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venerdì, 31 ottobre 2003
Più commercio tra Cina e UE Non sono previsti nuovi dazi negli scambi commerciali tra UE e Cina. Il vertice di Pechino si è concluso invece con la firma di tre trattati: il progetto Galileo (nel quale entrerà a far parte la Cina) che prevede l'invio in orbita di trenta satelliti, per un investimento totale di 3,3 miliardi di euro; il trattato Ads (che aprirà le frontiere europee ai turisti cinesi) e un'intesa per migliorare la cooperazione industriale tra i due paesi. Prodi ha anche richiamato Pechino ad una maggiore responsabilità nella gestione dell'avanzo commerciale, che per Bruxelles si traduce in un deficit di 47 miliardi di Euro, in gran parte prodotto da imprese occidentali pre Il Governo inglese spiava i paesi in via di sviluppo a Cancun Una lettera del Ministero del Commercio e Industria inglese rivela una congiura per controllare le attività dei funzionari del Commonwealth che aiutavano i paesi in via di sviluppo a Cancun, secondo quanto riportato dal Guardian di oggi. Il Commonwealth è un gruppo di 54 ex colonie e domini della Gran Bretagna. Il segretario generale del Commonwealth Mr. Don Mc Kinnon ha accusato ieri il ministero inglese di avere una “mentalità neo coloniale”. “Questo però non è il XIX secolo” ha aggiunto. Alla base dello scandalo una lettera di un dirigente del ministero inglese, Ms. Elaine Drage, ad un diplomatico neozelandese in cui, due settimane prima del vertice, si prometteva di seguire le mosse dei responsabili del Commonwealth a Cancun. Nella lettera si accusava in particolare un funzionario del Commonwealth, Mr. Grynberg di “avere predicato il protezionismo e l’isolazionismo” al precedente round di Doha. “A Doha – continua la lettera – andava in giro a scoraggiare i PVS dall’accettare un nuovo round”, “quindi uno dei miei compiti” continuava Ms. Drage “sarà quello di seguire le sue mosse”. Nella lettera si criticava anche l’azione di un altro funzionario del Commonwealth, Mr. Rege, che fornisce consulenza a 24 paesi in via di sviluppo. L’ambasciatore dell’Uganda ha specificato che Mr. Rege “non ha mai cercato di ingannarci. Ci fornisce spiegazioni in modo che possiamo decidere in maniera informata”. Forse questo è proprio il motivo per cui questi funzionari andavano “sorvegliati”? Finora dirigenti e portavoce del ministero inglese si sono rifiutati di rispondere. Il piano dell’ICC per rianimare il Wto La Camera di Commercio Internazionale (ICC), l’influente organismo che raggruppa le più importanti aziende private si è riunito per discutere su come riprendere i negoziati dopo Cancun, in vista dell’appuntamento del Wto a Ginevra a metà dicembre. Il documento dell’ICC insiste sulla necessità di riprendere al più presto i negoziati, e per questo prevede di partire dalla tanto contestata bozza di dichiarazione finale presentata a Cancun, ponendo l’accento su diverse priorità. In primo luogo aumentare l’accesso ai mercati per i prodotti agricoli dei PVS, ma anche diminuire le barriere sui prodotti industriali (ed in modo particolare le barriere non tarrifarie) e riprendere a negoziare sulle Singapore Issues. In particolare l’ICC suggerisce di slegare i quattro nuovi temi, e negoziare singolarmente su ognuno, con una immediata priorità per le facilitazioni al commercio e la trasparenza negli appalti pubblici. In due parole, una ulteriore e più completa apertura di tutti i mercati, ed una nuova inclusione delle New Issues nella già stracarica agenda del Wto e malgrado il fallimento di Cancun. Bruxelles chiede una “riforma limitata” del Wto La Commissione Europea chiederà oggi alcune riforme limitate delle procedure e della struttura del Wto, nel tentativo di migliorare il funzionamento dell’organizzazione dopo il fallimento di Cancun. Questo quanto riportato nell'edizione di oggi del Financial Times. In