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Osservatorio sul Commercio Mondiale promosso da Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Roba dell'Altro Mondo, Mani Tese, Crocevia e Gruppo di Appoggio al Movimento Contadino Africano, tra le organizzazioni promotrici della Campagna Questo Mondo Non è In Vendita e aderenti al network internazionale Our World Is Not For Sale. Un blog per informarsi e capire, ma soprattutto per r-ESISTERE e re-AGIRE
TradeWatch

venerdì, 28 novembre 2003
 
Dazi Usa su acciaio, Wto concede altri 9 giorni a Washington 
L'Organizzazione mondiale del commercio, ha concesso altri nove giorni agli Stati Uniti per modificare i dazi sulle importazioni di acciaio, considerati illegali. Il vertice dei membri del Wto che deve rendere effettiva la sanzione di condanna dei dazi Usa è stato spostato da lunedì al 10 dicembre. L'Unione europea ha reso noto di essere pronta ad attivare in cinque giorni, a partire dalla data del vertice, sanzioni per 2,2 miliardi di dollari nei confronti degli Usa.

posted by tradewatch | 10:59 | commenti
giovedì, 27 novembre 2003
 
Supachai e Lamy al meeting del G20
All'incontro del 12 dicembre del G20 ci saranno anche il Direttore generale del WTO, Supachai Panitchpakdi, ed il Commissario europeo al commercio Pascal Lamy. Il meeting si svolgerà a Brasilia e vedrà una riconferma delle richieste dei paesi del Sud del mondo affinché quelli del Nord pongano fine ai sussidi all'agricoltura e taglino le tariffe sui prodotti agricoli.

posted by tradewatch | 12:23 | commenti
 

Amnesty International denuncia il comportamento della polizia durante le manifestazioni di Miami

Lo scorso 20 Novembre migliaia di persone hanno manifestato a Miami in corrispondenza del vertice dell’ALCA (accordo di Libero Commercio delle Americhe o FTAA in inglese). Il bilancio è stato di oltre 250 fermi ed arresti., con imputazioni come disobbedienza all’ordine di disperdersi, manifestazione non autorizzata e resistenza all’arresto.

Nel suo comunicato stampa, Amnesty dichiara di avere ricevuto decine di rapporti di abusi da parte della polizia, che ha utilizzato proiettili di gomma, bastoni, spray accecanti e lacrimogeni contro i manifestanti. Alcuni rapprti parlano di maltrattamenti ed utilizzo degli spray accecanti al pepe anche nei confornti di persone già in stato di arresto all’interno della prigione comunale.

Un rappresentante di Amnesty ha dichiarato che “il livello di forza utilizzato da parte della polizia non è apparso essere assolutamente giustificato” e che al momento l’organizzazione sta raccogliendo altro materiale per eventuali seguiti legali.

posted by tradewatch | 11:02 | commenti
mercoledì, 26 novembre 2003
 

Lamy svela la "nuova" strategia europea per rilanciare il Doha Round
La Commissione europea ha presentato oggi il frutto delle proprie riflessioni dopo il fallimento del vertice di Cancùn, formulando la nuova agenda europea tesa a rivitalizzare il Doha round.
Il documento, indirizzato al parlamento e al Consiglio europeo appare deludente, sinceramente dalle tante dichiarazioni post-Cancùn pareva che l'Unione europea fosse intenzionata a valutare attentamente il risultato della quinta conferenza ministeriale del WTO e a trarne utili insegnamenti per evitare futuri errori.
Invece la sostanza rimane immutata e le modifiche sono molto limitate.
La Commissione ribadisce che l'agenda di Doha rimane valida ed afferma il proprio impegno per il rilancio dei negoziati, mandando però un chiaro segnale agli altri paesi membri: ognuno dovrà presentarsi il 15 dicembre a Ginevra con spirito costruttivo e la voglia di rilanciare il proprio impegno multilaterale.
Relativamente all'agricoltura l'UE ricorda le sue proposte recenti, si dichara disponibile ad impegnarsi nei negoziati chiedendo però agli altri paesi di dimostrare lo stesso impegno. Sul cotone, l'UE si dichiara pronta a considerare questo prodotto fra quelli di interesse per i paesi in via di sviluppo e per i quali eliminare i sussidi interni.
Sui temi di Singapore Lamy, non potendo riaffermare la richiesta di negoziare i quattro temi all'interno dell'agenda di Doha, propone la loro estrapolazione dal "single undertaking" per avviare i negoziati fra i paesi interessati.
Ora la nuova strategia europea dovrà essere discussa ed approvata dal Consiglio dei ministri del commercio il 2 dicembre e l'8 dicembre dal Consiglio degli Affari generali e Relazioni Esterne.








posted by tradewatch | 17:20 | commenti
 

La Confindustria italiana: rilanciare il Doha round, investimenti compresi

Secondo la Confindustria italiana è “assolutamente necessario riavviare il Negoziato Globale e fare in modo che esso non fallisca”. In documento indirizzato alla Commissione europea, gli industriali italiani indicano alcune tappe di una possibile road map per riprendere il filo dei negoziati. Questi i punti principali:

"- trovare a tutti i costi un compromesso, abbandonando – se necessario – la linea negoziale basata sul principio del single undertaking, per concentrarsi su quei dossier nel cui ambito è possibile raggiungere un accordo globale (es. NAMA – Non Agricultural Market Access Products);

- assicurare un migliore accesso ai mercati ricchi per i prodotti dei paesi in via di sviluppo più poveri, in cambio di una maggiore sicurezza e continuità negli approvvigionamenti di alcune materie prime strategiche;

- rafforzare l’aiuto allo sviluppo come previsto dalla carta di Doha, avendo in cambio dai paesi in via di sviluppo un accorciamento dei tempi previsti dagli accordi WTO per allineare l’accessibilità, le condizioni e gli standard interni dei loro mercati a quelli in vigore nelle aree economiche più avanzate;

- costituire un “nocciolo duro”, o una “pattuglia avanzata”, di paesi che, all’interno del WTO e nel rispetto delle sue regole, si facciano carico di procedere speditamente lungo la strada della realizzazione del Mercato Globale, facendo da apripista e da polo di attrazione nei confronti di tutti gli altri;

- realizzare, in ambito WTO, un Framework per gli Investimenti Internazionali, come previsto negli accordi di Doha, che assicuri condizioni trasparenti, stabili e prevedibili agli investitori esteri. Dopo il fallimento del tentativo in ambito OCSE (il famigerato MAI, ndr), è importante che venga portata avanti e definita un’iniziativa così ambiziosa in seno al WTO, per dare la possibilità anche ai PVS - che sono quelli più interessati agli FDI per le possibilità di sviluppo economico e crescita sociale che comportano - di partecipare alla realizzazione di un Framework sugli Investimenti Internazionali, fatto questo che li responsabilizzerà al riconoscimento ed al rispetto di quelle regole che saranno chiamati essi stessi a definire".

posted by tradewatch | 15:34 | commenti
 

La società civile del Kenya chiede di respingere il testo sull’agricoltura

Diverse organizzazioni della società civile keniota hanno rilasciato oggi un comunicato congiunto in cui chiedono al Governo del loro paese di respingere il testo Derbez, proposto in sede Wto alla ministeriale di Cancun.

