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Osservatorio sul Commercio Mondiale promosso da Rete Lilliput, Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Roba dell'Altro Mondo, Mani Tese, Crocevia e Gruppo di Appoggio al Movimento Contadino Africano, tra le organizzazioni promotrici della Campagna Questo Mondo Non è In Vendita e aderenti al network internazionale Our World Is Not For Sale. Un blog per informarsi e capire, ma soprattutto per r-ESISTERE e re-AGIRE
TradeWatch

venerdì, 31 ottobre 2003
 

Più commercio tra Cina e UE

Non sono previsti nuovi dazi negli scambi commerciali tra UE e Cina. Il vertice di Pechino si è concluso invece con la firma di tre trattati: il progetto Galileo (nel quale entrerà a far parte la Cina) che prevede l'invio in orbita di trenta satelliti, per un investimento totale di 3,3 miliardi di euro; il trattato Ads (che aprirà le frontiere europee ai turisti cinesi) e un'intesa per migliorare la cooperazione industriale tra i due paesi. Prodi ha anche richiamato Pechino ad una maggiore responsabilità nella gestione dell'avanzo commerciale, che per Bruxelles si traduce in un deficit di 47 miliardi di Euro, in gran parte prodotto da imprese occidentali presenti diffusamente in Cina. Per invertire la rotta il governo cinese dovrebbe rimettere in discussione la politca del cambio fisso e dare maggiore impulso alla liberalizzazione in molti settori, a partire dai servizi. Non è mancato il rituale richiamo al rispetto dei diritti umani, al quale il premier Wen Jiabao ha dato "risposte positive". E così gli affari possono continuare.

posted by tradewatch | 20:04 | commenti
 

Il Governo inglese spiava i paesi in via di sviluppo a Cancun

Una lettera del Ministero del Commercio e Industria inglese rivela una congiura per controllare le attività dei funzionari del Commonwealth che aiutavano i paesi in via di sviluppo a Cancun, secondo quanto riportato dal Guardian di oggi. Il Commonwealth è un gruppo di 54 ex colonie e domini della Gran Bretagna. Il segretario generale del Commonwealth Mr. Don Mc Kinnon ha accusato ieri il ministero inglese di avere una “mentalità neo coloniale”. “Questo però non è il XIX secolo” ha aggiunto. Alla base dello scandalo una lettera di un dirigente del ministero inglese, Ms. Elaine Drage, ad un diplomatico neozelandese in cui, due settimane prima del vertice, si prometteva di seguire le mosse dei responsabili del Commonwealth a Cancun. Nella lettera si accusava in particolare un funzionario del Commonwealth, Mr. Grynberg di “avere predicato il protezionismo e l’isolazionismo” al precedente round di Doha. “A Doha – continua la lettera – andava in giro a scoraggiare i PVS dall’accettare un nuovo round”, “quindi uno dei miei compiti” continuava Ms. Drage “sarà quello di seguire le sue mosse”. Nella lettera si criticava anche l’azione di un altro funzionario del Commonwealth, Mr. Rege, che fornisce consulenza a 24 paesi in via di sviluppo. L’ambasciatore dell’Uganda ha specificato che Mr. Rege “non ha mai cercato di ingannarci. Ci fornisce spiegazioni in modo che possiamo decidere in maniera informata”. Forse questo è proprio il motivo per cui questi funzionari andavano “sorvegliati”? Finora dirigenti e portavoce del ministero inglese si sono rifiutati di rispondere.

posted by tradewatch | 16:18 | commenti
 

Il piano dell’ICC per rianimare il Wto

La Camera di Commercio Internazionale (ICC), l’influente organismo che raggruppa le più importanti aziende private si è riunito per discutere su come riprendere i negoziati dopo Cancun, in vista dell’appuntamento del Wto a Ginevra a metà dicembre.

Il documento dell’ICC insiste sulla necessità di riprendere al più presto i negoziati, e per questo prevede di partire dalla tanto contestata bozza di dichiarazione finale presentata a Cancun, ponendo l’accento su diverse priorità. In primo luogo aumentare l’accesso ai mercati per i prodotti agricoli dei PVS, ma anche diminuire le barriere sui prodotti industriali (ed in modo particolare le barriere non tarrifarie) e riprendere a negoziare sulle Singapore Issues. In particolare l’ICC suggerisce di slegare i quattro nuovi temi, e negoziare singolarmente su ognuno, con una immediata priorità per le facilitazioni al commercio e la trasparenza negli appalti pubblici.

