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venerdì, 28 novembre 2003
Dazi Usa su acciaio, Wto concede altri 9 giorni a Washington
L'Organizzazione mondiale del commercio, ha concesso altri nove giorni agli Stati Uniti per modificare i dazi sulle importazioni di acciaio, considerati illegali. Il vertice dei membri del Wto che deve rendere effettiva la sanzione di condanna dei dazi Usa è stato spostato da lunedì al 10 dicembre. L'Unione europea ha reso noto di essere pronta ad attivare in cinque giorni, a partire dalla data del vertice, sanzioni per 2,2 miliardi di dollari nei confronti degli Usa. giovedì, 27 novembre 2003
Supachai e Lamy al meeting del G20
All'incontro del 12 dicembre del G20 ci saranno anche il Direttore generale del WTO, Supachai Panitchpakdi, ed il Commissario europeo al commercio Pascal Lamy. Il meeting si svolgerà a Brasilia e vedrà una riconferma delle richieste dei paesi del Sud del mondo affinché quelli del Nord pongano fine ai sussidi all'agricoltura e taglino le tariffe sui prodotti agricoli. Amnesty International denuncia il comportamento della polizia durante le manifestazioni di Miami Lo scorso 20 Novembre migliaia di persone hanno manifestato a Miami in corrispondenza del vertice dell’ALCA (accordo di Libero Commercio delle Americhe o FTAA in inglese). Il bilancio è stato di oltre 250 fermi ed arresti., con imputazioni come disobbedienza all’ordine di disperdersi, manifestazione non autorizzata e resistenza all’arresto. Nel suo comunicato stampa, Amnesty dichiara di avere ricevuto decine di rapporti di abusi da parte della polizia, che ha utilizzato proiettili di gomma, bastoni, spray accecanti e lacrimogeni contro i manifestanti. Alcuni rapprti parlano di maltrattamenti ed utilizzo degli spray accecanti al pepe anche nei confornti di persone già in stato di arresto all’interno della prigione comunale. Un rappresentante di Amnesty ha dichiarato che “il livello di forza utilizzato da parte della polizia non è apparso essere assolutamente giustificato” e che al momento l’organizzazione sta raccogliendo altro materiale per eventuali seguiti legali. mercoledì, 26 novembre 2003
Lamy svela la "nuova" strategia europea per rilanciare il Doha Round La Confindustria italiana: rilanciare il Doha round, investimenti compresi Secondo la Confindustria italiana è “assolutamente necessario riavviare il Negoziato Globale e fare in modo che esso non fallisca”. In documento indirizzato alla Commissione europea, gli industriali italiani indicano alcune tappe di una possibile road map per riprendere il filo dei negoziati. Questi i punti principali: "- trovare a tutti i costi un compromesso, abbandonando – se necessario – la linea negoziale basata sul principio del single undertaking, per concentrarsi su quei dossier nel cui ambito è possibile raggiungere un accordo globale (es. NAMA – Non Agricultural Market Access Products); - assicurare un migliore accesso ai mercati ricchi per i prodotti dei paesi in via di sviluppo più poveri, in cambio di una maggiore sicurezza e continuità negli approvvigionamenti di alcune materie prime strategiche; - rafforzare l’aiuto allo sviluppo come previsto dalla - costituire un “nocciolo duro”, o una “pattuglia avanzata”, di paesi che, all’interno del WTO e nel rispetto delle sue regole, si facciano carico di procedere speditamente lungo la strada della realizzazione del Mercato Globale, facendo da apripista e da polo di attrazione nei confronti di tutti gli altri; - realizzare, in ambito WTO, un Framework per gli Investimenti Internazionali, come previsto negli accordi di Doha, che assicuri condizioni trasparenti, stabili e prevedibili agli investitori esteri. Dopo il fallimento del tentativo in ambito OCSE (il famigerato MAI, ndr), è importante che venga portata avanti e definita un’iniziativa così ambiziosa in seno al WTO, per dare la possibilità anche ai PVS - che sono quelli più interessati agli FDI per le possibilità di sviluppo economico e crescita sociale che comportano - di partecipare alla realizzazione di un Framework sugli Investimenti Internazionali, fatto questo che li responsabilizzerà al riconoscimento ed al rispetto di quelle regole che saranno chiamati essi stessi a definire".