Queste organizzazioni si dicono molto preoccupate dal fatto che questa bozza possa essere ripresa, in materia agricola ma anche per le tariffe industriali (NAMA) e le Singapore Isues, a Ginevra, quando si cercherà di rianimare i negoziati del Wto. Sia nel merito (il testo ignorava le richieste dei paesi in via di sviluppo) sia nel metodo (la mancanza di trasparenza e democrazia con cui il testo fu prodotto) hanno suscitato le aspre critiche di molti paesi del sud.

Il comunicato analizza nel dettaglio i diversi motivi per i quali il testo Derbez dovrebbe essere rigettato, in particolare in materia di agricoltura. Gli argomenti vanno dal discorso sui sussidi (scatole verdi, blu e rosse) alla delicata questione dell’accesso al mercato, fino alle conseguenze per i piccoli agricoltori ed al trattamento speciale e differenziato per questi, chiudendosi con la raccomandazione di non estendere la calusola di pace che impedise ai paesi del sud di fare causa in sede Wto contro i sussidi europei e statunitensi.

posted by tradewatch | 12:40 | commenti
 

Dopo Cancun: Basta Singapore Issues!
Lanciamo un appello al Ministro Urso: "Togliamo investimenti, concorrenza, spesa pubblica e facilitazione al commercio dall'agenda europea."
Tradewatch promuove un appello on line per pressare il governo italiano a cancellare dalla propria lista di priorità il lancio di negoziati sui nuovi temi di Singapore: regole sugli investimenti, concorrenza, trasparenza negli appalti pubblici e facilitazione al commercio.
La caparbietà dei nostri governi e del commissario Pascal Lamy nel proporre questi temi a Cancun è stata una delle cause principali del fallimento del vertice. In questi giorni i nostri governi stanno discutendo la nuova proposta negoziale che Lamy presenterà all'incontro del Consiglio generale del WTO in programma a Ginevra il 15 dicembre. Purtroppo la Commissione non appare intenzionata a rinunciare a questi temi e propone di avviare i negoziati anche per gli investimenti e le regole di concorrenza, anche se in maniera plurilaterale, cioè non obbligando tutti i paesi a firmare l'accordo finale.
La decisione definitiva sarà presa il prossimo 2 dicembre in un Consiglio dei ministri del commercio europei.
Un accordo plurilaterale sugli investimenti costituirebbe la riproposizione dell'
accordo MAI (Accordo Multilaterale sugli investimenti), i cui negoziati fallirono nel 1998 per la forte opposizione internazionale della società civile.
Non c'è tempo da perdere, per questo Tradewatch chiede di inviare una e-mail al nostro viceministro Adolfo Urso e al nostro rappresentante nel comitato 133 (comitato che assiste la commissione in materia di commercio internazionale) col testo riportato di seguito, per riaffermare che i temi di Singapore devono essere cancellati dall'agenda negoziale europea.
E' una iniziativa congiunta con più di 100 gruppi europei, sostenuta con forza dai popoli del sud del mondo. Cancùn ha detto No! ai temi di Singapore, l'Europa non deve riproporli !

Testo da inviare (o faxare al numero: 06.59932634) a:
On. Adolfo Urso
Viceministro Ministero Attività produttive
URSO_A@camera.it
Ministero Attività produttive
Viale Boston, 25 - 00144 Roma
Dott. Amedeo TETI
Direttore generale delle politiche commerciali
teti@mincomes.it
Ministero Attività produttive
Viale Boston, 25 - 00144 Roma

A Cancùn la strategia europea di convincere i paesi membri del WTO ad avviare i negoziati per nuove regole su investimenti, concorrenza, trasparenza negli appalti pubblici e facilitazione al commercio è fallita. Durante la quinta conferenza ministeriale, la maggioranza dei paesi membri ha chiaramente affermato di non voler negoziare questi temi e di non ritenere il WTO il forum più appropriato per occuparsene.
La strategia europea è stata fra le cause maggiori del fallimento della conferenza anche se l'offerta formulata nelle ultime ore del vertice, dal commissario Lamy e dal comitato 133, di cancellare due dei temi di Singapore (investimenti e concorrenza) va nella giusta direzione seppure sia parsa più una scelta tattica che un riconoscimento della richiesta della maggioranza dei paesi membri del WTO di non procedere su tali temi.
Prima di Cancùn, insieme a più di 100 gruppi della società civile europea, Rete Lilliput e la Campagna Questo mondo non è in vendita aveva chiesto all'Unione Europea di rinunciare a chiedere l'espansione del WTO.

Ai ministri del commercio, riuniti a Palermo il 6 luglio 2003, avevamo chiesto di:
- ritirare il loro sostegno all'avvio dei negoziati sui nuovi temi
- smettere di impegnarsi in strategie per ingannevoli trade offs, ma piuttosto di premere per il rispetto degli impegni precedentemente presi per ridurre il dumping sui sussidi e per muoversi nella direzione di un'agricoltura più sostenibile senza richiedere come contropartita delle ulteriori concessioni da parte dei paesi in via di sviluppo.
- sostenere l'agenda per rivedere e riformare radicalmente le esistenti regole sul commercio piuttosto che forzare l'avvio di un nuovo insieme di negoziati che la maggior parte dei paesi in via di sviluppo non vuole.
- sostenere un'agenda negoziale europea che risponda maggiormente alle preoccupazioni dei cittadini dell'Unione ed alle richieste di riduzione della povertà e di sviluppo sostenibile.
- rivedere il mandato negoziale conferito al Commissario Lamy nel 1999.

Noi Vi rivolgiamo nuovamente queste richieste invitandovi a considerarle con attenzione nella consultazione attualmente in corso fra i 15 paesi dell'unione per stabilire la nuova agenda negoziale europea da presentare al consiglio generale del WTO in programma il 15 dicembre a Ginevra.
Sappiamo che fra le ipotesi formulate vi è quella di negoziare i due temi più contestati, investimenti e regole di concorrenza, in maniera plurilaterale, cioè coinvolgendo "solo i paesi interessati". Anche se questa sembrerebbe una formula ragionevole, ci sembra sbagliata per queste semplici ragioni:
- I Paesi in via di sviluppo subirebbero sicuramente molte pressioni per aderire "volontariamente" a questi accordi plurilaterali
- Un accordo plurilaterale sugli investimenti avrebbe le medesime conseguenze negative di un accordo multilaterale dal momento che non incrementerebbe gli IDE verso i paesi più poveri, non costituirebbe un aiuto verso la riduzione della povertà e non bilancerebbe diritti e doveri degli investitori
Non dimentichiamo che il MAI, l'Accordo Multilaterale sugli Investimenti i cui negoziati mai conclusi si svolsero in sede OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), era un accordo plurilaterale, che è stato respinto nel 1998 da una coalizione globale della società civile e da un ampio gruppo di paesi in via di sviluppo al vertice ministeriale di Seattle. Ci sembra una strategia politica velleitaria richiamare il disastro del fallimento di Seattle per rilanciare il Doha Development Round.
Per questi motivi Vi chiediamo di impegnarvi perché l'UE non persegua questa strada e decida di cancellare i temi di Singapore dalla propria agenda negoziale. Una simile decisione costituirà certamente un segnale positivo per tutti i paesi in via di sviluppo della volontà europea di riconoscere e rispettare le loro richieste.



