In due parole, una ulteriore e più completa apertura di tutti i mercati, ed una nuova inclusione delle New Issues nella già stracarica agenda del Wto e malgrado il fallimento di Cancun.

posted by tradewatch | 16:17 | commenti
 

Bruxelles chiede una “riforma limitata” del Wto

La Commissione Europea chiederà oggi alcune riforme limitate delle procedure e della struttura del Wto, nel tentativo di migliorare il funzionamento dell’organizzazione dopo il fallimento di Cancun. Questo quanto riportato nell'edizione di oggi del Financial Times.

In particolare la Commissione, che negozia per conto dell’UE e dei paesi membri, chiederà di rafforzare il ruolo del direttore generale del Wto, più fondi per la sede centrale di Ginevra ed una migliore preparazione delle riunioni ministeriali.

Questi suggerimenti saranno presentati oggi ai paesi membri, e la Commissione ha specificato che non si tratta ancora di proposte da sottoporre agli altri membri del Wto.

La speranza di molte organizzazioni della società civile era proprio che un fallimento di Cancun avrebbe portato ad un periodo di pausa per discutere una riforma radicale del Wto in direzione di una reale democrazia e trasparenza. Nel documento della Commissione sembra purtroppo vincere la paura che il Wto possa bloccarsi nel discutere di una sua possibile riforma, mentre da molte parti (in patricolare da parte di alcune lobby industriali) si spinge per riavviare i negoziati in stallo dopo il fallimento messicano.

Per questo il documento chiederà unicamente alcune modifiche che possano evitare il ripetersi di situazioni come quella di Cancun: aumentare il potere del Direttore Generale, anche durante le ministeriali, una migliore e più puntuale preparazione a Ginevra delle stesse ministeriali ed un maggior potere per i “facilitatori”.

Riforme che sembrano ad una prima lettura veramente poca cosa, e forse nemmeno nella giusta direzione, rispetto al lavoro che sarebbe da compiere, e rispetto alle stesse dichiarazioni dei principali negoziatori europei a Cancun: un Lamy che descrive il Wto come una “struttura medievale”, mentre il commissario all’agricoltura Franz Fishler dichiarava che era “inutile riprendere i negoziati senza una riforma delle strutture e delle procedure”.
Purtroppo sembra che queste riforme radicali siano già scomparse di fronte all'urgenza di riprendere i negoziati ad ogni costo, e tutto quello che potremo aspettarci dalla Commissione UE è una verniciata di efficenza per un'organizzazione che necessiterebbe quanto meno una profonda e completa ristrutturazione.


posted by tradewatch | 11:08 | commenti
 

Un fiume umano per difendere l’acqua in Uruguay

Oggi, 31 ottobre, verranno consegnate al Palramento di Montevideo le 290.000 firme raccolte per chiedere una riforma della Cositutzione dell’Uruguay che possa prevenire la privatizzazione dell’acqua (ovvero dei servizi per l’acqua potabile, e della gestione e distribuzione dell’acqua) e garantire una gestione sostenibile.

Queste 290.000 firme sono il risultato di un anno di campagne, mobilitazioni e formazione ai cittadini, promossa dalla Commissione Nazionale per la Difesa dell’Acqua, un coordinaemtno di organizzazioni locali tra le quali il sindacato dei lavoratori del settore idrico, Friends Of The Earth e molte associazioni locali.

Oggi verrà formato un “fiume umano” che porterà le lettere dalla sede del sindacato fino al Parlamento, dove sono previsti diversi discorsi e la lettura di un documento comune.

Gli organizzatori ricordano come undici anni fa il 70% della popolazione si oppose con successo al tentativo di privatizzazione dei servizi pubblici. “Ora – aggiungono gli organizzatori - la stessa popolazione è chiamata a difendere questa vittoria dalla triade BM / FMI / WTO, anche in vista delle elezioni dell’anno prossimo, in cui si spera di potere insediare un Governo più attento a queste tematiche”.

Il prossimo anno i cittadini saranno chiamati a votare in merito a questa riforma della costituzione. La campagna si trova quinda di fronte alla sfida di informare la popolazione ed assicurarsi che il tema dell’acqua sia al centro dell’agenda politica, in un anno di elezioni nazionali.

posted by tradewatch | 10:40 | commenti
 

Si riunisce oggi il Comitato 133
Si riunisce oggi, 31 ottobre, a Bruxelles il Comitato 133.
Nell'ordine del giorno sono presenti temi scottanti:

  • la posizione europea in seno al WTO dopo Cancùn,
  • le relazioni con la Cina 
  • il contenzioso ancora aperto con gli USA relativamente all'acciaio.