La società civile del Kenya chiede di respingere il testo sull’agricoltura Diverse organizzazioni della società civile keniota hanno rilasciato oggi un comunicato congiunto in cui chiedono al Governo del loro paese di respingere il testo Derbez, proposto in sede Wto alla ministeriale di Cancun. Queste organizzazioni si dicono molto preoccupate dal fatto che questa bozza possa essere ripresa, in materia agricola ma anche per le tariffe industriali (NAMA) e le Singapore Isues, a Ginevra, quando si cercherà di rianimare i negoziati del Wto. Sia nel merito (il testo ignorava le richieste dei paesi in via di sviluppo) sia nel metodo (la mancanza di trasparenza e democrazia con cui il testo fu prodotto) hanno suscitato le aspre critiche di molti paesi del sud. Il comunicato analizza nel dettaglio i diversi motivi per i quali il testo Derbez dovrebbe essere rigettato, in particolare in materia di agricoltura. Gli argomenti vanno dal discorso sui sussidi (scatole verdi, blu e rosse) alla delicata questione dell’accesso al mercato, fino alle conseguenze per i piccoli agricoltori ed al trattamento speciale e differenziato per questi, chiudendosi con la raccomandazione di non estendere la calusola di pace che impedise ai paesi del sud di fare causa in sede Wto contro i sussidi europei e statunitensi. Dopo Cancun: Basta Singapore Issues! A Cancùn la strategia europea di convincere i paesi membri del WTO ad avviare i negoziati per nuove regole su investimenti, concorrenza, trasparenza negli appalti pubblici e facilitazione al commercio è fallita. Durante la quinta conferenza ministeriale, la maggioranza dei paesi membri ha chiaramente affermato di non voler negoziare questi temi e di non ritenere il WTO il forum più appropriato per occuparsene. martedì, 25 novembre 2003
La Commissione Europea discute del dopo Cancùn Consultazioni sull’agrcioltura nel Wto: nessun accordo in vista Il presidente del Consiglio Generale del Wto ha condotto gli scorsi 20 e 21 novembre una serie di incontri informali (o green rooms) sull’agricoltura, ai quali hanno preso parte circa 30 paesi membri. Questo è il secondo giro di consultazioni per cercare di torvare una posizione comune accettabile in vista dell’incontro del 15 Dicembre a Ginevra, che dovrebbe riaprire ufficialmente i negoziati Wto dopo il fallimento di Cancun. Non c’è stato però nessun passo avanti durante questi incontri, con i diversi paesi che ribadivano le proprie posizioni. Il presidente del Consiglio Generale ha concluso che “non c’è una base per nessun tipo di nuovo testo”. Da notare in particolare la presentazione indiana che ha illustrato, dati alla mano, come “l’approccio misto” proposto da Usa e UE per ridurre le tariffe agricole porterebbe maggiori svantaggi ai paesi in via di sviluppo, che dovrebbero fare sacrifici ben maggiori dei paesi occidentali. Molti paesi in via di sviluppo hanno detto di avere trovato i risultati dello studio “inquietanti” e hanno sostenuto la richiesta indiana di effettuare delle simulazioni fatte dal segretariato del Wto stesso. Miami come Cancùn ? lunedì, 24 novembre 2003
Una nuova guerra commerciale all’orizzonte tra Usa e UE? Dopo il doppio attacco europeo agli USA in sede Wto, sui sussidi all’acciaio e sulla legge Usa che garantiva agevolazioni fiscali per l’export, entrambe condannate dal Wto, una nuova disputa rischia di tendere ancora di più le relazioni commerciali tra i due giganti. Washington ha avvertito che intende muoversi contro la “fortezza europea” che non consente alle compagnie americane di effettuare acquisizioni di controllo di quelle europee. Questa reazione è legata alla nuova direttiva sulle acquisizioni di controllo di aziende UE che dovrebbe essere approvata dai quindici paesi europei nelle prossime settimane. La direttiva, se cosi approvata renderebbe molto più difficile alle aziende Usa fare offerte di acquisto. Fonti americane hanno già segnalato che così l’Europa “non sarebbe aperta agli affari”. Al momento Frits Bolkestein, Commissario unico dell’UE per il mercato si è rifiutato di rivedere i punti più controversi della direttiva, ma gli Usa hanno già avvertito che queste regole “creerebbero delle difficoltà rispetto alle normative e le linee guida del Wto”. Corea: in 100.000 contro Wto e Fta In contemporanea con la manifestazione di Miami contro l’ALCA, oltre 100.000 contadini coreani hanno protestato a Seul contro il Wto e gli accordi di libero scambio (Free Trade Agreements – FTA). In particolare la protesta si concentrava con l’FTA tra Cile e Corea che dovrebbe essere ratificato dall’Assemblea Nazionale ai primi di dicembre e contro gli altri FTA che la Corea sta negoziando, ad esempio con Giappone e Singapore. Proprio davanti all’Assemblea Nazionale si è concentrato il grosso della manifestazione, mentre altri cortei hanno sfilato in diversi luoghi della città. Sembra ci siano stati centinaia di feriti e molti arresti e denuce della polizia, schierata in massa. Gli