particolare la Commissione, che negozia per conto dell’UE e dei paesi membri, chiederà di rafforzare il ruolo del direttore generale del Wto, più fondi per la sede centrale di Ginevra ed una migliore preparazione delle riunioni ministeriali. Questi suggerimenti saranno presentati oggi ai paesi membri, e la Commissione ha specificato che non si tratta ancora di proposte da sottoporre agli altri membri del Wto. La speranza di molte organizzazioni della società civile era proprio che un fallimento di Cancun avrebbe portato ad un periodo di pausa per discutere una riforma radicale del Wto in direzione di una reale democrazia e trasparenza. Nel documento della Commissione sembra purtroppo vincere la paura che il Wto possa bloccarsi nel discutere di una sua possibile riforma, mentre da molte parti (in patricolare da parte di alcune lobby industriali) si spinge per riavviare i negoziati in stallo dopo il fallimento messicano. Per questo il documento chiederà unicamente alcune modifiche che possano evitare il ripetersi di situazioni come quella di Cancun: aumentare il potere del Direttore Generale, anche durante le ministeriali, una migliore e più puntuale preparazione a Ginevra delle stesse ministeriali ed un maggior potere per i “facilitatori”. Riforme che sembrano ad una prima lettura veramente poca cosa, e forse nemmeno nella giusta direzione, rispetto al lavoro che sarebbe da compiere, e rispetto alle stesse dichiarazioni dei principali negoziatori europei a Cancun: un Lamy che descrive il Wto come una “struttura medievale”, mentre il commissario all’agricoltura Franz Fishler dichiarava che era “inutile riprendere i negoziati senza una riforma delle strutture e delle procedure”. Un fiume umano per difendere l’acqua in Uruguay Oggi, 31 ottobre, verranno consegnate al Palramento di Montevideo le 290.000 firme raccolte per chiedere una riforma della Cositutzione dell’Uruguay che possa prevenire la privatizzazione dell’acqua (ovvero dei servizi per l’acqua potabile, e della gestione e distribuzione dell’acqua) e garantire una gestione sostenibile. Queste 290.000 firme sono il risultato di un anno di campagne, mobilitazioni e formazione ai cittadini, promossa dalla Commissione Nazionale per la Difesa dell’Acqua, un coordinaemtno di organizzazioni locali tra le quali il sindacato dei lavoratori del settore idrico, Friends Of The Earth e molte associazioni locali. Oggi verrà formato un “fiume umano” che porterà le lettere dalla sede del sindacato fino al Parlamento, dove sono previsti diversi discorsi e la lettura di un documento comune. Gli organizzatori ricordano come undici anni fa il 70% della popolazione si oppose con successo al tentativo di privatizzazione dei servizi pubblici. “Ora – aggiungono gli organizzatori - la stessa popolazione è chiamata a difendere questa vittoria dalla triade BM / FMI / WTO, anche in vista delle elezioni dell’anno prossimo, in cui si spera di potere insediare un Governo più attento a queste tematiche”. Il prossimo anno i cittadini saranno chiamati a votare in merito a questa riforma della costituzione. La campagna si trova quinda di fronte alla sfida di informare la popolazione ed assicurarsi che il tema dell’acqua sia al centro dell’agenda politica, in un anno di elezioni nazionali. Si riunisce oggi il Comitato 133
Il Comitato 133 prende il nome dall'articolo 133 del Trattato di Amsterdam che stabilisce le regole in materia di politica commerciale comune. Gli industriali europei criticano Lamy: l'UE deve muoversi! giovedì, 30 ottobre 2003