posted by tradewatch | 12:08 | commenti
martedì, 25 novembre 2003
 

La Commissione Europea discute del dopo Cancùn
Nell'incontro del 26 novembre, la Commissione Europea ha in agenda il tema del commercio internazionale.
I Commissari Lamy (commercio) e Fischler (agricoltura) riferiranno della proposta europea post-Cancùn e delle opzioni che stanno valutando per riavviare il Doha Round.
In questi giorni è prevista la fine del periodo di riflessione e di discussione che Lamy ha avviato dopo il fallimento della Conferenza di Cancùn.





posted by tradewatch | 17:06 | commenti
 

Consultazioni sull’agrcioltura nel Wto: nessun accordo in vista

Il presidente del Consiglio Generale del Wto ha condotto gli scorsi 20 e 21 novembre una serie di incontri informali (o green rooms) sull’agricoltura, ai quali hanno preso parte circa 30 paesi membri. Questo è il secondo giro di consultazioni per cercare di torvare una posizione comune accettabile in vista dell’incontro del 15 Dicembre a Ginevra, che dovrebbe riaprire ufficialmente i negoziati Wto dopo il fallimento di Cancun.

Non c’è stato però nessun passo avanti durante questi incontri, con i diversi paesi che ribadivano le proprie posizioni. Il presidente del Consiglio Generale ha concluso che “non c’è una base per nessun tipo di nuovo testo”.

Da notare in particolare la presentazione indiana che ha illustrato, dati alla mano, come “l’approccio misto” proposto da Usa e UE per ridurre le tariffe agricole porterebbe maggiori svantaggi ai paesi in via di sviluppo, che dovrebbero fare sacrifici ben maggiori dei paesi occidentali. Molti paesi in via di sviluppo hanno detto di avere trovato i risultati dello studio “inquietanti” e hanno sostenuto la richiesta indiana di effettuare delle simulazioni fatte dal segretariato del Wto stesso.

posted by tradewatch | 10:40 | commenti
 

Miami come Cancùn ?
E' terminata con un giorno di anticipo la Conferenza ministeriale dei 34 paesi che stanno negoziando l'Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA).
In pratica, a livello di ministri del commercio, la conferenza è terminata prima di iniziare, poiché i ministri hanno deciso subito di accettare la dichiarazione ministeriale scritta da Stati Uniti e Brasile, attuali co-presidenti dei negoziati ALCA.
Zoellick, il rappresentante di Bush per il commercio internazionale, nel suo intervento ha difeso il testo proposto, indicandolo come un ragionevole compromesso in grado di far rispettare i tempi a suo tempo stabiliti per la firma dell'ALCA, ovvero il gennaio del 2005.
In realtà la dichiarazione ministeriale è fortemente generica, stabilisce un accordo comune su una parte generale, lasciando ai paesi aderenti la libertà di non sottoscrivere eventuali parti non gradite.
Le lobby imprenditoriali USA hanno criticato aspramente il risultato di Miami, definendolo troppo poco ambizioso.
La verità è che i problemi emersi a Cancùn non potevano essere cancellati d'incanto e l'unica possibilità americana di evitare di fare  di Miami la Seattle dell'ALCA era quella di moderare le richieste ed accettare, almeno momentanemente, le proposte brasiliane.
L'esito della Conferenza è perciò il risultato del compromesso siglato pochi giorni fa questi due paesi.
Il testo della dichiarazione ministeriale non entra nel dettaglio di alcuno dei temi scottanti, cioè non dice una parola su agricoltura, brevetti, investimenti, servizi o appalti governativi. Stabilisce solo che alcuni di questi temi potrebbero generare accordi plurilaterali, cioè sottoscritti solo da un aparte dei 34 paesi aderenti all'ALCA. Ma non da alcuna istruzione al comitato che seguirà i negoziati di come tradurre in concreto questa elasticità.









posted by tradewatch | 10:27 | commenti
lunedì, 24 novembre 2003
 

Una nuova guerra commerciale all’orizzonte tra Usa e UE?

Dopo il doppio attacco europeo agli USA in sede Wto, sui sussidi all’acciaio e sulla legge Usa che garantiva agevolazioni fiscali per l’export, entrambe condannate dal Wto, una nuova disputa rischia di tendere ancora di più le relazioni commerciali tra i due giganti. Washington ha avvertito che intende muoversi contro la “fortezza europea” che non consente alle compagnie americane di effettuare acquisizioni di controllo di quelle europee.

Questa reazione è legata alla nuova direttiva sulle acquisizioni di controllo di aziende UE che dovrebbe essere approvata dai quindici paesi europei nelle prossime settimane. La direttiva, se cosi approvata renderebbe molto più difficile alle aziende Usa fare offerte di acquisto. Fonti americane hanno già segnalato che così l’Europa “non sarebbe aperta agli affari”.

Al momento Frits Bolkestein, Commissario unico dell’UE per il mercato si è rifiutato di rivedere i punti più controversi della direttiva, ma gli Usa hanno già avvertito che queste regole “creerebbero delle difficoltà rispetto alle normative e le linee guida del Wto”.

posted by tradewatch | 16:47 | commenti
 

Corea: in 100.000 contro Wto e Fta

In contemporanea con la manifestazione di Miami contro l’ALCA, oltre 100.000 contadini coreani hanno protestato a Seul contro il Wto e gli accordi di libero scambio (Free Trade Agreements – FTA). In particolare la protesta si concentrava con l’FTA tra Cile e Corea che dovrebbe essere ratificato dall’Assemblea Nazionale ai primi di dicembre e contro gli altri FTA che la Corea sta negoziando, ad esempio con Giappone e Singapore. Proprio davanti all’Assemblea Nazionale si è concentrato il grosso della manifestazione, mentre altri cortei hanno sfilato in diversi luoghi della città. Sembra ci siano stati centinaia di feriti e molti arresti e denuce della polizia, schierata in massa. Gli agricoltori vogliono porre fine al “sacrificio dell’agricoltura coreana al libero mercato” e non “permetteranno che Lee Kyng Hae sia morto invano”.

posted by tradewatch | 12:36 | commenti
 

Saltano anche le prosime scadenze?

Nella fallimentare dichiarazione finale di Cancun, l’unico punto fermo sembrava il fatto che i negoziati in sede Wto dovessero riprendere il 15 dicembre a Ginevra. Ora anche questo punto potrebbe essere rimesso in discussione, considerando che l’UE è ancora in “modalità di ascolto” e che dovrebbe decidere la propria posizione il prossimo due dicembre, in un incontro a Bruxelles. L’UE, viste anche le divergenze interne, comincia però a ipotizzare di rimandare la decisione in sede Wto ben oltre metà dicembre. In particolare Carl Trojan, ambasciatore della Commissione Europea presso il Wto ha dichiarato  che se il due dicembre “arriveremo alla conclusione che non siamo pronti il 15 dicembre, non organizzeremo un incontro degli alti rappresentanti”. L’ambasciatore ha lasicato intendere che questo livello di discussioni potrebbe prolungarsi fino a metà febbraio.

