del Single Undertaking. Non capiamo, con l'eccezione delle facilitazioni al commercio, cosa queste tematiche abbiano a che fare con le regole multilaterali sul commercio di cui si occupa il Wto."
Il Cota Rica esce dai negoziati Usa sul Commercio
Il Financial Times di ieri riporta la decisione del Costa Rica di uscire dai negoziati per un trattato di libero commercio del Centro America (Central American Free Trade Agreement - CAFTA), sollevando l'ipotesi di un fallimento di questi negoziati, che si dovrebbero concludere nel giro di un anno. I negoziati sono continuati l'altra notte tra gli Usa - promotori di questo accordo - e gli altri paesi coinvolti, Guatemala, Honduras e Nicaragua, e si sono interrotti con il Costa Rica sulla richiesta statunitense di liberalizzare il settore delle telecomunicazioni e delle assicuraioni del piccolo stato centro americano.
Il Ministro del Commercio del Costa Rica, Albert Trejos, ha dichiarato che anche in materia di agricoltura e tessile rimanevano delle differenze, ma ha comunque sottolineato l'intenzione di riprendere i negoziati già il mese prossimo. In ogni caso questa uscita potrebbe complicare i piani di Washington: dopo il fallimento di Cancun ed il modesto risultato alla conferenza di Miami sul Nafta, questo rappresenta un nuovo stop nelle politiche statunitensi di liberalizzazione delgi scambi. Ricordiamo che la scadenza di fine anno è già stata mancata per altri due accordi di libero scambio, quelli tra gli Usa e l'Australia ed il Marocco. Il capo negoziatore Usa, Regina Vargo, ha ricordato che con le elezioni alle porte sarebbe stato difficile concludere nuovi accordi nel 2004. A spingere per la conclusione dei negoziati erano principalmente aziende come Intel e Procter & Gamble, con forti interessi in Costa Rica, mentre l'industria statunitense dello zucchero e quella tessile potrebbero vedere di buon occhio questo blocco dei negoziati.
I negoziati Wto dovrebbero ripartire l'anno prossimo
Rappresentanti del Wto hanno dichiarato ieri all'Agenzia France Presse che i negoziati dovrebbero ripartire all'inizio del 2004, dopo che è stata mancata anche la scadenza fissata a Cancun. Dopo il fallimento della conferenza messicana, l'unica decisione presa era infatti stata quella di fissare un nuovo incontro il 15 dicembre a Ginevra. Anche questo incontro è però stato di basso profilo ed interlocutorio, e anche se alcuni passi avanti sono stati fatti, lo scoglio principale sembra ancora l'agricoltura, ed in particolare le divergenze tra il gruppo dei G20 e i paesi occidentali.
I G20 chiedono maggiori concessioni in materia di diminuzione dei sussidi all'agricoltura prima di riprendere ufficialmente i negoziati. I giornali riportano le dichiaraizoni di Lamy secondo il quale sarebbe possibile pensare ad una diminuzione e ad un "phase out" su alcuni prodotti, se gli altri paesi facessero altrettanto. Il Ministro degli Esteri brasiliano ha però replicato che "non possiamo permettere che l'ambizioso mandato di Doha sia perso in cambio di un gettone. Se lo facessimo, perderemmo anni di negoziati". Il Segretario al Commercio Argentino Martin Redrado ha ribadito che il gruppo dei G20 è più che mai coeso: "Il G20 è diventato un asse del Wto, senza di lui non è possibile nessun accordo sull'agricoltura".
martedì, 16 dicembre 2003
Il Governo Norvegese fa un passo indietro nel Gats
Nei giorni scorsi, un rappresentante del Governo ha dichiarato che la Norvegia ha ritirato la sua richiesta di liberalizzazione del settore dell'educazione avanzata in precedenza al Sud Africa. Questa importante decisione è il primo risultato della campagna sul Gats portata avanti da diverse organizzazioni norvegesi in collaborazione con il Governo Sudafricano.