agricoltori vogliono porre fine al “sacrificio dell’agricoltura coreana al libero mercato” e non “permetteranno che Lee Kyng Hae sia morto invano”. Saltano anche le prosime scadenze? Nella fallimentare dichiarazione finale di Cancun, l’unico punto fermo sembrava il fatto che i negoziati in sede Wto dovessero riprendere il 15 dicembre a Ginevra. Ora anche questo punto potrebbe essere rimesso in discussione, considerando che l’UE è ancora in “modalità di ascolto” e che dovrebbe decidere la propria posizione il prossimo due dicembre, in un incontro a Bruxelles. L’UE, viste anche le divergenze interne, comincia però a ipotizzare di rimandare la decisione in sede Wto ben oltre metà dicembre. In particolare Carl Trojan, ambasciatore della Commissione Europea presso il Wto ha dichiarato che se il due dicembre “arriveremo alla conclusione che non siamo pronti il 15 dicembre, non organizzeremo un incontro degli alti rappresentanti”. L’ambasciatore ha lasicato intendere che questo livello di discussioni potrebbe prolungarsi fino a metà febbraio. La scadenza di questo round di negoziati del Wto, ufficialmente ancora fissata per la fine del 2004, appare sempre più come un’utopia. Chi decide la politica commerciale dell’Unione Europea? Sembra confermata la notizia che il prossimo 25 novembre ci sarà un incontro informale tra l’European Services Forum (ESF) ed il Comitato 133 Servizi. Ricordiamo che l’ESF è una potente lobby che raggruppa i principali interessi privati e le grandi multinazionali europee nel settore dei servizi, mentre il Comitato 133 è l’organismo dell’Unione Europea che ha il compito di elaborare la posizione dell’UE in materia di comercio e di Wto, ed il 133 Servizi la posizione Europa nel Gats in particolare. Il Comitato 133 Servizi si riunisce il 26 Novembre, ovvero all’indomani di questo incontro informale con la più potente organizzazione che rappresenta gli interessi privati delle grandi multinazionali europee con interessi nel settore dei servizi. Sicuramente il 25 l’ESF darà al Comitato 133 dei consigli spassionati, che non impediranno a questo Comitato di proporre all’UE una posizione che tuteli i diritti e gli interessi dei cittadini europei e nel rispetto della “Agenda dello Sviluppo di Doha” il cui obiettivo principale doveva essere quello di favorire lo sviluppo eocnomico del sud del mondo... Gli USA cercano accordi bilaterali di libero commercio nelle Americhe Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, Robert Zoellick ha annunciato il lancio di negoziati bilaterali di libero scambio (Free Trade Agreements – FTA) con Colombia, Perù, Ecuador e Bolivia, e l’avvio di una discussione con Panama e la Repubblica Dominicana. Questo annuncio è stato fatto a Miami, proprio a margine di un incontro che doveva sancire il lancio di un accordo di liberalizzazione commerciale che riguardasse tutte le nazioni americane, (“ovviamente” con l’eccezione di Cuba), l’ALCA - Accordo di libero Commercio delle Americhe. In questi stessi giorni Zoellick si è incontrato con cinque paesi dell’America centrale per il lancio dell’ultimo round di negoziati per fare partire nel 2004 il Central America Free Trade Agreement (CAFTA). Secondo alcuni osservatori, alla base di questa decisione di partire con accordi bilaterali e regionali è il tentativo di isolare il Brasile e gli altri paesi americani che hanno espresso delle critiche alla politica egemonica degli USA, anche in materia commerciale. Ricordiamo le divergenze tra Brasile e Usa in primo luogo sui sussidi agricoli concessi agli agricoltori statunitensi che distruggono le agricolture degli altri paesi, americani e non. venerdì, 21 novembre 2003
Nuova bozza finale alla Conferenza di Miami martedì, 18 novembre 2003
Aperta la conferenza ministeriale per l'ALCA
Si è aperta a Miami, in Florida, l’attesa conferenza ministeriale fra i 34 paesi che stanno negoziando l’Area di Libero Commercio delle Americhe (l’ALCA). Un appuntamento importante, non solo per i paesi interessati, ma anche per il resto del mondo poiché il progetto di cui si sta discutendo a Miami mira a creare entro il 2005 il più grande blocco commerciale del pianeta, riunendo 800 milioni di persone. L’ALCA vide i suoi albori nel 1994, in occasione del Summit delle Americhe, svoltosi a Miami, sotto la guida di Bill Clinton, ma la sua genesi è frutto del Presidente Bush senior. L’obiettivo era quello di creare un accordo per promuovere la liberalizzazione del commercio e degli investimenti in tutti i paesi dell’emisfero occidentale (esclusa Cuba) e Bush figlio aspira a concludere il sogno del padre, ospite del fratello Jeb, governatore della Florida. Concretamente il progetto ALCA mira a un accordo quadro che comprenda agricoltura, diritti di proprietà intellettuale, servizi, investimenti e appalti governativi. Insomma tutto quello che a livello multilaterale si sta negoziando in sede WTO. lunedì, 17 novembre 2003
Accordo UE-Mercosur entro il 2004 ?
