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giovedì, 28 aprile 2005
sabato, 09 aprile 2005
Comicato stampa
Firenze, 9 aprile 2005
Una riforma democratica per il commercio internazionale
Lanciata oggi la Global week of Action.
Al finto tavolo delle trattative Wto inscenato oggi nella piazzetta dei Beni Comuni, a Terra Futura, la società civile italiana pretende la democratizazione del commercio internazionale.
“Il Wto ha fallito”, ha sancito Antonio Tricarico, direttore della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale/Mani Tese. “A 10 anni dall’entrata in vigore del trattato istitutivo dell’organizzazione mondiale del commercio, c’è più povertà ovunque. Nel Sud ma anche nel Nord del mondo”.
Interi settori industriali sono oggi a rischio: il libero commercio ha fallito anche economicamente. “Noi siamo pronti a discutere quali alternative proporre, cosa che i governi non sono in grado di fare”, conclude Tricarico.
Il senatore Francesco Martone, intervenuto al tavolo, ha denunciato il Governo italiano, che – nonostante una mozione parlamentare – a quasi due anni dalla ministeriale di Cancun ancora non ha informato le Commissioni competenti circa lo stato d’avanzamento dei negoziati del Doha Round, in vista di Hong Kong.
Una riforma profonda delle regole che governano il commercio mondiale è richiesta da Sindacati, Organizzazioni non governative, realtà del Commercio equo e solidale, piccoli produttori del Sud del mondo.
“Le risposte ai problemi del commercio internazionale trovate negli Stati Uniti d’America e nell’Unione Europea sono vantaggiose per questi paesi. Se trasferite in Africa, diventano grandi problemi”, dice Mahamat Abakar di Acord Nairobi, una rete di Ong africane.
Una democratizzazione che è essenziale, per iniziare a negoziare senza muri, in modo trasparente. “Bisogna scrivere un nuovo diritto del commercio internazionale che obbedisca alle norme di tutela sociale e ambientale delle Nazioni Unite”, riprende Tricarico.
A partire da domani e per tutta la settimana, iniziative e centinaia di mobilitazioni ‘invaderanno’ le piazze italiane e di tutto il mondo. Per dire
Sì!, al diritto di ognuno al cibo, all’acqua, alla salute, ad una vita dignitosa ed all’istruzione!
No!, all’imposizione di accordi commerciali ingiusti, liberalizzazioni e privatizzazioni indiscriminate!
venerdì, 08 aprile 2005
Negoziato sui servizi: tempo di crisi?
In un documento redatto da Alexandra Strickner di IATP (Istitute for agricoltural and trade policy), viene fatto il punto sull'avanzamento dei negoziati sulla liberalizzazione dei servizi (Accordo Gats). Secondo il presidente del comitato di negoziazione sui servizi, l'ambasciatore cileno Jara, si sta verificando una crisi all'interno delle trattative. Dal 7 a 25 febbraio scorso, si è svolta l'ultima sessione formale di discussione per la presentazione delle nuove offerte di servizi da liberalizzare ed aprire agli investimenti esteri da parte dei paesi membri del Wto. Dai negoziati di febbraio è emerso un quadro abbastanza chiaro sullo stato delle trattative che risultano essere in ritardo, rispetto alla tabella di marcia prevista per Hong Kong, e in crisi, rispetto al merito della discussione. Secondo il documento di IATP, la crisi è però una creazione artificiale dei principali paesi sviluppati, i più interessati alla privatizzazione dei servizi in quanto le loro economie dipendono principalmente da questo settore. In particolare, lo spettro di una crisi sarebbe stato evidenziato al fine di mettere pressione sui paesi del Sud affinché aprano il più possibile il loro mercato interno dei servizi. Le trattative in corso vedono un disequilibrio di forze notevole tra i paesi sviluppati ed i singoli e deboli paesi del Sud del mondo che sono costretti in trattative bilaterali, con forti pressioni da parte dei governi e delle lobbying al seguito, anziché, come previsto in sede Wto, a trattative multilaterali all'interno delle quali potrebbero crearsi coalizioni capaci di tener maggior testa all'invadenza delle potenze occidentali e di alcuni grandi paesi del Sud come l'India. A ciò va aggiunto che la negoziazione dei servizi è quella meno trasparente e democratica tra tutte le trattative in sede WTO. La crisi economica che si sta verificando in molti paesi sviluppati spinge i loro governi a cercare di garantire nuovi mercati, e quindi nuovi investimenti, alle proprie aziende del settore dei servizi. I paesi del Sud non possono reggere alla concorrenza di queste potenze e le conseguenze negative sul piano economico, sociale e ambientale di questa liberalizzazione saranno enormi. Ne è un esempio il Nafta, il trattato di libero commercio che lega Canada, Stati Uniti e Messico. In quest’ultimo paese, dopo dieci anni dall'entrata in vigore dell'accordo, il 95% dell’attività bancaria nazionale è gestita da istituti di credito stranieri. Inoltre, molte leggi nazionali e regionali, promulgate dalle autorità competenti in difesa dell’ambiente e della popolazione, sono state portate in giudizio con l’accusa di essere degli ostacoli al libero commercio tutelato dal Trattato. Il Gats, affermano gli estensori del documento, è in sostanza un accordo sugli investimenti. Esso contempla, tra gli altri, i settori finanziario, delle telecomunicazioni, dell’energia, dell’ambiente, dell’educazione e della salute. Il Sud del mondo ha poco da guadagnare, ma molto da perdere, con questa liberalizzazione e dovrebbero comunque, parallelamente, riuscire ad ottenere accordi vantaggiosi sul tema dell’agricoltura, nel quale ambito le trattative sono complesse e vedono i paesi sviluppati arroccati in posizioni difensive, soprattutto l’Europa. Il prossimo appuntamento rilevante nell’agenda del Wto sarà il Consiglio Generale di luglio, durante il quale dovrà essere raggiunto un risultato concreto in termini di fissazione di obiettivi e criteri in merito all’evoluzione sull’accordo dei servizi in vista di Hong Kong.