Alcuni rappresentanti di questa campagna hanno dichiarato che questo deve essere solo il primo passo, visto che la Norvegia, malgrado la propria posizione ufficialmente vicina alle richieste dei paesi in via di sviluppo prosegue in realtà politiche più aggressive, ed ha tuttora mantenuto richieste nel campo dell'educaizone verso paesi come Brasile, Chile, China, Egitto, India, Pakistan, Filippine, ecc..., e prosegue politiche altrettanto aggressive in altri ambiti (come ad esempio l'UNESCO). La rinucia verso il Sud Africa rappresenta in ogni caso una vittoria della campagna ed un importante precedente da utilizzare per le campagne in altri paesi. Secondo i rappresentanti della campagna norvegese, è stata essenziale l'alleanza con il Governo Sudafricano, che criticando apertamente la scelta ha messo alle strette il Governo norvegese, costringendolo a recedere dalle proprie decisioni.
lunedì, 15 dicembre 2003
L'Argentina contro i sussidi all'agricoltura di Usa ed UE
L'Argentina intende denunciare i sussdi agricoli di UE ed Usa già dai primi mesi del 2004. L'Agence Europe riporta le dichiarazioni del Ministro dell'Economia argentino Roberto Lavagna che ha detto che il suo paese sta cercando di acquisire le compensazioni per le perdite commerciali dovute ai sistemi europeo e statunitense. Ricordiamo che il 31 dicembre del 2003 scadrà la "Clausola di Pace", secondo la quale i paesi si erano impegnati, sin dal 1995, a non presentare denunce in materia di agricoltura al tribunale del Wto. Secondo alcune fonti, l'Argentina potrebbe reclamare danni per circa sei miliardi di dollari all'anno.
Ginevra inizia con un no ai New Issues
44 paesi in via di sviluppo, tra i quali Cina, India, Indonesia, Nigeria, Bangladesh (in rappresentanza dei paesi meno sviluppati - LDC), Malessia, Filippine, Egitto, Botswana, Kenya, Tanzania, Uganda, Venezuela, Cuba, Zimbabwe e Zambia hanno trasmesso un comunicato formale al General Council del Wto in cui chiedono che per 3 dei 4 Singapore Issues (investimenti, concorrenza, trasaprenza negli appalti pubblici) ogni proposta di lavoro ulteriore debba essere immediatamente abbandonata. Nel comunicato si chiarisce che si può continuare a lavorare sul quarto tema, quello delle facilitaizoni al commercio, ma sulla base di una ulteriore chiarificazione e non di una apertura dei negoziati. I 44 paesi hanno anche respinto la recente proposta UE di un approccio plurilaterale a questi temi, dichiarando che è irrealizzabile per un organismo multilaterale come il Wto.
Questo documento è stato trasmesso in occasione dell'incontro odierno a Ginevra, fissato dopo il fallimento di Cancun per cercare di riavviare i negoziati, e non fa altro che confermare la contrarietà della maggior parte dei paesi del Sud a questi negoziati, e la posizione delle organizzaizoni della società civile che lavorano sul Wto, e che da anni ribadiscono che dei 4 temi, forse solo quello delle falicitazioni al commercio può avere qualche punto di contatto con i temi negoziati nel Wto. A questo punto appare sempre più ingiustificata ed isolata la posizione dell'UE, e del Commissario al Commercio Lamy in particolare, che continua ad insistere per avviare questi negoziati. Lula propone un’area di libero scambio per i G20 L’edizione indiana del Financial Express riporta oggi la notizia che il Presidente brasiliano Lula Da Silva ha proposto la crezione di un’area di libero scambio tra i paesi del gruppo dei G20 (oltre al Brasile ne fanno parte India, Cina, Argentina, Bolivia, Cile, Cuba, Egitto, Indonesia, Messico, Nigeria, Pakistan, Filippine, Paraguay, Sud Africa, Tanzania, Venezuela e Zimbabwe). Lula ha detto che la conclusione logica dell’alleanza dei G20 dovrebbe essere questa area di libero commercio, anche se ha sottolineato come al momento si tratti solo di una idea per avviare una discussione. Comunicato stampa congiunto G20 e UE A sorpresa, alla vigilia dell’incontro di Ginevra fissato per cercare di rianimare i negoziati in sede Wto, il gruppo dei G20 e l’UE hanno promosso una conferenza stampa congiunta per sostenere che le proprie posizioni si stanno riavvicinando. Ricordiamo che lo scontro, in particolare in materia agricola, tra la posizione del gruppo di 20 grandi paesi del sud (il G20 appunto) e l’UE (e gli Usa) era stato uno dei motivi fondamentali del fallimento di Cancun. Nel comunicato si chiarisce che “il dialogo è stato fruttuoso e positivo con ognuna delle due parti che spiegava la propria posizione e riconoscendo l’importanza del dialogo per raggiungere un progresso nei negoziati”. Più avanti viene riportato che “c’è un certo accordo sul fatto che è necessario intensificare i negoziati dall’inizio dell’anno prossimo”. E’ chiaro che un vero e proprio accordo è ancora molto lontano, ma questa dichiarazione rappresenta sicuramente un cambiamento rispetto alla mancanza di dialogo che aveva caratterizzato il periodo post Cancun. Non è ancora chiaro come questa evoluzione possa influenzare l’incontro iniziato oggi a Ginevra, dove le varie delegazioni stanno cercando un modo per riprendere i negoziati Wto, e che era già stato annunciato nei giornbi scorsi, dagli stessi dirigenti del Wto, come un incontro interlocutorio e di basso profilo. venerdì, 12 dicembre 2003
La ricostruzione dell'Iraq alle prese con il Wto?