La scadenza di questo round di negoziati del Wto, ufficialmente ancora fissata per la fine del 2004, appare sempre più come un’utopia.

posted by tradewatch | 11:29 | commenti
 

Chi decide la politica commerciale dell’Unione Europea?

Sembra confermata la notizia che il prossimo 25 novembre ci sarà un incontro informale tra l’European Services Forum (ESF) ed il Comitato 133 Servizi. Ricordiamo che  l’ESF è una potente lobby che raggruppa i principali interessi privati e le grandi multinazionali europee nel settore dei servizi, mentre il Comitato 133 è l’organismo dell’Unione Europea che ha il compito di elaborare la posizione dell’UE in materia di comercio e di Wto, ed il 133 Servizi la posizione Europa nel Gats in particolare.

Il Comitato 133 Servizi si riunisce il 26 Novembre, ovvero all’indomani di questo incontro informale con la più potente organizzazione che rappresenta gli interessi privati delle grandi multinazionali europee con interessi nel settore dei servizi.

Sicuramente il 25 l’ESF darà al Comitato 133 dei consigli spassionati, che non impediranno a questo Comitato di proporre all’UE una posizione che tuteli i diritti e gli interessi dei cittadini europei e nel rispetto della “Agenda dello Sviluppo di Doha” il cui obiettivo principale doveva essere quello di favorire lo sviluppo eocnomico del sud del mondo...

posted by tradewatch | 11:28 | commenti
 

Gli USA cercano accordi bilaterali di libero commercio nelle Americhe

Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Robert Zoellick ha annunciato il lancio di negoziati bilaterali di libero scambio (Free Trade Agreements – FTA) con Colombia, Perù, Ecuador e Bolivia, e l’avvio di una discussione con Panama e la Repubblica Dominicana. Questo annuncio è stato fatto a Miami, proprio a margine di un incontro che doveva sancire il lancio di un accordo di liberalizzazione commerciale che riguardasse tutte le nazioni americane, (“ovviamente” con l’eccezione di Cuba), l’ALCA - Accordo di libero Commercio delle Americhe.

In questi stessi giorni Zoellick si è incontrato con cinque paesi dell’America centrale per il lancio dell’ultimo round di negoziati per fare partire nel 2004 il Central America Free Trade Agreement (CAFTA).

Secondo alcuni osservatori, alla base di questa decisione di partire con accordi bilaterali e regionali è il tentativo di isolare il Brasile e gli altri paesi americani che hanno espresso delle critiche alla politica egemonica degli USA, anche in materia commerciale. Ricordiamo le divergenze tra Brasile e Usa in primo luogo sui sussidi agricoli concessi agli agricoltori statunitensi che distruggono le agricolture degli altri paesi, americani e non.

posted by tradewatch | 11:27 | commenti
venerdì, 21 novembre 2003
 

Nuova bozza finale alla Conferenza di Miami
La conferenza ministeriale di Miami punta dritto verso gli ultimi giorni, quando arriveranno in Florida, ministri e capi di governo dei 34 paesi che stanno negoziando la nascita dell'ALCA.
I negoziati hanno prodotto una nuova versione di dichiarazione finale (diffusa il 19 novembre) che rappresenta una mediazione fra USA e Brasile.
Il testo è molto vago e non affronta alcun tema specifico ma contiene l'indicazione che l'accordo finale sara' composto da una parte comune che sarà firmata da tutti paesi, mentre altre parti specifiche potrebbero essere non vincolanti per tutti. Questo andrebbe nella direzione auspicata dal Brasile che contesta i temi degli investimenti e dei diritti di proprietà intellettuale, mentre preme sul tema agricoltura.
L'obiettivo americano in effetti e' quello di imporre agli altri 33 paesi dell'emisfero occidentale le proprie regole su brevetti, investimenti, servizi ed appalti pubblici, difendendo invece i propri sussidi agricoli. Analogamente a quanto sta accadendo in seno al WTO.
La nuova bozza è comunque stata criticata da alcuni paesi (ad esempio il Canada) perche' ridurrebbe di molto le ambizioni legate all'ALCA.
Ma di fronte all'alternativa di un fallimento del vertice, un accordo di minori ambizioni appare l'unica strada praticabile.







posted by tradewatch | 11:03 | commenti
martedì, 18 novembre 2003
 
Aperta la conferenza ministeriale per l'ALCA
Si è aperta a Miami, in Florida, l’attesa conferenza ministeriale fra i 34 paesi che stanno negoziando l’Area di Libero Commercio delle Americhe (l’ALCA). Un appuntamento importante, non solo per i paesi interessati, ma anche per il resto del mondo poiché il progetto di cui si sta discutendo a Miami mira a creare entro il 2005 il più grande blocco commerciale del pianeta, riunendo 800 milioni di persone.
L’ALCA vide i suoi albori nel 1994, in occasione del Summit delle Americhe, svoltosi a Miami, sotto la guida di Bill Clinton, ma la sua genesi è frutto del Presidente Bush senior. L’obiettivo era quello di creare un accordo per promuovere la liberalizzazione del commercio e degli investimenti in tutti i paesi dell’emisfero occidentale (esclusa Cuba) e Bush figlio aspira a concludere il sogno del padre, ospite del fratello Jeb, governatore della Florida.
Concretamente il progetto ALCA mira a un accordo quadro che comprenda agricoltura, diritti di proprietà intellettuale, servizi, investimenti e appalti governativi. Insomma tutto quello che a livello multilaterale si sta negoziando in sede WTO.
posted by tradewatch | 22:33 | commenti
lunedì, 17 novembre 2003
 
Accordo UE-Mercosur entro il 2004 ?
L’Unione europea e il blocco dei paesi latinoamericani che compongono il Mercosur hanno concordato un’agenda di incontri negoziali che dovrebbe portare alla firma di un accordo di libero scambio entro la fine del prossimo anno. I momenti negoziali saranno cinque, il primo si svolgerà a dicembre e la sede sarà alternata fra Bruxelles e Buenos Aires. Sono anche previsti due incontri ministeriali.
Il commissario Pascal Lamy, nell’annunciare il programma alla stampa (il 12 novembre), ha affermato che “non è stata stabilita una data conclusiva per i negoziati, ma è stato definito un programma che potrebbe permettere la loro conclusione”. Da parte sua Celso Amorin, ministro degli esteri brasiliano, ha dichiarato che “molto rimane da negoziare, ma ora concordiamo su cosa abbiamo bisogno per fare dei passi avanti”. Lamy ha chiarito che, vista la simultaneità di negoziati bilaterali e multilaterali (in sede WTO) sarà necessario trovare una formula che faccia sì che l’Unione Europea non debba pagare due volte nel delicatissimo settore agricolo. Fanno parte del Mercosur, oltre al Brasile, l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay.
posted by tradewatch | 22:03 | commenti
venerdì, 14 novembre 2003
 