Fonte: Alianza Social Continental http://www.asc-hsa.org/article.php3?id_article=266
giovedì, 31 marzo 2005
WTO: avviato un programma di lavoro sul cotone.
I paesi membri del WTO hanno formalmente adottato un programma di lavoro per la nuova sottocomissione sul cotone. Essa fu istituita dal Consiglio Generale di Ginevra di fine luglio dello scorso anno, con l'obiettivo di far avanzare l'agenda di Doha, in risposta alla richiesta dei paesi africani produttori di cotone di eliminare gli effetti economici negativi generati dai sussidi alla produzione erogati dai principali paesi produttori come gli Stati Uniti. L'accordo sul programma di lavoro è stato raggiunto nell'incontro del 22 marzo dopo il fallimento avvenuto nella riunione del 16 febbraio quando i paesi africani rifiutarono la proposta degli Stati Uniti di allargare la discussione, oltre che ai sussidi alla produzione, anche alle barriere tariffarie e non tariffarie. Per i paesi africani è invece necessario focalizzare l'attenzione sui sussidi all'esportazione e su quelli alla produzione al fine di raggiungere al più presto un accordo per la loro eliminazione.
Il programma di lavoro verte su tre temi: valutare gli avanzamaneti all'interno del gruppo di lavoro del WTO sull'agricoltura; assicurare la coerenza tra gli aspetti del commercio e dello sviluppo sul tema del cotone; porre l'attenzione su altre tematiche, inerenti alla liberalizzazione del commercio, che hanno forti implicazioni sul cotone come il NAMA (nonagricoltural market acces) e le facilitazioni al commercio. I paesi partecipanti alla sottocommissione sono d'accordo su fatto che essa "dovrebbe lavorare in profondità su tutte le politiche commerciali distorsive che danneggiano il settore nei suoi tre elementi fondamentali: accesso al mercato, sussidi interni e competizione sull'esportazioni.
Secondo il presidente della sottocommissione, l'ambasciatore neozelandes Tim Groser, è "inconcepibile che si possa raggiungere con successo un accordo sull'agricoltura - come previsto dall'agenda di Doha - senza una seria riforma del sistema di sussidi interni alla produzione del cotone". Essa dovrebbe comprendere, ad esempio, l'eliminazione di tutta una serie di programmi che gli Stati Uniti hanno adottato a favore dei propri produttori. L'obiettivo dei paesi africani è quello di raggiungere un accordo definitivo per la conferenza ministeriale di Hong Kong che si svolgerà nel dicembre di quest'anno.
Fonte:International Trade Daly 23 marzo 2005
Edward Kennedy: gli Stati Uniti impediscono l'accesso ai farmaci ai paesi in via di sviluppo.
Il senatore statunitense, in una dichiarazione rilasciata al Senato lo scorso 16 febbraio, ha criticato l'amministrazione Bush per utilizzare gli accordi bilaterali di libero commercio al fine di limitare l'accesso ai farmaci generici da parte dei paesi in via di sviluppo (PVS). Kennedy ha affermato che il governo contravveniene alla Dichiarazione di Doha su Trips e salute pubblica, la quale afferma che l'accordo Trips ((trade-related aspects of intellectual property rights) "non impedisce e non deve impedire ai paesi di attuare misure al fine di proteggere la salute pubblica". Impedendo l'utilizzo di farmaci generici ai paesi in via di sviluppo, gli Stati Uniti privano i popoli del Sud della possibilità di accedere a trattamenti più efficaci e molto meno cari per la cura di malattie gravi come, ad esempio, l'AIDS. Il senatore democratico ha denunciato gli accordi realizzati dal suo Paese, in deroga alla dichiarazione di Doha, con Australia, Giordania, Marocco, Singapore. Inoltre, lo stesso schema è previsto all’interno CAFTA (Central American Free Trade Agreement), il trattato di libero commercio con i paesi del Centro America, tutt'ora in fase di ratifica.
Fonte: Red del Tercer Mundo :http://www.redtercermundo.org.uy/texto_completo.php?id=2700
mercoledì, 30 marzo 2005
Il Pakistan annuncia l'apertura del proprio mercato interno dei servizi agli altri paesi membri del WTO entro il mese di maggio.
Durante una riunione del Planning Commission del WTO, tenutasi martedì scorso, il ministro del commercio pakistano ha annunciato la decisione di aprire il paese agli investimenti esteri nei principali settori del mercato dei servizi tra i quali l'educazione, la finanza, la salute, le telecomunicazioni, i trasporti e l'ambiente.
Tale decisione, arrivata con un anno e mezzo di ritardo rispetto agli altri paesi membri del WTO, nasce dalla consapevolezza, ha affermato il ministro pakistano, che il paese ha bisogno di aprirsi alla concorrenza estera per aumentare la propria competitività sul mercato dei servizi, il cui volume di esportazioni risulta essere molto inferiore a quello di Cina e India, tra gli altri.
Secondo il ministro l'apertura del proprio mercato interno dei servizi, necessario per accedere a quello degli altri paesi appartenenti al WTO, permetterà l'aumento dell' efficienza, della qualità e dell' impiego nel settore terziario.
Alla riunione hanno partecipato anche i rappresentanti delle principali aziende private dei settori finanziario e delle telecomunicazioni del paese.
Fonte: http://www.dailytimes.com.pk/default.asp?page=story_23-3-2005_pg5_2
giovedì, 24 marzo 2005
L'Unione Europea accetta la candidatura di Wolfowitz alla presidenza della Banca Mondiale.
L'Europa, nel summit tenutosi mercoledì scorso a Bruxelles, ha sciolto ogni residuo dubbio su Paul Wolfowitz, il falco dell'amministrazione Bush ed architetto della guerra in Iraq. In cambio spera di ottenere una distensione dei rapporti con gli Stati Uniti e la nomina di Lamy, ex commissario al commercio dell' UE, alla presidenza dell'OMC.