Continua il botta e risposta tra gli Usa ed i paesi dell'UE che sono stati esclusi dalla torta di oltre 18 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Iraq. Dopo l'annuncio di Washington secondo cui Francia e Germania in particolare non possono partecipare alla ricostruzione irachena, alcuni esponenti di questi paesi europei hanno minacciato di rivolgersi al tribunale del Wto sostenendo che la scelta Usa violava le regole sul libero commercio, ed in particolare le normative riguardo all'assegnazione degli appalti pubblici. Pronta la risposta del Dipartimento del Commercio Usa, secondo il quale la ricostruzione non deve sottostare alle regole del Wto: "gli acquisti effettuati per conto dell'Autorità Provisoria (Coalition Provisional Authority - CPA) non sono coperti dai trattati internazionali in materia di appalti pubblici, perche' la CPA non e' un entita' sogetta a queste regole". Il dibattito non fa che rendere ancora piu' evidente - se mai ce ne fosse stato bisogno - quali sono e sono stati i veri motivi alla base dell'invasione dell'Iraq, mentre restiamo in attesa dell'ulteriore risposta europea a questa grottesca disputa per accaparrarsi una fetta della ricostruzione di un paese tuttora in guerra. La società civile del Kenya contro le New Issues
Diverse organizzazioni della società civile keniota hanno lanciato un appello per chiedere al proprio Governo di impegnarsi perchè le Singapore Issues vengano escluse dall'agenda del Wto una volta per tutte. Le diverse organizzazioni, che lavorano su temi andanti dall'agricoltura al problema del debito, hanno chiarito nel loro statement che la recente proposta della Commissione Europea di un approccio plurilaterale per avviare le Singapore Issues non cambia nulla alla sostanza del problema. Questo finto passo in avanti dell'UE è solo un modo per fare rientrare dalla finestra un negoziato che era stato sbattuto fuori dalla porta a Cancun. L'UE è chiamata senza mezzi termini "maestra di ipocrisia" per avere ipotizzato come una grande concessione il fatto di non considerare i New Isues come parte dell'accordo globale del Wto, il Single Undertaking. La maggior parte dei paesi in via di sviluppo non li ha mai considerati come parte del Single Undertaking, chiarisce il comunicato, quindi questa non è una concessione.
Lamy in visita ai quattro paesi del Mercosur
Il Commissario Europeo al Commercio Pascal Lamy, sembra volere rispondere al fallimento europeo (e personale) a Cancun accelerando ulteriormente gli altri accordi commerciali europei. Tra il 10 ed il 16 dicembre Lamy sarà infatti impegnato in una fitta serie di incontri in Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay. "La mia maratona di fine anno nella regione" ha detto Lamy " è una chiaro segno del nostro impegno per sviluppare profonde ed ambiziose relazioni con la regione del Mercosur. Questa sarà un'opportunità per discutere [...] un negoziato per un accordo bi-regionale tra UE e Mercosur".