Il Comitato 133 prende il nome dall'articolo 133 del Trattato di Amsterdam che stabilisce le regole in materia di politica commerciale comune.
L'articolo stabilisce che "tali negoziati sono condotti dalla Commissione Europea in consultazione con un comitato speciale designato dal Consiglio per assiterla in questo compito".




posted by tradewatch | 10:11 | commenti
 

Gli industriali europei criticano Lamy: l'UE deve muoversi!
Ieri, giovedì 30 ottobre, i business leaders europei hanno chiesto all'Unione Europea di abbandonare ogni ritrosia e di riprendere l'impegno per rianimare il Doha Round.
In un comunicato diffuso dalla Tavola Rotonda Europea degli Industriali, si legge che "questo è il momento giusto per l'UE per tornare ad impegnarsi con forza insieme agli altri partners commerciali nei temi del Doha round".
La European Round Table degli industriali raggruppa gli imprenditori delle maggiori compagnie europee ed il comunicato diffuso giovedì rappresenta un forte segnale di disaccordo verso l'atteggiamento del commissario Lamy che dopo il fallimento della Conferenza di Cancun si stà mostrando recalcitrante a tornare ai tavoli del negoziato.
Per gli imprenditori invece non c'è tempo da perdere, "certamente non è il momento per essere distratti da un'agenda per riformare il WTO", aggiungono nel loro comunicato.
Messaggio molto chiaro !






posted by tradewatch | 09:50 | commenti
giovedì, 30 ottobre 2003
 

Lamy si rifiuta di assumersi la colpa del fallimento di Cancun – aumentano i contrasti con Londra

Il Guardian riporta le dichiarazioni del potente commissario europeo al commercio che ha sostenuto ieri che l’UE ha fatto le concessioni maggiori a Cancun, ma anche prima, e non può assolutamente essere ritenuta responsabile del fallimento: “abbiamo servito il pasto migliore a Doha, A Cancun e nel periodo intermedio. Non ha funzionato. Non abbiamo però visto arrivare molto da altre persone, a parte dagli USA in materia di agricoltura” (!)

Lamy ha inoltre rspinto le accuse mosse dal Dipartimento Commercio e Industria inglese (DTI) sul fatto che le tattiche negoziali dell’UE a Cancun sono state tra le principali cause del fallimento dei negoziati. Un documento privato del DTI, reso pubblico in questi giorni affermava che la Commissione UE aveva compiuto “un errore tattico”, aspettando fino all’ultimo per fare qualche concessione ai paesi in via di sviluppo. “L’ho fatto quando ho pensato che i negoziati potessero procedere” ha risposto Lamy.

Le divisioni tra Londra e Bruxelles su come riprendere i negoziati si sono ampliate dopo che Lamy ha chiarito che stava ritirando la sua promessa di abbandonare le richieste di apertura dei negoziati su investimenti e competizione: “ho fatto questo compromesso quando ho creduto avrebbe portato avanti i negoziati, ora ho ritirato questa offerta”. L’ipotesi attuale è una consultazione con i paesi membri dell’UE sull’idea di avviare un negoziato sugli investimenti e la competizione solo con alcuni paesi membri del Wto, oppure premere per riportarli all’interno dell’agenda del Wto, come se la ministeriale Cancun non fosse mai esistita.

Questo malgrado le dichiarazioni del segretario al commercio inglese Patricia Hewitt: “non dovrebbe esserci nessun tentativo da parte nostra in Europa per riportare nell’agenda gli investimenti e la competizione”.

Lamy ha anche respinto le accuse del DTI sul fatto che i ministri inglesi erano tenuti all’oscuro dello stato dei negoziati durante i giorni di Cancun: “non credo ci sia stato nessun problema in questo senso – ha risposto Lamy – non credo che il sistema dell’UE abbia fallito a Cancun”.

posted by tradewatch | 16:21 | commenti
 

Una maledizione contro lo “Spirito di Bush”, lanciata nei fiumi Thailandesi

Centinaia di contadini Thailandesi, dopo avere chiuso una foto del presidente USA George W. Bush in un recipiente di terracotta, recitando mantra e lanciando maledizioni, hanno lanciato il recipiente in un fiume del Nord della Thailandia.