A parte le entusiastiche prese di posizione dei più stretti alleati degli Stati Uniti, come Italia e Polonia, è da rilevare quella della Germania, paese fin dall'inizio contrario all'invasione irachena. Il cancelliere tedesco Gerard Schroeder ha dichiarato di aver comunicato al presidente Bush di essere convinto che, nonostante il limitato entusiasmo dimostrato dall'Europa nei confronti della nomina di Wolfowitz, non sorgeranno problemi, Molte sono state le organizzazioni non governative europee che hanno apertamente manifestato la loro assoluta contrarietà nei confronti di Wolfowitz anche alla luce della recente nomina di John Bolton, un altro falco, come ambasciatore USA presso le Nazioni Unite.
Avendo le nazioni europeee nel loro complesso il 30% dei voti all'interno della Banca Mondiale, a fronte del 17% statunitense, è chiaro che gli Stati Uniti non possono prescindere dal consenso europeo per la candidatura dell'architetto della guerra preventiva.
Fonte: Reuters 24 marzo 2005
Per ulteriori informazioni : ww.crbm.org
mercoledì, 23 marzo 2005
UNCTAD. La riduzione delle barriere tariffarie per i beni industriali, attualmente in discussione all'interno del WTO, genererà pochi benefici per i paesi in via di sviluppo (PVS), a fronte di una serie di conseguenze negative soprattutto nel breve periodo.
Secondo uno studio condotto dall'UNCTAD ( Agenzia dell'ONU che si occupa di commercio e sviluppo) dal titolo "Coping with trade reforms: Implications of the WTO Industrial Tariff Negotiations for Developing Countries", la riduzione delle barriere tariffarrie per i beni industriali (NAMA: Negotiations on non-agriculturale access) determinerà, per i PVS, " benefici importanti in materia di esportazioni, impiego ed efficenza economica [ma], nonostante ciò, nel breve periodo si avranno conseguenze negative come la perdita di posti di lavoro, la diminuzione della produzione in settori chiave fino ad ora protetti dalla concorrenza estera ed un calo notevole delle entrate fiscali".
Sempre secondo questo studio, l'aumento delle importazioni di beni industriali per PVS non determinerà un proporzionale accrescimento delle loro esportazioni, causando effetti negativi sulla bilancia commerciale. Inoltre, la perdita delle entrate fiscali derivanti dai dazi applicati sui prodotti in ingresso, che per i PVS rappresentano una percentuale notevole delle entrate complessive, potrà determinare una diminuzione della spesa pubblica.
Insomma, a fronte di alcuni possibili benefici nel lungo periodo, i costi nel breve sono garantiti. Il rapporto conclude affermando che è preferibile l'adozione di un criterio di riduzione delle tariffe più cauto e misurato, come afferma anche la Dichiarazione di Doha, che reclama la non piena reciprocità per i paesi in via di sviluppo, al fine di realizzare di un accordo che contempli chiare strategie anche per la riduzione dei costi che ne deriveranno .
Fonte: Third World Network
http://www.redtercermundo.org.uy/texto_completo.php?id=269
Conferenza ministeriale dei G-20. I paesi partecipanti chiedono l'eliminazione totale dei sussidi all'esportazione sui prodotti agricoli entro cinque anni.
Nella dichiarazione finale della Conferenza Ministeriale dei G-20, tenutasi a New Dheli il 18 e 19 marzo, i principali paesi in via di sviluppo, tra i quali Brasile, Cina, India, tornano a chiedere una sostanziale diminuzione dei sussidi agricoli che i paesi industrializzati applicano alle produzioni nazionali, con il fine di proteggerli dalla concorrenza dei prodotti agricoli provenienti dai paesi del Sud e per facilitarne l'esportazione.
In merito alla questione dell'accesso ai mercati, la dichiarazione sottolinea che la formula per determinare le riduzioni tariffarie dovrebbe essere progressiva - permettendo di colpire le tariffe più alte - proporzionale - facendo sì che l'impegno alla riduzione delle tariffe sia lo stesso nei paesi in via di sviluppo come in quelli sviluppati - flessibile - per tenere conto della natura sensibile di alcuni prodotti senza che essi vadano a inficiare sulla formula complessiva della riduzione.
Inoltre, la dichiarazione evidenzia come lo speciale e differente trattamento nei confronti dei paesi in via di sviluppo debba essere parte integrante di una strategia atta a garantire la sicurezza alimentare, lo sviluppo rurale e la vita di milioni di persone che dipendono dalla produzione agricola.
Fonte: Third World Network, 21 marzo 2005
venerdì, 18 marzo 2005
Bush ha scelto il senatore repubblicano dell'Ohio Rob Portman come rappresentante del commercio per gli Stati Uniti. Portman andrà a sostituire Robert Zoellick passato al Dipartimento di Stato.
"Per mantenere la nostra crescita economica e creare nuovi posti di lavoro è necessario aprire i mercati esteri ai prodotti statunitensi. Rob sa bene che fin quando le regole saranno giuste gli agricoltori americani possono competere con chiunque, in qualsiasi momento e ovunque nel mondo". Con queste parole il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha annunciato la sua scelta di nominare Portman come sostituto di Zoellick.
"L'apertura dei mercati e migliori relazioni commerciali - ha affermato Portman - sono condizioni fondamentali per un mondo più pacifico, stabile e prospero". Il prossimo rappresentante nazionale per il commercio condurrà una forte battaglia al Congresso per l'approvazione del Central American Free Trade Agreement (CAFTA), l'accordo di libero commercio con i paesi del Centroamerica. Inoltre, dovrà accellerare le negoziazioni per l'ALCA (Trattato di libero commercio delle Americhe) e terminare il round negoziale avviato dall'OMC a Doha nel 2001.
Gli avversari degli sforzi dell'amministrazione per liberalizzare il commercio affermano che tali politiche hanno fallito, non riuscendo a proteggere i lavoratori statunitensi dalla scorretta concorrenza di quei paesi dove il lavoro costa molto di meno e le leggi in materia di tutela dell'ambiente sono molto più permissive. Nell'agenda del presidente Bush c'è anche il progetto di creare un'area di libero scambio con i paesi del Medioriente. L'espansione del commercio e la crescita economica che ne deriverebbe per i paesi dell'area permetterebbe all'amministrazine americana di raggiungere i suoi obiettivi di lotta al terrorismo e di "diffusione" della democrazia.