Oggi a Roma riunione del Comitato 133
Si riunisce oggi (venerdì 14 novembre 2003) il Comitato dell'articolo 133 per una riunione informale a livello di membri titolari, cioè di direttori generali dei ministeri competenti dei 15 paesi dell’Unione.
Il Comitato 133 prende il nome dall'articolo 133 del trattato CE che disciplina la politica commerciale della Comunità Europea. Il Comitato è la sede nella quale gli Stati membri seguono e dirigono il lavoro svolto dalla Commissione, fornendo le necessarie istruzioni.
All’ordine del giorno dell’incontro odierno figura la preparazione dell’attesa nuova strategia che l’Europa utilizzerà per affrontare la ripresa dei negoziati del Doha Round, negoziati sospesi dopo il fallimento del vertice di Cancùn ma che ora molti paesi in via di sviluppo vogliono celermente riavviare.
Il problema che sembra interessare maggiormente il Commissario Lamy è quello dei Singapore issues, tanto desiderati dall’Europa quanto osteggiati dalla maggior parte dei paesi aderenti al WTO.





posted by tradewatch | 09:34 | commenti
 

Lamy e la società civile
Si è svolto l'11 novembre a Bruxelles un incontro fra il commissario Lamy e varie organizzazioni non governative (ONG) europee.
Lamy ha ribadito che La Commissione è ancora ufficialmente "in riflessione" riguardo alla nuova agenda negoziale per il Consiglio generale di Ginevra del 15 dicembre. Sebbene l’agenda sarà annunciata il 26 novembre a conclusione delle consultazioni avviate dalla Commissione con la società civile e gli stati membri, ormai Lamy ha concluso le analisi e preparato varie opzioni.
Lamy ha affermato che la Commissione è pronta ad avere un orientamento pro-attivo, ma chiede anche l’impegno degli altri attori. Il suo intervento si è concentrato sui temi più conosciuti legati a fallimento della ministeriale di Cancun: le Singapore issues ed i meccanismi di governance interna del WTO.
Al momento, la Commissione è disposta a separare le Singapore issues in due gruppi. Facilitazioni commerciali e regole per l’appalto pubblico sono ancora considerate prioritarie, tali da essere regolate dalla formula del "tutto o niente" (single undertaking). Per concorrenza ed investimenti si prevede una maggiore flessibilità; in questo caso, l’esclusione dal negoziato, il completo abbandono dalla regola single undertaking o il ricorso alla via plurilaterale figurano tra le opzioni possibili.
L’agenda europea per la riforma del WTO pare invece sia molto limitata, in linea con le pressioni giunte da più parti -Comitato 133 e realtà imprenditoriali, in particolare-, Lamy ha sostenuto che esistono problemi profondi che non possono essere affrontati senza rischiare di paralizzare il Doha Round.
Nonostante le domande, poche le risposte del commissario sulla questione agricola. Lamy ha fatto capire che per cotone ed agricoltura non c’è alcuna chiarezza su quale sia la base per riavviare i negoziati e che la Commissione non sembra disposta ad accettare la porosa circolata a Cancun (proposta Derbez) come punto di partenza: da un lato questo testo renderebbe difficile un accordo sul cotone, e dall’altro riaprirebbe la possibilità di verificare il contenuto della "green boxe".
In termini più generali, Lamy si è interrogato sul valore del multilateralismo commerciale e sul significato del Doha Round come round di sviluppo. Il Commissario ha riaffermato la necessità di spingere per un sistema di regole commerciali multilaterali, seguendo le indicazioni del Consiglio e del Parlamento, ma non ha escluso la possibilità di avviare negoziati bilaterali, nel caso di uno stop prolungato del WTO ed a fronte dell’attività degli altri attori. (fonte Azione Aiuto)









posted by tradewatch | 09:33 | commenti
giovedì, 13 novembre 2003
 
UE, USA e Canada contro imposta sui film stranieri
Unione europea, Stati Uniti e Canada hanno formalmente criticato il progetto della Giunta dipartimentale di Montevideo di aumentare al botteghino del 7 per cento il prezzo dei biglietti cinematografici delle pellicole prodotte al di fuori del Mercosur (Mercato del cono sud). Il progetto, appoggiato dalla formazione di sinistra uruguayana ‘Frente Amplio’, attualmente in vantaggio nei sondaggi per le presidenziali del prossimo anno, è stato definito dalla Ue e dai due Paesi nordamericani “discriminatorio” e “contrario alle norma dell’Organizzazione mondiale del commercio” (Omc). L’idea, partita lo scorso 23 ottobre dal presidente dell’Intendenza di Montevideo, Mariano Arana, è stata subito appoggiata dal ‘Frente Amplio’, che gode della maggioranza nel parlamento del dipartimento della capitale. Quanto ricavato dall’imposizione della tassa, secondo l’idea di Arana, sarebbe destinato al finanziamento di progetti audiovisivi uruguayani. Dal progettato aumento sarebbero escluse, secondo l’intendente di Montevideo, le pellicole “la cui produzione e distribuzione sia indipendente”, provenienti da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, Paesi membri del Mercosur, e da quelli associati (Bolivia, Cile e Perú). Fin dal primo momento, le imprese distributrici dei film stranieri in Uruguay e i proprietari dei cinema della capitale, dove vive la metà dei 3 milioni e 300mila abitanti del Paese, si sono opposti all’imposizione dell’imposta. Il rischio, ora, se la Giunta dipartimentale di Montevideo dovesse approvare egualmente il progetto, è che Ue, Usa e Canada decidano contromosse dello stesso tenore ai danni del cinema uruguayano. FONTE MISNA


posted by tradewatch | 12:38 | commenti
lunedì, 10 novembre 2003
 
Wto, condannati anche in appello i dazi Usa su acciaio
Anche il tribunale di appello dell'Organizzazione mondiale del Commercio si è pronunciato contro i dazi dogali imposti dagli Stati uniti sulle importazioni di acciaio. Il massimo organo giurisdizionale del Wto ha sentenziato che i dazi sono "incoerenti" con le norme che regolano il commercio mondiale. Il presidente americano George Bush dovrà ora decidere se ritirare i dazi o far fronte alla rappresaglia doganale dell'Unione europea (che a questo punto sarebbe legale) che ha già pronto un piano per imporre dazi per due miliardi e 200 milioni di dollari sulle importazioni americane.

posted by tradewatch | 17:30 | commenti
venerdì, 07 novembre 2003
 

Stuart Harbinson si dimette dalla presidenza del Comitato Agricoltura
La notizia è stata annunciata da un comunicato stampa diffuso dal WTO il 6 novembre.
Stuart Harbinsonm, ambasciatore di Hong Kong presso il WTO, era stato nominato presidente del Comitato che si occupa dei negoziati agricoli nel settembre del 2002 e la sua nomina era parsa un segnale forte di impegno visto che precedentemente Harbinson aveva presieduto il Consiglio generale in maniera autorevole, scrivendo di suo pugno la bozza della dichiarazione ministeriale poi approvata al vertice di Doha nel 2001.
Harbinson aveva provato a mediare le posizioni contrastanti in agricoltura preparando una bozza di accordo sulle modalità il 18 marzo scorso. Quel testo non era stato accolto con favore da nessun paese anche se oggi possiamo dire che si trattava di un testo migliore rispetto all'accordo USA-UE del 13 agosto scorso e a quanto contenuto nella bozza di dichiarazione ministeriale presentatata il 13 settembre a Cancùn.
Perché Harbinson molla tutto proprio ora ?
Ufficialmente perché stanco e perché "un nuovo presidente potrà portare quella nuova prospettiva [ai negoziati] necessaria nel momento attuale".
Per Supachai Panitchpakdi, direttore generale dl WTO, le dimissioni di Stuart Harbinson significano un nuovo problema: trovare un nuovo presidente sufficentemente autorevole per gestire e risolvere il più contestato tema sollevato a Cancùn.







posted by tradewatch | 09:56 | commenti
giovedì, 06 novembre 2003
 

Il Parlamento Danese pronto a rinunciare alle Singapore Issues

Con una importante decisione, il Parlamento danese, a larga maggioranza (92 favorevoli e 10 contrari) ha chiesto al Governo di “non permettere che le Singapore Issues (facilitazioni al commercio, trapsarenza negli appalti pubblici, investimenti e concorrenza) possano bloccare un accordo generale, in nessuna circostanza”. Nella risoluzione, inoltre, si chiede di rafforzare il dialogo con i paesi più poveri, di implementare l’accordo per permettere a questi paesi l’accesso ai farmaci essenziali e di “abolire i sussidi di stato distorsivi del commercio, non da ultimi i sussidi all’export” in campo agricolo.