La notizia è riportata dal Sydney Morning Herald, al quale i circa 300 contadini presenti, in rappresentanza di oltre 20.000 colleghi di sette province hanno spiegato che “questa è una cerimonia tradizionale della Thailandia del Nord per tenere il suo spirito imprigionato sott’acqua, cosi che non possa venire a sfruttare le nostre risorse naturali o sopprimere i nostri fratelli contadini”

L’atto è stato compiuto anche per protestare contro l’interventismo militare di Washington in nazioni sovrane, secondo quanto riportato dal Bangkok Post.

posted by tradewatch | 14:56 | commenti
mercoledì, 29 ottobre 2003
 

Migranti e WTO
“Le nostre organizzazioni sono state testimoni della realtà che circonda i negoziati dell'OMC, che include la netta esclusione dei poveri dal processo, l'assenza di trasparenza, lo squilibrio dei rapporti di potere tra i paesi ricchi e quelli poveri, e il continuo dominio delle politiche economiche neo-liberiste nello sviluppo dell'intera agenda relativa al commercio, alla finanza e allo sviluppo”. Così si legge nelle conclusioni del rapporto “Migrazioni e Commercio” di Geneviève Gencianos del Migrants Rights International, diffuso dal Servizio Rifugiati e Migranti della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia. E’ la prima volta che il MRI, insieme al NNIRR (National Network for Immigrant and Refugee Rights), seguono una conferenza ministeriale del WTO, allo scopo di capire le dinamiche nei negoziati e come questi influiscono sulla condizione dei migranti. Il rapporto (in inglese) è disponibile sul sito della Commissione "Globalizzazione e ambiente" della FCEI (già aderente alla Campagna Questo Mondo Non è in Vendita):
http://www.fedevangelica.it/glam/glam01.asp nella pagina archivio glam al n. glam62.


posted by tradewatch | 18:53 | commenti
 

Prospettive cupe per il commercio africano - il caso del caffè
Un recente rapporto dell'UNCTAD denuncia gli enormi problemi del continente: la quota africana nel commercio mondiale è diminuita notevolmente dagli anni '80 ad oggi, e l'Africa continua ad essere dipendente da poche materie prime, il cui prezzo, molto volatile, non ha fatto che calare.
La quota africana nell'export di prodotti, in termini valutari, è scesa dal 6,3% del 1980 ad appena il 2,5% del 2000.
Secondo l'UNCTAD questo fenomeno è in gran parte dovuto alla struttura del commercio internazionale, ed alle politiche applicate negli ultimi 20 anni, in particolare per quanto riguarda l'accesso al mercato e le politiche agricole dei paesi occidenatli.
L'accesso ai mercati rimane infatti un problema enorme per l'Africa, a causa delle alte tariffe imposte dal Nord, in particolare per i prodotti trasformati. Per fare un esempio, i grani di caffè ed il caffè lavorato e pronto per il consumo sono soggetti a tariffe rispettivamente del 7,3% e 12,1% in Europa, 6% e 18,8% in Giappone, addirittura 0,1% e 10,1% negli USA (una tariffa oltre 100 volte più alta per il prodotto trasformato!). Questo significa continuare a costringere i paesi africani ad essere unicamente esportatori di materie prime, il cui prezzo è fissato nelle borse di New York, Londra e poche altre piazze finanziarie del Nord.
Riprendendo l'esempio del caffè, uno studio dell'International Coffee Organisation mostra che all'inizio degli anni '90 i guadagni per i paesi produttori erano stimati intorno ai 10 -12 miliardi di dollari, a fornte di un valore finale del mercato del prodotto trasformato intorno ai 30 miliardi. In appena dieci anni, il valore del commercio al dettaglio è più che raddoppiato, assestandosi intorno ai 70 miliardi, mentre il guadagno che i produttori ricevono è crollato ad appena 5,5 miliardi!






posted by tradewatch | 12:32 | commenti
 

La società civile non può più essere ignorata

Un dibattito su Cancun e lo stato del commercio multialterle si è svolto in questi giorni all’UNCTAD, la Conferenza dell’ONU per il Commercio e lo Sviluppo, diventata dopo il fallimento messicano il luogo dove avere delle discussioni più aperte. In totale 48 delegazioni hanno presentato delle proprie posizioni, un dato che fa riflettere se paragonato alle sole cinque prese di posizione al recente incontro dei capi delegazione in sede Wto.

Tra le diverse dichiarazioni dei paesi in via di sviluppo, il fatto che il fallimento di Cancun non è solamente dovuto a questioni di sostanza e di procedure in Messico, ma che tutto il periodo e le procedure negoziali di Ginevra tra la ministeriale di Doha e quella di Cancun hanno condotto a questo fallimento.