Fonte: The associated Press, 17 marzo 2005
Forti preoccupazioni di USA e UE per il notevole incremento delle esportazioni tessili cinesi sui loro mercati. La Cina chiede tempo per stabilizzare la situazione.
Wang Shenyang, presidente della Camera di Commercio Cinese per l'import-export di prodotti tessili (CCCT), ha annunciato l'invio di delegazioni a Washington e Brussels nel tentativo di bloccare l'eventuale attuazione di restrizioni alle esportazioni cinesi da parte di questi paesi.
Secondo la CCCT, nel solo mese di gennaio di quest'anno le esportazioni di vestiario sul mercato statunitense hanno regitrato un aumento dell'80% rispetto all'anno precedente (989 milioni di dollari), mentre l'esportazione tessile complessiva è aumentata del 43% (540 milioni di dollari). Per quanto riguarda i paesi dell'Unione Europea, l'aumento complessivo registrato nel mese di gennaio è invece stato del 47% (1.5 miliardi di dollari).
I rappresentanti delle industrie tessili americane ed europee stanno facendo pressioni sui loro governi affinché adottino misure di salvaguardia delle produzioni nazionali. Wang afferma che "è inappropiato [per gli USA e l'UE] prendere decisioni sulla base di statistiche relative ad un solo mese [in quanto] è molto probabile che dopo l'impulso iniziale, le esportazioni si ridurranno". Sempre secondo il presidente della CCCT, l'improvviso aumento concerne alcune categorie di prodotti tessili soggetti a precedenti ingiuste quote di esportazione (prima della liberalizzazione avvenuta con la scadenza dell'Accordo Multifibre all'inizio di quest'anno).
Il commissario per il commercio europeo, Peter Mandelson, smorza i toni in merito ad una sua precedente presa di posizione su una possibile adozione di misure restrittive sull'importazione di prodotti tessili cinesi. "Tali misure di salvaguardia saranno utilizzate solamente come risorsa estrema nel caso in cui questo disequilibrio commerciale si verificasse su larga scala e fosse ampiamente dimostrato", ha dichiarato Mandelson. La Cina, fortemente interessata a mantenere i vantaggi derivanti dalla sua partecipazione al WTO, sta valutando l'adozione di misure per limitare il volume delle sue esportazioni tessili.
Fonte: International Trade Daily, mercoledì 17 marzo
giovedì, 17 marzo 2005
"La fornitura di farmaci accessibili per i Paesi poveri rischia di
interrompersi. Conseguenze dell’introduzione dei brevetti farmaceutici
in India"
In un rapporto di sette pagine, Medici senza frontiere (MSF) analizza le possibili conseguenze per i paesi in via di sviluppo dell’implementazione della legge sui brevetti, prevista dall’accordo TRIPS (Trade-Related Aspects of Intellectual Property Rights, norme internazionali in materia di brevetti sui farmaci fissate dall'OMC) a partire dal gennaio 2005. MSF denuncia le conseguenze disastrose per milioni di poveri del Sud del mondo derivanti dalla brevettazione di farmaci salvavita. L'India è uno dei più grandi produttori mondiali di farmaci generici, destinati sia al mercato interno che a quello dei paesi più poveri. Il costo di tali farmaci è di molto inferiore a quelli brevettati. "Per esempio, la tripla terapia per l’AIDS - che in Occidente costa 10.000 dollari l’anno per paziente - da qualche anno è disponibile per meno di 200 dollari annui nei Paesi in via di sviluppo" si legge nel rapporto. Nel suo documento MSF analizza le proposte di modifica al Patrioct ACT indiano del 1970 atte a recepire le indicazioni dell'accordo TRIPS. Tali emendamenti finiranno per impedire alle industrie farmaceutiche nazionali di esportare i propri farmaci generici nei paesi che non possono assolutamente sostenere i costi derivanti dai brevetti. MSF esorta il Parlamento indiano a "garantire che gli emendamenti al Patent Act del 1970 comprendano le flessibilità e le tutele previste dall’accordo TRIPS e riflettano il risultato della dichiarazione di Doha su TRIPS e Sanità Pubblica". In questo modo, secondo gli estensori del documento, l'India potrebbe continuare a produrre farmaci essenziali a prezzi accessibili.
Il rapporto è disponibile al link: www.medicisenzafrontiere.it/msfinforma/news/brevetti_farmaci_india.pdf
Ieri C133 sui servizi, domani C133 su facilitazione al commercio: l'UE procede verso Hong Kong
Non Trapela nulla della revisione delle offerte dei settori da liberalizzare che l'UE intende ripresentare nell'ambito del negoziato GATS.
Ma ieri ne ha discusso l'apposito Comitato 133, composto dai rappresentanti dei 25 paesi dell'Unione). Domani sarà la volta dei membri delegati che discuteranno dello stato complessivo del round, della prossima sessione di negoziati per il futuro accordo WTO sulle regole di facilitazione per il commercio (22-24 marzo) e dei preparativi per la prossima trasferta di Hong Kong, sede del prossimo incontro ministeriale WTO.
L'Unione Europea continua a premere per accedere ai servizi idrici dei paesi in via di sviluppo (PVS)
Euroobserver del 16 marzo 2005, riporta delle dichiarazioni sconcertanti sul negoziato per la liberalizzazione dei servizi in ambito WTO.
La Commissione europea continua a far pressione sui PVS per ottenere l'apertura dei loro mercati nei servizi idrici; in cambio offre maggiori opportunità di esportazione al proprio interno in altri settori in corso di negoziato nell'ambito del ciclo di negoziati denominato Doha Round.
Anders Jennsen, della Direzione al Commercio, il 15 marzo ha dichiarato che "stiamo negoziando per ottenere maggiori opportunità per l'industria europea", Jennsen parlava ad un symposium sulla partecipazione estera nei mercati dell'acqua, a margine dei negoziati in corso a Ginevra per il rinnovo dell'accordo generale sui servizi, conosciuto con l'acronimo di GATS.