L’Unione europea e il blocco dei paesi latinoamericani che compongono il Mercosur hanno concordato un’agenda di incontri negoziali che dovrebbe portare alla firma di un accordo di libero scambio entro la fine del prossimo anno. I momenti negoziali saranno cinque, il primo si svolgerà a dicembre e la sede sarà alternata fra Bruxelles e Buenos Aires. Sono anche previsti due incontri ministeriali. Il commissario Pascal Lamy, nell’annunciare il programma alla stampa (il 12 novembre), ha affermato che “non è stata stabilita una data conclusiva per i negoziati, ma è stato definito un programma che potrebbe permettere la loro conclusione”. Da parte sua Celso Amorin, ministro degli esteri brasiliano, ha dichiarato che “molto rimane da negoziare, ma ora concordiamo su cosa abbiamo bisogno per fare dei passi avanti”. Lamy ha chiarito che, vista la simultaneità di negoziati bilaterali e multilaterali (in sede WTO) sarà necessario trovare una formula che faccia sì che l’Unione Europea non debba pagare due volte nel delicatissimo settore agricolo. Fanno parte del Mercosur, oltre al Brasile, l’Argentina, il Paraguay e l’Uruguay. venerdì, 14 novembre 2003
Oggi a Roma riunione del Comitato 133 Lamy e la società civile giovedì, 13 novembre 2003
UE, USA e Canada contro imposta sui film stranieri
Unione europea, Stati Uniti e Canada hanno formalmente criticato il progetto della Giunta dipartimentale di Montevideo di aumentare al botteghino del 7 per cento il prezzo dei biglietti cinematografici delle pellicole prodotte al di fuori del Mercosur (Mercato del cono sud). Il progetto, appoggiato dalla formazione di sinistra uruguayana ‘Frente Amplio’, attualmente in vantaggio nei sondaggi per le presidenziali del prossimo anno, è stato definito dalla Ue e dai due Paesi nordamericani “discriminatorio” e “contrario alle norma dell’Organizzazione mondiale del commercio” (Omc). L’idea, partita lo scorso 23 ottobre dal presidente dell’Intendenza di Montevideo, Mariano Arana, è stata subito appoggiata dal ‘Frente Amplio’, che gode della maggioranza nel parlamento del dipartimento della capitale. Quanto ricavato dall’imposizione della tassa, secondo l’idea di Arana, sarebbe destinato al finanziamento di progetti audiovisivi uruguayani. Dal progettato aumento sarebbero escluse, secondo l’intendente di Montevideo, le pellicole “la cui produzione e distribuzione sia indipendente”, provenienti da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, Paesi membri del Mercosur, e da quelli associati (Bolivia, Cile e Perú). Fin dal primo momento, le imprese distributrici dei film stranieri in Uruguay e i proprietari dei cinema della capitale, dove vive la metà dei 3 milioni e 300mila abitanti del Paese, si sono opposti all’imposizione dell’imposta. Il rischio, ora, se la Giunta dipartimentale di Montevideo dovesse approvare egualmente il progetto, è che Ue, Usa e Canada decidano contromosse dello stesso tenore ai danni del cinema uruguayano. FONTE MISNA lunedì, 10 novembre 2003
Wto, condannati anche in appello i dazi Usa su acciaio
Anche il tribunale di appello dell'Organizzazione mondiale del Commercio si è pronunciato contro i dazi dogali imposti dagli Stati uniti sulle importazioni di acciaio. Il massimo organo giurisdizionale del Wto ha sentenziato che i dazi sono "incoerenti" con le norme che regolano il commercio mondiale. Il presidente americano George Bush dovrà ora decidere se ritirare i dazi o far fronte alla rappresaglia doganale dell'Unione europea (che a questo punto sarebbe legale) che ha già pronto un piano per imporre dazi per due miliardi e 200 milioni di dollari sulle importazioni americane. venerdì, 07 novembre 2003
Stuart Harbinson si dimette dalla presidenza del Comitato Agricoltura giovedì, 06 novembre 2003
Il Parlamento Danese pronto a rinunciare alle Singapore Issues Con una importante decisione, il Parlamento danese, a larga maggioranza (92 favorevoli e 10 contrari) ha chiesto al Governo di “non permettere che le Singapore Issues (facilitazioni al commercio, trapsarenza negli appalti pubblici, investimenti e concorrenza) possano bloccare un accordo generale, in nessuna circostanza”. Nella risoluzione, inoltre, si chiede di rafforzare il dialogo con i paesi più poveri, di implementare l’accordo per permettere a questi paesi l’accesso ai farmaci essenziali e di “abolire i sussidi di stato distorsivi del commercio, non da ultimi i sussidi all’export” in campo agricolo. Questa