Lamy si rifiuta di assumersi la colpa del fallimento di Cancun – aumentano i contrasti con Londra Il Guardian riporta le dichiarazioni del potente commissario europeo al commercio che ha sostenuto ieri che l’UE ha fatto le concessioni maggiori a Cancun, ma anche prima, e non può assolutamente essere ritenuta responsabile del fallimento: “abbiamo servito il pasto migliore a Doha, A Cancun e nel periodo intermedio. Non ha funzionato. Non abbiamo però visto arrivare molto da altre persone, a parte dagli USA in materia di agricoltura” (!) Lamy ha inoltre rspinto le accuse mosse dal Dipartimento Commercio e Industria inglese (DTI) sul fatto che le tattiche negoziali dell’UE a Cancun sono state tra le principali cause del fallimento dei negoziati. Un documento privato del DTI, reso pubblico in questi giorni affermava che la Commissione UE aveva compiuto “un errore tattico”, aspettando fino all’ultimo per fare qualche concessione ai paesi in via di sviluppo. “L’ho fatto quando ho pensato che i negoziati potessero procedere” ha risposto Lamy. Le divisioni tra Londra e Bruxelles su come riprendere i negoziati si sono ampliate dopo che Lamy ha chiarito che stava ritirando la sua promessa di abbandonare le richieste di apertura dei negoziati su investimenti e competizione: “ho fatto questo compromesso quando ho creduto avrebbe portato avanti i negoziati, ora ho ritirato questa offerta”. L’ipotesi attuale è una consultazione con i paesi membri dell’UE sull’idea di avviare un negoziato sugli investimenti e la competizione solo con alcuni paesi membri del Wto, oppure premere per riportarli all’interno dell’agenda del Wto, come se la ministeriale Cancun non fosse mai esistita. Questo malgrado le dichiarazioni del segretario al commercio inglese Patricia Hewitt: “non dovrebbe esserci nessun tentativo da parte nostra in Europa per riportare nell’agenda gli investimenti e la competizione”. Lamy ha anche respinto le accuse del DTI sul fatto che i ministri inglesi erano tenuti all’oscuro dello stato dei negoziati durante i giorni di Cancun: “non credo ci sia stato nessun problema in questo senso – ha risposto Lamy – non credo che il sistema dell’UE abbia fallito a Cancun”. Una maledizione contro lo “Spirito di Bush”, lanciata nei fiumi Thailandesi Centinaia di contadini Thailandesi, dopo avere chiuso una foto del presidente USA George W. Bush in un recipiente di terracotta, recitando mantra e lanciando maledizioni, hanno lanciato il recipiente in un fiume del Nord della Thailandia. La notizia è riportata dal Sydney Morning Herald, al quale i circa 300 contadini presenti, in rappresentanza di oltre 20.000 colleghi di sette province hanno spiegato che “questa è una cerimonia tradizionale della Thailandia del Nord per tenere il suo spirito imprigionato sott’acqua, cosi che non possa venire a sfruttare le nostre risorse naturali o sopprimere i nostri fratelli contadini” L’atto è stato compiuto anche per protestare contro l’interventismo militare di Washington in nazioni sovrane, secondo quanto riportato dal Bangkok Post. mercoledì, 29 ottobre 2003
Migranti e WTO Prospettive cupe per il commercio africano - il caso del caffè La società civile non può più essere ignorata Un dibattito su Cancun e lo stato del commercio multialterle si è svolto in questi giorni all’UNCTAD, la Conferenza dell’ONU per il Commercio e lo Sviluppo, diventata dopo il fallimento messicano il luogo dove avere delle discussioni più aperte. In totale 48 delegazioni hanno presentato delle proprie posizioni, un dato che fa riflettere se paragonato alle sole cinque prese di posizione al recente incontro dei capi delegazione in sede Wto. Tra le diverse dichiarazioni dei paesi in via di sviluppo, il fatto che il fallimento di Cancun non è solamente dovuto a questioni di sostanza e di procedure in Messico, ma che tutto il periodo e le procedure negoziali di Ginevra tra la ministeriale di Doha e quella di Cancun hanno condotto a questo fallimento. Interessante anche che mentre alcuni paesi occidentali cercano di dare la colpa del fallimento alla società civile internazionale, diversi paesi in via di sviluppo hanno chiarito che, piaccia o no, il coinvolgimento nei negoziati della società civile del Nord come del Sud