E' curioso notare che apparentemente l'ostinazione della direzione al commrcio non appare supportata dalle lobby imprenditoriali che negli ultimi tempi si sono un po defilate. Jennsen ha aggiunto che:"pensiamo che sia nel loro interesse [dei PVS ndr]", ed ha parlato delle partecipazioni estere nella distribuzione di acqua potabile già esistenti e dell'importanza di "fissarle" attraverso un accordo internazionale (il GATS appunto), che, sempre per usare le sue parole, "è una garanzia contro improvvisi cambiamenti di politica".
Richard Aylard, tresponsabile di "corporate development and external affairs" per la tedesca RWE Thames Water, una delle principali multi-utility, ha però ammesso di non pensare che "aprendo il mercato dei servizi idrici dei PVS sotto il GATS, si possano raggiungere gli obiettivi necessari per aiutare i paesi poveri a garantire l'accesso all'acqua potabile". Aylard ha evidenziato che l'acqua è un servizio gestito localmente mentre i negoziati GATS avvengono a livello nazionale e questo è un problema.
L'UE preme sui PVS da tre anni ma non ha ancora ricevuto risposte positive nell'ambito del negoziato in corso.
Jennsen ha ammesso che l'Europa non può premere su paesi come India e Brasile per ottenere concessioni che questi paesi non vogliono, ma può farlo sui paesi meno sviluppati, "quello che devono essere preparati ad offrire deve essere relativo a quello che stiamo chiedendo loro", ha dichiarato.
Più arrogante di così!
Article >> http://euobserver.com/?aid=18673&rk=1
lunedì, 14 febbraio 2005
Perché il CAFTA non può salvare il Centro America dalla fine della “quota tessile”
Todd Tucker/IRC 7 gennaio 2005
I promotori del Trattato di Libero Commercio del Centro America (CAFTA, nella sua sigla in inglese) – un accordo commerciale tra Stati Uniti, Costa Rica, ElEstados Unidos, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua, e possibilmente la Repubblica Dominicana –ritengono che il CAFTA potrà, in qualche modo, aiutare queste piccole nazioni a superare lo shock che comporterà, il primo gennaio 2005, la fine del sistema delle quote tessili. Alcuni tra gli ‘entusiasti’ del CAFTA arrivano addirittura ad affermare che il CAFTA è l’unico modo di “salvare” le industrie tessili e di capi di vestiario in questi paesi. Un’analisi più approfondita della questione dimostra però che, lungi dal salvare le industrie del Centro America, il CAFTA girerà solo il coltello nella piaga.
L’articolo completo (in inglese) su http://www.americaspolicy.org/articles/2005/0501cafta.html
L’articolo completo (in spagnolo) su http://www.americaspolicy.org/articles/2005/0501cafta-esp.html
mercoledì, 09 febbraio 2005
Nei primi 10 anni di WTO aumenta il dumping agricolo statunitense Lo afferma uno studio edito oggi dall'Institute for Agriculture and Trade Policy (IATP). Il suo presidente, Mark Ritchie ha dichiarato il report "mostra chiaramente che l'accordo sull'agricoltura non ha fatto nulla per ridurre il dumping in agricoltura e risolvere i problemi degli agricoltori di tutto il mondo". Utilizzando i dati del Dipartimento americano all'agricoltura e dell'OCSE, IATP ha rilevato che nel 2003 le imprese USA hanno esportato: Il frumento ad un prezzo mediamente inferiore del 28 per cento al costo di produzione; soia e mais del 10 per cento al di sotto del costo di produzione; Il cotone a meno del 47; Il riso del 26 per cento meno del costo di produzione. Il report è disponibile sul sito: www.iatp.org.
Crescono gli ipermercati in Cina La francese Carrefour e l'americana Wal-Mart, rispettivamente seconda e prima rete di supermercati del mondo, aumentano vigorosamente le vendite sul mercato cinese. In particolare Carrefour, che ha già aperto 62 ipermercati in terra cinese, nel 2004 ha fatto registrare un incremento di quasi il 21% nelle vendite rispetto all'anno precedente, totalizzando un incasso di 16,24 miliardi di yuan (quasi 2 miliardi di dollari). Le vendite Wal-Mart sono salite del 30,5%, ma la presenza del colosso americano in Cina è inferriore al concorrente francese e il fatturato 2004 è arrivato "solo" a 7,63 miliardi di yuan. Carrefour punta molto sul mercato cinese e conta di aprire altri 40 ipermercati nel giro di cinque anni. Anche la tedesca METRO AG (quarto retailer del mondo) ha annunciato l'intenzione di aprire altri 40 punti vendita che andranno ad aggiungersi agli attuali 23. Le nuove catene di supermercati straniere hanno comunque generato proteste da parte degli agricoltori locali per le loro pratiche commerciali che prevedono l'importazione di verdura e frutta dall'estero piuttosto che sui mercati locali.
La Norvegia intende far causa all'UE per le restrizioni alle sue esportazioni di salmone Una nuova causa commerciale si avvia ad essere risolta da una delle corti del WTO. Il primo ministro norvegese Kjelle Magne Bondevik ha infatti annunciato martedì 8 febbraio che il suo paese sta considerando la possibilità di chiedere l'intervento del WTO per risolvere la disputa con l'UE sui salmoni. L'UE ha imposto una tassa doganale di 2.70 euro per chilo di salmone importato dalla Norvegia in modo da proteggere i produttori Scozzasi e irlandesi. Per il ministro Bondevik si tratta di misure protezionistiche, contrarie alle clausole di non discriminazione regolate dal WTO.