Questa decisione rappresenta una svolta importante, se si considera che fino a Cancun la Danimarca è stato uno dei paesi UE che maggiormente sosteneva l’avvio dei negoziati sui Singapore Issues (SI). Forse ancora più importante l’interpretazione di questa decisione data dal Ministro degli Esteri danese, Mr. Per Stig Moller, che ha dichiarato che due dei quattro SI (investimenti e concorrenza) erano già stati messi da parte a Cancun. La risoluzione del Parlamento gli dava modo di spiegare i vantaggi dei SI ai paesi in via di sviluppo, e di ascoltare le loro preocupazioni. E se i PVS non vogliono negoziare su questi temi, non dovrebbero essere costretti, quindi la Danimarca potrebbe lasciare cadere tutte’e quattro le Singapore Issues.

posted by tradewatch | 17:06 | commenti
 

L’UE alla guerra commerciale con gli Usa

La BBC riporta la dichiarazione dell’UE secondo la quale gli Usa dovranno fronteggiare 200 milioni di dollari di tariffe a partire dal marzo 2004. La Commissione Europea ha deciso di imporre agli Usa queste tariffe come ritorsione verso la legge americana che consente sgravi fiscali per l’export, è che è stata condannata dal Wto. In una prima fase verrà applicata una tariffa del 5% su 4 miliardi di dollari di merci. Il Commissario al Commerico Lamy ha dichiarato che “la Commissione spera di dare un messaggio molto chiaro agli Usa, che il loro rifiuto di implementare le decisioni del Wto a tre anni dalla scadenza originaria è inaccettabile”.

Il Wto ha concesso all’UE il diritto di applicare tariffe fino al 100% su oltre 4 miliardi di dollari di merci Usa, dopo avere dichiarato illegittimi i tagli alle tasse sull’export, note come “Foreign Sales Corporation”. L’UE ha dichiarato che le tariffe slairanno dell’1% ogni mese per un anno, periodo entro il quale si augurano che gli Usa ritirino queste misure.
Contemporaneamente l’UE ha anche avvertito che sta considerando di imporre sanzioni su altri 2,2 miliardi di dollari in prodotti Usa a partire da dicembre, in merito ad un’altra disputa originata dalla decisione di Bush del marzo 2002 di applicare tariffe fino al 30% sull’import di acciaio, per proteggere l’industria nazionale. Una decisione in merito è attesa lunedi prossimo, mentre fonti UE dicono che le ritorsioni, che riguarderebbero tra l’altro le moto Harley Davidson, i limoni e i prodotti tessili, sono state calcolate per colpire in modo particolare le regioni che maggiormente sostengono il partito Repubblicano di Bush, ad un anno dalle elezioni presidenziali.


posted by tradewatch | 11:46 | commenti
 

Una nuova posizione Europea sui Singapore Issues?

Secondo il Financial Times di questa matttina l’UE, ed in particolare la Commissione Europea, sta preparandosi a cambiare posizione cui contestatissimi Singapore Issues (SI), i quattro nuovi temi negoziali (investimenti, concorrenza, facilitazioni al comemrcio, trasparenza negli appalti pubblici), che la stessa UE ha cercato di inserire nell’agenda del Wto a Cancun, e alla base del fallimento del vertice messicano per l’opposizione di oltre 70 paesi del Sud.

La Commissione Europea sembra ora dichiarare di accettare il fatto che non tutti i membri del Wto debbano implementare un eventuale accordo sui SI, ma che si vada avanti su base volontaria, ad esempio con un primo gruppo di paesi che negoziano un accordo su alcuni di questi accordi, mentre gli altri potrebbero aggiungersi dopo.

Il Financial Times dichiara che il documento in suo possesso chiarisce che l’UE non vuole abbandonare i negoziati sui SI, ma che non è possibile condizionare i negoziati commerciali internazionali all’avvio di questi accordi.

Questa posizione sarebbe però contraria alla fondamentale regola del Wto che vuole che tutti i 148 paesi membri siano d’accordo perchè un negoziato venga applicato. Inoltre, il fatto che l’UE accetti di negoziare i vari SI separatamente, riflette il fatto che su alcuni di questi accordi, come investimenti e concorrenza, i contrasti sono ancora maggiori.

Il documento lascia aperte due ipotesi negoziali: o tutti i paesi membri discutono e poi solo alcuni ratificano l’accordo, oppure solo i paesi che intendono implementarlo partecipano alla discussione. Questo discorso varrebbe in particolare per gli investimenti e la concorrenza. Per le facilitazioni al commercio e la trasparenza l’ipotesi è quella di coinvolgere nel negoziato tutti i paesi membri del Wto. Il documento sottolinea che sarebbe il meccanismo più logico, ma concede che “questa logica non è condivisa da tutti”.

posted by tradewatch | 11:28 | commenti
 

Nuovi tentativi di rimettere in moto il Wto – il silenzio di Usa e UE

Un rapporto curato dal SUNS (South-North Development Monitor) riporta i tentativi del Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi e del presidente del Consiglio Generale Amb. Carlos Perez De Castillo di rimettere in moto i negoziati del Wto. In particolare, quest’ultimo sta tenendo una serie di consultazioni con diverse delegazioni sui differenti temi negoziali.

Il rapporto indica anche che si sono tenute, verso la fine di ottobre, due “green rooms”, ovvero due riunioni informali alle quali sono invitati solo pochi paesi membri del Wto, per discutere di Agricoltura e di tariffe industriali (Accordo Non-Agriculture Market Access o NAMA).

Il rapporto specifica che “il processo di verifiche mirato a riavviare i negoziati sul commercio, suggerisce che nella migliore delle ipotesi una serie di mosse sono state avanzate, ma senza nessun reale movimento da parte dei principali partecipanti, in particolare gli USA e l’UE”.

Un dipomatico di un paese in via di sviluppo ha detto che ne gli Usa ne l’UE sembrano intenzionati ad andare avanti o a fare le necessarie concessioni per venire incontro al punto di vista dei paesi del Sud.