del mondo è un aspetto destinato a rimanere. E’ anche stato sottolineato che, imparando dagli errori del passato, i paesi del Sud si stanno organizzndo meglio, e i negoziati nel Wto non potranno più essere condotti con riunioni politiche dell’ultimo momento o con decisioni prese da pochi. L’UE mette in dubbio il ruolo degli USA riguardo i negoziati sul WTO Pascal Lamy, commissario europeo al commercio, si è detto dubbioso sulla reale intenzione degli Stati uniti di dare una nuova spinta al processo negoziale in ambito WTO, ribadendo però l’importanza di procedere prima di tutto con un’accurata riflessione sui motivi dell’insuccesso di Cancun. La volontà degli Usa e di una ventina di paesi, riunitisi la scorsa settimana, di ripartire dalla bozza della dichiarazione finale dell’ultima ministeriale lascia però Lamy molto incerto. Che senso avrebbe, ha affermato il commissario europeo, riprendere il discorso sul WTO da un binario morto, ovvero da un testo che ha causato il fallimento della ministeriale di Cancun? Lamy dice anche di aver capito la lezione, per cui in un contesto multilaterale come quello dell’Organizzazione mondiale del commercio ci vuole maggior flessibilità e considerazione delle varie posizioni dei paesi membri. Intanto la Commissione europea sta programmando entro la metà di dicembre una ministeriale UE in cui esprimere le sue posizioni agli stati membri. martedì, 28 ottobre 2003
Il WTO chiama l'Europa
Suona così l'appello che Supachai Panitchpakdi, Direttore generale del WTO, ha rivolto nei giorni scorsi all'Unione Europea, invitandola ad interrompere il silenzio che ha contraddistinto l'Europa dopo il fallimento di Cancun. Supachai, intervistato da AFP, ha invitato l'UE ad assumere la leadership per riavviare i negoziati del Doha Round, "abbiamo bisogno di sapere cosa pensa l'Europa prima di riavviare le trattative", ha dichiarato, aggiungendo che "abbiamo bisogno di qualcuno che si assuma il ruolo di leader per uscire dall'attuale situazione di impasse". Il commissario Lamy e Supachai hanno anche avuto un colloquio telefonico, durante il quale Lamy ha confermato che solo dopo un chiarimento fra i 15 paesi membri, l'UE deciderà come muoversi. posted by tradewatch
| 23:32
| commenti (1)
Made in Europe
Bruxelles sta considerando l'idea di introdurre un nuovo marchio "Made in Europe" per i suoi prodotti di abbigliamento. Lo ha annunciato il 28 ottobre Pascal Lamy, commissario al commercio, affermando che occorre sfruttare il valore aggiunto fornito "dall'immagine dell'Europa". Il problema è che le 18 mila imprese dell'Unione Europea del settore tessile faticano e faticheranno sempre più a competere con produttori come l'India e la Cina, perciò Bruxelles sta pensando a come promuovere il made in UE. Ma il rischio è che la nuova "label" sia considerata come una nuova barriera tariffaria europea, ennesimo tentativo protezionistico che i produttori del Sud potrebbero sfidare in seno al WTO. lunedì, 27 ottobre 2003
I G20 resteranno uniti – I New Issues potrebbero essere tolti dall’agenda negoziale Mr. Celson Amorin, Ministro degli Esteri del Brasile ha dichiarato in una conferenza stampa a Ginevra che anche se alcuni paesi hanno lasciato il gruppo dei G20 (i 20 paesi in via di sviluppo guidati da Brasile, Cina, India e Sud Africa che hanno formato una alleanza in particolare sui temi agricoli al vertice di Cancun), altri paesi si aggiungeranno appena i negoziati dovessero riprendere. Il Ministro ha anche detto che il gruppo, oltre ad essere molto unito e ad avere proposte di lavoro concrete e pragmatiche, cercherà anche di avvicinarsi ai paesi più poveri ed alle loro richieste, sottolineando come “il tempo in cui pohi paesi potevano imporre i loro interessi privati a tutti è finito”. Il Ministro non ha chiuso completamente sulla possibilità di ripartire dalla bozza di dichiarazione finale della