mercoledì, 26 gennaio 2005
L'Ambiziosa Europa rilancia il negoziato GATS Il 25 gennaio 2005, la Commissione Europea ha consegnato le sue nuove "richieste" di liberalizzazione nell'ambito del negoziato per il rinnovo dell'accordo sul commercio nei servizi (GATS). Peter Mendelson, commissario al commercio, ha affermato che "Le nuove richieste chiariscono l'ambizione europea [...] i nostri partner devono essere ugualmente ambiziosi". Rispetto alla prima versione, consegnata nel giugno 2002, il numero complessivo di paesi è diminuito di 6 unità (103 le nuove richieste rispetto alle 109 originali); riguardo ai contenuti non è possibile sapere nulla di sicuro non essendo accessibili i documenti. Nella sintesi diffusa, sono presenti, come previsto, delle sottolineature sulle richieste relative ai servizi ambientali che comprendono i servizi idrici. E' specificato che le autorità pubbliche saranno libere di scegliere la modalità di gestione dei servizi (operatore pubblico, concessione a privati o partenariato pubblico-privato). Le richieste di questo settore risultano però confermate.
venerdì, 21 gennaio 2005
Confermate le richieste di liberalizzazione dei servizi idrici? In questi giorni i 25 paesi dell’Unione sono impegnati nel definire gli ultimi dettagli delle richieste di liberalizzazione da rivolgere agli altri paesi membri del WTO; purtroppo, ancora una volta, in maniera riservata, lontano dagli occhi dei parlamentari europei e nazionali e quindi dei cittadini. Sono i membri del Comitato 133 del Consiglio Europeo che si stanno occupando di questo lavoro e nella prossima settimana la Commissione presenterà loro l’ultima revisione dei documenti.Ribadiranno ancora le richieste relative ai servizi idrici o terranno conto delle indicazioni della società civile che in questi ultimi due anni ha pressato i vari governi europei per cancellarle? In un incontro svoltosi il 28 settembre fra le ONG e il ministro degli affari economici olandesi, allora presidente di turno UE, alla domanda se l’UE avesse intenzione di non confermare nelle richieste la liberalizzazione della categoria dei servizi ambientali, la risposta era stata semplicemente: "Of course not!" (certamente no!).Qualcuno in realtà pare averci provato, il governo belga nell’incontro del 22 dicembre scorso aveva sollevato il problema chiedendo che per i paesi classificati come meno sviluppati le richieste di liberalizzazione degli acquedotti fossero revocate. Secondo alcune indiscrezioni Germania, Svezia e, a sorpresa, anche l’Italia sarebbero intervenute mostrando delle riserve sulle 72 richieste presentate nel giugno 2002.Il nostro paese avrebbe agito non per motivazioni politiche, cioè non per sensibilità verso i paesi più poveri, ma semplicemente con motivazioni tecniche rivendicato la necessità di coerenza fra richieste ed offerte. Ancora una volta il nostro paese ha perso l’opportunità di assumere una posizione politica autonoma e coraggiosa, continuando il suo percorso di basso profilo. L’epilogo sembra scontato: le richieste saranno confermate, al massimo conterranno qualche distinguo per addolcire la pillola.
giovedì, 20 gennaio 2005
LA PRIVATIZZAZIONE DELLA VITA/2 La privatizzazione dell’acqua: la neocolonizzazione spagnola dell’America Latina A più di 510 anni dalla Conquista, la Spagna è ancora in prima fila nel saccheggio delle risorse delle proprie ex Colonie. Se fino all’800 era la Corona a derubare l’oro e l’argento delle miniere latinoamericane, ed a sfruttare i lavoratori nelle piantagioni di caffè e canna da zucchero, oggi il ruolo dei “falchi” è delle imprese transnazionali iberiche. Uno dei settori più interessanti è senz’altro quello legato alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi idrici. La città di Saltillo, con una popolazione di 650.000 abitanti, è la capitale dello Stato di Coahuila, nel nord-ovest del Messico. Importante centro economico, vi hanno sede – tra l’altro – imprese del ramo automotrice (GM e Chrysler) e metalmeccanico, oltre ad un alto numero di maquiladoras. Nel corso del 2001, il governo municipale – sotto la spinta della Commissione Nazionale dell’Acqua, CONAGUA, a sua volta ‘guidata’ dalle direttive in materia della Banca Mondiale – decise lo smantellamento dell’agenzia municipale di gestione del servizio idrico, e la conseguente creazione di un’imprese mista, Aguas de Saltillo (Agsar). Secondo CONAGUA “le compagnie locali non hanno la capacità di amministrare i sistemi in forma efficiente, ed il paese non dispone di capitale per finanziare gli investimenti richiesti per modernizzare ed estendere l’infrastruttura esistente”. Nella scelta del socio privato di Agsar, il municipio di Saltillo scelse Aguas de Barcelona (Agbar), che acquisì il 49% della ex compagnia municipale, pagando solo 8 milioni di dollari azioni il cui valore stimato era di 45 milioni di $. “Si sospetta – denuncia il comitato cittadino promotore di un’azione per lo scioglimento di Agsar – che vi furono accordi segreti, cui parteciparono politici e forse anche rappresentanti di imprese private locali, che potrebbero essere soci messicani occulti dell’imprese”. Agbar, una delle imprese leader del movimento mondiale di privatizzazione dei servizi idrici, “controlla varie imprese municipali dell’acqua in America Latina, che includono quelli delle città di Cartagena (in Colombia), La Habana e Varadero (a Cuba) e di svariate città cilene – e pretende prendere il controllo del maggior numero possibile dei sistemi acquedottistici in Messico”, scrive ancora il comitato. Che continua: “L’esperienza delle imprese privare non è stata positiva in Messico. In generale, sono aumentate le proteste degli utenti per le tariffe alte, per le interruzioni del servizio verso utenti morosi ed altri abusi; e si è privilegiato il profitto rispetto alla conservazione dell’acqua e dell’ambiente. Due esperienze che confermano quanto affermiamo sono quelle di Cancún e di Aguascalientes, cui partecipano la compagnia francese Suez (socia di Agbar!), e la divisione acqua di Vivendi - Veolia Environment - Nel primo caso, la partecipazione privata è stata addirittura finanziata con fondi del Banco Mexicano de Obras Públicas, Banobras(!)”. A Saltillo la gente non può più sopportare l’atteggiamento di Jesús García García, il gerente spagnolo, che “ha diretto l’impresa a paramunicipale in modo arbitrario e prepotente, violando le leggi locali, ingannando il Consiglio d’Amministrazione dell’impresa e il Sindaco della città, e nocendo gravemente agli utenti del servizio”. Un indagine promossa dal Governo dello Stato di Coahuila nel corso del 2003, e realizzata dal Ministero del Commercio, ha documentato numerose irregolarità amministrative e legali legate al funzionamento di Agsar, tra cui un aumento delle tariffe molto superiore a quello permesso dal Contratto di Associazione (che lo limita al valore dell’inflazione). Il danno subito dagli utenti, che chiedono la dissoluzione dell’impresa mista, la ri-municipalizzazione del servizio idrico e l’allontanamento di Aguas de Barcelona da Saltillo e dal Messico, risulta di 5 milioni di $, ma “il Sindaco ed i cinque industriali saltillenses che formano parte del Consiglio di Amministrazione dell’impresa continuano ad ignorare i gruppi di cittadini”.