Nei cinque giorni di visita, sono previsti oltre quindici incontri con i Presidenti, Ministri degli Esteri, dell'Industria e dell'Agricoltura dei quattro paesi, con l'obiettivo, tra gli altri, di cercare di appianare le divergenze con il gruppo dei G20 per potere riavviare i negoziati in sede Wto.
Il Wto da un fallimento all'altro
Dopo che il Presidente del Consiglio Generale del Wto Perez De Castillo ha dovuto ammettere che anche l'unica "decisione" presa a Cancun, ovvero quella di riavviare i negoziati entro il 15 dicembre a Ginevra non sarebbe stata rispettata - "abbiamo fatto progressi sulla strada del rilancio dei negoziati ma non ci siamo ancora ed abbiamo bisogno di piu' tempo", lo stesso Consiglio ha suggerito che la riunione del 15 serva a rianimare i gruppi di lavoro sui diversi negoziati.
Anche su questo punto, ben poca cosa se si considera che la fine del round di negoziati e' tuttora fissata per la fine del 2004, sembra pero' possano esserci problemi.
In particolare potrebbe sorgere un problema legale proprio sul riavvio dei Singapore Issues, i negoziati sui nuovi temi tanto cari all'UE, ed in particolare al Commissario Lamy. La dichiarazione finale di Doha chiariva infatti che una decisione sulle modalità per avviare questi negoziati si sarebbe dovuta prendere entro la successiva Conferenza Ministeriale (quella di Cancun). Visto che in questa occasione la maggioranza dei paesi membri del Wto ha detto no, non si capisce secondo quale mandato e quale status il Wto stesso potrebbe riprendere il negoziato su queste tematiche. In assenza di una nuova autorizzazione presa collegialmente dai paesi membri, secondo divresi osservatori la ripresa di negoziati sui Singapore Issues sarebbe una palese violazione della Doha Development Agenda.
giovedì, 11 dicembre 2003
Negoziati WTO: nuovo rinvioIl presidente del Consiglio generale del WTO, Carlos Perez del Castillo, ha ammesso ieri che il termine per riprendere i negoziati interrotti lo scorso settembre a causa del fallimento della ministeriale di Cancun, previsto per il 15 dicembre, non potrà essere rispettato. La causa di questo rinvio è da ascriversi alla mancanza di consenso tra i paesi membri su diversi temi. Del Castillo ha anche espresso serie preoccupazioni per il termine per la conclusione della Doha Agenda, fissato nel primo gennaio 2005. Il giornale londinese The Guardian segnala intanto che alcuni dirigenti del WTO hanno individuato la responsabilità di questo ennesimo passaggio negativo nell’insistenza dell’Unione europea a voler inserire a tutti i costi i Temi di Singapore nell’agenda del WTO. Secondo questi contatti confidenziali del Guardian, i paesi in via di sviluppo continueranno ad opporsi a qualsiasi ripresa dei negoziati fintantoché l’UE non si deciderà a fare a meno dei Temi di Singapore. Gli inglesi ci stanno pensando su, iniziando a valutare una fronda interna all’UE contro le posizioni oltranziste del Commissario al Commercio Pascal Lamy. Ma Lamy sembra aver bisogno di una vittoria sui Temi di Singapore per continuare la sua ambiziosa carriera politica. I paesi esclusi dagli appalti in Iraq: ricorreremo al WTO
La rappresaglia Usa contro i Paesi contrari alla guerra dell'Iraq, tra cui anche Belgio e Canada, « la più dura sinora attuata dalla Casa Bianca » secondo il New York Times, suscita aspre reazioni nelle capitali colpite. La Francia si limita a rilevare che verificherà la legalità della misura, l’Ue chiede chiarimenti ammonendo che ricorrerà al Wto, l'Organizzazione mondiale dei commerci. La Germania « attonita » , nelle parole del ministro degli Esteri Fischer dichiara lo schiaffo « inaccettabile » , e la Russia avverte che non condonerà l'enorme debito che Bagdad ha con essa: « Per il bene dell'Iraq, la comunità internazionale non deve essere divisa » aggiunge il ministro Ivanov. La questione viene anche sollevata da Chirac, Schröder e Putin nelle rispettive conversazioni telefoniche con Bush ( che sta preparando la missione di James Baker all’estero con l’obiettivo di trovare un compromesso sul debito iracheno). I canadesi, che a differenza dei francesi tedeschi e russi hanno stanziato aiuti ( 190 milioni di dollari), trovano l’esclusione dagli appalti « incomprensibile » e minacciano di sospenderli ( così il nuovo premier Paul Martin).