decisione rappresenta una svolta importante, se si considera che fino a Cancun la Danimarca è stato uno dei paesi UE che maggiormente sosteneva l’avvio dei negoziati sui Singapore Issues (SI). Forse ancora più importante l’interpretazione di questa decisione data dal Ministro degli Esteri danese, Mr. Per Stig Moller, che ha dichiarato che due dei quattro SI (investimenti e concorrenza) erano già stati messi da parte a Cancun. La risoluzione del Parlamento gli dava modo di spiegare i vantaggi dei SI ai paesi in via di sviluppo, e di ascoltare le loro preocupazioni. E se i PVS non vogliono negoziare su questi temi, non dovrebbero essere costretti, quindi la Danimarca potrebbe lasciare cadere tutte’e quattro le Singapore Issues. L’UE alla guerra commerciale con gli Usa La BBC riporta la dichiarazione dell’UE secondo la quale gli Usa dovranno fronteggiare 200 milioni di dollari di tariffe a partire dal marzo 2004. La Commissione Europea ha deciso di imporre agli Usa queste tariffe come ritorsione verso la legge americana che consente sgravi fiscali per l’export, è che è stata condannata dal Wto. In una prima fase verrà applicata una tariffa del 5% su 4 miliardi di dollari di merci. Il Commissario al Commerico Lamy ha dichiarato che “la Commissione spera di dare un messaggio molto chiaro agli Usa, che il loro rifiuto di implementare le decisioni del Wto a tre anni dalla scadenza originaria è inaccettabile”. Il Wto ha concesso all’UE il diritto di applicare tariffe fino al 100% su oltre 4 miliardi di dollari di merci Usa, dopo avere dichiarato illegittimi i tagli alle tasse sull’export, note come “Foreign Sales Corporation”. L’UE ha dichiarato che le tariffe slairanno dell’1% ogni mese per un anno, periodo entro il quale si augurano che gli Usa ritirino queste misure. Una nuova posizione Europea sui Singapore Issues? Secondo il Financial Times di questa matttina l’UE, ed in particolare la Commissione Europea, sta preparandosi a cambiare posizione cui contestatissimi Singapore Issues (SI), i quattro nuovi temi negoziali (investimenti, concorrenza, facilitazioni al comemrcio, trasparenza negli appalti pubblici), che la stessa UE ha cercato di inserire nell’agenda del Wto a Cancun, e alla base del fallimento del vertice messicano per l’opposizione di oltre 70 paesi del Sud. La Commissione Europea sembra ora dichiarare di accettare il fatto che non tutti i membri del Wto debbano implementare un eventuale accordo sui SI, ma che si vada avanti su base volontaria, ad esempio con un primo gruppo di paesi che negoziano un accordo su alcuni di questi accordi, mentre gli altri potrebbero aggiungersi dopo. Il Financial Times dichiara che il documento in suo possesso chiarisce che l’UE non vuole abbandonare i negoziati sui SI, ma che non è possibile condizionare i negoziati commerciali internazionali all’avvio di questi accordi. Questa posizione sarebbe però contraria alla fondamentale regola del Wto che vuole che tutti i 148 paesi membri siano d’accordo perchè un negoziato venga applicato. Inoltre, il fatto che l’UE accetti di negoziare i vari SI separatamente, riflette il fatto che su alcuni di questi accordi, come investimenti e concorrenza, i contrasti sono ancora maggiori. Il documento lascia aperte due ipotesi negoziali: o tutti i paesi membri discutono e poi solo alcuni ratificano l’accordo, oppure solo i paesi che intendono implementarlo partecipano alla discussione. Questo discorso varrebbe in particolare per gli investimenti e la concorrenza. Per le facilitazioni al commercio e la trasparenza l’ipotesi è quella di coinvolgere nel negoziato tutti i paesi membri del Wto. Il documento sottolinea che sarebbe il meccanismo più logico, ma concede che “questa logica non è condivisa da tutti”. Nuovi tentativi di rimettere in moto il Wto – il silenzio di Usa e UE Un rapporto curato dal SUNS (South-North Development Monitor) riporta i tentativi del Direttore Generale del Wto Supachai Panitchpakdi e del presidente del Consiglio Generale Amb. Carlos Perez De Castillo di rimettere in moto i negoziati del Wto. In particolare, quest’ultimo sta tenendo una serie di consultazioni con diverse delegazioni sui differenti temi negoziali. Il rapporto indica anche che si sono tenute, verso la fine di ottobre, due “green rooms”, ovvero due riunioni informali alle quali sono invitati solo pochi paesi membri del Wto, per discutere di Agricoltura e di tariffe industriali (Accordo Non-Agriculture Market