Interessante anche che mentre alcuni paesi occidentali cercano di dare la colpa del fallimento alla società civile internazionale, diversi paesi in via di sviluppo hanno chiarito che, piaccia o no, il coinvolgimento nei negoziati della società civile del Nord come del Sud del mondo è un aspetto destinato a rimanere. E’ anche stato sottolineato che, imparando dagli errori del passato, i paesi del Sud si stanno organizzndo meglio, e i negoziati nel Wto non potranno più essere condotti con riunioni politiche dell’ultimo momento o con decisioni prese da pochi.

posted by tradewatch | 12:06 | commenti
 

L’UE mette in dubbio il ruolo degli USA riguardo i negoziati sul WTO

Pascal Lamy, commissario europeo al commercio, si è detto dubbioso sulla reale intenzione degli Stati uniti di dare una nuova spinta al processo negoziale in ambito WTO, ribadendo però l’importanza di procedere prima di tutto con un’accurata riflessione sui motivi dell’insuccesso di Cancun. La volontà degli Usa e di una ventina di paesi, riunitisi la scorsa settimana, di ripartire dalla bozza della dichiarazione finale dell’ultima ministeriale lascia però Lamy molto incerto. Che senso avrebbe, ha affermato il commissario europeo, riprendere il discorso sul WTO da un binario morto, ovvero da un testo che ha causato il fallimento della ministeriale di Cancun? Lamy dice anche di aver capito la lezione, per cui in un contesto multilaterale come quello dell’Organizzazione mondiale del commercio ci vuole maggior flessibilità e considerazione delle varie posizioni dei paesi membri.

Intanto la Commissione europea sta programmando entro la metà di dicembre una ministeriale UE in cui esprimere le sue posizioni agli stati membri.

posted by tradewatch | 11:58 | commenti
martedì, 28 ottobre 2003
 
Il WTO chiama l'Europa
Suona così l'appello che Supachai Panitchpakdi, Direttore generale del WTO, ha rivolto nei giorni scorsi all'Unione Europea, invitandola ad interrompere il silenzio che ha contraddistinto l'Europa dopo il fallimento di Cancun. Supachai, intervistato da AFP, ha invitato l'UE ad assumere la leadership per riavviare i negoziati del Doha Round, "abbiamo bisogno di sapere cosa pensa l'Europa prima di riavviare le trattative", ha dichiarato, aggiungendo che "abbiamo bisogno di qualcuno che si assuma il ruolo di leader per uscire dall'attuale situazione di impasse". Il commissario Lamy e Supachai hanno anche avuto un colloquio telefonico, durante il quale Lamy ha confermato che solo dopo un chiarimento fra i 15 paesi membri, l'UE deciderà come muoversi.
posted by tradewatch | 23:32 | commenti (1)
 
Made in Europe
Bruxelles sta considerando l'idea di introdurre un nuovo marchio "Made in Europe" per i suoi prodotti di abbigliamento. Lo ha annunciato il 28 ottobre Pascal Lamy, commissario al commercio, affermando che occorre sfruttare il valore aggiunto fornito "dall'immagine dell'Europa". Il problema è che le 18 mila imprese dell'Unione Europea del settore tessile faticano e faticheranno sempre più a competere con produttori come l'India e la Cina, perciò Bruxelles sta pensando a come promuovere il made in UE. Ma il rischio è che la nuova "label" sia considerata come una nuova barriera tariffaria europea, ennesimo tentativo protezionistico che i produttori del Sud potrebbero sfidare in seno al WTO.
posted by tradewatch | 23:13 | commenti
lunedì, 27 ottobre 2003
 

I G20 resteranno uniti – I New Issues potrebbero essere tolti dall’agenda negoziale

Mr. Celson Amorin, Ministro degli Esteri del Brasile ha dichiarato in una conferenza stampa a Ginevra che anche se alcuni paesi hanno lasciato il gruppo dei G20 (i 20 paesi in via di sviluppo guidati da Brasile, Cina, India e Sud Africa che hanno formato una alleanza in particolare sui temi agricoli al vertice di Cancun), altri paesi si aggiungeranno appena i negoziati dovessero riprendere.

Il Ministro ha anche detto che il gruppo, oltre ad essere molto unito e ad avere proposte di lavoro concrete e pragmatiche, cercherà anche di avvicinarsi ai paesi più poveri ed alle loro richieste, sottolineando come “il tempo in cui pohi paesi potevano imporre i loro interessi privati a tutti è finito”.

Il Ministro non ha chiuso completamente sulla possibilità di ripartire dalla bozza di dichiarazione finale della ministeriale (cosidetta bozza Derbez) del 13 settembre, cosi duramente criticata a Cancun, anche se ha sottolineato come, in agricoltura in particolare, questo testo non è certamente il migliore possibile.

Molto interessanti le dichiarazioni in merito ai “New Issues”: il Minisitro ha ricordato che il Brasile non è tra i paesi che spingono per questi negoziati, anche se potrebbe, come già detto in passato, essere disponibile a discuterne. In ogni caso, ha ripreso Mr. Amorin, “ci sono molti paesi che non vogliono. Nel contesto attuale non puoi scrivere un documento ignorando le preoccupazioni di 80 paesi. Non è il modo di procedere”.