LA PRIVATIZZAZIONE DELLA VITA/1 La Cooperazione Italiana ed il saccheggio della Baia de Tela, in Honduras. “La posizione della Corte Suprema di Giustizia, che ha dichiarato immotivato il ricorso presentato dal ex-giudice Roy Medina il 27 febbraio del 2004 – che segnalava l’incostituzionalità del Decreto 90-90, che permette l’acquisto di beni urbani in aree sottoposte al regime dell’articolo 107 della Costituzione (che impedisce la vendita di beni entro 40 km dalle coste del Paese, N.d.R.) – dimostra le macchinazioni che sta realizzando l’élite dominante per offrire come una pignatta il paese in generale e le comunità Garifunas in particolare”. Secondo la denuncia di OFRANEH (ORGANIZACION FRATERNAL NEGRA HONDUREÑA), le dichiarazioni del ministro del turismo di Honduras, Thierry Pierrefeu, il quale ha affermato che solo grazie al Decreto 90-90 sarà possibile attrarre gli investimenti stranieri, necessari a garantire lo “sviluppo economico” del Paese, sono totalmente false. “Il signor ministro pare ignorare le ‘leggi’ della maquila, per le quali gli industriali si limitano ad affittare spazi nelle zone industriali, senza realizzare alcun investimento importante, così da poter abbandonare il Paese repentinamente come è successo in diverse occasioni”. Gli investimenti a cui apre le porte il Decreto 90-90 (e gli interessi in campo in questo momento, di conseguenza) non sono però solo quelli di qualche ricco industriale: la nuova legge rende infatti possibile e legale la privatizzazione delle bellissime spiagge di Honduras, dove vive il popolo indigeno dei Garifunas, afrodiscendenti le cui comunità sono dislocate lungo le coste caraibiche di Honduras, Guatemale e Belize, per la realizzazione di mega-progetti eco-etno-turistici, volti a garantire uno “sviluppo sostenibile” nell’area. E la Cooperazione Italiana è ovviamente in prima fila. Nel maggio del 2004, il Presidente di Honduras Ricardo Maduro si è incontrato a Roma con il capo del governo, Silvio Berlusconi e con i dirigenti della Segreteria Ministeriale della Cooperazione Italiana. Oggetto degli incontri, secondo quanto dichiarato successivamente dalla Presidenza di Honduras, “sarà la partecipazione del capitale italiano al progetto Bahia di Tela che prenderà inizio il prossimo anno e sarà uno dei maggiori fattori di sviluppo turistico sulla costa atlantica”. Il grande progetto Bahia de Tela, il cui costo stimato va dai 140 ai 200 milioni di dollari, completa quelle politiche che hanno già realizzato, ad esempio, la consegna del 30% del territorio nazionale alle multinazionali del settore minerario, la privatizzazione dell’acqua (cui partecipa anche il Comune di Roma, attraverso la propria controllata ACEA S.p.A.) e la pianificazione di ulteriori privatizzazioni di terre e boschi con progetti finanziati dalla Banca Interamericana di Sviluppo (nell’ambito del Plan Puebla Panamá), dalla Banca Mondiale (nell’ambito del progetto del Corridoio Biologico Mesoamericano), dal Banco Centroamericano di Integrazione Economica, etc. Il progetto Bahia di Tela prevede, su una superficie di più di 312 ettari che include la zona del Parco Nazionale Punta Sal, riserva naturale protetta, la costruzione di infrastrutture come sette complessi alberghieri di lusso, 2000 appartamenti, 6 multi-residences per un totale di 168 ville, centri commerciali, parchi tematici e di intrattenimento. L’impegno del governo italiano è quantificabile per ora in 500 mila euro, che serviranno per finanziare l’elaborazione di uno studio di fattibilità in cui si identificheranno gli interventi (opere di infrastrutture, acqua e bonifica, di regolamento territoriale, restaurazione di immagine urbana, ecc. per un ammontare approssimato di 40.000.000 di euro). “Il fittizio concetto di sviluppo che impongono i megaprogetti ed i trattati di libero commercio, non sono pensati per garantire una distribuzione equa della ricchezza. Al contrario, nonostante la crescita dell’economia nell’ultimo anno, non ci sono segnali di un reale sradicamento della povertà, che cresce giorno dopo giorno, specie tra la popolazione rurale”, conclude OFRANEH la proprio denuncia.