ministeriale (cosidetta bozza Derbez) del 13 settembre, cosi duramente criticata a Cancun, anche se ha sottolineato come, in agricoltura in particolare, questo testo non è certamente il migliore possibile. Molto interessanti le dichiarazioni in merito ai “New Issues”: il Minisitro ha ricordato che il Brasile non è tra i paesi che spingono per questi negoziati, anche se potrebbe, come già detto in passato, essere disponibile a discuterne. In ogni caso, ha ripreso Mr. Amorin, “ci sono molti paesi che non vogliono. Nel contesto attuale non puoi scrivere un documento ignorando le preoccupazioni di 80 paesi. Non è il modo di procedere”. Alla domanda specifica se i Singapore Issues sono ogi fuori dalla tavola dei negoziati il Ministro ha Spiegato che l’agenda di questo round è troppo ampia: “se alcuni temi fossero lasciati da parte, questo potrebbe aiutare a concludere il round con successo”. Real World Radio on the air domenica, 26 ottobre 2003
Signori si cambia ! venerdì, 24 ottobre 2003
Fuori i New Issues dall'agenda del Wto!
Dopo il fallimento di Cancun, in gran parte dovuto all'insistenza dell'UE nel lanciare i nuovi negoziati o New Issues" contro il parere di oltre 70 paesi del sud, crediamo sia importante mandare un segnale forte ai ministri del commercio, per chiedergli una volta per tutte di togliere i negoziati sulle "new Issues" dall'agenda dei negoziati. Per questo il network europeo ha preparato un appello da inviare ai ministri dell'UE. Sulla destra di questo blog trovate il link "Appello New Issues". Tutte le organizzazioni che desiderassero sottoscriverlo possono mandare una mail a: wto@crbm.org India: la bozza di Cancun non può essere un punto di partenza L’India Times riporta la seguente dichiarazione di mercoledi scorso del Ministro indiano per il Commercio e l’Industria, Arun Jaitley: la bozza di dichiarazione finale del 13 settembre di Cancun non può essere il punto di partenza per nessuna nouva discussione… Ha fallito completamente nel recepire gli umori presenti a Cancun, ma anzi era contraria alla maggior parte delle posizioni. Nei fatti questa bozza è stata alla base del fallimento del vertice.” Il mnistro ha aggiunto che la bozza non ha fatto una fotografia della realtà di Cancun, sostenendo inoltre che l’agrcioltura dovrà essere la chiave di qualunque futuro negoziato, e che quello che proponeva la bozza era molto inquietante per i paesi in via di sviluppo come l’India, che non hanno solo interessi economici ma prima di tutto sociali. giovedì, 23 ottobre 2003
I Paesi APEC dicono sì alla ripresa del Doha Round Al vertice APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) svoltosi dal 14 al 21 ottobre a Bangkok in Tailandia, i 21 paesi membri hanno espresso i loro auspici per una rapida ripresa dei negoziati del Doha Round, sospesi dopo il fallimento della conferenza ministeriale di Cancun. L’APEC costituisce una organizzazione intergovernativa tesa a perseguire lo sviluppo economico e commerciale della regione Asia – Pacifico. La dichiarazione approvata al termine del vertice riafferma “la preminenza del sistema commerciale multilaterale” e l’impegno a perseguire accordi bilaterali e regionali “consistenti con i principi del WTO”. La dichiarazione appare però più di principio che di sostanza, visto che i 21 paesi membri si sono ritrovati a Cancun su fronti opposti; fra i paesi membri dell’APEC figurano Australia, Canada, Cina, Giappone, Messico, Russia e Stati Uniti d’America. Stop alle sanzioni USA per la carne agli ormoni E’ questa la richiesta che l’Unione Europea ha fatto agli USA (e al Canada) nei giorni scorsi. Nel 1999 il WTO stabilì che i due Paesi d’oltre Atlantico potevano applicare aumenti sui dazi doganali dei prodotti europei importati per un ammontare annuo di 101 milioni di euro. Il “tribunale” del WTO stabilì questa forma di ritorsione perché l’UE aveva bloccato l’import