Access o NAMA). Il rapporto specifica che “il processo di verifiche mirato a riavviare i negoziati sul commercio, suggerisce che nella migliore delle ipotesi una serie di mosse sono state avanzate, ma senza nessun reale movimento da parte dei principali partecipanti, in particolare gli USA e l’UE”. Un dipomatico di un paese in via di sviluppo ha detto che ne gli Usa ne l’UE sembrano intenzionati ad andare avanti o a fare le necessarie concessioni per venire incontro al punto di vista dei paesi del Sud. Inoltre, considerando le elezioni presidenziali negli Usa, il rinnovo della Commissione e l’ingresso di nuovi paesi nell’UE nel 2004, sembra piuttosto improbabile che i negoziati sul Doha round possano riprendere rapidamente, o che si possa rispettare la scadenza del round fissata per il primo gennaio 2005, anche se nessuno vuole ancora dirlo in modo esplicito. mercoledì, 05 novembre 2003
Lamy a Washington: cos’è successo a Cancun? Il Commissario Europeo al Commercio Pascal Lamy è intervenuto ieri a Washington al European Institute per parlare della crisi del commercio, a seguito del fallimento di Cancun. In tono quasi scherzoso si è chiesto chi ha ucciso Cancun, riconoscendo l’importanza delle alleanze tra paesi del Sud, G90 e G20 ma specificando che “la sfida per il G20 ora è mostrare che ha la capacità anche di fare muovere le cose, e non solo quella di dire no”, e insistendo che non si tratta comunque di una sfida tra Nord e Sud. Cancun non è stato solo un incidente, ha aggiunto Lamy, ed è necessario “un breve periodo per riconsiderare la nostra posizione”, “l’obiettivo è essere pronti per il Consiglio Generale di Ginevra del 15 Dicembre, una data decisa a Cancun: prima di allora, avremo una riunione informale con i paesi membri [dell’UE] il due dicembre”. Lamy non vede problemi particolari nell’eventuale ripresa del bilateralismo, vicino ai negoziati multilaterali: “nel prossimo futuro noi in Europa, voi negli Usa e sempre di più loro in Asia seguiranno un mix di accordi commerciali multilaterali e bilaterali. Credo che questo sia salutare.” Il Commissario al Commercio ha concluso il suo intervento con una analisi delle dispute in corso tra UE e USA, cercando di minimizzare i problemi tra le due sponde dell’Atlantico: “per quanto riguarda i nostri problemi commerciali bilaterali, non è cosi complicato. Sappiamo quello che va fatto, e ce lo siamo detto diverse volte. Dobbiamo adeguarci alle regole del Wto”. Cosi, come l’UE ha dovuto cedere su banane e ormoni, gli USA dovranno accogliere le richieste UE sull’acciaio. Lamy ha concluso ipotizzando una sola strada percorribile: “siamo rimasti con due soluzioni poco attraenti: perseverare con il round multilaterale; e adeguarci alle regole già concordate. Nessuna delle due sarà molto facile, ma mi sembra che sia probabilmente il solo modo di procedere.” Urso: anche la pazienza dell'Europa ha un limite Anche la pazienza della saggia Europa ha un limite e questo limite è stato completamente superato”. Questo il commento del vice ministro delle Attività Produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso, in merito alla decisione assunta oggi dalla Commissione, su esplicito mandato del Consiglio dei Ministri dell’UE, di prevedere una misura di ritorsione nei confronti degli Stati Uniti per gli aiuti all’export garantiti dalla legge Foreign Sales Corporation. “Come amico franco e leale degli Stati Uniti – ha aggiunto – mi auguro vivamente che Washington proceda rapidamente all’adeguamento della propria normativa nazionale sui sussidi fiscali all’export secondo quanto previsto dal WTO”. La decisione assunta oggi dalla Commissione, ha sottolineato in una nota Urso, “è ancora più opportuna ed urgente se si considera che tra qualche settimana in sede di Consiglio dei Ministri del Commercio porremo all’ordine del giorno l’adozione di eventuali misure compensative sulla decisione degli Usa di adottare dazi sull’acciaio”. FONTE ADN KRONOSIl Brasile pronto alla guerra del cotone con gli Usa Gli agricoltori brasiliani produttori di cotone hanno accusato gli Usa di distruggere la loro industria, ed ora il Governo ha dichiarato di volere reagire sul piano commerciale, secondo quanto riportato ieri dalla BBC. Alla base di questa protesta i sussidi garantiti ai produttori Usa che sono ancora aumentati con la “Farm Bill” dell’anno scorso. In pratica i contadini Usa ricevono un prezzo garantito indipendentemente dai prezzi