Alla domanda specifica se i Singapore Issues sono ogi fuori dalla tavola dei negoziati il Ministro ha

Spiegato che l’agenda di questo round è troppo ampia: “se alcuni temi fossero lasciati da parte, questo potrebbe aiutare a concludere il round con successo”.

posted by tradewatch | 12:18 | commenti
 

Real World Radio on the air
Real World Radio
http://www.radiomundoreal.fm ha trasmesso il 21 ottobre una copertura speciale del nuovo round negoziale del Free Trade of Area of the Americas (FTAA). Ma non è finita qui: questa radio indipendente seguirà tutte le mobilitazioni organizzate per il Summit del FTAA che si terrà a Miami dal 17 al 22 Novembre. Per ascoltarla dall'Italia in inglese, spagnolo o portoghese basta raggiungere il sito web http://www.radiomundoreal.fm. Real World Radio è un'iniziativa di Friends of the Earth International
(
http://www.foei.org) per denunciare l'impatto della liberalizzazione del commercio sulle Americhe e i Caraibi, a partire dalle piccole comunità locali impegnate a resistere all'attacco delle corporations transnazionali.
(fonte: FOEI)





posted by tradewatch | 10:18 | commenti
domenica, 26 ottobre 2003
 

Signori si cambia !
E’ questo il messaggio che i paesi del G21 avevano proclamato a Cancun poco più di un mese fa. Lo hanno ribadito nei giorni scorsi i suoi quattro principali promotori: Cina, India, Brasile e Sud Africa. Questi quattro paesi hanno infatti annunciato di aver deciso di agire in modo coordinato in sede di WTO e di aver avviato trattative per un possibile accordo commerciale fra di essi. In una intervista al Financial Times, pubblicata il 24 ottobre, Alec Erwin, ministro per il commercio estero del Sud Africa, ha dichiarato che “il peso di queste economie nel commercio mondiale è troppo elevato per essere ignorato” e USA, UE e Giappone non possono più agire come se fossero i padroni del mondo. Erwin ha aggiunto di credere ancora nel sistema multilaterale perché il proliferare di accordi bilaterali e regionali frammenterebbe eccessivamente il mercato ed aumenterebbe il costo del commercio. Inoltre si è augurato che l’accordo stimoli USA ed UE ad uscire dal loro attuale torpore e li spinga a contribuire al rilancio del Doha Round.


posted by tradewatch | 23:11 | commenti
venerdì, 24 ottobre 2003
 
Fuori i New Issues dall'agenda del Wto!
Dopo il fallimento di Cancun, in gran parte dovuto all'insistenza dell'UE nel lanciare i nuovi negoziati o New Issues" contro il parere di oltre 70 paesi del sud, crediamo sia importante mandare un segnale forte ai ministri del commercio, per chiedergli una volta per tutte di togliere i negoziati sulle "new Issues" dall'agenda dei negoziati. Per questo il network europeo ha preparato un appello da inviare ai ministri dell'UE. Sulla destra di questo blog trovate il link "Appello New Issues". Tutte le organizzazioni che desiderassero sottoscriverlo possono mandare una mail a: wto@crbm.org
posted by tradewatch | 19:34 | commenti
 

India: la bozza di Cancun non può essere un punto di partenza

L’India Times riporta la seguente dichiarazione di mercoledi scorso del Ministro indiano per il Commercio e l’Industria, Arun Jaitley: la bozza di dichiarazione finale del 13 settembre di Cancun non può essere il punto di partenza per nessuna nouva discussione… Ha fallito completamente nel recepire gli umori presenti a Cancun, ma anzi era contraria alla maggior parte delle posizioni. Nei fatti questa bozza è stata alla base del fallimento del vertice.”

Il mnistro ha aggiunto che la bozza non ha fatto una fotografia della realtà di Cancun, sostenendo inoltre che  l’agrcioltura dovrà essere la chiave di qualunque futuro negoziato, e che quello che proponeva la bozza era molto inquietante per i paesi in via di sviluppo come l’India, che non hanno solo interessi economici ma prima di tutto sociali.

posted by tradewatch | 12:12 | commenti
giovedì, 23 ottobre 2003
 

I Paesi APEC dicono sì alla ripresa del Doha Round

Al vertice APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) svoltosi dal 14 al 21 ottobre a Bangkok in Tailandia, i 21 paesi membri hanno espresso i loro auspici per una rapida ripresa dei negoziati del Doha Round, sospesi dopo il fallimento della conferenza ministeriale di Cancun.

L’APEC costituisce una organizzazione intergovernativa tesa a perseguire lo sviluppo economico e commerciale della regione Asia – Pacifico.