Inoltre, considerando le elezioni presidenziali negli Usa, il rinnovo della Commissione e l’ingresso di nuovi paesi nell’UE nel 2004, sembra piuttosto improbabile che i negoziati sul Doha round possano riprendere rapidamente, o che si possa rispettare la scadenza del round fissata per il primo gennaio 2005, anche se nessuno vuole ancora dirlo in modo esplicito.

posted by tradewatch | 11:05 | commenti
mercoledì, 05 novembre 2003
 

Lamy a Washington: cos’è successo a Cancun?

Il Commissario Europeo al Commercio Pascal Lamy è intervenuto ieri a Washington al European Institute per parlare della crisi del commercio, a seguito del fallimento di Cancun.

In tono quasi scherzoso si è chiesto chi ha ucciso Cancun, riconoscendo l’importanza delle alleanze tra paesi del Sud, G90 e G20 ma specificando che “la sfida per il G20 ora è mostrare che ha la capacità anche di fare muovere le cose, e non solo quella di dire no”, e insistendo che non si tratta comunque di una sfida tra Nord e Sud.

Cancun non è stato solo un incidente, ha aggiunto Lamy, ed è necessario “un breve periodo per riconsiderare la nostra posizione”, “l’obiettivo è essere pronti per il Consiglio Generale di Ginevra del 15 Dicembre, una data decisa a Cancun: prima di allora, avremo una riunione informale con i paesi membri [dell’UE] il due dicembre”.

Lamy non vede problemi particolari nell’eventuale ripresa del bilateralismo, vicino ai negoziati multilaterali: “nel prossimo futuro noi in Europa, voi negli Usa e sempre di più loro in Asia seguiranno un mix di accordi commerciali multilaterali e bilaterali. Credo che questo sia salutare.”

Il Commissario al Commercio ha concluso il suo intervento con una analisi delle dispute in corso tra UE e USA, cercando di minimizzare i problemi tra le due sponde dell’Atlantico: “per quanto riguarda i nostri problemi commerciali bilaterali, non è cosi complicato. Sappiamo quello che va fatto, e ce lo siamo detto diverse volte. Dobbiamo adeguarci alle regole del Wto”. Cosi, come l’UE ha dovuto cedere su banane e ormoni, gli USA dovranno accogliere le richieste UE sull’acciaio.

Lamy ha concluso ipotizzando una sola strada percorribile: “siamo rimasti con due soluzioni poco attraenti: perseverare con il round multilaterale; e adeguarci alle regole già concordate. Nessuna delle due sarà molto facile, ma mi sembra che sia probabilmente il solo modo di procedere.”

posted by tradewatch | 17:11 | commenti
 

Urso: anche la pazienza dell'Europa ha un limite

Anche la pazienza della saggia Europa ha un limite e questo limite è stato completamente superato”. Questo il commento del vice ministro delle Attività Produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso, in merito alla decisione assunta oggi dalla Commissione, su esplicito mandato del Consiglio dei Ministri dell’UE, di prevedere una misura di ritorsione nei confronti degli Stati Uniti per gli aiuti all’export garantiti dalla legge Foreign Sales Corporation. “Come amico franco e leale degli Stati Uniti – ha aggiunto – mi auguro vivamente che Washington proceda rapidamente all’adeguamento della propria normativa nazionale sui sussidi fiscali all’export secondo quanto previsto dal WTO”.

La decisione assunta oggi dalla Commissione, ha sottolineato in una nota Urso, “è ancora più opportuna ed urgente se si considera che tra qualche settimana in sede di Consiglio dei Ministri del Commercio porremo all’ordine del giorno l’adozione di eventuali misure compensative sulla decisione degli Usa di adottare dazi sull’acciaio”.    FONTE ADN KRONOS
posted by tradewatch | 17:07 | commenti
 

Il Brasile pronto alla guerra del cotone con gli Usa

Gli agricoltori brasiliani produttori di cotone hanno accusato gli Usa di distruggere la loro industria, ed ora il Governo ha dichiarato di volere reagire sul piano commerciale, secondo quanto riportato ieri dalla BBC.

Alla base di questa protesta i sussidi garantiti ai produttori Usa che sono ancora aumentati con la “Farm Bill” dell’anno scorso. In pratica i contadini Usa ricevono un prezzo garantito indipendentemente dai prezzi sul mercato mondiale. Oltre a falsare la concorrenza ed i prezzi, questo meccanismo spinge i contadini negli Usa a produrre il più possibile, visto che i sussidi sono legati alla produzione e garantiscono il prezzo di vendita. Questo però significa creare una sovraproduzione che porta ad un ulteriore diminuzione del prezzo del cotone sui mercati, strangolando le produzioni di altri paesi, come ad esempio quella brasiliana, che fino all’inizio degli anni ’90 era la terza al mondo per quanto riguarda il cotone, in particolare grazie allo stato del Parana, nel sud del Brasile.

Il direttore esecutivo dell’Associazione dei coltivatori brasiliani di cotone, Elliot Ollini ha dichiarato alla BBC: “se non ci fossero questi sussidi ma la competizione fosse libera, il Parana oggi produrrebbe molto di più, e potremmo anche esportare molto di più”. Le conseguenze dei sussidi Usa sono invece un alto tasso di disoccupazione tra questi contadini, costretti quindi a trasferirsi nelle città dove però difficilmente trovano lavoro, andando ad ingrandire ulteriormente le favelas delle metropoli brasiliane.

Oggi sembra però che il Brasile, spronato dal risultato di Cancun, abbia deciso di reagire sul piano commerciale e di attaccare gli enormi sussidi dei paesi del Nord. Certo, con l’elezione alla presidenza degli Usa nel 2004, ed il supporto determinante degli stati agricoli del Midwest nella precedente elezione di Bush, è difficile ipotizzare che Washington sia disposta a fare delle concessioni in materia nel breve periodo.

posted by tradewatch | 13:05 | commenti (1)
 

I Singapore Issues di nuovo nell’agenda Wto?

Il Washingotn Trade Daily riporta la notizia che alcuni importanti delegati di paesi africani presso il Wto a Ginerva hanno detto di avere bisogno di un incarico formale da parte dei loro Ministri del Commercio per continuare a discutere su due dei quattro Singapore Issues – i nuovi temi che l’UE vuole introdurre nel’agenda Wto ed alla base del fallimento di Cancun. I delegati hanno parlato delle facilitazioni al commercio e della trasparenza negli appalti pubblici in un incontro con il presidente del Consiglio Generale del Wto Carlos Perez De Castillo.
Quest’ultimo sta cercando di consultarsi con rappresentanti di diversi gruppi regionali per riavviare i negoziati, e sembra avere dichiarato, dopo questi colloqui preliminari, che l’UE potrebbe accettare di discutere solo questi due nuovi temi e lasciare da parte gli altri due: concorrenza ed investimenti.

In parallelo, in un documento della settimana scorsa, Bruxelles ha proposto di procedere sui Singapore Issues con un accordo plurilaterale solo tra i paesi interessati, invece di cercare un negoziato che coinvolga tutti i paesi membri del Wto.


posted by tradewatch | 12:40 | commenti
martedì, 04 novembre 2003
 

Le Conclusioni dell’UNCTAD su Wto e Cancun

Si è conclusa la 50° sessione di lavoro della conferenza dell’ONU per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD) in cui si è tratto un bilancio di Cancun. Visto che al momento attuale non c’è stata una simile discussione in sede Wto, questo dibattito, che ha visto gli interventi di 47 paesi, è molto significativo per chiarire le diverse posizioni in merito ad una ripresa dei negoziati.