sul mercato mondiale. Oltre a falsare la concorrenza ed i prezzi, questo meccanismo spinge i contadini negli Usa a produrre il più possibile, visto che i sussidi sono legati alla produzione e garantiscono il prezzo di vendita. Questo però significa creare una sovraproduzione che porta ad un ulteriore diminuzione del prezzo del cotone sui mercati, strangolando le produzioni di altri paesi, come ad esempio quella brasiliana, che fino all’inizio degli anni ’90 era la terza al mondo per quanto riguarda il cotone, in particolare grazie allo stato del Parana, nel sud del Brasile. Il direttore esecutivo dell’Associazione dei coltivatori brasiliani di cotone, Elliot Ollini ha dichiarato alla BBC: “se non ci fossero questi sussidi ma la competizione fosse libera, il Parana oggi produrrebbe molto di più, e potremmo anche esportare molto di più”. Le conseguenze dei sussidi Usa sono invece un alto tasso di disoccupazione tra questi contadini, costretti quindi a trasferirsi nelle città dove però difficilmente trovano lavoro, andando ad ingrandire ulteriormente le favelas delle metropoli brasiliane. Oggi sembra però che il Brasile, spronato dal risultato di Cancun, abbia deciso di reagire sul piano commerciale e di attaccare gli enormi sussidi dei paesi del Nord. Certo, con l’elezione alla presidenza degli Usa nel 2004, ed il supporto determinante degli stati agricoli del Midwest nella precedente elezione di Bush, è difficile ipotizzare che Washington sia disposta a fare delle concessioni in materia nel breve periodo. posted by tradewatch
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I Singapore Issues di nuovo nell’agenda Wto? Il Washingotn Trade Daily riporta la notizia che alcuni importanti delegati di paesi africani presso il Wto a Ginerva hanno detto di avere bisogno di un incarico formale da parte dei loro Ministri del Commercio per continuare a discutere su due dei quattro Singapore Issues – i nuovi temi che l’UE vuole introdurre nel’agenda Wto ed alla base del fallimento di Cancun. I delegati hanno parlato delle facilitazioni al commercio e della trasparenza negli appalti pubblici in un incontro con il presidente del Consiglio Generale del Wto Carlos Perez De Castillo. In parallelo, in un documento della settimana scorsa, Bruxelles ha proposto di procedere sui Singapore Issues con un accordo plurilaterale solo tra i paesi interessati, invece di cercare un negoziato che coinvolga tutti i paesi membri del Wto. martedì, 04 novembre 2003
Le Conclusioni dell’UNCTAD su Wto e Cancun Si è conclusa la 50° sessione di lavoro della conferenza dell’ONU per il commercio e lo sviluppo (UNCTAD) in cui si è tratto un bilancio di Cancun. Visto che al momento attuale non c’è stata una simile discussione in sede Wto, questo dibattito, che ha visto gli interventi di 47 paesi, è molto significativo per chiarire le diverse posizioni in merito ad una ripresa dei negoziati. Un rapporto curato dal Third World Network su questi lavori sottolinea che i diversi interventi hanno insistito sull’importanza del sistema commerciale multilaterale, anche per promuovere gli obiettivi della “Dichiarazione del Millennio” e riaffermato il ruolo dell’UNCTAD. Malgrado questa dichiarazione, è anche evidente che i negoziati sul commercio non possono essere visti come la panacea per l’economia globale. Il commercio non può essere un fine a se stesso ma deve essere un mezzo per raggiungere uno sviluppo equo e sostenibile. Nella dichiarazione finale del meeting, anche un accenno al fatto che ormai tutti gli incontri internazionali si pongono l’obbiettivo di ridurre le diseguaglianze della globalizzazione, ma che finora il commercio, che è forse l’aspetto più visibile di queste diseguaglianze, non ha portato benefici ai paesi più poveri. Diversi paesi hanno inoltre notato come i paesi del nord hanno beneficiato di politiche che oggi sono precluse ai paesi poveri, e che non è possibile pensare di aprire il commercio alla stessa velocità per tutti. E’ mancato l’accordo in molte aree chiave dei negoziati, a partire dall’agricoltura e dai prodotti industriali. Molti paesi hanno dichiarato che Cancun è stato molto deludente, e che ha lasciato l’impressione che l’Agenda dello Sviluppo di Doha fosse solo retorica. Tutti i paesi hanno comunque concordato sulla necessità di uno sforzo per rimettere sui binari l’Agenda di Doha. Tra le priorità l’implementazione degli accordi ed il Trattamento Speciale e Differenziato per i paesi del Sud. Infine, sull’agricoltura: “l’eliminazione di ogni forma di sussidio all’export ed una sostanziale riduzione dei sussidi interni distorsivi per il commercio agricolo promuoverebbero lo sviluppo nei PVS e contribuirebbero in maniera significativa alla riduzione della povertà.” lunedì, 03 novembre 2003