mercoledì, 19 gennaio 2005
GATS senz'acqua? Prosegue, nel consueto riserbo, il negoziato relativo al commercio nei servizi. L’accordo concluso a Ginevra il 1 agosto 2004 ha stabilito che entro il maggio 2005 i paesi membri dovranno presentare delle nuove richieste e, in vista di una speciale sessione di negoziati prevista in febbraio, i nuovi documenti sono in fase di ultimazione in questi giorni. Si tratta di redarre una nuova versione delle 109 richieste consegnate nel giugno 2002 ad altrettatnti paesi membri del WTO. In quella occasione, quando a sorpresa alcune organizzazioni non governative resero pubblico il loro contenuto, fra le altre cose, si scoprì che la Commissione aveva richiesto la liberalizzazione dei servizi di distribuzione di acqua potabile a ben 72 paesi, per lo più in via di sviluppo. Forte fu la protesta della società civile e della rete internazionale "Questo mondo non è in vendita"; dall’estate 2002 sino al vertice ministeriale di Cancun, svoltosi nel settembre 2003, molto lavoro di sensibilizzazione e di pressione politica è stato svolto in tutti i paesi dell’Unione Europea. Possiamo aspettarci qualche risultato positivo ora? Da alcune indiscrezioni risulta che nell’incontro del Comitato 133 svoltosi il 22 dicembre, il rappresentante Belga abbia sollevato il problema e che Austria ed Italia siano intervenute mostrando delle riserve sulle 72 richieste presentate nel giugno 2002. Pare che il nostro paese abbia rivendicato la necessità di coerenza fra richieste ed offerte evidenziando qualche perplessità sui partenariati pubblico-provati, ottenendo una attenuazione delle richieste, rispetto a quelle originali. Quale sarà il risultato finale è però impossibile dirlo. Ovviamente ci auguriamo che l’acqua rimanga fuori dal GATS poiché si tratta di una risorsa indispensabile alla vita ed i relativi servizi sono necessari a fornire acqua pulita a tutti gli esseri umani. Il GATS mira a costruire mercati competitivi che riducano al minimo l’intervento delle amministrazioni nazionali e locali. Ma senza il loro intervento non è possibile garantire l’accesso universale all’acqua, come indicato fra i Millennium Development Goals delle Nazioni Unite. Chiediamo ai governi dell’Unione europea di non perseverare nella direzione contraria. Liberiamo i diritti, reiventiamo il commercio!
martedì, 18 gennaio 2005
Con degli amici così... intutile avere nemici!
(quando l'Unione Europea finge di aiutare i paesi poveri) Per spiegare la situazione di miseria dell'Africa si è soliti puntare il dito verso l’imperialismo americano e verso istituzioni come la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale lasciando in secondo piano l’Unione Europea, anzi, quasi a dimostrarne il ruolo positivo viene messo in risalto il fatto che il vecchio continente è il principale partner commerciale di questi Paesi. In realtà ciò indica semplicemente lo stretto legame fra l’Europa, l’Africa e gli altri paesi del blocco ACP e la forte influenza economica della politica commerciale comunitaria. L'UE sta negoziando in questi anni una serie di accordi di libero scambio con 77 paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (i paesi ACP). Analizzando quanto sta accadendo sui tavoli negoziali, riteniamo che gli Accordi di Partenariato Economico, così come attualmente delineati, non porteranno benefici ai Paesi ACP. E’ semplicistico e miope pensare che la liberalizzazione economica stile NAFTA e stile WTO sia il mezzo più adeguato per “ridurre ed infine eliminare la povertà”. Su www.beati.org/wto/epa è in linea una analisi che si occupa degli Accordi di Partenariato Economico UE-ACP ed altro materiale utile.
NON C'E' POSTO NELLA SOCIETA' CIVILE PER OMICIDIO E VIOLENZA Esprimiamo preoccupazione per le minacce a Walden Bello e ad altri attivisti. Tradewatch aderisce all'appello diffuso da "Focus on the Global South" relativo alle minacce verso il suo Direttore Esecutivo, Walden Bello. Nell'edizione del dicembre 2004 di Ang Bayan, organo ufficiale di stampa del Partito comunista delle Filippine (CPP), Walden è stato individuato come "controrivoluzionario". Il suo nome è stato inserito in una lista di altri quattordici nomi di persone vive e morte. Due delle persone elencate nella lista dei "controrivoluzionari", Arturo Tabara e Filemon Lagman, sono stati già assassinati, l'ultimo solo tre mesi fa. Un altro, Ricardo Reyes, è stato ricercato da operativi del Partito Comunista e del New People's Army (NPA) ed è stato costretto a nascondersi. Per le persone che hanno familiarità con la storia e le pratiche del Partito Comunista delle Filippine e della sua ala paramilitare, la NPA, il messaggio della lista di controrivoluzionari rivolto a Walden e agli altri è inconfondibile: sei fuori. Tu sei un "nemico di classe" che deve essere eliminato, l'unica cosa che resta in sospeso è dove e come il partito eseguirà la condanna. Walden Bello è noto in tutto il mondo e i suoi libri sono stati tradotti in molte lingue; ha vinto il prestigioso Premio Nober Alternativo, il Right Livelihood Award, è riconosciuto come uno tra i più circostanziati critici della globalizzazione delle corporations. Tra gli altri nominati nella lista troviamo l'attivista internazionale Lidy Nacpil e Etta Rosales, coordinatrice dell'Human Rights Committee della Philippine House of Representatives. Walden è stato dipinto, tra l'altro, come un agente dell'imperialismo USA e un avvocato della difesa della Wto che chiede la riforma dell'organizzazione perché essa possa meglio ridurre in miseria la gente. Focus on the Global South è stato dipinto come un ricettacolo di "fondi imperialisti". Organizzazioni e movimenti con i quali Walden e Focus lavorano sono stati etichettati come gruppi "Trotzkisti" o "Socialdemocratici" controrivoluzionari. Il movimento della società civile mondiale che ha facilitato il collasso delle ministeriali della Wto a Seattle e a Cancun è stato descritto come un fronte del capitalismo globale. Questo recentissimo attacco contro la società civile globale è simile a quello portato dai gruppi legati al CPP contro il Forum Sociale Mondiale e contro il processo di Porto Alegre definiti "complotto imperialista" per distogliere il popolo dalla rivoluzione mondiale. Tradewatch condanna queste minacce ed esprime la propria solidarietà a Walden Bello e a tutte le altre persone inserite nella lista. Chiediamo al CPP di desistere dai propri intenti e di riflettere sull'inefficacia della violenza come strumento di lotta contro la globalizzazione, in un momento tanto cruciale per le lotte per un mondo più equo e più giusto.
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