Dal Corriere della Sera mercoledì, 10 dicembre 2003
Le incertezze sui Temi di Singapore In un meeting informale tenuto lo scorso 4 dicembre a Ginevra sul tema delle facilitazioni al commercio, alcuni ambasciatori in rappresentanza dell’Unione europea al WTO avrebbero espresso la loro intenzione di inserire i Temi di Singapore nell’agenda del WTO, utilizzando se necessario negoziati plurilaterali. Questa posizione smentisce quanto esplicitato solo il giorno prima dalla stessa UE, ovvero che dall’agenda dello sviluppo di Doha potevano essere tolti due dei quattro Temi, se non addirittura tutti in blocco. martedì, 09 dicembre 2003
Il 12 incontro tra G20 ed UE a Brasilia
Brasilia ospiterà il 12 dicembre prossimo una riunione tra rappresentanti del G20 e dell'Unione europea. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, secondo il quale si tratterà di "una ripresa del dialogo interrotto" dopo la conferenza dell'Organizzazione mondiale del commercio ( Wto) a Cancun nel settembre scorso. Il direttore generale della Wto, Supachai Panatchpakdi parteciperà all'incontro, che sarà aperto dal presidente Inacio Lula da Silva. "E' la prima volta che i due grandi blocchi si incontreranno direttamente per trattare di temi al massimo livello", ha commentato Amorim. Il G20 è il gruppo di Paesi in via di sviluppo, guidato da Brasile e India, che esige la riduzione delle barriere doganali, in particolare dei prodotti agricoli, dell'Ue e degli Stati Uniti. Robert Zoellick, responsabile per il commercio estero americano, è stato invitato ma non ha per ora dato conferma della sua partecipazione. "La riunione, già di per sé, sarà una dimostrazione di forza del G20, creato appena prima della conferenza in Messico", ha detto ancora Amorim. (ANSA). venerdì, 05 dicembre 2003
Ex presidente colombiano: trattato di libero commercio con USA è un suicidio
Il Trattato di libero commercio (Tlc) che la Colombia sta negoziando con gli Stati Uniti non è altro che “un suicidio” per l’industria del Paese: a sostenerlo è l’ex presidente Ernesto Samper, al potere tra il 1994 e il ’98. In un’intervista rilasciata al notiziario del'emittente televisiva 'CM&', Samper ha definito il Tlc “una cosa del tutto insensata nei confronti dei nostri imprenditori. Sottoporli ora alla doccia fredda della competizione nordamericana senza offrire niente di più, mi sembra un suicidio" ha aggiunto l’ex capo dello Stato, decisamente più favorevole a lavorare per una maggiore integrazione economica con gli altri Paesi della regione sudamericana. Le trattative in corso tra Washington e Bogotá erano state annunciate il 18 novembre scorso a Miami dal segretario al commercio statunitense Robert Zoellick all’apertura dei lavori della VII Riunione ministeriale sull’Area di libero commercio delle Americhe (Alca), o ‘Free trade agreement of the Americas’ (Ftaa). Obiettivo degli Usa è di includere entro il 2004 nell’Alca – l’imponente progetto economico voluto dall’amministrazione Bush per costituire un grande mercato, dall'Alaska alla Terra del Fuoco - dapprima Colombia e Perú, poi Ecuador e Bolivia, ovvero i quattro Paesi che hanno costituito l’Accordo di preferenza doganale andina (Atpa), firmato nel 1991 e in vigore dal 2002. Ad opporsi fermamente all’Accordo è larga parte delle opposizioni latinoamericane, dei gruppi indigeni dei ‘campesinos’ e della società civile, convinti che l’intessa avrebbe ripercussioni devastanti per i Paesi più poveri che vedrebbero aumentare la loro dipendenza economica, culturale e tecnologica dagli Stati Uniti. FONTE: MISNA Bush sconfitto dall´Europa: annullati i dazi sull´acciaio ARTICOLO DI FEDERICO RAMPINI DA REPUBBLICA 05/12 - Non succede spesso che George Bush sia costretto a battere in ritirata, piegato dalla condanna di un organismo multilaterale e dalle minacce dell´Unione europea. Lo ha fatto ieri su un terreno cruciale per la sua