Lamy sente la ferita del fallimento di Cancun E’ quanto riporta il Financial Times in un lungo articolo del 31 ottobre dedicato al potente Commissario Europeo al Commercio. L’articolo, che ripercorre la carriera di Pascal Lamy, spiega come oggi i “business leaders” europei chiedano urgentemente all’UE di tornare immediatamente ai negoziati in sede Wto, e deplorino la decisione di attendere che altri paesi facciano il primo passo. Questa presa di posizoine viene dopo l’attacco di alcuni parlamentari europei alla tattica di Lamy durante Cancun ed alle proteste di diversi membri di Governi UE sulla direzione che sta prendendo la politica commerciale europea. Le critiche si concentrano su Lamy e sulle sue responsabilità nel fallimento dei negoziati a Cancun, in particolare per avere ignorato, o non navere capito, i segnali che arrivavano da diverse parti. Alcuni che ben conoscono Mr Lamy pensano che la reazione confusa della Commissione al fallimento di Cancun rifletta la sua personale difficoltà a misurarsi con il fallimento. Dopo avere conosciuto unicamente il successo nel corso della sua carriera a Bruxelles, Lamy intellettualmente e emotivamente non è in grado di accettare una sconfitta. “Un politico esperto si rialzerebbe e supererebbe Cancun” ha detto una fonte al Financial Times, “ma come tecnocrate, Lamy non ha questo tipo di reazioni. L’ha presa decisamente troppo sul personale”. La Commissione Europea propone di prolungare il regime di preferenze per un altro anno Il sito Eurpoaworld riporta la proposta della Commissione Europea di mantenere a tutto il 2005 il Sistema Generalizzato di Preferenze (General System of Preferences - GSP) che scadrebbe alla fine del 2004. Il GSP è un sistema di commercio preferenziale verso i paesi in via di sviluppo, ovvero una serie di riduzioni tariffarie e di imposte sui prodotti che l’UE importa dal sud del mondo. Il GSP interessa 178 paesi, in pratica la totalità dei PVS. Il commissario al Commercio Lamy ha dichiarato che “vogliamo mostrare il nostro impegno su un principio importante: trattamento speciale per i PVS, ed in particolare una preferenza commerciale unilaterale.” La proposta della Commissione prevede anche di differenziare il GSP a seconda dell’importanza economica e commerciale del paese beneficiario, e di rafforzare il “GSP sociale”, ovvero degli incentivi per i paesi che incorporano ed applicano norme sui diritti dei lavoratori nelle loro politiche. Il Consiglio dei Ministri dell’UE dovrà valutare questa proposta entro la fine del 2003. Alla base di questa iniziativa anche il fatto che è difficile disegnare un nuovo schema senza sapere il futuro della Doha Development Agenda in sede Wto, che avrebbe dovuto chiudersi a fine 2004, ma che con ogni probabilità, dopo il fallimento di Cancun, proseguirà ben oltre questa data. In pratica il GSP permette di importare una serie di prodotti o a tasso zero (duty free) o con tassi agevolati, a seconda di quale dei cinque accordi GSP venga applicato. Il più conosciuto è l’accordo per i paesi meno sviluppati “Everything but arms -EBA”, ma ci sono anche altri accordi legati ad esempio all’implementazione nel paese beneficiario di norme a tutela dei lavoratori o dell’ambiente.Zedillo e Cardoso accusano gli USA per il collasso dei negoziati sul commercio Gli ex-presidenti di Brasile e Messico, Fernando H. Cardoso e Ernesto Zedillo hanno criticato ieri gli Usa per la mancanza di progressi registrati a Cancun e nell’accordo di libero commercio delle americhe (ALCA o FTAA), come riportato dall’UN Wire. “Oggi voglio sottlineare l’inconsistenza delle politiche commerciali degli USA, che rappresentano il maggior impedimento ad una maggiore liberalizzazione del commercio nel nostro continente” ha detto Zedillo durante una conferenza alla George Washington University sulla crescita dell’America Latina. Secondo Zedillo le politiche di liberalizzazione portate avanti negli anni ’90 da molti paesi dell’America Latina sono state un passo importante per attrarre capitali nella regione. Questo processo si è però scontrato con un ostacolo: il protezionismo imposto da USA e UE. |