Un rapporto curato dal Third World Network su questi lavori sottolinea che i diversi interventi hanno insistito sull’importanza del sistema commerciale multilaterale, anche per promuovere gli obiettivi della “Dichiarazione del Millennio” e riaffermato il ruolo dell’UNCTAD. Malgrado questa dichiarazione, è anche evidente che i negoziati sul commercio non possono essere visti come la panacea per l’economia globale. Il commercio non può essere un fine a se stesso ma deve essere un mezzo per raggiungere uno sviluppo equo e sostenibile.

Nella dichiarazione finale del meeting, anche un accenno al fatto che ormai tutti gli incontri internazionali si pongono l’obbiettivo di ridurre le diseguaglianze della globalizzazione, ma che finora il commercio, che è forse l’aspetto più visibile di queste diseguaglianze, non ha portato benefici ai paesi più poveri.

Diversi paesi hanno inoltre notato come i paesi del nord hanno beneficiato di politiche che oggi sono precluse ai paesi poveri, e che non è possibile pensare di aprire il commercio alla stessa velocità per tutti.
Tra i commenti più ricorrenti su Cancun ed il Wto, il fatto che l’agenda è sembrata sovraccarica, e che se molti paesi hanno chiesto di non includere le New Issues forse sarebbe il caso di lasciarle da parte per fare avanzare i negoziati. Da notare anche la nuova presa di coscienza di blocchi di paesi del sud che ha riequilibrato i rapporti di forza in sede Wto, e che è necessario considerare per i futuri negoziati.
Molti hanno sottlolineato come il Wto abbia un meccanismo decisionale molto rudimentale, a fronte di un potere di fare applicare le proprie decisioni molto forte, che questo squilibrio può essere alla base di molti prolbmie nel commercio internazionale, e che sarebbe quindi ora di considerare una riforma in direzione di una maggiore democrazia del Wto.

E’ mancato l’accordo in molte aree chiave dei negoziati, a partire dall’agricoltura e dai prodotti industriali. Molti paesi hanno dichiarato che Cancun è stato molto deludente, e che ha lasciato l’impressione che l’Agenda dello Sviluppo di Doha fosse solo retorica. Tutti i paesi hanno comunque concordato sulla necessità di uno sforzo per rimettere sui binari l’Agenda di Doha. Tra le priorità l’implementazione degli accordi ed il Trattamento Speciale e Differenziato per i paesi del Sud. Infine, sull’agricoltura: “l’eliminazione di ogni forma di sussidio all’export ed una sostanziale riduzione dei sussidi interni distorsivi per il commercio agricolo promuoverebbero lo sviluppo nei PVS e contribuirebbero in maniera significativa alla riduzione della povertà.”



posted by tradewatch | 16:07 | commenti
lunedì, 03 novembre 2003
 

Lamy sente la ferita del fallimento di Cancun

E’ quanto riporta il Financial Times in un lungo articolo del 31 ottobre dedicato al potente Commissario Europeo al Commercio.

L’articolo, che ripercorre la carriera di Pascal Lamy, spiega come oggi i “business leaders” europei chiedano urgentemente all’UE di tornare immediatamente ai negoziati in sede Wto, e deplorino la decisione di attendere che altri paesi facciano il primo passo. Questa presa di posizoine viene dopo l’attacco di alcuni parlamentari europei alla tattica di Lamy durante Cancun ed alle proteste di diversi membri di Governi UE sulla direzione che sta prendendo la politica commerciale europea. Le critiche si concentrano su Lamy e sulle sue responsabilità nel fallimento dei negoziati a Cancun, in particolare per avere ignorato, o non navere capito, i segnali che arrivavano da diverse parti.

Alcuni che ben conoscono Mr Lamy pensano che la reazione confusa della Commissione al fallimento di Cancun rifletta la sua personale difficoltà a misurarsi con il fallimento. Dopo avere conosciuto unicamente il successo nel corso della sua carriera a Bruxelles, Lamy intellettualmente e emotivamente non è in grado di accettare una sconfitta. “Un politico esperto si rialzerebbe e supererebbe Cancun” ha detto una fonte al Financial Times, “ma come tecnocrate, Lamy non ha questo tipo di reazioni. L’ha presa decisamente troppo sul personale”.

posted by tradewatch | 13:10 | commenti
 

La Commissione Europea  propone di prolungare il regime di preferenze per un altro anno

Il sito Eurpoaworld riporta la proposta della Commissione Europea di mantenere a tutto il 2005 il Sistema Generalizzato di Preferenze (General System of Preferences - GSP) che scadrebbe alla fine del 2004. Il GSP è un sistema di commercio preferenziale verso i paesi in via di sviluppo, ovvero una serie di riduzioni tariffarie e di imposte sui prodotti che l’UE importa dal sud del mondo. Il GSP interessa 178 paesi, in pratica la totalità dei PVS.

Il commissario al Commercio Lamy ha dichiarato che “vogliamo mostrare il nostro impegno su un principio importante: trattamento speciale per i PVS, ed in particolare una preferenza commerciale unilaterale.” La proposta della Commissione prevede anche di differenziare il GSP a seconda dell’importanza economica e commerciale del paese beneficiario, e di rafforzare il “GSP sociale”, ovvero degli incentivi per i paesi che incorporano ed applicano norme sui diritti dei lavoratori nelle loro politiche.

Il Consiglio dei Ministri dell’UE dovrà valutare questa proposta entro la fine del 2003. Alla base di questa iniziativa anche il fatto che è difficile disegnare un nuovo schema senza sapere il futuro della Doha Development Agenda in sede Wto, che avrebbe dovuto chiudersi a fine 2004, ma che con ogni probabilità, dopo il fallimento di Cancun, proseguirà ben oltre questa data.

In pratica il GSP permette di importare una serie di prodotti o a tasso zero (duty free) o con tassi agevolati, a seconda di quale dei cinque accordi GSP venga applicato. Il  più conosciuto è l’accordo per i paesi meno sviluppati “Everything but arms  -EBA”, ma ci sono anche altri accordi legati ad esempio all’implementazione nel paese beneficiario di norme a tutela dei lavoratori o dell’ambiente.
posted by tradewatch | 12:33 | commenti
 

Zedillo e Cardoso accusano gli USA per il collasso dei negoziati sul commercio

Gli ex-presidenti di Brasile e Messico, Fernando H. Cardoso e Ernesto Zedillo hanno criticato ieri gli Usa per la mancanza di progressi registrati a Cancun e nell’accordo di libero commercio delle americhe (ALCA o FTAA), come riportato dall’UN Wire.

“Oggi voglio sottlineare l’inconsistenza delle politiche commerciali degli USA, che rappresentano il maggior impedimento ad una maggiore liberalizzazione del commercio nel nostro continente” ha detto Zedillo durante una conferenza alla George Washington University sulla crescita dell’America Latina.

Secondo Zedillo le politiche di liberalizzazione portate avanti negli anni ’90 da molti paesi dell’America Latina sono state un passo importante per attrarre capitali nella regione. Questo processo si è però scontrato con un ostacolo: il protezionismo imposto da USA e UE.

posted by tradewatch | 12:31 | commenti