immagine e per le elezioni presidenziali del 2004: ha dovuto annullare i dazi protezionistici sull´acciaio straniero introdotti nel marzo 2002, e che aveva promesso di mantenere fino al 2005. Il presidente americano non aveva altra scelta. Il suo protezionismo in favore dei siderurgici era stato condannato definitivamente il mese scorso dal Wto, l´organizzazione del commercio mondiale. Forte di quella vittoria di fronte all´arbitro internazionale, la Commissione europea stava per varare a sua volta dazi punitivi per 2,2 miliardi di dollari contro il "made in Usa". Ne avrebbero sofferto molti produttori americani, dai tessili all´agroalimentare, nel mirino di Bruxelles. La ritorsione era legittima, autorizzata dal Wto, e avrebbe avuto conseguenze pesanti per tutta l´industria americana. Bush è stato sconfitto perché almeno nel commercio internazionale, il multilateralismo paga: il Wto tanto contestato dai no-global si è rivelato in questo caso un arbitro in grado di far rispettare le regole. A sua volta il Vecchio continente su questo terreno è una vera superpotenza - grazie al fatto che la politica commerciale è di competenza di Bruxelles e l´Europa parla con una voce sola - dunque non teme il confronto con Washington. giovedì, 04 dicembre 2003
Azione a Bruxelles per dire no ai New Issues mercoledì, 03 dicembre 2003
I Ministri europei danno carta bianca a Lamy lunedì, 01 dicembre 2003
Il Wto potrebbe "tornare sui binari" se i paesi ocidentali cambiano le loro posizioni sull'agricoltura
L'Agenzia France Presse riporta le dichiarazioni del Primo Ministro indiano Atal Behari Vajpayee, rilasciate al recente incontro in India al quale ha partecipato il Presidente della Commissione Europea Prodi. Secondo le dichiarazioni del Primo Ministro Indiano la ripresa dei negoziati è legata alla decisione dei paesi sviluppati di cambiare le loro politiche di sussidi distorsivi in campo agricolo. "Milioni di persone che dipendono dall'agricoltura nei paesi in via di sviluppo sono escluse dal mercato mondiale a causa dei miliardi di dollari di sussidi dati dai paesi ricchi ai loro agricoltori" ha aggiunto il Ministro. "Il Wto è come un carretto tirato da molti cavalli. Se i cavalli non tirano tutti con la stesa forza e nella stessa direzione il carretto può collassare. Dobbiamo trarre le giuste conclusioni da Cancun. Dobbiamo riconoscere che le preoccupazioni sullo sviluppo dei paesi più poveri devono essere prese in considerazione."
Ricordiamo che più del 70% della popolazione indiana (oltre un miliardo di abitanti) dipende dall'agricoltura per la propria sopravvivenza.
La posizione dei paesi ACP sul dopo Cancun I Ministri del Commercio dei paesi ACP (Africa Caraibi Pacifico) si sono riuniti negli scorsi giorni per deliberare una linea comune in particolare rispetto al Wto. Oltre a parlare di cotone, banane, zucchero, riso e della revisione dell’accordo di Cotonou con l’UE, la riunione ha infatti preso importanti decisioni in vista della ripresa dei negoziati a Ginevra. I punti salienti del documento finale indicano che i paesi ACP, tra le altre cose, continueranno a lavorare per il successo della Doha Agenda, ma che è necessario considerare come prime priorità il trattamento speciale e differenziato e l’implementazione degli accordi per i paesi in via di sviluppo. Rimane in piedi l’alleanza promossa a Cancun degli ACP con l’Unione Africana ed i paesi meno sviluppati. Il cotone dovrebbe essere considerato come un argomento a se stante e non come parte del più generale accordo sull’agricoltura, mentre le Singapore Issues “non possono essere la chiave per sbloccare i negoziati”. Il documento finale ribadisce inoltre che “qualcunque ulteriore proposta su questi arogmenti dovrebbe prendere in considerazione la necessità di trovare un accordo sulle modalità con il metodo del consenso esplicito (accordo formale di tutte le parti)”. |