di carne proveniente da capi di bestiame allevati con 6 ormoni che ne favorivano la crescita, senza il sostegno di una evidenza scientifica della nocività di tali ormoni. Ora l’UE ha emendato la sua legislazione incorporando quella che considera una dimostrazione scientifica dei pericoli derivanti dagli ormoni ed ha pertanto chiesto a US e Canada di sospendere le sanzioni economiche. Per ora gli USA hanno risposto picche non riconoscendo la validità delle ricerche europee. Il fallimento di Cancun? Tutta colpa di Lamy! Così la pensano in Gran Bretagna, come riportato dal Guardian nella sua edizione di ieri. L’autorevole quotidiano londinese cita, infatti, un documento confidenziale del Ministero dell’Industria e del Commercio britannico, entrato in suo possesso, in cui si critica fortemente la condotta negoziale tenuta dal commissario al commercio dell’UE, Pascal Lamy, alla ministeriale del WTO di Cancun. Nel documento si dice che Lamy avrebbe agito fornendo poche informazioni ai paesi membri dell’Unione, riducendo al minimo il dibattito interno e facendo concessioni negoziali solo durante l’ultimo giorno dei lavori in Messico. Evidentemente troppo tardi, visto il risultato finale. Un’altra considerazione importante degli esperti del Ministero dell’Industria e del Commercio d’oltre manica è che il round dello sviluppo, iniziato nel 2001 a Doha, andrà sicuramente oltre il limite stabilito, ovvero la fine del 2004, anche considerando che solo ad inizio 2005 saranno del tutto operative la nuova commissione europea e la nuova amministrazione USA (ricordiamo che tra un anno ci saranno le elezioni presidenziali). USA: la Cina deve rispettare i propri obblighi in materia di commercio Il Financial Times di oggi riporta delle interessanti notizie sui rapporti Usa-Cina in merito a questioni commerciali. Ieri Robert Zoellick, il rappresentante statunitense per il commercio, ha dichiarato che l’accesso dei prodotti cinesi sul mercato americano dipende da un rapporto commerciale equo da entrambe le parti, e ha quindi invitato la Cina ha mantenere gli impegni presi in occasione del suo ingresso nel WTO. Sulla stessa linea si è espresso anche il sottosegretario al commercio, Grant Aldonas. Questa forte presa di posizione di rappresentanti del governo statunitense fa seguito alla pressioni ricevute da numerosi esponenti del Congresso, che vorrebbero iniziare a penalizzare l’export cinese negli Stati uniti, viste la scarsa considerazione delle promesse fatte dimostrata da Pechino. Zoellick sembra comunque convinto di poter risolvere i problemi attuali, in prima fila la violazione dei diritti sulla proprietà intellettuale ed il controllo sulle importazioni di prodotti agricoli. Supachai spinge per rianimare il Doha Round
Supachai Panitchpakdi, il direttore generale del Wto, domenica scorsa ha sostenuto un’appassionata requisitoria chiedendo flessibilità e impegno politico per rivitalizzare il Doha round. «La lezione che abbiamo imparato a Cancun – ha sostenuto a margine dell’assemblea dell’APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation) - è che abbiamo bisogno di essere un po’ più flessibili. Abbiamo bisogno di un approccio del “dare ed avere” per concludere con successo questo round» I leaders politici, secondo Supachai, devono ricondursi alle trattative multilaterali sul commercio, altrimenti perderanno la promessa di un accesso al mercato potenziato offerto dal Doha round». Mentre Supachai ha detto di aver ravvisato «l’inizio di una certa flessibilità» rispetto alle controverse Singapore Issues, sulle quali sono crollati i negoziati a Cancun, ha chiamato ad una maggiore reattività rispetto all’agricoltura e al manifatturiero. Ma se il Doha Round non dovesse andare a buon fine, secondo il direttore generale del Wto aumenterebbero solamente le dispute commerciali e le inequità più gravi. GATS: business as usual ?