La dichiarazione approvata al termine del vertice riafferma “la preminenza del sistema commerciale multilaterale” e l’impegno a perseguire accordi bilaterali e regionali “consistenti con i principi del WTO”.

La dichiarazione appare però più di principio che di sostanza, visto che i 21 paesi membri si sono ritrovati a Cancun su fronti opposti; fra i paesi membri dell’APEC figurano Australia, Canada, Cina, Giappone, Messico, Russia e Stati Uniti d’America.

posted by tradewatch | 19:08 | commenti
 

Stop alle sanzioni USA per la carne agli ormoni

E’ questa la richiesta che l’Unione Europea ha fatto agli USA (e al Canada) nei giorni scorsi.

Nel 1999 il WTO stabilì che i due Paesi d’oltre Atlantico potevano applicare aumenti sui dazi doganali dei prodotti europei importati per un ammontare annuo di 101 milioni di euro. Il “tribunale” del WTO stabilì questa forma di ritorsione perché l’UE aveva bloccato l’import di carne proveniente da capi di bestiame allevati con 6 ormoni che ne favorivano la crescita, senza il sostegno di una evidenza scientifica della nocività di tali ormoni.

Ora l’UE ha emendato la sua legislazione incorporando quella che considera una dimostrazione scientifica dei pericoli derivanti dagli ormoni ed ha pertanto chiesto a US e Canada di sospendere le sanzioni economiche.

Per ora gli USA hanno risposto picche non riconoscendo la validità delle ricerche europee.

posted by tradewatch | 19:07 | commenti
 

Il fallimento di Cancun? Tutta colpa di Lamy!

Così la pensano in Gran Bretagna, come riportato dal Guardian nella sua edizione di ieri.

L’autorevole quotidiano londinese cita, infatti, un documento confidenziale del Ministero dell’Industria e del Commercio britannico, entrato in suo possesso, in cui si critica fortemente la condotta negoziale tenuta dal commissario al commercio dell’UE, Pascal Lamy, alla ministeriale del WTO di Cancun. Nel documento si dice che Lamy avrebbe agito fornendo poche informazioni ai paesi membri dell’Unione, riducendo al minimo il dibattito interno e facendo concessioni negoziali solo durante l’ultimo giorno dei lavori in Messico. Evidentemente troppo tardi, visto il risultato finale. Un’altra considerazione importante degli esperti del Ministero dell’Industria e del Commercio d’oltre manica è che il round dello sviluppo, iniziato nel 2001 a Doha, andrà sicuramente oltre il limite stabilito, ovvero la fine del 2004, anche considerando che solo ad inizio 2005 saranno del tutto operative la nuova commissione europea e la nuova amministrazione USA (ricordiamo che tra un anno ci saranno le elezioni presidenziali).

posted by tradewatch | 13:46 | commenti
 

USA: la Cina deve rispettare i propri obblighi in materia di commercio

Il Financial Times di oggi riporta delle interessanti notizie sui rapporti Usa-Cina in merito a questioni commerciali. Ieri Robert Zoellick, il rappresentante statunitense per il commercio, ha dichiarato che l’accesso dei prodotti cinesi sul mercato americano dipende da un rapporto commerciale equo da entrambe le parti, e ha quindi invitato la Cina ha mantenere gli impegni presi in occasione del suo ingresso nel WTO. Sulla stessa linea si è espresso anche il sottosegretario al commercio, Grant Aldonas.

Questa forte presa di posizione di rappresentanti del governo statunitense fa seguito alla pressioni ricevute da numerosi esponenti del Congresso, che vorrebbero iniziare a penalizzare l’export cinese negli Stati uniti, viste la scarsa considerazione delle promesse fatte dimostrata da Pechino.

Zoellick sembra comunque convinto di poter risolvere i problemi attuali, in prima fila la violazione dei diritti sulla proprietà intellettuale ed il controllo sulle importazioni di prodotti agricoli.

posted by tradewatch | 13:02 | commenti
 

Supachai spinge per rianimare il Doha Round

Supachai Panitchpakdi, il direttore generale del Wto, domenica scorsa ha sostenuto un’appassionata requisitoria chiedendo flessibilità e impegno politico per rivitalizzare il Doha round. «La lezione che abbiamo imparato a Cancun – ha sostenuto a margine dell’assemblea dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) - è che abbiamo bisogno di essere un po’ più flessibili. Abbiamo bisogno di un approccio del “dare ed avere” per concludere con successo questo round» I leaders politici, secondo Supachai, devono ricondursi alle trattative multilaterali sul commercio, altrimenti perderanno la promessa di un accesso al mercato potenziato offerto dal Doha round». Mentre Supachai ha detto di aver ravvisato «l’inizio di una certa flessibilità» rispetto alle controverse Singapore Issues, sulle quali sono crollati i negoziati a Cancun, ha chiamato ad una maggiore reattività rispetto all’agricoltura e al manifatturiero. Ma se il Doha Round non dovesse andare a buon fine, secondo il direttore generale del Wto aumenterebbero solamente le dispute commerciali e le inequità più gravi.

posted by tradewatch | 09:43 | commenti
 

GATS: business as usual ?

L'unico gruppo di negoziatori che non si è bloccato dopo Cancun ed è tornato a riunirsi è quello relativo al commercio dei servizi.

Come ha commentato un funzionario di un PVS: "fra le cose che sopravvivono dopo una guerra nucleare ci sono gli scarafaggi, ora possiamo aggiungere il GATS".

Fra le novità quella che l'India ha terminato di preparare il documento con i servizi disposta ad "offrire" e che presto lo presenterà ufficialmente a Ginevra.

La prossima sessione di trattative è però stata annullata, difficile anche per il GATS resistere agli effetti del dopo Cancun!

 

posted by tradewatch | 09:38 | commenti
 

Singapore Issues: sì, no, forse

Incerta la posizione europea sui cosiddetti Singapore issues, ovvero investimenti, regole di concorrenza, trasparenza negli appalti pubblici e regole di facilitazione al commercio.

Come si ricorderà furono proprio loro il motivo ufficiale di rottura all’ultima conferenza ministeriale, ed a proporli è sempre stata soprattutto l’Unione Europea che nelle ultime ore di Cancun si disse disposta a rinunciare ai due temi maggiormente contestati dai paesi in via di sviluppo: investimenti e regole di concorrenza.

Finito il vertice pareva che si sarebbe ripartiti da questa posizione ma ora non è più cosa certa.

L’UE appare indecisa se rinnegare i cedimenti di Cancun e fra le opzioni che sta vagliando esiste anche quella di proporre un negoziato separato dall’Agenda di Doha che porti ad accordi plurilaterali, cioè non sottoscritti da tutti i membri del WTO.

Fra qualche settimane ne sapremo di più.

posted by tradewatch | 09:38 | commenti
 

L’UE ancora indecisa sul dopo Cancun.

Saranno necessarie ancora alcune settimane per conoscere la posizione europea sul futuro del WTO e soprattutto del Doha Round.

I funzionari di Bruxelles parlano di situazione incerta e annunciano che la posizione europea sarà definita prossimamente.

Carlo Trojan, ambasciatore UE al WTO, ha dichiarato che prima di decidere come procedere, serviranno alcune settimane di consultazioni interne fra i 15 paesi dell’Unione. “Dobbiamo riflettere sui Singapore issues e comprendere gli effetti di questo fallimento sul nostro approccio e sul bilanciamento complessivo dell’agenda di Doha”.

L’UE ritiene di aver mostrato molta elasticità a Cancun e attende che siano altri paesi a mostrarsi ora altrettanto disponibili.

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Hong Kong sarà la sede della VI Conferenza ministeriale WTO

Il 21 ottobre il Consiglio generale del WTO ha stabilito che si terrà in Cina, ad Hong Kong, il prossimo vertice ministeriale. Non ha però stabilito la data perché ancora i paesi membri non hanno le idee chiare su come continuare i negoziati bruscamente sospesi dal fallimento del vertice di Cancun.

posted by tradewatch | 09:36 | commenti
mercoledì, 22 ottobre 2003
 
Dove eravamo rimasti
“Fuori è dove ci sono i fatti”: testuali parole dell’ex direttore del settore Gats del Wto a Cancun nel seminario sul mercato dei servizi organizzato a Cancun dalla USCSI, Coalition of Service Industries statunitense. 60 membri della potente lobby si erano dati appuntamento in un lussuoso albergo dicendosi chiaramente che quello che succedeva del vertice poco importava: la macchina del Gats andava comunque avanti. Jim Mendenhall, delegato USTR per i servizi, aveva definito il settore dei servizi come il migliore aspetto dei negoziati, perché non c’erano divisioni così grandi come rispetto all’agricoltura. La liberalizzazione dei servizi è una torta di 1,4 milioni di miliardi di dollari tutta ancora da dividere e Mendenhall ha assicurato a Cancun che gli Stati Uniti avrebbero portato avanti un'agenda aggressiva per migliorare la qualità quanto la quantità delle offerte di liberalizzazione, specialmente da parte dei Paesi meno industrializzati. Ora a Ginevra le riunioni ricominciano: teniamo gli occhi aperti.

posted by wto2003 | 19:48 | commenti