L'unico gruppo di negoziatori che non si è bloccato dopo Cancun ed è tornato a riunirsi è quello relativo al commercio dei servizi. Come ha commentato un funzionario di un PVS: "fra le cose che sopravvivono dopo una guerra nucleare ci sono gli scarafaggi, ora possiamo aggiungere il GATS". Fra le novità quella che l'India ha terminato di preparare il documento con i servizi disposta ad "offrire" e che presto lo presenterà ufficialmente a Ginevra. La prossima sessione di trattative è però stata annullata, difficile anche per il GATS resistere agli effetti del dopo Cancun! Singapore Issues: sì, no, forse
Incerta la posizione europea sui cosiddetti Singapore issues, ovvero investimenti, regole di concorrenza, trasparenza negli appalti pubblici e regole di facilitazione al commercio. Come si ricorderà furono proprio loro il motivo ufficiale di rottura all’ultima conferenza ministeriale, ed a proporli è sempre stata soprattutto l’Unione Europea che nelle ultime ore di Cancun si disse disposta a rinunciare ai due temi maggiormente contestati dai paesi in via di sviluppo: investimenti e regole di concorrenza. Finito il vertice pareva che si sarebbe ripartiti da questa posizione ma ora non è più cosa certa. L’UE appare indecisa se rinnegare i cedimenti di Cancun e fra le opzioni che sta vagliando esiste anche quella di proporre un negoziato separato dall’Agenda di Doha che porti ad accordi plurilaterali, cioè non sottoscritti da tutti i membri del WTO. Fra qualche settimane ne sapremo di più. L’UE ancora indecisa sul dopo Cancun.
Saranno necessarie ancora alcune settimane per conoscere la posizione europea sul futuro del WTO e soprattutto del Doha Round. I funzionari di Bruxelles parlano di situazione incerta e annunciano che la posizione europea sarà definita prossimamente. Carlo Trojan, ambasciatore UE al WTO, ha dichiarato che prima di decidere come procedere, serviranno alcune settimane di consultazioni interne fra i 15 paesi dell’Unione. “Dobbiamo riflettere sui Singapore issues e comprendere gli effetti di questo fallimento sul nostro approccio e sul bilanciamento complessivo dell’agenda di Doha”. L’UE ritiene di aver mostrato molta elasticità a Cancun e attende che siano altri paesi a mostrarsi ora altrettanto disponibili. Hong Kong sarà la sede della VI Conferenza ministeriale WTO
Il 21 ottobre il Consiglio generale del WTO ha stabilito che si terrà in Cina, ad Hong Kong, il prossimo vertice ministeriale. Non ha però stabilito la data perché ancora i paesi membri non hanno le idee chiare su come continuare i negoziati bruscamente sospesi dal fallimento del vertice di Cancun. mercoledì, 22 ottobre 2003
Dove eravamo rimasti
“Fuori è dove ci sono i fatti”: testuali parole dell’ex direttore del settore Gats del Wto a Cancun nel seminario sul mercato dei servizi organizzato a Cancun dalla USCSI, Coalition of Service Industries statunitense. 60 membri della potente lobby si erano dati appuntamento in un lussuoso albergo dicendosi chiaramente che quello che succedeva del vertice poco importava: la macchina del Gats andava comunque avanti. Jim Mendenhall, delegato USTR per i servizi, aveva definito il settore dei servizi come il migliore aspetto dei negoziati, perché non c’erano divisioni così grandi come rispetto all’agricoltura. La liberalizzazione dei servizi è una torta di 1,4 milioni di miliardi di dollari tutta ancora da dividere e Mendenhall ha assicurato a Cancun che gli Stati Uniti avrebbero portato avanti un'agenda aggressiva per migliorare la qualità quanto la quantità delle offerte di liberalizzazione, specialmente da parte dei Paesi meno industrializzati. Ora a Ginevra le riunioni ricominciano: teniamo gli occhi aperti. |